Racconti Fantasy

Ciclo "Il Maestro di Spade" - parte III e ultima

Superbi e spietati: questo fu il primo pensiero di Bleda non appena incrociò i loro sguardi. Orgogliosi guerrieri dalle chiome selvagge, le folte barbe unte d’olio, le voci sprezzanti. Simboli insanguinati ne marcavano la muscolatura nuda e massiccia, incurante dell’implacabile vento del nord e delle intemperie quasi come fossero figli dell’inverno stesso.

Col medesimo gelo negli occhi, l’ex lupo di sangue osservò i loro gesti e continuò a galoppare verso la meta. Ai pochi Bluädawulf  che avevano scelto di seguirlo era stato ordinato di restare in disparte all’ombra della foresta. Solo Bleda sarebbe andato incontro a una sfida tanto pericolosa da rasentare la morte; soltanto lui avrebbe potuto compiere di sua iniziativa una simile pazzia.

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Ancora inorriditi per quello che era successo ci dirigemmo mestamente verso la città. Il Ladro d’Anime, notando il nostro silenzio, disse:

“Allora? Cosa sono questi musi lunghi? Avrei dovuto forse tramutarlo in un cavolfiore per soddisfare la vostra ipocrita moralità?”

“Ma veramente...”

Iniziai io, ma poi mi interruppi non riuscendo trovare le parole adatte per continuare.

Balar, invece, con una certa durezza, sentenziò:

“Mai prima d’ora avevo visto morire in maniera così crudele un uomo.”

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Il guerriero giaceva in ginocchio, lo sguardo fisso nell'azzurro profondo del cielo.

Un krinlen planò sulla pianura sconfinata, fino a confondersi con il verde della prateria. In lontananza, contro l’orizzonte, il suo stormo stava tornando verso le montagne. Erano falchi delle nevi, non era usuale che si spingessero così a sud. Si diceva che portassero sulle ali argentate le anime dei caduti in battaglia. Se così era, non sarebbe bastato quell’esiguo numero a sopportare il peso di tutte le vittime mietute dalla guerra.

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Ciclo "Il Maestro di Spade" - parte II

Per quanto intenso e penetrante, il vento della steppa non era nulla in confronto al gelo che opprimeva il petto di Vortighern. Con l’avvicinarsi dell’inverno, le giornate si andavano accorciando e il cacciatore di draghi riconosceva in esse l’ombroso riflesso del suo stato d’animo.

La malinconia di Arda ne era la prova inconfutabile. Per quanto si sforzasse di aiutarlo, lui aveva costruito attorno a sé una barriera insormontabile che nemmeno l’eroe più audace sarebbe stato in grado di infrangere. Ma la giovane non voleva arrendersi. Testarda più che mai, approfittò dell’apparente quiete che regnava nella tenda montata appositamente per il nuovo ospite e lo fissò dritto negli occhi. Li scrutò a lungo quei pozzi senza fondo, come volesse penetrargli l’anima e scoprire cosa si celava dietro al loro eccezionale colore sanguigno. Quella sera stessa, si ripromise, sarebbe venuta a capo della verità.

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Ciclo "Il Maestro di Spade" - parte I

"Al di là d'una maschera d'odio
e altresì dal volto pieno di ira
riluce la spada di Vortirghern
sopra l'elmo del proprio nemico;
con la stessa furia di un drago
s'agita nel suo animo non corrotto
da alcuna spina famelica,
di un eroe, l'umana tempra".
Fabrizio Corselli


Si imbatterono in lui in una fredda, silente serata d’autunno. Mercenari Bluädawulf: seguaci del sangue; lupi che, persino nella notte buia, braccano l’ignara preda, si impossessano del gomitolo della sua vita e con uno schiocco di zanne ne tranciano spietatamente il filo.

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Ci allontanammo dall’accampamento addentrandoci in un boschetto situato proprio ai suoi margini. Dopo aver percorso alcune centinaia di metri, il mago ci fece segno di fermarci e avvicinarci a lui. Non so con precisione cosa accadde, ma per qualche tempo la luce del giorno scomparve e venimmo ricoperti da una specie di globo d’ombra. Per un po’ rimanemmo nell’oscurità più completa, ma dopo alcuni minuti, come era apparsa, quella tenebra venne meno, lasciandoci stupefatti osservatori del cambiamento di contesto. In precedenza eravamo circondati da alberi e da una rigogliosa vegetazione, ora ci trovavamo in una pianura brulla e riarsa. Era, però, visibile chiaramente il perimetro di un vasto centro abitato che identificammo senza ombra di dubbio con Milasia.

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“…Non esiste forza

o potenza alcuna

che riesca a sovrastarmi…”



I due eserciti si stavano preparando per la battaglia che da lì a poco sarebbe infuriata. Si stavano studiando, ai lati della grande vallata, mentre i generali decidevano la miglior strategia di guerra e i capitani organizzavano gli uomini che avrebbero dovuto guidare contro il nemico.

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La morte non è la fine di tutto ma è l’inizio di una nuova vita, forse migliore o forse peggiore, ma sicuramente diversa. Una vita che trascende i semplici limiti umani e che va al di là dei cinque sensi a noi noti. Una vita nella quale concetti come il dove e il quando non hanno significato. Con questi presupposti si potrà ben comprendere lo smarrimento ma forse sarebbe più corretto parlare di senso di limitatezza che colse Apophis il Sommo al suo risveglio.

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“Danzano oltre le leggende

di Vortighern le duplici lame

quando altresì affondano, severe,

fra le dure scaglie d’un drago

fin oltre la loro elsa d’avorio,

la cui ira di fuoco s’accende

al di là di un oscuro orizzonte.

Imperitura la propria nomea

fra i popoli di stirpe mortale”.

Fabrizio Corselli


- Muoviti, Theryos! Se supera lo montagne, lo perderemo!

- Che tu sia maledetto, Vortighern! - scandì inasprito il suo compagno in tutta risposta, ansimante per l’incessante corsa. - Dei dannatissimi cavalli: ecco che cosa ci occorreva per questa missione! Perché non mi dai mai ascolto quando parlo!? A quest’ora lo avremmo già raggiunto!

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L’indomani mattina il generale s’incontrò ancora con i suoi ufficiali per comunicare loro la sua intenzione di partire.

“Colonnello Vrangel.” esordì Balar. “Le affido l’esercito in mia assenza: curi la smobilitazione qui ad Alaysia e si attenga ai termini del trattato.”

“Ma generale.” obbiettò il colonnello. “È prudente affidarsi a questo mago?”

“Questi sono gli ordini del nostro re e io non intendo metterli in discussione.” disse Balar con fermezza.

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È stato a lungo lontano da quella foresta, ma infine vi torna, quel fatale pomeriggio, non so nemmeno io di che anno, né in quale mondo.

Liustril è un elfo, alto e sottile, scattante, capelli viola, occhi bianchi se non per le pupille arancioni. Ha già perso il conto dei secoli che si porta sulle spalle, ma non che importi. È un guerriero e mago dall’animo coraggioso e intraprendente. Ma lì deve tornarci, e ciò lo terrorizza. Si dice che chi va incontro a un grande pericolo prova non solo paura, ma anche piacere. Lui proprio no, andando incontro a quella …cosa…, prova solo terrore.

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