Racconti

Pavin iniziò la sessione di routine dei processi di pulizia. La corazza esterna della conchiglia era continuamente minacciata dai nanoorganismi vaganti, che dovevano essere prontamente eliminati, perché non intaccassero la superficie. Alcuni erano solo di passaggio, cercavano un appiglio sul quale stanziarsi, altri erano avanguardie, lì per saggiare la prontezza di riflessi del nemico. Ma il grosso delle truppe aspettava a distanza, in una remota regione della terra.

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Ciclo "Il Maestro di Spade" - parte III e ultima

Superbi e spietati: questo fu il primo pensiero di Bleda non appena incrociò i loro sguardi. Orgogliosi guerrieri dalle chiome selvagge, le folte barbe unte d’olio, le voci sprezzanti. Simboli insanguinati ne marcavano la muscolatura nuda e massiccia, incurante dell’implacabile vento del nord e delle intemperie quasi come fossero figli dell’inverno stesso.

Col medesimo gelo negli occhi, l’ex lupo di sangue osservò i loro gesti e continuò a galoppare verso la meta. Ai pochi Bluädawulf  che avevano scelto di seguirlo era stato ordinato di restare in disparte all’ombra della foresta. Solo Bleda sarebbe andato incontro a una sfida tanto pericolosa da rasentare la morte; soltanto lui avrebbe potuto compiere di sua iniziativa una simile pazzia.

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Sono in un’ampia sala ettagonale. Non vedo le pareti celate da fitte ombre, semplicemente sono certa dell’esistenza di sette grandi muri. Tuttavia non sono conscia del tempo passato lì, ogni riferimento temporale è svanito. So che lo stesso faranno quelli spaziali, a breve. Per il momento resto in piedi, o così pare, su un solido pavimento di pietra rozzamente livellata.

Credo sia da quando la mia coscienza si è risvegliata qui che lo faccio, ma solo ora mi accorgo di guardarlo, solo ora lo vedo.

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Ancora inorriditi per quello che era successo ci dirigemmo mestamente verso la città. Il Ladro d’Anime, notando il nostro silenzio, disse:

“Allora? Cosa sono questi musi lunghi? Avrei dovuto forse tramutarlo in un cavolfiore per soddisfare la vostra ipocrita moralità?”

“Ma veramente...”

Iniziai io, ma poi mi interruppi non riuscendo trovare le parole adatte per continuare.

Balar, invece, con una certa durezza, sentenziò:

“Mai prima d’ora avevo visto morire in maniera così crudele un uomo.”

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Il guerriero giaceva in ginocchio, lo sguardo fisso nell'azzurro profondo del cielo.

Un krinlen planò sulla pianura sconfinata, fino a confondersi con il verde della prateria. In lontananza, contro l’orizzonte, il suo stormo stava tornando verso le montagne. Erano falchi delle nevi, non era usuale che si spingessero così a sud. Si diceva che portassero sulle ali argentate le anime dei caduti in battaglia. Se così era, non sarebbe bastato quell’esiguo numero a sopportare il peso di tutte le vittime mietute dalla guerra.

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Ciclo "Il Maestro di Spade" - parte II

Per quanto intenso e penetrante, il vento della steppa non era nulla in confronto al gelo che opprimeva il petto di Vortighern. Con l’avvicinarsi dell’inverno, le giornate si andavano accorciando e il cacciatore di draghi riconosceva in esse l’ombroso riflesso del suo stato d’animo.

La malinconia di Arda ne era la prova inconfutabile. Per quanto si sforzasse di aiutarlo, lui aveva costruito attorno a sé una barriera insormontabile che nemmeno l’eroe più audace sarebbe stato in grado di infrangere. Ma la giovane non voleva arrendersi. Testarda più che mai, approfittò dell’apparente quiete che regnava nella tenda montata appositamente per il nuovo ospite e lo fissò dritto negli occhi. Li scrutò a lungo quei pozzi senza fondo, come volesse penetrargli l’anima e scoprire cosa si celava dietro al loro eccezionale colore sanguigno. Quella sera stessa, si ripromise, sarebbe venuta a capo della verità.

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Tanto tempo fa, gli uomini non sapevano che cosa fossero le conchiglie, perché non ne avevano mai vista una. Questa storia racconta come hanno fatto le conchiglie ad arrivare dal fondo del mare fin sulla spiaggia.

C’era una volta, su una spiaggia lontana, una piccola capanna nella quale vivevano un vecchio pescatore sordo e la moglie. Tutte le mattine, il vecchio pescatore si svegliava prima dell’alba, prendeva le sue vecchie reti, saliva sulla sua vecchia barca, che chissà come ancora galleggiava, e andava al largo per cercare di pescare qualche cosa.

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Rose Muttel, dopo aver fatto il consueto segno della croce, si alzò e cercò a tentoni nel buio un candelabro. Triste, e nello stesso tempo molto frustrata, si accontentò di un piccolo lume che, calcolò, sarebbe durato un'ora massimo.

Sospirando si diresse verso le oscure profondità della cripta.

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“Ho fame!”

Quella voce, indefinibile, mi svegliava tutte le mattine. Era infantile, melliflua. Aveva un timbro strano, come un rimbombo ovattato riflesso fra sogno e risveglio, e che non sai se l'hai sentito davvero o stavi solo ascoltando a occhi aperti gli echi delle tue elucubrazioni oniriche.

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Ciclo "Il Maestro di Spade" - parte I

"Al di là d'una maschera d'odio
e altresì dal volto pieno di ira
riluce la spada di Vortirghern
sopra l'elmo del proprio nemico;
con la stessa furia di un drago
s'agita nel suo animo non corrotto
da alcuna spina famelica,
di un eroe, l'umana tempra".
Fabrizio Corselli


Si imbatterono in lui in una fredda, silente serata d’autunno. Mercenari Bluädawulf: seguaci del sangue; lupi che, persino nella notte buia, braccano l’ignara preda, si impossessano del gomitolo della sua vita e con uno schiocco di zanne ne tranciano spietatamente il filo.

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Ci allontanammo dall’accampamento addentrandoci in un boschetto situato proprio ai suoi margini. Dopo aver percorso alcune centinaia di metri, il mago ci fece segno di fermarci e avvicinarci a lui. Non so con precisione cosa accadde, ma per qualche tempo la luce del giorno scomparve e venimmo ricoperti da una specie di globo d’ombra. Per un po’ rimanemmo nell’oscurità più completa, ma dopo alcuni minuti, come era apparsa, quella tenebra venne meno, lasciandoci stupefatti osservatori del cambiamento di contesto. In precedenza eravamo circondati da alberi e da una rigogliosa vegetazione, ora ci trovavamo in una pianura brulla e riarsa. Era, però, visibile chiaramente il perimetro di un vasto centro abitato che identificammo senza ombra di dubbio con Milasia.

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