Scritto da Stefano Baccolini | 31 Dicembre 2006
sezione Storia | categoria Cultura dal web

Silvio Sosio (Milano, 1963) è curatore delle riviste on line di fantascienza Delos, Il Corriere della Fantascienza, ed è presidente dell'associazione DELOS BOOKS. Nel 1996 ha creato il portale Fantascienza.com.

Attivo negli anni Ottanta nel fandom della fantascienza con la fanzine La Spada Spezzata (vincitrice del Premio Europa come miglior rivista amatoriale europea), dal 1993 si è dedicato alla diffusione della fantascienza per via telematica.

Nel 1993 crea una conferenza dedicata al fantastico, chiamata Fantatalk, sulla rete di BBS OneNet (sopravvissuta fino al 2003 sulla Rete Civica Milanese). Alla fine del 1994, insieme a LUIGI PACHÌ, fonda la rivista Delos, distribuita per alcuni mesi via BBS sui circuiti OneNet e FidoNet e dall'aprile 1995 su web. Attorno a questa esperienza nasce il portale Fantascienza.com e, nel 2003, l'associazione DELOS BOOKS.

Nel 2006 ha curato un numero speciale della rivista Series dedicato alle serie televisive di fantascienza, intitolato "Series SCI-FI".

Silvio Sosio ha scritto anche un piccolo numero di racconti, uno dei quali, Ketama, ha vinto il premio Courmayeur nel 1996.

(liberamente tratto da Wikipedia s.v. "Silvio Sosio": http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Sosio)


Ciao Silvio, grazie di avere accettato il nostro invito, puoi dirci come hai iniziato a interessarti al fantastico?

Ciao, grazie a te dell'invito!

Be', fin da piccolo mi piacevano le cose un po' fantastiche o fantascientifiche. Ho iniziato a leggere sf a 14 anni (Cronache Marziane, poi tutto Asimov...) e non ho più smesso. I miei primi raccontini li ho scritti a quell'epoca; a 17 anni sono venuto in contatto con altri appassionati, con un bellissimo club che esisteva a Milano a quell'epoca - si chiamava club City, da un famoso romanzo di Clifford Simak - e ho cominciato a pubblicare la mia prima fanzine, La Spada Spezzata, insieme ad altri ragazzi (Paolo Pavesi e Andrea Voglino).


Nel tuo profilo si parla di una fanzine: com'era il lavoro redazionale nell'era pre-internet e quali erano i vostri strumenti di promozione e diffusione?

Al posto del computer c'erano macchina per scrivere (meccanica) e caratteri trasferibili. Ma la mancanza del computer si sentiva soprattutto nella comunicazione, che avveniva per lettera, con i relativi tempi di attesa.

La promozione delle riviste amatoriali all'epoca era basata quasi esclusivamente sulla rubrica dedicata al fandom che usciva ogni quattro o cinque mesi sul bollettino dell'Editrice Nord, il Cosmo Informatore. Era curata da Mauro Gaffo, oggi vicedirettore di Focus.

La diffusione avveniva naturalmente per posta. Qualche copia la vendevamo anche nelle librerie universitarie di Milano.


Cosa ti è rimasto di questa esperienza amatoriale?

Forse l'aver imparato a costruire e gestire un gruppo di collaboratori. Che poi è la vera ricchezza di una rivista, amatoriale o professionale che sia.


C'è spesso un connubio tra fantastico e informatica, connubio che incarni tu stesso, per così dire: sembra quasi una contraddizione in termini, a pensarci bene, o no?

Parlando di fantastico in generale, può essere. A me però il fantastico magico o soprannaturale non è mai interessato gran che. La fantascienza è spesso rigorosa, basata su ipotesi che debbano essere credibili, e da lì svilupparsi in modo logico, come farebbe un buon programma. In questo senso mi pare che l'accostamento alla fantascienza sia abbastanza intonato.


Arriviamo a Delos: com'è nato questo progetto e perché puntare su un supporto elettronico ancora negli anni Novanta?

Abbiamo sempre avuto voglia di sperimentare nuovi mezzi di comunicazione. Abbiamo fatto fanzine inviate via fax, abbiamo aperto bacheche di discussione sulle prime bbs, abbiamo fatto programmi radiofonici e podcast... Delos è la più antica rivista online italiana in attività, e se non è stata la primissima sul web è stata comunque tra le prime. La rivista online aveva anche la simpatica caratteristica di poter essere diffusa a costo zero: certo il pubblico allora non era enorme, ma questo non era fondamentale.


Com'è strutturata la rivista? Quali sono i contenuti che offrite al suo interno?

Delos Science Fiction contiene articoli di approfondimento, speciali e narrativa. E rubriche curate dai nostri migliori collaboratori. Una volta conteneva anche una sezione di news e recensioni, che in seguito divennero una testata a sé, il Corriere della Fantascienza.

Il nuovo direttore, Carmine Treanni, sta facendo un buon lavoro per rilanciarla e rinnovarla: penso che durante questo 2007 cominceranno a vedersi davvero i frutti di quest'opera.


Avete avuto molte defezioni tra i lettori, dopo aver abbandonato l'originaria politica di diffusione gratuita della rivista?

In realtà Delos è sempre stata gratuita e sempre lo sarà, nella sua versione online. L'unica cosa a pagamento è il servizio di preparare i contenuti di Delos in una versione bella pronta da scaricare e stampare. Ormai sono diversi anni che la cosa funziona così, certamente le copie scaricate saranno meno di quante fossero prima, ma i lettori della rivista sono certamente di più.


Veniamo a occuparci del tuo progetto più ambizioso: "Delos Books". Perché definirvi un'associazione culturale?

Be', è quello che c'è scritto sul nostro statuto depositato all'Agenzia delle Entrate... Molto praticamente, Delos Books raccoglie una serie di attività che obiettivamente non sono nate con lo scopo di far soldi. Nell'ordinamento fiscale italiano attuale qualunque tipo di società deve fare soldi, altrimenti si presuppone che stia evadendo le tasse e deve pagarle come se i soldi li avesse guadagnati davvero. L'associazione culturale è l'unica soluzione praticabile.

Ma forse tu volevi una risposta più filosofica, sui motivi per cui un gruppo di professionisti decida di spendere tempo e soldi per promuovere iniziative culturali? Su questo non c'è una risposta semplice.


I vostri forum tematici sono luoghi simpatici per discutere e scambiare idee, ma c'è anche una sovrastruttura nascosta: sono centri di reclutamento per collaboratori e scrittori inediti, per quanto mi è dato capire... Scrittori, dunque, si nasce o si diventa?

Qualche volta capita che notiamo persone interessanti sui nostri forum e proponiamo loro di collaborare. Non capita spesso e non sempre accettano. Più spesso sono i collaboratori a proporsi in prima persona.

Scrittori ovviamente si diventa, e anche lavorare per i nostri siti credo che sia una bella palestra, sia per imparare a scrivere sia per imparare il mestiere di giornalista web, cosa che può aprire anche delle prospettive professionali.

Nel nostro lavoro di selezione di racconti e romanzi ogni tanto abbiamo trovato qualcuno che pensava di essere nato scrittore e di non aver nulla da imparare. Queste persone purtroppo sono destinate a restare geni incompresi. Naturalmente si può essere più o meno portati, ma come per ogni cosa bisogna lavorare e imparare. E c'è sempre da imparare, anche dopo che hai pubblicato cento libri.


Cosa ne pensi del fenomeno dell'editoria a pagamento?

In sé non ci vedo nulla di male. In passato l'editoria a pagamento era quasi sempre al limite della truffa, l'autore pagava enormi cifre per stampare migliaia di copie che non sarebbero mai state distribuite. Oggi si possono stampare anche solo alcune centinaia di copie e venderle tramite internet. In questi termini la cosa ha un senso. Non è poi così raro che i lettori possano apprezzare libri che non sono stati apprezzati dagli editori.


Ricordo un tuo editoriale, che fece discutere anche su it.arti.fantasy : "Fantasy, boom a tutti i costi". Facevi riferimento in specifico ad alcuni fenomeni editoriali come Licia Troisi e Christopher Paolini. Mi par di capire che tu allora non approvassi quel tipo di produzione a largo consumo. Sei ancora del medesimo parere? Oltretutto in uno dei vostri concorsi letterari più importanti, quello organizzato da Fantasy Magazine, la stessa Licia Troisi è tra i giurati.

Sono ancora del medesimo parere, certo. Del resto la mia critica non era riferita ai romanzi in sé - che non ho neppure letto, perché la fantasy non mi piace gran che - ma allo sfruttamento commerciale del genere che passa sopra agli ideali della buona editoria. Comunque sono abbastanza convinto che se Christopher Paolini avesse mandato Eragon a me gliel'avrei rispedito indietro dicendogli di provare a scrivere qualcosa di originale invece di copiare Star Wars e Tolkien. Probabilmente non ho il tocco dello scopritore di talenti.


Se il fantasy sta godendo di un inaspettato fulgore grazie a fenomeni come SdA o ai romanzi della Rowling, la fantascienza, almeno in Italia, sembra vivacchiare stancamente nella sua nicchia. Vedi dei mutamenti all'orizzonte? O si deve sperare anche qui in qualche fenomeno mediatico?

Ogni genere ha i suoi momenti. Oggi vanno di moda fantasy e thriller. Magari tra qualche anno andranno di moda la fantascienza, o il western. È difficile prevedere queste cose. Credo però che questo inizio di secolo sia caratterizzato da un diffuso pessimismo. Nessuno guarda al futuro con fiducia, con speranza, con curiosità. Penso che questo sia uno dei motivi per cui la fantascienza attira poco. Spero che questo stato di cose possa cambiare, non tanto per le sorti della fantascienza, quanto per le sorti del mondo.


Perché in Italia faticano così tanto a prendere piede i romanzi di genere, rispetto alla letteratura main stream?

In che senso faticano? Quasi tutti i best seller sono romanzi di genere, soprattutto thriller, giallo e fantasy.


Inoltriamoci un attimo in un terreno un po' minato: hai seguito la polemica innescata da Evangelisti, a proposito di un certo modo "politico" di intendere la fantascienza? Riguardo a questo hanno preso posizione Massimo Mongai, Antonio Farneti e lo stesso Gianfranco de Turris. Tu cosa ne pensi?

Se scrivi cose che valga la pena di leggere, ovvero che abbiano un contenuto, per forza di cose esprimi un'opinione politica. Questo non vuol dire che tu debba fare propaganda berlusconiana o prodiana, basta per esempio descrivere una società futura, nei suoi punti a favore e nei suoi difetti, e già stai dicendo qualcosa sulla società di oggi. La fantascienza è uno strumento eccezionale per parlare dell'oggi, per vedere il mondo da punti di vista diversi, per fare politica senza cadere nelle trappole del partitismo. In questo periodo la fantascienza americana è abbastanza poco interessante proprio perché, secondo me, non sta affrontando uno dei momenti più difficili per la società americana e mondiale. A differenza per esempio del cinema - abbiamo avuto due film strepitosi quest'anno, V for Vendetta e Children of Men - e della televisione: Battlestar Galactica è una serie fortemente politica che parla dell'oggi, di Bush, del terrorismo, dell'Irak.


Torniamo a parlare delle vostre iniziative: da poco siete sbarcati in libreria con la collana "Odissea". Un risultato notevole, indubbiamente, ma forse un po' in controtendenza rispetto al vostro innovativo esordio nel web. Una dichiarazione di sconfitta, la vostra? La rete non può ancora sostituire la distribuzione tradizionale? L'aver coinvolto nel vostro progetto anche il noto Gianfranco Viviani dovrebbe far propendere per questa interpretazione, o no?

Uhm, non credo di capire cosa intendi. Forse interpreti il fatto che ci dedichiamo alla carta per il fatto di non vedere sbocchi sul web, ma non è così.

I nostri siti servono quasi cinque milioni di pagine al mese e crescono con un trend di +30% ogni anno. Il nostro impegno online è più che vivo; non solo, quest'anno stiamo anche cominciando a recuperare qualche soldino con la pubblicità.

Per quanto riguarda l'editoria tradizionale, cartacea, ci siamo sempre stati: grazie a Viviani abbiamo fatto un salto di qualità che ci ha permesso di entrare nelle librerie.

Certo non abbiamo mai pensato che il futuro sia solo della rete e che l'editoria tradizionale sia destinata a tramontare. La rete è certamente il futuro, ma pensare che debba sostituire qualche cosa è un errore grave, che io ho sempre combattuto. Prima doveva sostituire i giornali, poi sostituire i libri di carta. Oggi qualcuno è convinto che debba sostituire la tv. È un'idea che viene a chi non capisce bene la rete e cerca di ricondurla a un concetto familiare: il giornale, i libri, la tv. La rete è la rete. È una cosa diversa ed è meravigliosa proprio perché è diversa. Non solo: cambia nel tempo. Posso dirti fin d'ora che cosa la rete non sarà in futuro: non sarà qualcosa che c'è già ora, e non ne prenderà il posto.


Perché puntare prevalentemente su scrittori stranieri? Viviani quando era alla Nord aveva dato una possibilità a molti autori nostrani, con risultati controversi, bisogna ammetterlo.

Sugli autori italiani si discute sempre molto di più di quanto non si faccia con quelli americani. In realtà qualunque libro esca ad alcuni piace e ad altri non piace: non si può - e secondo me non si deve neppure - accontentare tutti.

Delos Books ha pubblicato parecchi libri di autori italiani nelle sue varie collane, la collana Odissea Fantasy ha esordito con un'autrice italiana, e sicuramente autori italiani usciranno anche in Odissea Fantascienza. Non credere comunque che ci siano valanghe di romanzi italiani che non aspettano altro che di essere pubblicati. Noi bandiamo un concorso per romanzi di fantascienza, ne arrivano un centinaio ogni anno ma pubblicabili sono davvero pochissimi, due o tre al massimo.


Qual è l'aspetto innovativo che caratterizza Delos rispetto alle altre case editrici?

Credo che l'aspetto che più caratterizza la Delos Books rispetto ad altri editori sia quello di essere molto forte su internet. Questo porta con sé tutta una filosofia, che è quella della collaborazione, del lavorare per fare più che per guadagnare, che condiziona tutta la nostra attività. Abbiamo una filosofia societaria indirizzata allo sviluppo di attività culturali e non all'accumulo di denaro (anche se regolarmente troviamo il benpensante che ci attacca quando mettiamo un banner pubblicitario o vendiamo qualcosa, come se fosse ovvio che tutti debbano lavorare gratis e pagare le spese solo di tasca propria). E poi abbiamo una grande community di utenti-amici-soci che ci seguono. Non so se tutto ciò si possa definire innovativo, non credo, ma è un po' ciò che ci distingue da editori di stampo più tradizionale.


Delos organizza molti importanti premi letterari legati al fantastico, vuoi parlacene? E una vittoria o la menzione d'onore in uno di questi concorsi è un alloro che può valere qualcosa per uno scrittore inedito? Soprattutto in prospettiva di pubblicazione?

Abbiamo alcuni premi letterari storici, che vanno avanti da più di un decennio, e di recente abbiamo aperto una serie di premi letterari dedicati ai romanzi.

Gran parte dei racconti vincitori o finalisti ai premi per opere brevi sono stati pubblicati, su riviste e antologie. Diversi degli autori che si sono fatti conoscere con questi premi sono arrivati a pubblicare libri propri anche presso editori importanti.

Per quanto riguarda i premi che dedichiamo ai romanzi, è il modo che abbiamo scelto per risolvere il grave problema dell'enorme afflusso di opere inedite che ci arrivavano in redazione. Decine e decine e decine di romanzi da leggere e valutare, nel 99% dei casi con unico risultato una lettera di rifiuto. Una quantità di lavoro spaventosa praticamente buttata via. Con i concorsi riusciamo a gestire la cosa in modo organizzato, riscuotiamo delle tasse di iscrizione che ci consentono di coprire qualche spesa, e selezioniamo opere da pubblicare di buon valore che partono già con un buon motivo per essere acquistate. Inoltre chi lo desidera può ricevere una scheda di valutazione dell'opera inviata, che è la cosa più importante per capire dove lavorare per migliorare la qualità della propria scrittura.


Quali sono i progetti che tu e i tuoi collaboratori state avviando in questo momento. E nella scatola dei desideri c'è qualcosa che vorresti offrire ai tuoi lettori, ma non sei ancora in grado di realizzare?

Il progetto più grande, e più difficile da realizzare, è sempre lo stesso: portare avanti nel tempo, con continuità e perseveranza, le cose che si sono iniziate. Inventarsi cose nuove è molto più facile. Delos Science Fiction è quello che è perché va avanti da dodici anni, si è costruita un suo seguito, una sua notorietà nel tempo. E noi cose da portare avanti ne abbiamo davvero molte: riviste, premi letterari, collane librarie, siti che quotidianamente sfornano decine di nuovi articoli, un sito di e-commerce per la vendita dei libri, un podcast, eccetera. È una bella sfida, e nella mia scatola c'è soprattutto il desiderio di riuscire a portare avanti tutto nel migliore dei modi.

Cose nuove certamente ce ne saranno, e molte. A cominciare magari dall'apertura della nostra nuova sede a Milano, speriamo a breve tempo. Qualcuno vuol darci una mano a finire di tinteggiare?


Ringrazio nuovamente Silvio Sosio per la sua disponibilità e ricordo ai nostri lettori alcuni link legati al mondo Delos

Grazie a te.