Ti ricordi di me?
Io ti ho ben impressa nella mia mente. Il tuo sorriso, i tuoi capelli biondi illuminati dal sole come un'aureola intorno al tuo viso, la morbida cedevolezza del tuo corpo fra le mie braccia...
Ma per me è più facile. Dal mio punto di vista sono passati pochi giorni.
Ho dormito, sospeso in un sonno senza sogni mentre l'astronave solcava il vuoto dello spazio in questo viaggio senza fine e il mio corpo è rimasto giovane.
leggi il resto
...L'anno che successe tutto nessuno di noi lo può ricordare. Insieme a molte altre cose, è evidente. Non c'eravamo ancora. Adesso siamo, mentre chi c'era non è più. Hanno sempre pensato che non esistessimo, che non fossimo "reali". Chi ci ha preceduto ha letto e scritto di noi, siamo stati amati, odiati, e giudicati e... Ma, ancora una volta, nessuno di noi nel nostro mondo avrebbe mai sospettato che ci venisse data tanta importanza in questo, al punto tale che un giorno saremmo diventati i veri protagonisti, non soltanto delle nostre storie, ma della Storia stessa. Una Storia assai lunga. Ciò che so è ciò che mi hanno raccontato: i miei compiti sono custodire la memoria del passato e condividerla con quanti sono interessati a conoscere la Storia.
leggi il resto
Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam (Non a noi, o Signore, ma al tuo nome dà gloria).
La grande nave stellare si avvicinò lentamente al molo spaziale, agganciando il lungo tunnel al portellone principale di dritta. Un sibilo accompagnò le indicazioni del terminale, informando il soldato che controllava il collegamento, dell'avvenuta pressurizzazione del percorso che collegava il vascello al porto orbitale. Le luci sulla paratia passarono sul verde, ulteriore e ultimo controllo automatico, autorizzando all'apertura del portellone della "Salomone", fregata capoclasse delle possenti navi dei Cavalieri del Tempio.
leggi il resto«[...] proprio sotto questo aspetto i Secondi Uomini differivano dai Primi: rivalità ed egoismo non erano esternati e, cosa ancor più rimarchevole, era il senso innato del cosmopolitismo[...] ». (Olaf Stapledon, Last and First Men).
1. Jo (Preludio)[1]
Cloda, attraverso i loro stessi occhi, li vede morire; uno dopo l'altro. Gli esoscheletri potenziati dei suoi fedeli bucellarii[2] esplodono in orbita come tanti frutti maturi, simili a polposi cocomeri schiacciati sull'asfalto dalle grosse gomme di un camion. L'assenza di termini di paragone adeguati, tipica delle battaglie nello spazio vuoto, trasforma le truppe corazzate in tanti pupazzetti di metallo e plastica che si muovono goffamente, su e giù, a destra e a sinistra, lungo abbaglianti, improvvisi, sbuffi di plasma.
leggi il resto- Scusa, tu sei..."lui", vero?!
- Sono io. Che vuoi?
- Niente, è solo che... ehm... è un po' strano per me vederti qui, in questo posto...
Mi chiedevo solo se... ecco...
- Va bene, piantala di balbettare e siediti! Prendi qualcosa?
- Eh? No, grazie! Scusa, ma non si diceva in giro che ti avevano catturato? Cioè, nel senso che...
leggi il restoPavin iniziò la sessione di routine dei processi di pulizia. La corazza esterna della conchiglia era continuamente minacciata dai nanoorganismi vaganti, che dovevano essere prontamente eliminati, perché non intaccassero la superficie. Alcuni erano solo di passaggio, cercavano un appiglio sul quale stanziarsi, altri erano avanguardie, lì per saggiare la prontezza di riflessi del nemico. Ma il grosso delle truppe aspettava a distanza, in una remota regione della terra.
leggi il restoIl Cacciatore braccava le sue prede di notte, quando la maggior parte degli Altri si lasciava sopraffare dal sonno e da altri vizi.
La maggioranza degli Altri si illudeva che niente fosse cambiato: istupiditi dai loro stessi limiti, non riuscivano a vedere, a capire, a reagire. Avevano persino la pretesa di vivere, dormire, lavorare, riposare con gli stessi orari di Prima. Inevitabile che riuscissero a campare a stento, rimediando solo stupidi lavori di controllo macchine a distanza che non li avrebbero mai fatti premiati rispetto ai Concorrenti. Ciò che il Cacciatore riteneva il massimo dell'incredibile era che molti crescevano ancora i loro figli con la speranza che qualcuno si prendesse cura di loro, pagandoli per un qualunque lavoro stabile.
leggi il restoHirz ad-Grutufinis sperava tanto di ritornare sul suo mondo in tempo per il saad-ad-suud, ormai mancavano pochi mesi e si augurava di non superare il periodo di scadenza del perno temporale. In genere quel tipo di missione non durava più di mezza rivoluzione, circa due mesi di questo mondo, poi tutto finiva e si tornava a casa in tempo per dare modo al perno temporale di compensare i mesi passati fuori. Ma su quel mondo, che i nativi chiamavano Terra, le cose si stavano mettendo per le lunghe. Wode ad-Trodose, il rappresentante di quel progetto per la grande famiglia, aveva fatto male i calcoli e lui rischiava di superare il limite massimo per il ritorno. In questo modo invece di ritornare a casa dopo poche ore sarebbe tornato dopo sei mesi, che era appunto il limite massimo per i perni temporali installati a ogni ciclo di missione.
leggi il restoAll'alba, la pianta-albero aprì gli occhi.
Quella notte, le sue percezioni crepuscolari non avevano captato minacce dal Verde.
Cautamente lasciò affiorare i sensi diurni.
Dopo l'Armageddon, il Verde aveva conquistato la Terra, ma la lotta per la supremazia continuava: specie contro specie, famiglia contro famiglia. Albero contro albero.
leggi il restoDal diario di Damiano, o forse di Giovanni
Venezia, lì 10/10/2010
Mi sveglio nel mio letto. Eppure non è mio. No, per niente. So, di una certezza viscerale e profonda, che Damiano è morto. ieri però io ero Damiano. Adesso, non lo sono più. È chiaro che come logica conseguenza io sono da dichiararsi defunto. Bene, allora perché sento le coperte ruvide di questo letto, appartenuto a Damiano, grattarmi le braccia? Poi mi rendo conto dell'ennesima stranezza: una personalità completamente diversa da quella precedente sta prendendo forma in questo mio, mio?, corpo. Avverto il rimpianto del fisico per il defunto Damiano.
leggi il restoIl gocciolio veloce e incalzante era il preludio a qualcosa di più consistente. Dal davanzale di una finestra, dall'alto del terzo piano di una palazzina senza il tetto, l'acqua scura scendeva a insozzare il marciapiede, già straziato dalle macchie e dalle crepe della lunga incuria. Il gocciolio divenne un piccolo scroscio e delle parti viscose si spiaccicarono al suolo. Un grosso mollusco tremante si affacciò al parapetto della finestra e scivolò nel vuoto, andando a sfracellarsi nella pozza che lo aveva annunciato. Durò soltanto un attimo. Un fantasma gli sfrecciò dinanzi e lo fece sparire dentro una grossa crepa nella parete, lasciando al suo posto la parvenza di una lunga coda sottile che avesse frustato l'aria.
leggi il restoAveva sempre odiato la pioggia.
Tutta quell'acqua che cadeva lo rendeva estremamente nervoso.
Il dover tenere in mano l'ombrello era un'inutile spreco di energie mentre andava a lavorare.
Aprì il portone dando un'ostile occhiata alle gocce che cadevano sull'asfalto del marciapiede. Uscì e rimase un attimo ad osservare la via coperta di pozze mentre il portone si chiudeva dietro di lui. Sollevò l'ombrello mentre con la mano sinistra lo apriva. S'incamminò con passo attento ma deciso.
leggi il restoIl capitano Omar Alì Assad non amava le azioni segrete, né le iniziative indipendenti, dei singoli comandanti. Era sua opinione che la rigida gerarchia dell'esercito della Federazione le desse un vantaggio indiscutibile su quello dei loro avversari, i cui soldati mettevano il proprio interesse individuale al di sopra dello Scopo. Per questo, da quando ne era stato informato, mesi prima, pensava con disapprovazione all'operato del comandante della roccaforte di Amman.
leggi il resto"In questo pianeta ci sono molti pazzi..." pensò Zobrai, mentre con la sua astronave si allontanava dalla radura in Amazzonia dove le gigantesche ruspe avevano disintegrato, durante la notte terrestre, centinaia di grandi alberi.
Uno di questi, un'alta copaiba, aveva rappresentato una comoda base di atterraggio, prima che venisse abbattuto alle prime luci del mattino.
leggi il restoL'agente globale Terra 1 stava iniziando il suo periodico giro di controllo alle postazioni dei suoi agenti locali.
Quella volta toccava alla postazione "Italia" e un leggero velo di disperazione scese sul suo volto. Non che fosse la peggior postazione da controllare, anzi, ma tutte le volte che l'ha controllata non c'è stato verso di farla funzionare a dovere.
leggi il restoJohan quel giorno si poteva ritenere fortunato, la luce stava quasi per calare oltre il bordo dell'orizzonte e ancora nessuna di quelle brutte bestie lo aveva divorato. Da quando si era risvegliato in mezzo a quella fitta foresta non aveva fatto altro che scappare cercando di evitare di farsi mangiare. A dire la verità quella era la prima volta che riusciva a vedere la luce che moriva oltre il lontano confine. Forse stava diventando bravo? Ma forse era solo fortuna.
leggi il restoSe non avesse avuto moglie e figli, se non si fosse trovato in città al momento dell'invasione, insomma, se uno di questi fattori fosse venuto meno, le cose sarebbero andate diversamente per il signor Ferri.
Al momento, stava prendendo una tazza di tè, affacciato alla finestra. Da lì si vedevano i campi ed i quartieri di una città occupata.
Gli invasori.
leggi il restoEra bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano 50mila anni-luce da casa. Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità doppia di quella cui era abituato faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica. Ma dopo decine di migliaia d'anni, quest'angolo di guerra non era cambiato.
leggi il restoPresentazione
Scrittore e giornalista statunitense, autore di numerosi racconti Sci-Fi, tra cui il celebre La sentinella, FREDRIC BROWN [1906-1972] è specializzato in particolare nelle cosiddette "short short stories".
Il racconto brevissimo e sottilmente umoristico qui presentato, La razza dominante, punta tutto sulla sorpresa finale ad effetto shock, che gioca sui clichès di genere. Ciò che questa sfortunata coppia di vampiri trova alla fine della sua fuga nel tempo non rappresenta certo una preda ideale.
leggi il restoUna crociera esplorativa di un nostro CantZ506 ci avvertì della presenza di un grosso convoglio inglese, scortato da numerose navi avversarie, cacciatorpediniere e una portaerei. Il ricognitore, lento e vulnerabile, era riuscito a tornare pressoché indenne nonostante il violento fuoco della contraerea e la caccia di alcuni Sea Hurricane.
leggi il restoSono giunto in questa dimensione circa due anni fa.
La fessura spazio-temporale che mi aveva permesso di compiere quell'inimmaginabile viaggio si era chiusa alle mie spalle tanto in fretta da non permettermi di pianificare il ritorno. Così ero rimasto intrappolato in quel mondo alieno, tanto diverso da quello che conoscevo. La temperatura era rigida; troppo rigida per il mio corpo, abituato al tiepido clima del mio mondo.
Non c'era tregua su Kemar 5, non c'era giorno né notte. Solo l'incessante attività da formicaio che trapanava il pianeta sintetico ogni secondo di ogni minuto di ogni ora.
Rumore. Martellante. Continuo e stridulo come un ingranaggio arrugginito, sordo come una serie di esplosioni sotterranee.
Lester si gettò esausto nel suo cubicolo e sperò che una scarica elettrostatica terminale lo fulminasse lì dove si trovava. Con un calcio accese l'interruttore dell'IA, l'Isolamento Acustico permesso per non più di un ciclo di rotazione, e si tolse le cuffie isolanti che finirono sotto la consolle.
leggi il resto«Davvero Karana, non ti capisco proprio.»
«Perché?» La giovane si sistemò i capelli alla bell'e meglio e si accovacciò sul tappeto. «Ti sembra così strano?»
«Ma non provi un certo ribrezzo a congiungerti con quel... con quel...»
«Uomo, Elana. È un uomo. Un semplice, comune maschio umano.»
«Ma Karana, lo dici in un modo che... che pare quasi ti piaccia!»
leggi il resto