Una breve avventura

Scritto da Caer Llir, 24 Maggio 2004 | Commenti (0) sezione: Racconti · categoria: Racconti Fantasy

- Dai, non fare quel muso lungo. Possibile che non riesci mai a rilassarti?

Così la donna dai capelli neri e gli occhi grigi scintillanti apostrofò il suo imbronciato compagno, un tipo massiccio, bruno, a cui arrivava appena alla spalla, nonostante fosse alta per essere una donna.

Kantos non rispose, si limitò con aria rassegnata a sistemare meglio l'arco che portava in spalla, ed a chiedersi ancora una volta perché si era lasciato convincere a scortare quella specie di strega.

 

C'era abbastanza confusione nel villaggio in cui erano appena arrivati. Probabilmente era giorno di mercato, visto il numero di bancarelle piazzate ovunque che offrivano le merci più disparate.

Nemer si fermava a curiosare ad ogni bancarella e aveva dovuto ricordarle più di una volta che era inutile acquistare qualcosa perché non avrebbero potuto portare nulla di quel mondo nel loro spaziotempo di origine.

- Almeno lasciami assaggiare una di quelle frittelle. Sembrano deliziose - protestò Nemer, indicando una vecchia che stava buttando della pastella in una padella di olio bollente, ma Kantos la trattenne. - Antipatico! - sbuffò, ma poi si rese conto che non era per quello che Kantos l'aveva fermata. Con un cenno quasi impercettibile le indicò una finestra al primo piano di una taverna, dove si intravedeva la sagoma di un uomo che puntava una balestra.

"No! Non anche qui..." - pensò Nemer esasperata, ma poi si accorse che non erano loro in pericolo, ma un uomo con una grossa cesta coperta che stava passando in fretta lì vicino.

- Vai! - le ordinò sottovoce Kantos - Occupati del bersaglio. Io penso all'altro.

Nemer si infilò svelta tra la folla e urtò violentemente l'uomo, che trattenne a stento un grido e lasciò cadere la cesta. Il suo contenuto rotolò tra le gambe della gente.

- Noci?! - pensò Nemer stupita. - Mi scusi, non l'avevo vista - disse, cercando di assumere un'espressione umile e pentita.

L'uomo non la stette neppure a sentire, occupato come era a raccogliere freneticamente le noci prima che qualcuno le calpestasse.

Lei si chinò per aiutarlo ma l'uomo le diede una spinta che la colse completamente di sorpresa e la buttò gambe all'aria, tra il divertimento dei passanti, gratificati dalla vista delle sue gambe snelle ed abbronzate.

- Brutto $#&*^%*. È così che si tratta una signora che sta offrendo il suo aiuto?

Nemer raccolse il potere pronta a scagliarglielo addosso e vendicare così la sua dignità ferita, ma quando si rese conto che lo sconosciuto era terrorizzato, e non da lei, si trattenne.

L'uomo finì di raccogliere le noci, richiuse di nuovo il cesto e si allontanò come se avesse avuto il diavolo alle calcagna.

Nemer si rialzò lentamente. Nella mano stringeva una delle noci. 

 

- Mi è sfuggito. Dannazione! - Kantos era furibondo.

Nemer scavalcò quello che rimaneva del mobilio per entrare. La stanza dove era stato appostato l'uomo con la balestra era completamente distrutta, le pareti erano annerite come se fosse scoppiato un incendio ma non c'era traccia di fuoco.

- Opera tua? Complimenti - commentò Nemer. - E adesso dove troviamo i soldi per rifondere i danni?

- Non sono stato io. Avevo preso quel bastardo di sorpresa, ma ha lanciato un incantesimo di qualche tipo e questo è il risultato.

- Dovrai trovarti degli altri vestiti...

Solo allora Kantos si accorse che l'esplosione, o qualsiasi cosa fosse stata, aveva bruciato in parte anche gli abiti che indossava.

- Meno male che hai la pelle dura - sogghignò Nemer, mentre Kantos arrossiva imbarazzato e ringraziava mentalmente il suo scudo protettivo che, assorbendo l'impatto iniziale, gli aveva evitato danni peggiori. Anche se il suo effetto durava solo pochi secondi, lo scudo si attivava automaticamente in caso di pericolo ed era praticamente impossibile infrangerlo. Gli aveva salvato la vita parecchie volte.

Nemer raccolse la balestra che giaceva quasi carbonizzata vicino alla finestra. La rigirò tra le mani corrugando la fronte. Poi si avvicinò alle pareti della stanza e le sfiorò con le dita. Alla fine la sua attenzione si rivolse a Kantos.

- Che... che vuoi fare... - chiese nervosamente lui.

- Non quello che pensi tu, timidone - lo prese in giro Nemer. - Quell'uomo è morto - annunciò tornando seria. - Quello che ha agito qui non era un incantesimo di fuga, ma di morte. Quello che resta di lui è spiaccicato sulle pareti e su di te. Ti consiglio di fare un bagno. 

 

Nemer stava tornando dal mercato, dove era riuscita a trovare degli abiti adatti a Kantos. Per il momento il guerriero si era dovuto accontentare dei vestiti smessi del figlio maggiore del taverniere, anche se gli erano piuttosto stretti.

Che tipo quel Kantos. Non aveva neppure voluto che l'aiutasse a lavarsi la schiena. Ridacchiò al ricordo della faccia che aveva fatto quando glielo aveva proposto.

Era divertente stuzzicarlo, tanto sapeva benissimo che non le avrebbe fatto nulla. Ormai era stata accettata tra di loro e Kantos aveva il dovere di proteggerla. E lei quello di proteggere lui, se fosse stato necessario.

Gli aveva mostrato la noce prima di uscire. Lei non percepiva magia in essa ma poteva trattarsi di un incantesimo temporaneamente inattivo ed aveva seccamente sconsigliato Kantos di romperla come lui avrebbe voluto fare. 

 

Era quasi arrivata alla taverna quando sentì un brivido d'allarme correrle lungo la schiena.

Si girò verso il punto dal quale sentiva provenire la minaccia e vide l'uomo con il cesto di noci che la stava indicando ad un tipo che non le piaceva affatto, un tizio altro e scheletrico con una tunica nera lunga fino ai piedi.

Non perse tempo e iniziò a correre. Evidentemente avevano contato le noci e si erano accorti che ne mancava una. Scappare era una prova evidente di colpevolezza ma non aveva la minima intenzione di tentare di convincere quel losco figuro che lei non ne sapeva nulla. Era pericoloso. Lo sentiva fin troppo chiaramente.

La sua fuga finì quasi subito. L'uomo dalla tunica nera le tagliò la strada, probabilmente grazie ad un incantesimo di traslazione. Sentì un altro incantesimo che si stava formando, rendendo satura di potere l'aria intorno all'uomo. Mormorò in fretta un incantesimo di protezione anche se sapeva che non sarebbe riuscita a completarlo in tempo.

Il mago stava per pronunciare le parole finali che gli avrebbero permesso di scagliare la magia quando si interruppe bruscamente e si portò incredulo una mano alla spalla, da dove ora spuntava una freccia.

Nemer vide Kantos sulla porta della taverna con l'arco ancora in mano. - Perché non l'hai ucciso? - gli gridò con rabbia, ancora scossa dal pericolo che aveva corso, mentre stava trasformando l'incantesimo di protezione in uno di attacco per finire il mago ferito.

- Aspetta Nemer! - ordinò Kantos. - Voglio vederci chiaro in questa storia.

Nemer dissipò l'incantesimo con riluttanza. Che grosso idiota era, non avrebbe mai imparato che tutti erano loro potenziali nemici. 

 

Kantos aveva portato il mago ferito nella sala comune della taverna. Nemer, seppur continuando a protestare, aveva fermato l'emorragia dopo che Kantos aveva tolto la freccia, ma si era rifiutata di completare l'incantesimo di guarigione. - Finchè è debole posso contrastare la sua magia. - si era giustificata.

Kantos mostrò al ferito la noce.

- Stavi cercando questa? - chiese.

- Certo! Quella donna l'ha rubata al mio servo! - Lanciò un'occhiata piena di odio a Nemer che lo ricambiò.

- Perché una semplice noce è tanto preziosa? - chiese ancora Kantos.

- Adeus non ve lo ha detto quando vi ha assoldati per derubarmi?

- Chi è Adeus?

- Non è stato lui? Quale altro mago servite, allora?

- Nessuno. Nemer ha agito di propria iniziativa.

- Facciamola finita. Ridatemi la mia noce e forse, dico forse, non vi denuncerò per il furto ed il tentato omicidio. Siete fortunati che non ho tempo da perdere, adesso.

- Cosa succede se la rompo? - chiese Kantos, che l'aveva ancora in mano.

- Sei impazzito? - quasi urlò il mago. - Dentro c'è un elementale.

- Un che?

- Uno spiritello di basso livello, zuccone - spiegò Nemer. - Gli elementali, come dice chiaramente il loro nome, sono legati agli elementi, acqua, fuoco, aria e terra. E perché il tuo servo andava in giro con una cesta piena di spiritelli rinchiusi in delle noci? - chiese al mago. - E perché un uomo con una balestra lo stava prendendo di mira?

Il mago impallidì. - Dov'è adesso quell'uomo?

- Morto - lo informò Kantos.

Il mago non chiese neppure come era successo. - Adeus voleva essere proprio sicuro di vincere il duello. Allora non è così forte come vuol far credere... - mormorò tra sè.

- Duello?

- Sì, tra poco ci incontreremo e faremo combattere i nostri elementari uno contro l'altro.

Nemer e Kantos si scambiarono un'occhiata d'intesa...

- Chissà perché questo mi suona familiare - sorrise la donna, anche se i suoi occhi erano rimasti gelidi ed indagatori. - Ovviamente anche un solo elementale in più potrebbe fare la differenza, vero?

- Sì, ma un conto è assumere una ladra per rubarmene uno, sperando che non riuscissi a recuperarlo in tempo, ed un altro ferire o addirittura uccidere il mio servo mentre sta portandomeli e prenderseli tutti. Credevo che neppure Adeus potesse arrivare ad essere così sleale. A proposito! Dov'è il mio servo? E la mia cesta? - chiese guardandosi attorno agitato.

- Il servo è scappato appena ti ha visto cadere, ma abbiamo recuperato il cesto - lo informò Nemer. - Va bene, ti ridaremo tutte le tue noci, compresa quella che ho preso io, ma ad una condizione. Vogliamo assistere al duello.

- Io sono il legittimo proprietario di quelle noci e del loro contenuto! - gridò il mago esasperato. - Me ne avete rubata una, avete cercato di uccidermi ed ora mi state facendo perdere tempo prezioso. Se non mi presento entro due clessidre Adeus vincerà per abbandono. - Veramente se non fossimo intervenuti avresti perso tutte le noci, il tentato omicidio è stato solo legittima difesa, e se hai fretta questo è un motivo in più per accontentarci senza tante storie - sorrise Nemer. 

 

Il luogo scelto per il duello era una radura erbosa appena fuori dal villaggio.

Adeus, il mago avversario, era un tipo basso e grassoccio. Quando li vide arrivare fece una smorfia di disappunto. - Salve Beon, chi sono quei due? - chiese guardando sospettoso Nemer e Kantos.

- Due stranieri che vogliono assistere al duello - replicò brusco l'altro mago. - Ma non perdiamo altro tempo.

- Hai fretta di perdere? - rise Adeus, dando un paio di colpetti significativi al cesto che aveva con sé. 

 

I due maghi si disposero uno di fronte all'altro, lasciando tra di loro uno spazio di circa cinque metri.

Nemer faticava a nascondere la sua eccitazione, Kantos era una maschera impenetrabile.

Quando Beon prese una delle noci dal suo cesto Nemer notò con soddisfazione che i suoi movimenti erano rigidi ed impacciati. Così imparava a darle la caccia. Peccato che Kantos non usasse avvelenare le sue frecce.

Beon si concentrò e pronunciò alcune parole, lanciando nello stesso tempo una delle noci al centro dell'arena improvvisata. Il suo avversario fece altrettanto.

Appena toccarono il suolo le noci si aprirono. Da quella di Beon uscì una piccola fiammella e da quella di Adeus una bolla d'acqua.

I due spiritelli cercarono di fuggire, ma vennero bloccati dalla barriera che i maghi avevano prontamente eretto attorno a loro. 

 

- Fuoco contro acqua. L'acqua può spegnere il fuoco, ma il fuoco può fare evaporare l'acqua. Vincerà il più forte - commentò Nemer che aveva osservato la scena con attenzione.

Non aveva neppure finito di parlare che iniziò un rapido scambio di colpi tra i due elementali, tanto veloce che Kantos non riuscì a vedere nulla oltre ad una fiammata e del vapore.

Ora la fiamma era ridotta a poco più di un lumicino e rischiava di spegnersi del tutto, mentre la bolla era diventata solo un po' più piccola.

Adeus sogghignò mentre Beon toglieva la barriera e rinchiudeva di nuovo nella noce lo sconfitto elementale del fuoco, usando un altro paio di incantesimi.

- Bello spettacolo eh? - disse Adeus rivolto a Nemer. - Ma che fai? - la sua voce assunse un tono incredulo ed allarmato mentre ascoltava allibito le parole che Nemer stava pronunciando.

Tutte le noci si aprirono contemporaneamente e fiammelle, bolle d'acqua, soffi di vento e strani sassi si dispersero in una fuga disordinata.

Nemer si rivolse ad entrambi i maghi.

- Dovevo conoscere i vostri controincantesimi per liberare gli elementali, prima di agire. Se volete combattere fatelo di persona, vigliacchi! - aggiunse con disprezzo.

- E tu credi di passarla liscia dopo quello che hai combinato, piccola strega? - ringhiò Adeus.

- Certo, buffone.

- Te ne pentirai amaramente, mi ci erano voluti cinque anni per catturarli ed addestrarli, ed ora dovrò ricominciare da capo. Nemer alzò un sopracciglio con fare sprezzante, ma non preparò alcuna difesa. L'altro mago era rimasto impietrito dalla sorpresa. Nessuno poteva appropriarsi in quel modo dell'incantesimo di un altro. Chi era veramente quella donna? 

 

Adeus era incerto. Perché quella donna era così sicura? Il viso del guerriero che era con lei era una maschera impenetrabile, ma si era portato al suo fianco in atteggiamento protettivo. Era lui quello da cui doveva guardarsi?

Alla fine la rabbia ed il desiderio di vendetta ebbero il sopravvento sulla prudenza.

Raccolse l'energia per lanciare uno dei suoi incantesimi più potenti. Li avrebbe spazzati via in un colpo solo. 

 

Un bruciore acuto alla schiena lo distrasse interrompendo la sua concentrazione, seguito subito dopo da altro. Sbarrò gli occhi quando capì che cosa stava succedendo. Parecchi elementali del fuoco, ormai liberi, erano tornati per vendicarsi. Erano troppi per riuscire a difendersi. Anche Beon era stato attaccato e si stava rotolando per terra cercando inutilmente di spegnere le fiamme. 

 

Nemer assistette alla morte dei due con un sorrisetto soddisfatto sulla labbra.

- Due idioti in meno, - fu il suo elogio funebre.

Prese Kantos, che aveva assistito impassibile alla scena, per un braccio - Ed ora voglio proprio assaggiare una di quelle frittelle - disse allegramente.

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