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Black Friars – L’Ordine della Chiave

Benvenuti nella Vecchia Capitale, dove le favole diventano incubi e gli scholares devono proteggersi dalle lusinghe di avvenenti quanto pericolose cortigiane. Axel Vandemberg, erede al trono di Aldenor, non fa eccezione. Tormentato dalla nostalgia per Eloise Weiss, di cui è da sempre innamorato, Axel viene spinto nel baratro delle spire di Belladore de Lanchale, vampira centenaria e signora di Palazzo Belmont, che sembra volerlo a tutti i costi per sé. L’omicidio di Emelyn Kristian, fidanzata del Duca della Chiave, Rafael Valance, inaugura una serie di delitti ispirati alle più celebri fiabe rivisitate in chiave gotica: uno sfondo inquietante e insinuante, l’ideale per immergersi con l’umore giusto nelle stradine spettrali della Capitale.

Stile seducente, personaggi forti, atmosfere vivide e al contempo impalpabili fanno di Black Friars – L’Ordine della Chiave, uno dei migliori fantasy italiani del 2011, paragonabile per maestria solo a Sopdet di Lara Manni.

Il telaio intessuto dall’autrice, Virginia De Winter, è ricco di perle e gemme preziose, maschere di pizzo e specchi antichi. Ma la medaglia ha anche un’altra faccia, quella delle locande sporche in cui si gioca d’azzardo, quella delle case di piacere e delle cortigiane voluttuose, spesso giovanissime e non sempre avviate volontariamente alla professione. Giocattolai, chiese gotiche, gonne struscianti e corpetti soffocanti completano un quadro dai toni cupi, in cui spicca il rosso brillante del sangue e il nero delle ombre che si nascondono nei sobborghi più malfamati.

Axel Vandemberg, giovane innamorato dai modi un po’ burberi e austeri, si muove in questo dedalo di luccicante ambiguità e, nello stesso tempo, nei meandri più oscuri della sua anima. L’abilità della De Winter nel descrivere la psicologia di Axel lascia senza fiato: l’introspezione psicologica è sorprendentemente approfondita, intagliata, incisa, fino a svelare gli incubi e le tenebrose passioni del nostro Axel con mano esperta, mai pesante, e con un’atmosfera dark maledettamente intrigante. La passione del protagonista per la sua Eloise viene sventrata in modo quasi analitico, con una lucida follia inizialmente quasi tenera e poi sempre più oscura e profonda. La realtà comincia a fondersi con il sogno, l’illusione, le lame di luce di un tramonto che sta per lasciare spazio alle tenebre.

L’elemento romantico – si capirà quasi a fine libro – non è però indirizzato a soddisfare le voglie di un pubblico giovane e facilmente impressionabile: mai banale e volgare, ma leggero ed elegantemente provocante, è funzionale alla finalità della storia, sottilmente erotico come una sottoveste di pizzo.

Molto più spazio è però lasciato al mistero degli assassini e alle trame di Belladore, ai vuoti di memoria di Axel, alle avventure per la Capitale, in cui, altrettanto vivacemente, vengono descritti i compagni del protagonista: primo tra tutti Bryce Vandemberg, vanesio quanto ironico e premuroso fratello di Axel; Rafael Valance, elegante e sincero amico; Gilbert Morgan, con cui Axel suole azzuffarsi; l’indimenticabile Stephen Eldrige, quattordicenne scaltro e pieno di risorse, e molti altri personaggi ricchi di humour (mi viene in mente, per esempio, Morton), fascino (Alise Duplessis o Christabel Von Sayn), umanità (il giovane Magistrato Inquisitore Westbrook), misticismo (Padre Ignatius). La gamma dei personaggi è ricca e completa e, soprattutto, lascia intuire dietro di essi un forte lavoro di approfondimento. Nessuno di loro – e sottolineo nessuno – è introdotto nella narrazione per sbaglio; ognuno ha il suo posto, la sua personalità, la sua storia alle spalle.

Virginia De Winter sposta le pedine nella scacchiera della trama con mosse calcolate, una grande perizia e la lungimiranza – sbalorditiva per quella che, ricordiamo, è pur sempre un’esordiente – di una narratrice forte, consapevole, matura. Non ci sono sbavature, niente è lasciato al caso, non esistono momenti di debolezza per l’autrice: freddezza e precisione, ma al contempo partecipazione  e una passione coinvolgente muovono la sua penna, dipingendo un affresco ricco di particolari. I colpi di scena sono un tocco da maestra, il finale lascia l’amaro in bocca ma anche un senso di completezza, e paradossalmente di ansiosa aspettativa. Lo stile è quello di una scrittrice esperta, ancora una volta ricco, limato, affinato e affilato. L’arguzia dei dialoghi rende il soffio vitale ai personaggi, la poesia delle fiabe e dei tormenti di Axel addolcisce il ritmo talvolta frenetico talvolta più lento della narrazione, le riflessioni ironiche strappano un sorriso al lettore.

Un libro che, insomma, mantiene tutte le promesse: una storia coi fiocchi, uno stile inebriante e la scoperta di un innegabile geniale talento tutto italiano.

si ringrazia Dusty Pages in Wonderland