Ritratto di un Cavaliere, di Vittore Carpaccio
  • L’uomo Stocastico

    L’uomo Stocastico (The Stochastic Man | 1975) di Robert Silverberg Anteprima testo 1 Siamo venuti al mondo accidentalmente in…

    L’uomo Stocastico
  • La Città Labirinto

    La Città Labirinto (The Man in the Maze | 1969) di Robert Silverberg Anteprima testo Da nove anni Muller…

    La Città Labirinto
  • Gilgamesh

    Gilgamesh (Gilgamesh the King | 1984 | aka Gilgamesh) di Robert Silverberg ROBERT SILVERBERG E LA HYSTORICAL FANTASY Silverberg…

    Gilgamesh

Cavalleria Medievale – parte I

Alcuni accenni preliminari sulla Cavalleria Medievale

La cavalleria nel medioevo è un argomento indubbiamente affascinante, uno di quegli aspetti più evidenti della vita di secoli addietro che attira le simpatie di animi più o meno romantici, lo stesso si può dire per i castelli e le leggende da Mille e una notte. Per contro animi più pragmatici possono provare fastidio per i tronfi guerrieri rivestiti di latta che andavano (apparentemente) spadroneggiando per l’Europa; di solito costoro condividono l’idea di un medioevo come età oscura.

La ricerca storica ha confutato entrambe queste idee, tanto la romantica, quanto la pragmatica.

Studiare la storia, di qualsiasi periodo, non risponde solo al desiderio di “evadere” dalla realtà che ci circonda, significa, invece, studiare l’umanità per come si è comportata nel passato, quali sfide ha dovuto affrontare, come l’ha fatto e con quali esiti. Viviamo in un periodo difficile, in un’età in cui è ancora forte la voce di chi ci vuol far credere che fra gli esseri umani contano più le differenze che le somiglianze; abitiamo anche in quel villaggio globale squassato da rancori e rivendicazioni etniche, mentre grandi masse di popolazioni vengono fra noi a cercare condizioni di vita più umane e si sente perciò un gran bisogno di Storia, di guardare alle nostre radici per cercare di capire meglio chi siamo e da dove originano i problemi che ci assediano. Per questo è bene avvicinarsi ad un tema come quello ora in esame, armati del risultato delle ricerche storiche – campo in cui si sono avuti grossi cambiamenti durante il secolo scorso – ed evitare preconcetti sia in positivo che in negativo.

Riassunto tematico

1 – Il termine “cavalleria” indica sia l’insieme dei cavalieri quanto il sistema di valori e ideali tipici dei cavalieri. Difatti guerrieri a cavallo sono esistiti sin da quando gl’indoeuropei addomesticarono i primi cavalli intorno al 2000 a.C. Gli Egiziani conobbero questo tipo di guerrieri già dal XVIII secolo a.C., in seguito all’invasione del popolo degli Hyksos. L’impero persiano, i Greci e i Romani conoscevano ed utilizzavano la cavalleria come arma dei loro eserciti e la sfruttavano in battaglia, sia pure come truppe ausiliarie del vero fulcro dei loro eserciti, la fanteria.

Quest’ultima continuerà ad avere la preminenza anche dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, sino al IX secolo, quando comincerà un lungo processo che porterà alla nascita della “cavalleria medievale”. Pur perdendo tale preminenza tattica dal XV secolo la cavalleria in quanto corpo d’arma di un esercito, permarrà sino alla seconda guerra mondiale, guerra in cui sono famose le cariche suicide della cavalleria polacca contro i panzer tedeschi; anche l’esercito italiano – durante il medesimo conflitto – usò unità di cavalleria.

2 – Fino al XIII secolo almeno, il cavaliere era innanzitutto un guerriero di professione, che grazie ad un lungo addestramento era in grado di combattere a cavallo. In origine, faceva parte della cavalleria chiunque riceveva in donazione da un potente il costoso equipaggiamento militare e l’ancor più prezioso cavallo da combattimento, o chiunque poteva acquistarli grazie al possesso di consistenti beni.

I documenti del tempo, sino al XII secolo, non ci menzionano cavalieri, ma milites (soldati), ciò non implica che non vi fossero cavalieri prima del 1100, solo che il loro ruolo in guerra non era ancora ben distinguibile da quello dei fanti, dei quali avevano la stessa armatura e quasi le stesse tecniche di combattimento. Difatti i Franchi, anche all’epoca di Carlo Magno, combattevano preferibilmente appiedati (fu così che sconfissero i razziatori a cavallo arabi nel 732 a Poitiers sotto la guida di Carlo Martello; fu così che affrontarono, a Roncisvalle e agli ordini del conte palatino Rolando, i baschi inferociti a causa della distruzione della loro città, Pamplona), anche se usavano il cavallo per spostarsi velocemente verso il campo di battaglia. Il famoso Arazzo di Bayeux (conservato tuttora nel Museo della Regina Matilde nell’omonimo paese della Normandia) ci raffigura gli antefatti, i preparativi e lo svolgimento della conquista normanna dell’Inghilterra anglosassone; è un documento importante questo, che getta una luce su particolari che le fonti narrative o documentarie tacciono. Sappiamo quindi che ancora nel 1066 cavalieri e fanti non si differenziano negli armamenti e quasi per niente nelle tecniche di combattimento.

La cavalleria nobiliare dei secoli XII-XV scaturisce da una trasformazione della società nel suo complesso. La cristianità guidata da Carlo Magno e dai suoi discendenti, infatti, era molto diversa da quella che nel 1095 si preparava alla sfida della prima crociata; fra l’888 (data della morte di Carlo il Grosso e conseguente estinzione della dinastia carolingia) e il 1095 vi è una serie di trasformazioni generalizzate che sono vitali per capire la nascita e lo sviluppo della cavalleria, come della società tutta.

3 – Dal XII al XIII secolo, combattere a cavallo divenne sempre più prerogativa di pochi, un indizio di preminenza sociale. Cavalieri erano titolari di signorie rurali e cavalieri erano anche i guerrieri che aiutavano i signori ad esercitare i propri diritti. La comunanza di valori e di stile di vita con i personaggi più potenti e la netta superiorità dei cavalieri rispetto alla gran massa della popolazione, propagandata attraverso la produzione letteraria delle chansons de geste e della prima letteratura romanza (ma anche dagli scritti satirici contro i rustici ed i laboratores in generale) fece con il tempo sviluppare l’idea che gli uomini di umile nascita non dovessero accedere alla cavalleria. Sempre più spesso, solo chi è nato da famiglia di cavalieri, era ammesso all’addobbamento. Con il termine “addobbamento” s’indicava il cerimoniale con cui un uomo diveniva a tutti gli effetti un cavaliere. Su questa evoluzione dei valori cavallereschi influì anche la letteratura in volgare, con l’esaltazione dell’amor cortese e della dedizione del cavaliere ad una dama.

Per contro, ignorate dalla tradizione letteraria, le comunità contadine non erano del tutto inermi nei confronti dei nobili e dei cavalieri che li taglieggiavano, c’è tutta una storia della formazione di comunità rurali capaci di mettere alle strette, quando le condizioni generali lo permettevano certo, il nobile e costringerlo a venire a patti.

I comuni cittadini si sviluppano, in Italia centro-settentrionale soprattutto, creando soggetti politici nuovi e dal glorioso avvenire. Questo è anche il periodo del “risveglio delle città”, come pure dell’architettura e scultura romanica, che segna un netto miglioramento delle tecniche costruttive.

4 – Il rito dell’addobbamento, pubblico e celebrato in forme sempre più solenni, consisteva sostanzialmente nella consegna delle armi e in un colpo inferto simbolicamente col piatto della spada (“collata”). Doveva essere obbligatoriamente officiato da un personaggio già insignito della cavalleria. Il rituale e in generale tutti gli ideali connessi alla cavalleria andarono evolvendosi anche per influsso della Chiesa, che elaborò l’immagine del cavaliere ideale, pronto a difendere le chiese, i poveri, le vedove e gli orfani. Al duraturo prestigio della cavalleria, infine, contribuì anche la nascita di ordini militari, come l’Ordine Teutonico e quello di S. Giovanni (o dell’ospedale e poi di Rodi e di Malta). Si trattava di ordini religiosi di nuovo genere, nati durante la I crociata, che imponevano come voto ai membri la difesa con le armi dei pellegrini e la lotta ai musulmani. Oggetto di generale ammirazione e di continue donazioni, divennero dal XII secolo istituzioni potentissime, dotate di grandi ricchezze e d’influenza politica in tutta Europa.

Il messaggio cristiano originario, però, era profondamente pacifista, dobbiamo quindi guardare anche alla profonda trasformazione che porterà la Chiesa, nell’XI secolo, a diventare definitivamente “romana” (dopo lo scisma con la Chiesa orientale guidata dalla vecchia rivale del vescovato romano: Costantinopoli), ingaggiare la sua lotta contro le influenze dei potenti laici e sviluppare bramosie (già presenti da secoli) per affermare un potere teocratico universale.

5 – Dal XIII secolo, in Europa Occidentale, incominciano ad affermarsi poteri centralizzati su aree sempre più vaste. L’aristocrazia territoriale trova spazi sempre minori d’autonomia e la cavalleria comincia a subire le prime sconfitte sul campo di battaglia. Già nel 1176, durante la Battaglia di Legnano, truppe di fanteria erano riuscite a sconfiggere l’avanguardia composta da cavalieri di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero. Quella sconfitta, avvenuta in quel che è ritenuto il periodo d’oro della cavalleria medievale, serve per sfatare il mito d’invincibilità che pare ancora persistere attorno al cavaliere. Ancora per parecchio tempo (all’incirca sino alla battaglia di Crecy, combattuta il 26 agosto del 1346, durante la Guerra dei Cento Anni) il ruolo preminente di questo corpo d’arma non sarà messo in discussione, nonostante la sconfitta di Legnano non sia stata certo l’unica subita dalle cavallerie occidentali prima del 1346. Intanto si ha la ripresa delle città e dei traffici commerciali, così come s’accresce l’accentramento del potere nelle mani di pochi principi. I regni ed i principati d’Europa cominciano a sviluppare un’articolata corte, nucleo iniziale della nascente burocrazia. Queste corti ed uffici statali costituiranno vie di affermazione alternative alla guerra, per le famiglie aristocratiche, in un crescendo progressivo. Durante il ‘300 arrivano le sconfitte che cominceranno a scardinare i vecchi ordinamenti militari, con l’affermazione delle fanterie, mercenarie (come i quadrati di picchieri svizzeri) o meno (come le formazioni di arcieri inglesi). Pur continuando ad utilizzare forti squadroni di cavalleria, i nascenti stati nazionali, nel ‘400 metteranno in campo formazioni di fanti (arruolati ed equipaggiati direttamente dallo stato) in cui gli ufficiali – di solito nobili – saranno costretti a comandare appiedati anziché dal proprio cavallo, per l’esigenza nuovamente dominante di avere formazioni di fanteria disciplinate (tornate ad essere il vero fulcro degli eserciti). Ciò perché la storia passata aveva dimostrato che le fanterie disciplinate e ben equipaggiate potevano tenere testa a qualsiasi carica di cavalleria pesante.

Non sarà la fine della nobiltà e nemmeno della cavalleria in quanto tale, ma il titolo nobiliare di cavaliere diverrà sempre più un titolo onorifico e, con esso, gli antichi ideali elaborati dai letterati laici ed ecclesiastici dall’XI al XIII secolo divennero leggenda da rimpiangere.