Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo
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Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo

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La narrativa popolare vive di emozioni semplici e dirette, sfrutta stereotipi e ripropone eroi resi celebri da autori più dotati. È ingenuo liquidare questo tipo di letteratura come ‘spazzatura’, accusandola di essere banale, scritta in modo approssimativo. Più interessante semmai è esaminare i meccanismi che stanno dietro ai titoli venduti negli scaffali delle edicole. È quanto avviene in Come si Distrugge la Reputazione del più Grande Agente Segreto del Mondo (Le Magnifique), una commedia fantastica dai toni sgangherati realizzata nel 1973 da Philippe De Broca.

François Merlin è l’autore dei quarantadue libri sull’agente segreto Bob Saint-Clar, emulo di James Bond. Vive in un appartamento in perenne disordine, ha alle spalle un matrimonio fallito e tira avanti tra bollette da pagare e scadenze da rispettare. L’editore Georges Charron gli nega qualsiasi anticipo e lo sfrutta, obbligandolo a consegnare un dattiloscritto dietro l’altro. La fama sfiora appena lo scrittore: vede i libri in mano a persone modeste, letti con avidità dalla donna delle pulizie, dai pendolari sul tram. È ben consapevole del modesto valore letterario delle sue opere, e con estrema lucidità traspone nel mondo immaginario della spia le difficoltà grandi e piccole della vita quotidiana. Si immedesima nell’agente segreto e rappresenta gli avversari con i volti delle persone che lo ostacolano. Il villain numero uno è l’alter ego dello stesso editore, mentre la donna ideale… nella realtà non esiste. Quando la incontrerà, la sua vita e il destino di Bob Saint-Clar prenderanno una svolta radicale…

La pellicola alterna parti ambientate nel mondo fantastico a momenti di garbato realismo. I due piani della narrazione si mescolano con una certa discontinuità; le parti fantastiche appaiono molto ben riuscite mentre quelle ambientate nel nostro mondo hanno i toni scialbi di una qualsiasi commedia leggera. Tanta disomogeneità è probabilmente innata, risiede nel soggetto stesso, e solo in parte è dovuta alla sceneggiatura caotica, o alla regia di mestiere. Le migliori soluzioni visive accompagnano le avventure della spia, scaturiscono da famose sequenze di film di genere. L’incipit è magnifico, molto brioso. Lo spettatore per i primi venti minuti di proiezione crede di assistere a una rivisitazione estremamente ironica delle gesta di James Bond, o dell’agente Flint. Non si arriva alla volgarità esplicita di Austin Powers, tuttavia lo humour macabro crea momenti altrettanto sopra alle righe. Il brusco ritorno alla realtà funziona bene solamente in un primo momento; con il procedere degli eventi la fantasia perde la sua carica trasgressiva, le risate si diradano e la pellicola si trasforma in una commedia leggera, ben interpretata e confezionata con garbo.

Il calo di tono inizia probabilmente con l’entrata in scena della bellissima studentessa vicina di casa, che avvicina François perché vuole studiare il fenomeno di Bob Saint-Clar. Si prevede come andrà a finire la vicenda non appena la giovane Christine soccorre lo scrittore, accanito tabagista prostrato… da una breve corsa. L’epilogo è molto scontato, e falsamente trasgressivo. Bob Saint-Clar, ammalato di parotite e divenuto impotente, si consola tra le braccia dell’acerrimo nemico, piantando in asso la bellissima compagna. François trova l’Amore su questa terra, e manda al diavolo l’editore.

A ben pensarci, potevano esserci conclusioni più ciniche e disilluse a portata di macchina da presa. Che sorpresa se la giovane, ben comprese le leggi che regolano quel genere di editoria, avesse affiancato lo scrittore, magari portando avanti le avventure a quattro mani, o addirittura gli avesse rubato il mestiere! Non sarebbe la prima volta. La famosa Angelica, Marchesa degli Angeli è stata creata dai coniugi Anne e Serge Golon, e nella letteratura gialla e noir ci sono detective nati da collettivi di scrittori che hanno firmato i romanzi con uno pseudonimo, addirittura attribuendo una biografia verosimile all’autore immaginario. Ma il regista non ha osato tanto, preferendo un comodo lieto fine: un vero peccato, dopo un primo tempo davvero irriverente.

Il calo di creatività affligge la vicenda e delude lo spettatore, nel caso in cui si attenda un crescendo di umorismo dirompente. Il film funziona invece perfettamente se si vuol ritrovare nelle disavventure dello scrittore un quadro realistico del mondo dell’editoria di genere. La trama diviene un pretesto per proporre ai lettori un saggio sui meccanismi della narrativa seriale, come avviene nel celebre Misery non Deve Morire, efficace manuale di scrittura creativa mascherato da thriller.

Nel caso di Come si Distrugge…, attraverso lo sguardo di François Merlin si può fare una riflessione sui retroscena meno nobili di molte realtà editoriali – incluso il fantasy. I lettori amano l’evasione, cercano tra le righe eroi vincenti, destinati a lottare, a soffrire e a vincere. Vogliono immedesimarsi in agenti segreti, avventurieri, detective, astronauti, archeologi, e realizzare attraverso l’immaginazione i sogni che la vita ha negato loro. Gli autori sono illustri ignoti, scribacchini con alle spalle editori pressanti e scadenze rigide. In qualche caso descrivono situazioni estreme facendo ricorso a esperienze vissute, più spesso ricorrono al parere di esperti, oppure inventano di sana pianta, confidando nell’ignoranza dei lettori. Ovviamente conoscono bene la psicologia del pubblico, e calcano la mano su tutti gli elementi che possono risultare graditi: la violenza, il sesso, il senso di meraviglia. Ingredienti semplici, per una ricetta che pare funzionare, con le dovute varianti e con notevoli differenze qualitative. I risultati sono quasi sempre modesti, pur con eccezioni di tutto rispetto. Anche grandi classici come I Miserabili sono nati in forma di romanzo popolare, e altrettanto si può dire delle opere di autori come Alexandre Dumas o Emilio Salgari. La linea che separa la ‘spazzatura’ dalla ‘letteratura’ può essere molto sottile, ed è un confine che si ridisegna a seconda del senso estetico e del ruolo che si attribuisce alla letteratura stessa.

Le riflessioni e l’umorismo in anticipo sui tempi rendono questa pellicola ancora attuale. L’ambientazione e gli effetti speciali sono ovviamente datati, la confezione è di buon mestiere tuttavia alcune trovate sono indimenticabili e strappano risate a distanza di oltre quaranta anni. Merito della simpatia di Jean-Paul Belmondo, della sua faccia da schiaffi, della musica fracassona. Le migliori invenzioni sono affidate ai dettagli, alla goliardica rivisitazione degli stereotipi: nella fantasia dello scrittore operai scansafatiche finiscono crivellati di colpi, la spia è un raffinato poeta e un abile pianista, le vittime finiscono in scatolette di tonno…

Come si Distrugge… è un film anomalo e divertente, in anticipo sui tempi, e dotata di una buona dose di auto ironia.

Le Magnifique - Locandina

Tit. originale: Le Magnifique

Anno: 1973

Nazionalità: Francia, Italia

Regia: Philippe de Broca

Autore: Francis Veber, Jean-Paul Rappeneau, Philippe de Broca, Vittorio Caprioli (sceneggiatura)

Cast: Jean-Paul Belmondo (Bob Saint-Clar / François Merlin), Jacqueline Bisset (Tatiana / Christine), Vittorio Caprioli (Karpof / Charron ), Hans Meyer (Colonnello Collins), Monique Tarbès (Mrs. Berger)

Fotografia: René Mathelin

Montaggio: Henri Lanoë

Musiche: Claude Bolling

Rep. scenografico: François de Lamothe (scenografia) | Robert Christidès (arredi)

Produttore: Georges Dancigers, Alexandre Mnouchkine | Robert Amon (associato)

Produzione: Les Films Ariane, Mondex Films, Cerito Films, Oceania Produzioni Internazionali Cinematografiche, Rizzoli Film