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Come sopravvivere alla cultura giapponese – Parte 2

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La generazione dei cartoni

In collaborazione con Advena

Abbiamo iniziato al grido di “sono fra noi!” (i Giapponesi non i Visitors, tanto per chiarire). Ma, siamo sinceri, ci sono sempre stati!

Se pensiamo alla nostra infanzia, ai nostri momenti felici, ci vengono in mente videogiochi e cartoni animati. Un connubio classico che funziona per tutte le età e in particolare per quella generazione che è cresciuta con robottoni e conflitti spaziali, conoscendo la guerra solo attraverso gli anime (il che ovviamente è un bene). I nostri nonni parlano di Mussolini, della fame, della paura delle bombe… Noi racconteremo ai nostri nipoti dei meganoidi, di quando Mazinga si è scontrato con Goldrake, o della storia di Voltus V… E permettetemi di dire che è fantastico!

Oggi la parola “nerd” è di uso comune: allo stereotipo del nerd viene associato l’interesse per materie come la tecnologia, la fantascienza, il fantasy, i giochi di ruolo, i fumetti… Sei un nerd se non ti vesti di marca, se non… “profumi di figo” (qualsiasi cosa voglia significare); ma soprattutto sei “nerd” se vedi i cartoni animati.

Vero è che oggi giorno anche i cartoni animati si sono fatti fighetti, c’è la tipa con il top attillato e il seno extralarge, il ragazzino che ha il Pokemon ma pure una giacca trendy e il cappello girato al contrario. Insomma, i nostri cartoni sono dei “nerd” in confronto, e di traslato lo siamo anche noi, che arrivati a trent’anni ci vergogniamo di canticchiare una sigla o di dire che conserviamo le cassette con registrate tutte le puntate del nostro cartone preferito.

Gli anime: mi ricordo che da bambino mi dicevano che col tempo sarebbe passata, altrimenti sarei diventato un disadattato, uno triste che da grande avrebbe giocato ancora con i pupazzi. Pupazzi che costano tra l’altro una fortuna; giocattoli, feticci di un’età passata, che se li conservi sei un nerd. Eppure, prova ad andare in Giappone: trovi gente che ha la casa piena di questi oggetti, modellini in scala o addirittura a grandezza “naturale”, costumi, armi giocattolo…

Allora si dice che è diversa la cultura, che alcuni sono malati; partono gli studi socio-antropologici: sono persone sole, tristi, sull’orlo del suicidio, a causa dei cartoni magari.

E… quando da noi alcuni giovani hanno compiuto atti irresponsabili e criminali come lanciare sassi dai cavalcavia, la responsabilità poteva mai essere dei ragazzi stessi, della famiglia, dei genitori, della scuola, della società, della semplice stupidità? Ovviamente no, la causa reale era… Kenshiro! Il cartone istigava alla violenza, andava bandito, censurato!

Al tempo io ero abbastanza piccolo da preoccuparmi all’idea che davvero avrebbero potuto cancellarlo, così come censurarono Sailor Moon perché alcune scene mostravano le nudità delle adolescenti protagoniste. Ovvio che quando le suddette cambiavano costume… sotto erano nude. Vero è che Superman aveva la decenza di infilarsi in una cabina del telefono, ma c’è da dire che a Tokyo avevano già i cellulari. E allora via a coprire i corpi fatti di luce, a tagliare le sequenze di fasce che maliziosamente li avvolgono, non sia mai che si veda un seno o – misericordia! – scappi addirittura un capezzolo! I bambini ne sarebbero rimasti sconvolti per sempre!

Oggi i bambini della stessa età palpano le maestre e fanno sesso fra loro.

Ad ogni modo, senza sesso, e con la violenza censurata fatta di sangue fosforescente e gente che esplodeva schizzando gelatina, ci siamo allora abbuffati di valori: eroismo, sacrificio, altruismo.

Un fede incrollabile nell’amicizia ce la siamo fatta insegnare dai Cavalieri dello Zodiaco, che si massacravano, si riducevano allo stremo; il nemico più forte li faceva a pezzi, li mutilava, ma loro non desistevano. Le prendevano fin quasi a morire ma, proprio all’ultimo, arrivava l’amico in soccorso, e si vinceva insieme; l’amico prendeva prima la sua parte di botte, certo, ma poi si vinceva.

Amicizia.

Amore per il prossimo e spirito di sacrificio animano tutti i giovani piloti dei robottoni: Goldrake, Getta Robot, Jeeg, Mazinga, Daltanius, Trider, Daitarn e molti altri ancora. Ragazzi e ragazze che mettono da parte tutto, rinunciando a vivere la loro giovinezza, per combattere, perché da loro dipende il destino del mondo.

Il nostro pensiero più importante è portare a casa la cotenna ogni giorno dall’ufficio, mentre questi “eroi” salvavano il mondo! Ci vuole poco per immaginare la delusione provata una volta cresciuti, nel rendersi conto che il nostro destino non sarà mai lastricato di gloria e avventure.

E allora come si fa? Si diventa un nerd, si rimane attaccati a un sogno, immaginando una realtà diversa e migliore. Ecco quindi i pupazzi, i cartoni e i ricordi di un mondo che da piccoli ci ha fatto sognare.

Ciò che i più considerano negativo, per me è nostalgia, o meglio è fede. La fede incrollabile che gli eroi dei cartoni hanno sempre enfatizzato, fede nell’amicizia, che ricerchiamo costantemente rimanendone costantemente delusi. Perché amici del genere non posso esistere nel mondo reale: sono troppo perfetti, disinteressati, modelli irraggiungibili che ci piace conservare sotto forma di ricordo e di pupazzo.

Il lascito più bello del Giappone è proprio questo, un bellissimo sogno a occhi aperti, fatto di ideali e di valori che ci hanno segnato fino all’età adulta.

Perciò, se vogliamo compiere un primo passo, nel nostro personalissimo viaggio nella cultura giapponese, possiamo partire proprio da qui. I valori attraverso i cartoni – come dire la poesia nello sport – che possono essere compresi solo da chi è capace di credere ancora ai sogni.