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Culastrisce Nobile Veneziano

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Durante una festa in maschera allestita nel vasto giardino della sua villa, Luisa, la moglie del marchese Luca Maria Sbrisson, si allontana mentre tutti giocano a mosca cieca; si apparta insieme a un giovanotto con l’abito scuro. Qualcuno tra gli ospiti immagina il tradimento, e ammicca ai presenti. La signora sale su un’altalena e viene sospinta dal suo spasimante.

Poco dopo sopraggiunge il marito; non sospettando la tresca (l’amante nel frattempo si è nascosto) , l’uomo prende a sua volta a far muovere l’altalena ma… improvvisamente scoppia il temporale e un lampo lo acceca. Non appena torna a vedere, scopre che l’altalena è vuota e la sua signora è scomparsa nel nulla.

Negli anni successivi il marchese vive recluso nella sua splendida dimora, si dedica al violoncello, alla botanica e alle mongolfiere. Per follia, per scherzo, o per calcolo finge la presenza della signora, a sé e ai rari visitatori. La vede, ci conversa, ci balla… E intanto i parenti aspettano l’occasione propizia per farlo dichiarare pazzo e appropriarsi dei suoi beni.

Un giorno, per caso, il nobiluomo incontra Agostino Nebiolo, un musicista che si guadagna da vivere suonando l’organo a matrimoni e funerali. Costui capita nella cappella della villa; attirato dalla melodia del violoncello, si siede all’organo e l’accompagna.

Il marchese rimane colpito dall’abilità del musicista e decide di ospitarlo. Agostino asseconda la commedia inscenata dal nuovo amico e addirittura trova una prostituta che assomiglia alla scomparsa nobildonna e che viene così fatta passare per lei.

Durante un evento mondano, la finta marchesa compare davanti agli ospiti. Gli avidi parenti la vedono e sono costretti a ricredersi sulla follia del loro congiunto, o quanto meno capiscono d’essere rimasti senza alcuna prova per sostenere la necessità di una  sua interdizione.

Subentrano però delle difficoltà: il nobile, che ha sempre idealizzato la moglie, forse fino al punto di volerne ignorare i tradimenti, non riesce a superare le differenze sociali e le incompatibilità di carattere che lo separano dalla sosia. Qualche giorno dopo, con la complicità dell’organista, fa salire la donna su una mongolfiera e la fa volare via…

Il marchese può allora tornare a vedere la sua signora. E, stavolta, ci riesce anche Agostino.

AMBIGUITà INOPPORTUNE

Culastrisce nobile veneziano è una pellicola anomala, e sfugge alle rigide tassonomie di genere.

Snobbata dalla critica impegnata poiché ammicca al trash, irrita gli spettatori alla ricerca di risate facili, proprio perché promette loro disimpegno e poi parla di poesia. Commedia trash moscia o reinvenzione di un genere, visto con gli occhi malinconici di un poeta?

Il titolo non contribuisce certo a dirimere il dubbio: “Culastrisce” sembra un soprannome boccaccesco, invece allude a un antenato Lanzichenecco del protagonista. I mercenari svizzeri oltre alle tipiche alabarde portavano brache con spacchi e inserti di stoffe di colori contrastanti. Chi conosce la storia militare comprenderà il riferimento, tutti gli altri penseranno senza indugi al sedere. Non a caso il soprannome viene usato di rado, e ne scopriamo la motivazione solo pochi minuti prima dell’epilogo. Il film è stato realizzato a metà anni Settanta, e il titolo è stato scelto per assecondare la moda delle commedie a base di donnine spogliate, mariti cornificati e battute triviali.

E così si genera l’equivoco. Il sesso (per esempio la serata che i protagonisti passano a Venezia, in compagnia di due belle giovani e tanto alcool) e le scurrilità (come quelle peculiari della sostituta marchesa, che marcano le differenze culturali e di ceto) ci sono, ma sempre come pretesti per definire tratti del carattere dei personaggi.

Claudia Mori in guepiere o tra le bolle del bagnoschiuma non basta dunque a soddisfare chi si aspetta battute da caserma e blando erotismo; né la presenza di Adriano Celentano garantisce risate a crepapelle o rock and roll.

Se al primo impatto il film si presenta come una commedia dolceamara con qualche particolare piccante, afflitta da troppi momenti di stanca, una visione più partecipe scopre che proprio la lentezza asseconda la riflessione sul tema dell’amicizia virile e sul valore dell’immaginazione e della poesia. La trama esile lascia spazio all’analisi del carattere sognatore dei protagonisti, oltre a proporre un itinerario di viaggio tra le splendide ville venete.

TENERI SOGNATORI

I protagonisti sono memorabili, per le interpretazioni di Marcello Mastroianni e Lino Toffolo, e dei già citati Mori e Celentano, nei ruoli rispettivamente del marchese, dell’organista, del boss e della moglie/sosia. Nonostante siano personaggi improbabili, li sentiamo vivi, vibranti di poesia.

La trama vive di alcuni sketch surreali e delle belle caratterizzazioni.

L’organista, tenero e stralunato sarebbe piaciuto a Chaplin e a Fellini La sua distrazione innesca la serie di disavventure. Un po’Arlecchino, un po’ Gatto con gli Stivali, è uno dei tanti che avvertivano la chiamata del Signore… pur di poter studiare in un seminario. Sappiamo che ama l’arte, gli scacchi e la musica; non è certo ricco, ma la cultura lo rende diverso dal ceto medio basso dell’Italia tardi anni Sessanta, dai lettori di rotocalchi, affamati di gossip. Vive in un furgone, o lo utilizza per recarsi ai concerti; abile sulle tastiere e imbranato nelle occasioni mondane, risolve con creatività i piccoli e grandi problemi della vita.

Dimostra in alcune occasioni di essere anche molto coraggioso. Culastrisce lo apprezza proprio per le azioni generose, e per la capacità di vedere oltre la concretezza della banalità quotidiana.

Ci sono affinità forti che nascono dai valori, dalla sensibilità. Accomunati dall’adorazione per la musica, dall’indole sognante, dalla passione per gli scacchi, il nobile e l’organista possono costruire un’amicizia sincera.

Il marchese è una persona che vive di illusioni più o meno consapevoli. Adora suonare il violoncello, vola in mongolfiera e coltiva rari tulipani; va a caccia, ama il lusso decadente. Dentro sé probabilmente è consapevole che la moglie lo tradiva con un uomo più giovane e prestante, e che era quindi distante da lui già prima di scomparire. Per troppo amore, forse per follia, finisce per concretizzare il fantasma della donna. Finge di averla ancora con sé (o forse la vede davvero), le parla, ne ricrea vizi e virtù. Difficile stabilire se e quanto sia pazzo; per lui, come per gli altri nobili, o per qualsiasi persona frequenti esclusivamente ambienti privilegiati, il metro che misura la “normalità” è male applicabile.

Il boss è lo strumento del Destino: investe il musicista, gestisce il traffico delle donne di strada, inconsapevolmente determina la sorte dei protagonisti. La sua vettura sportiva lanciata per le strade sterrate della campagna è un leitmotiv che ricorre più volte.

La prostituta è l’opposto degli protagonisti: è una donna pragmatica, ama il lusso secondo i modelli proposti dai rotocalchi rosa, ha una famiglia numerosa. Ovviamente è pronta ad approfittare del marchese, e presto rivela la sua natura di persona superficiale e parassita.

Meglio un fantasma, piuttosto che una simile arpia.

AGATHA CHRISTIE NON ABITA QUI

Il soggetto è tratto dalla piece teatrale Un coperto in più, adattato dallo stesso regista Flavio Mogherini con la collaborazione di Maurizio Costanzo. La versione cinematografica esalta le atmosfere oniriche, la satira si tinge di malinconia e trionfano personaggi dai toni surreali.

Il cinema fantastico all’italiana punta sulle atmosfere, sul modo in cui l’uomo guarda la realtà. Vengono trasfigurati i ricordi del seminario dove il musicista studiò da bambino, il cielo si riempie di palloncini gialli che volano nel cielo trasportando un bizzarro vicino di casa del marchese, la villa palladiana è popolata da grotteschi fricchettoni, e le feste in maschera ci trasportano in pieno Settecento… Invece di concretizzare fantasmi o scatenare mostri fa a meno di effetti speciali, e la fantasia è un modo di vedere la realtà.

Gli spazi delle splendide ville rendono più deciso il contrasto con la campagna del Veneto, i suoi piccoli borghi, i bar lungo le strade: un mondo diverso dal ricco Nord-Est del terzo millennio. L’ambiente sociale così inconsueto rafforza il senso di estraniazione. I nobili sono o possono apparire strambi, praticano sport e hobby inconsueti, ascoltano musica diversa da quella dei juke-box, possono dedicarsi ad attività elitarie. La gente comune… forse non esiste, o popola bar di paese, o divide le giornate tra lavoro e vizi più o meno innocui.

Se si è assuefatti al cinema fantastico americano, se si pretende un finale rassicurante, che riporti realtà e fantasia nei binari loro assegnati, meglio evitare questa pellicola. Altrettanto inutile tentare interpretazioni degli eventi, cercare di immaginare che fine abbia fatto Luisa. La sparizione della nobildonna non ha sviluppi polizieschi, nemmeno accennati. Ignoriamo se la donna sia in realtà morta cadendo dall’altalena su cui si dondolava un attimo prima di svanire, o se sia scappata con l’uomo vestito di scuro. Altrettanto si può dire della fine della prostituta: il nobile, appassionato del volo in pallone, la fa montare nel cestello e poi lascia che una cima del canapone si sciolga, facendo salire la mongolfiera in cielo. Anche qui nessun poliziotto compare a fare indagini.

Non è un film di Roman Polanski, né una commedia sulla falsariga di Harvey.

Superfluo pure voler fare chiarezza sull’origine e sulla motivazione della finzione inscenata dal marchese.

È un film fantastico all’italiana, e mescola elementi realistici e fantastici, parentesi comiche e oniriche, momenti di satira sociale, surreali citazioni felliniane, ritmi rilassati, introspezione…

I pregi del film possono apparire come altrettanti difetti, a seconde delle aspettative che lo spettatore si crea. Non ci sono spiegazioni logiche, e nemmeno se ne avverte la necessità: la pellicola gioca la carta della poesia, e parla al cuore dei sognatori!

Culastrisce Nobile Veneziano - Locandina

Tit. originale: Culastrisce Nobile Veneziano

Anno: 1976

Nazionalità: ITALIA

Regia: Flavio Mogherini

Autore: Flavio Mogherini (storia e sceneggiatura) | Maurizio Costanzo (storia e soggetto, dal testo teatrale “Un coperto in più”) | Gianfranco Clerici, Amedeo Pagani, Barbara Alberti (sceneggiatura)

Cast: Marcello Mastroianni (Marchese Luca Maria), Claudia Mori (Luisa / Nadia), Lino Toffolo (Agostino), Anna Miserocchi (Helga), Flora Carabella (Alvisa), Olga Bisera (Barista), Rebecca Reder (Arpista), Adriano Celentano (Sprint Boss Kitz), Andrea Aureli (Onorevole), Silvano Bernabei (Vincenzo), Alvaro Mancori (Nanè), Nikki Gentile (Patty)

Fotografia: Carlo Carlini

Montaggio: Adriano Tagliavia

Musiche: Detto Mariano

Rep. Scenografico: Eugenio Liverani (production design)

Produttore: Alberto Pugliese (eseutivo)

Produzione: Produzioni Atlas Consorziate, Atlas Film