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Cybercultura

LA RIVOLUZIONE DEI 100 ANNI

Uno sguardo nel passato, non per avere le risposte ai quesiti di oggi, ma tentare di conoscere le domande di domani.

Etimologia

Correva l’anno 1980 e BRUCE BETHKE era impegnato nel trovare un titolo adatto al suo nuovo racconto: un gruppo di ragazzini dediti a compiere atti vandalici con i loro computer portatili sarebbero divenuti i rappresentanti della nuova generazione che parlava il linguaggio del computer. Mescolando una serie di radici fino a trovare una parola composta che suonasse bene, Bethke volle coniare così un nome per identificare quella nuova generazione che andava formandosi in quegli anni. Era nata la parola cyberpunk.

Anche se Bethke si attribuisce la paternità del termine, viene lasciato a GIBSON il merito di aver scritto con Neuromante l’espressione massima del movimento letterario. Non a caso Gibson, insieme ai suoi compagni del movimento, verranno ribattezzati neuromantici.

Appassionati di fantascienza e con il pallino della letteratura, iniziarono a scrivere racconti sul genere, scambiandosi opinioni sulle loro opere. Nomi come WILLIAM GIBSON appunto, ma anche JAMES PATRICK KELLY, CONNIE WILLIS, JOHN KESSEL, KIM STANLEY ROBINSON, sarebbero diventati i pionieri della nuova fantascienza. Nei loro scritti nasceva la nuova linfa vitale di un genere che oramai veniva considerato “morto” perché privo di novità.

Il movimento letterario “Radical Hard Science Fiction” che fondarono, fu la dimostrazione che nei loro scritti non c’era solamente un aspetto ludo-romanzesco. Il movimento dimostrò tutta la propria orginalità nella pubblicazione dei primi manifesti e proclami, gettando le basi di un nuovo filone : il cyberpunk appunto.

Non solo libri

Il cyberpunk non è solamente letteratura, ma rappresenta il frutto di 50 anni di storia. Proviamo a ripercorrerne le tappe.

È il 1964 e dalle pagine della rivista di fantascienza New Worlds, diretta da MICHAEL MOORCOCK (l’autore del filone fantasy Elric di Melnibonè), nasce la New Wave.

La Nuova Onda si pone in rottura con la fantascienza tradizionale, abituata a distanziare di anni luce il progresso tecnologico reale. La nuova tendenza segue di pari passo le scoperte e la società del momento. Si comincia così a parlare di argomenti tabù come sesso, imperialismo economico e culturale, incesto, ateismo. Sono tutte problematiche presenti nella società di quel tempo, in cui si punta ad esplorare i meandri della mente umana, sfruttando l’introspezione e la scienza della psicologia, introdotti da Freud 30 anni prima.

Il “mare mosso” che ne viene fuori promette di spazzare via il mondo “normale”, quello dove gli adulti, i “grandi”, prendono le decisioni. Molti giovani fuggono da questo “sistema” seguendo la nuova corrente, ma senza sapere dove li stia portando. Il “moto ondoso” genera fra di loro smarrimento e depressione, che attraverso l’abuso di droghe pesanti porta ai suicidi. Questa necessità di alienarsi staccandosi dal mondo si diffonde, diventa “comune”, e trova il suo spunto nella contestazione delle regole imposte, non più riconosciute ed accettate. Il fenomeno ha una risonanza talmente ampia che nascono delle comunità autogestite, in cui le regole vengono determinate dalla comunità stessa, piuttosto che imposte da un’élite ristretta che detiene il potere di legiferare. L’estremizzarsi della contestazione contro l’imposizione di regole porta alla nascita dell’anarchia, che si pone in netta contrapposizione con l’assolutismo del potere istituzionale.

Mentre arrivano gli anni ’70, dopo aver vinto la forza di gravità sbarcando sulla luna (1969) l’uomo vuole compiere un viaggio ancora più estremo: vuole oltrepassare le porte (The Doors) della percezione, intraprendendo un Trip (viaggio) a braccetto con Lucy In Un Cielo di Diamanti (The Beatles – Lucy in the Sky with Diamonds: il titolo della canzone richiama l’acronimo LSD).

È in questi anni che prende corpo la denuncia contro una tecnologia al servizio del capitalismo, e contro il consumismo professato dai mass media. Volantini, manifesti, riviste autoprodotte, trovano nella fotocopiatrice il loro mezzo di diffusione per eccellenza, ampliando il concetto di “copia”: adesso è possibile (teoricamente) ottenere un infinito numero di copie fedeli all’originale, consentendone l’accesso a chiunque. Il “messaggio” che questo fenomeno contiene è che l’informazione e la conoscenza non deve essere tenuta in poche mani ma distribuita a pioggia su tutti gli uomini. È un messaggio rivoluzionario che investe l’intero globo

L’olocausto, la fine del mondo, l’estinzione del genere umano, un secondo “Big Bang” che distruggerà l’universo, sono le nuove paure dell’uomo moderno. Non si tratta di fantascienza, le testate nucleari a Cuba, lo scudo missilistico, sono reali. Il mondo può veramente scomparire in un istante. Il timore di una terza guerra mondiale nucleare è talmente forte che proietta le menti delle persone in un futuro apocalittico dove la ragione dell’uomo lascia spazio al regresso della società, (ne sono alcuni esempi il manga noto in Italia come Ken Il Guerriero, o la serie cinematografica di “Mad Max”)

Ed improvvisamente arrivano gli anni ’80. Mentre l’incidente di Chernobyl riporta alla mente spettri del passato come Hiroshima, Nagasaki e la Guerra Fredda, gli adolescenti degli anni ’60 diventano adulti. Dopo aver bighellonando per il paese, storditi dagli acidi e dal rock’n’roll, si svegliano con uno schiaffo in faccia, ritrovandosi accanto robot, computer e razzi. È lo shock del futuro, che rende l’uomo tecno-dipendente.

Il digitale rende il World Wide Web la nuova dimensione da esplorare, sostituendola a quella psichedelica degli anni ’60. Mentre la “comunità” degli “hippy” si allarga diventando “globale”, il personal computer diventa la droga del nuovo millennio (la stessa definizione “personal” richiama in un certo modo la dose personale),

In senso grottesco i pc, che attraverso Internet diventeranno l’elettrodomestico per la diffusione globale dell’informazione, si trasformano nello strumento per combattere lo spettro dell’egemonia sul controllo dei media. È in questo contesto che nascono gli hacker, impegnati in una lotta continua per accedere ai database (banche dati) protetti e diffonderne il contenuto, secondo il principio del libero accesso, per tutte le persone, a qualsiasi tipo di informazione o tecnologia. Il computer diventa così strumento di liberazione ed espressione de “l’uomo utente”, una cassa di risonanza che amplifica l’eco del meltin’ pot che ha dato origine al cyberpunk.

Cyber + Punk!?

Ma allora cos’è veramente il cyberpunk?

Storicamente la cultura scientifica e quella umanistica sono sempre state scisse l’una dall’altra. Il cyberpunk è il risultato della loro unione, un connubio fra letteratura e tecnologia, che si fondono insieme e interagiscono l’una con l’altra. Da una parte il mondo cyber, bianco, pulito, asettico e inumano, dall’altra quello punk, nomade, sporco, del sobborgo, della denuncia sociale. Ma due fattori così diversi e distanti fra loro, perché adesso dovrebbero essere uniti insieme?

L’influenza dello sviluppo della tecnologia è determinante sul mondo moderno, ridefinendo lo stile di vita dell’uomo, non solo il suo “oggi”, ma anche il suo “domani”. La tecnologia si insidia nella quotidianità delle persone, nei molteplici aspetti della loro vita, oramai dati per scontati. Viene così sancita la dipendenza dell’uomo dalla tecnologia, in una nuova società postindustriale, o per meglio dire post-tecnologica

L’uomo cyberpunk usa la macchina come estensione di sé stesso, integrando microprocessori nel cervello e sostituendo gli arti con protesi cibernetiche. Tutti dispositivi tecnologicamente avanzati che gli permettono di superare i limiti insiti nella sua natura stessa, espandendo il suo sistema neurale, il suo ego, il suo “io”.

Ma il cyberpunk rispecchia la società in cui l’uomo vive e ne crea una proiezione a breve termine, riportandovi le luci e le ombre di oggi, ne discute gli aspetti, e prende coscienza degli effetti collaterali. Non si parla più quindi di un futuro impossibile, fatto di teletrasporti, raggi laser e navi spaziali, ma di un domani reale, con i network televisivi, il rock’n’roll, la droga, la guerra, la violenza, il sesso, Internet, la globalizzazione.

Ecco la nuova rivoluzione, che sancisce la rinascita della fantascienza.

In perfetta linea con la cultura pop, il cyberpunk marcia in controtendenza alla letteratura “classica”, sull’impulso creativo di giovani scrittori sbandati, drogati, senza radici o famiglia, un underground anticristo dei letterati in giacca e cravatta, con alle spalle anni di studio e vita morigerata. I nuovi autori abbandonano la struttura piramidale con diffusione dall’alto verso il basso, ed espandono la loro narrativa in senso orizzontale, sullo stesso livello del lettore, come una macchia d’olio. Lo scrittore trae spunto dalla sua vita, dagli avvenimenti e le influenze del momento, lo stesso contesto in cui vive anche il lettore. La narrativa innanzitutto ma anche la televisione, con i film, e la pubblicità, la musica, i termini tecnici e scientifici, lo slang della strada, gli elettrodomestici, i luoghi comuni, gli eventi storici: è uno scorcio del mix usato dallo scrittore, un cocktail ben noto al lettore, che lo beve, lo trangugia ogni giorno, lo “usa” sino all’ultima goccia. È il punto di vista che cambia: lo scrittore tenta di avere una visione globale del momento, spingendo il lettore ad aprire gli occhi. È come se gli stesse dicendo: “ehi amico, guarda che quello che stai buttando giù è nitroglicerina allo stato puro!”

Il cyberpunk “tocca” nel nostro cervello i ricordi, le esperienze, il “vissuto” di ognuno di noi, e spara direttamente nelle nostre teste delle immagini vivide, definite, ricche di particolari e significati, in alta risoluzione per giunta. È un po’ come il click del mouse che all’apertura di un file fa “esplodere” del codice binario trasformandolo in una stimolazione visiva. Dal computer alla mente, dall’esterno all’interno.

Ora, guardatevi intorno e ditemi: ancora non sapete cosa è il cyberpunk?

L’Eredità del Cyberpunk

E oggi?

Oggi è interessante notare come in un secolo l’umanità abbia potuto vivere contemporaneamente un nuovo rinascimento e una nuova rivoluzione industriale (meglio definibile come Tecnologica). Che esista quindi un meccanismo di ciclicità degli eventi e dei periodi storici? Ci aspetta forse un nuovo medioevo? Dobbiamo quindi temere veramente uno scenario post-apocalittico al quale farà seguito un’età della pietra?

Oggi il cyberpunk è morto. O per meglio dire, si è contestualizzato.

Giorno dopo giorno sta diventando la nostra realtà quotidiana. Il cambiamento, la trasformazione della società dovuta alla dipendenza dell’uomo dalla tecnologia, in una simbiosi sempre più stretta che porta ad una sovrapposizione fra umano e tecnologico, sino a fonderli e creare il binomio uomo-macchina, sempre più pressante, opprimente, è un “sintomo dell’influenza di cui tutti ci siamo ammalati”.

La rivoluzione continua sulle ceneri del cyberpunk. Una trasformazione. Una mutazione. Ed è globale. Si tratta di un fenomeno che si espande in ogni direzione, in ogni ambito, con ritmi sempre più serrati, in una accelerazione continua. L’uomo penetra all’interno della sua sfera vitale, fino a raggiungerne il nocciolo, origine della vita, manipolandolo per il controllo della procreazione, verso le sue origini primordiali ed al tempo stesso ne espande i confini, verso lo spazio profondo, alla ricerca di nuovi pianeti da colonizzare, verso il futuro.

Gli interrogativi proposti dal cyberpunk e ripresi dal transrealismo sono quelli di oggi. L’uomo dopo aver imparato da Freud a capire chi è e dove sta andando, aspetta di comprendere dove andrà domani, cosciente del fatto di non poter determinare in modo univoco il suo domani.

La dimensione infinita dello spazio, il limite di tolleranza della natura alle mutazioni genetiche, sono solo alcuni dei fattori che danno all’uomo la sensazione di non poter comprendere e controllare tutti gli eventi di questo universo. Figuriamoci di quelli paralleli.

Così le nanotecnologie, promessa di immortalità, diventano le piramidi egiziane del nuovo millennio, il ponte di collegamento verso la post-vita. L’ intervenendo sul ciclo di nascita-crescita-morte, pietra miliare di “madre natura” mette in pausa il “loop universale” “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”

L’uomo è combattuto fra l’estasi e il terrore di vivere in un domani senza una nascita, senza una morte, il capo e la coda del ciclo fondamentale della vita. Un dio, un postulato scientifico, la clonazione, ogni essere umano attribuisce un “volto” diverso a quel “fattore che regola, controlla e gestisce tutte le cose”, ma per tutti quanti è una polaroid che si sbiadisce, perde colore e definizione.

Smarrito nel suo tempo, timoroso di prendere in mano le redini della sua estinzione, l’uomo è alla ricerca di una mappa per questi territori, che non esiste.

La corsa è finita

Abbiamo spaziato lungo la storia del nostro secolo, seguendo la nostra necessità di etichettare, catalogare, scomporre in numeri primi, capire, assimilare, rielaborare e ricomporre.

Eppure abbiamo tutto sotto gli occhi.

Noi siamo i figli del cyberpunk.

Noi siamo cyberpunk.