Dragonboy
  • L’uomo Stocastico

    L’uomo Stocastico (The Stochastic Man | 1975) di Robert Silverberg Anteprima testo 1 Siamo venuti al mondo accidentalmente in…

    L’uomo Stocastico
  • La Città Labirinto

    La Città Labirinto (The Man in the Maze | 1969) di Robert Silverberg Anteprima testo Da nove anni Muller…

    La Città Labirinto
  • Gilgamesh

    Gilgamesh (Gilgamesh the King | 1984 | aka Gilgamesh) di Robert Silverberg ROBERT SILVERBERG E LA HYSTORICAL FANTASY Silverberg…

    Gilgamesh

Dragonboy

,

Un cavaliere. Una principessa. Un drago. Tre ragazzini. Una recita scolastica. Un’epica battaglia per l’amore e l’onore…

La breve didascalia introduce Dragonboy, cortometraggio di animazione realizzato come lavoro di gruppo per la tesi da un team di studenti dell’Academy of Art University. Lisa Allen, Bernardo Warman e Shaofu Zhang e i loro collaboratori raccontano a grandi e piccini l’amore, vissuto da bambini.

Il Dragonboy è un ragazzino timido e sensibile, costretto a interpretare un feroce drago durante la recita scolastica. Nelle intenzioni degli insegnanti, dovrebbe ruggire e minacciare la principessa, interpretata proprio dall’amica del cuore. A proteggere la principessa c’è il bullo della classe, trasformato in cavaliere. Il copione giustifica lo scontro fisico e il bullo ne approfitta per inscenare un combattimento fracassone e per picchiare davvero il povero drago. L’auditorium della scuola e le sue scenografie di cartone e polistirolo divengono il campo di battaglia. In realtà la bambina ha già scelto il suo amico del cuore…

Il cortometraggio affronta un tema universale con insolita delicatezza: il senso di meraviglia suscitato dall’amore, visto con la sensibilità di un ragazzino che inizia a scoprirlo. Il sentimento convive con una buona dose di umorismo, gradito ai coetanei dei protagonisti così come agli adulti più disincantati. Il successo di Shrek, orco ciccione e puzzolente, ha aperto la strada alla comicità grassoccia e alle rivisitazioni più irriverenti di fiabe tradizionali. Senza perdere di vista questa tendenza, in Dragonboy i languidi sguardi dei due innamorati si alternano a gag da slapstick comedy, inseguimenti, goffe cadute, combattimenti sgangherati.

Si ride e si riflette: tra le battute affiorano i primi drammi della vita scolastica e sociale. Il ragazzo emotivo probabilmente subisce i continui soprusi del bullo, ed è incompreso dagli insegnanti. Nonostante l’evidente timidezza, il piccolo viene mandato sulla scena, a recitare il ruolo del ‘cattivo’. Il buon cavaliere in realtà è un bullo dall’aspetto angelico e alla moda, acclamato e ammirato da tutti nonostante sia una piccola carogna. Nella realtà i ruoli delle recite scolastiche spesso sono assegnati in base alle abilità dimostrate in classe, oppure secondo la somiglianza reale o presunta con i personaggi, o come premio per valorizzare bambini con difficoltà. Criteri potenzialmente validi, o sbagliati, poiché tengono poco conto delle reali aspirazioni dei piccoli attori, e delle pretese spesso spropositate dei genitori. Il cortometraggio insinua un sospetto poco piacevole: il bullo è premiato con il ruolo del protagonista, perché incarna il modello che piace, mentre nessuno considera i ragazzi sensibili ma goffi. Per il bambino tremante dietro le quinte, la recita si trasforma quasi una punizione da contrappasso dantesco, o una sorta di terapia d’urto destinata a fare dei ragazzi fragili uomini veri, belli, vincenti e arroganti. Il mondo adulto crea modelli – e un certo tipo di scuola asseconda le richieste senza porsi troppi dubbi etici.

Per fortuna Dragonboy è una dolcissima fiaba, e in qualsiasi fiaba che si rispetti il Bene trionfa. Una volta tanto, è successo anche nella vita reale. Dragonboy nasce come saggio finale, è la tesi di laurea di alcuni talentuosi studenti.

Oltre a una storia interessante, gli autori dovevano dimostrare una perfetta padronanza delle tecniche di animazione 3D, e il corto infatti esibisce molti virtuosismi, sempre ben dosati rispetto alla vicenda. L’ uso delle tecniche di animazione 3D crea inquadrature insolite, con panoramiche e movimenti davvero sorprendenti. I personaggi godono di un tratto accattivante, ispirano tenerezza. Dopo aver ripensato ai deludenti tentativi di unire tecniche digitali e tradizionali, gli animatori hanno scelto di usare soltanto il 3D, e sono stati così bravi che Dragonboy ha vinto diversi premi riservati all’animazione, tra cui il 2011 Student Academy Award.

I membri del team sono oggi felicemente inseriti nel mercato del lavoro, alle dipendenze della Disney, e della Sony. E crearono felici e contenti.