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Dragonheart

Isole Britanniche, X secolo dopo Cristo. Bowen, cavaliere dell’antico codice, idealista e legato all’eredità di Re Artù, cerca di educare ai medesimi principi il giovane Einon, figlio del tirannico e crudele re locale e della principessa celtica Aislinn.

Durante l’ennesima sommossa popolare scatenata dalle tasse imposte dal sovrano, Einon rimane ferito gravemente e il re viene ucciso.

Aislinn, scortata da Bowen, porta il figlio nella grotta di un drago antico e potentissimo, l’unico in grado di salvargli la vita. La creatura accetta di donare al ragazzo una parte del suo cuore, a patto che questi giuri di comportarsi da sovrano giusto. Einon, in fin di vita, accetta il giuramento, salvo poi rinnegarlo una volta guarito, rivelandosi ancora più pazzo e megalomane del suo predecessore: inizia infatti a costruire immani castelli schiavizzando la popolazione, con l’aiuto di due lacchè del padre, il guerriero Brok e il nobile Lord Fenton.

Bowen allora si ribella, lascia Einon e comincia a dare la caccia ai draghi, sicuro che il cambiamento del nuovo re sia stato appunto colpa dell’influsso del cuore “draghesco”.

Dodici anni sono passati, Bowen ha continuato la sua guerra personale lontano dalla corte – dove il sovrano è diventato via via più spietato – e a lui si è unito il monaco errante Gilbert di Glockenspur, che ha deciso di narrarne le gesta. Un giorno, dopo l’uccisione dell’ennesimo drago, il cavaliere si trova di fronte l’ultimo esemplare della specie. Lo scontro non sortisce vincitori, e i due decidono così di stringere un patto (anche perché, estinti i draghi, Bowen rischierebbe di trovarsi senza lavoro): la creatura – a cui viene assegnato il nome di “Draco” – spaventerà la popolazione, il cavaliere fingerà di ucciderla e poi incasserà la ricompensa. Il gioco funziona e i due diventano amici. A intralciare il loro piano truffaldino arriva la bella Kara, figlia di un popolano rimasto vittima della malvagità di Einon, che colpisce Bowen per il suo coraggio e lo convince a fare qualcosa contro il suo antico allievo. Parallelamente, mentre una visione di Re Artù e dei suoi cavalieri lo riporta a credere negli antichi ideali abbandonati per disillusione, l’ex paladino scopre che l’amico drago è lo stesso che a suo tempo salvò Einon.

Un esercito di popolani guidato da Bowen, Kara, Draco e Gilbert, attacca la fortezza del sovrano, ma presto appare chiaro a tutti che le vite di Einon e di Draco sono legate: se uno dei due viene ferito, anche l’altro patisce la stessa sorte. Per questo motivo, il re cattura il drago ma lo mantiene in vita come prigioniero, mentre l’attacco continua.

L’esercito di Bowen ha la meglio; la spietatezza di Einon però non ha limiti, tanto che giunge addirittura a colpire a morte la madre pur di salvarsi la vita. È allora Draco ad indicare a Bowen la via da seguire: volente o nolente, l’amico deve ucciderlo, per fare in modo che insieme a lui perisca anche il malvagio sovrano.

Bowen, straziato, accetta. Einon muore mentre sta per scagliarsi contro Kara, e il corpo di Draco sparisce, tramutandosi nelle stelle della costellazione Draco.

Prodotto nel 1996 da RAFFAELLA DE LAURENTIIS, diretto da ROB COHEN (già regista televisivo ed autore di Dragon, il film biografico su Bruce Lee) su soggetto e sceneggiatura di PATRICK READ JOHNSON e CHARLES EDWARD POGUE (quest’ultimo aveva già collaborato alla sceneggiatura del remake de La mosca con Jeff Goldblum), Dragonheart è un film fantasy capace di riportare lo sguardo su un genere che per un certo periodo non aveva goduto di molta considerazione da parte della stampa.

Gli effetti speciali, visti con occhi post “Signore degli Anelli”, possono sembrare elementari, ma sono comunque efficaci, grazie a un uso, per la prima volta rilevante, della computer graphic, che qui crea ex novo un personaggio: Draco, appunto. Il cast, il cui unico divo – SEAN CONNERY – presta la voce al drago, è di buon livello e comprende il solido interprete DENNIS QUAID nella parte di Bowen (Alamo, Lontano dal Paradiso – Far from Heaven, The day after tomorrow…), in quella di Einon l’attore inglese DAVID THEWLIS (che, sempre in ambito fantasy, interpreterà Remus Lupin nella serie di Harry Potter), l’ottimo PETE POSTLETHWAITE nel ruolo di Gilbert (una vacanza leggera per l’interprete di In nome del padre), un giovane JASON ISAACS (qui lord Fenton, e futuro interprete della saga di Harry Potter nel ruolo del perfido Lucius Malfoy), l’icona anni Sessanta JULIE CHRISTIE (Aislinn, ricordata dai cinefili come l’indimenticabile Lara de Il dottor Zivago) e gli attori prettamente televisivi DINA MEYER (Kara, vista in Johnny Mnemonic, Birds of prey, Point Pleasant) e BRIAN THOMPSON (Brok, X-Files, Buffy e apparizioni nei vari “Star Trek”).

Gli esterni del film non sono britannici ma slovacchi, secondo una prassi caratteristica non solo del genere fantastico che, a partire dagli anni Novanta, predilige i paesi dell’Est. Il risultato è piacevole e adatto alla storia. Un po’ debole risulta invece la scena in cui Bowen incontra lo spirito di Re Artù, in una non certo eccellente ricostruzione dell’antico regno di Avalon.

Dragonheart ha raccolto consensi anche in Italia, dove ad un cast di bravi doppiatori (tra gli altri Kara doppiata da Alessandra Cassioli, la voce di Xena) viene affiancato Gigi Proietti, che presta egregiamente la sua voce a Draco, senza far rimpiangere, per una volta, l’originale.

Il drago è il protagonista della storia, ed è una figura positiva: rappresenta l’eroe, il “buono”, ancor più delle sue controparti umane. In questo, Dragonheart si ricollega non tanto alla tradizione occidentale, che da San Giorgio ai romanzi di Tolkien ha sempre considerato il drago come personificazione del male e del diavolo di matrice cristiana, quanto a quella orientale di Cina e Giappone, dove questa creatura è invece un simbolo di saggezza e bontà d’animo. Draco rappresenta la personificazione di tutte le doti di coraggio e lealtà dei cavalieri.

Questo film, in sostanza, si ispira all’immaginario celtico/arturiano, ci presenta un’ambientazione medievale fantastica e non storica, e combina il tutto con l’innovazione del ruolo interpretato da Draco: un personaggio lontano dall’essere buonista e melenso, con una sua dignità, e capace di incutere timore. La scena della sua morte è considerata tra le più commoventi della filmografia fantasy.

Tenuto conto del successo conseguito, fu presa in considerazione l’idea di una serie televisiva in tema (sull’onda del successo dell’allora esordiente Hercules) ma poi si optò per un seguito, all’apparenza improponibile visto che Draco era stato più volte definito l’ultimo drago esistente sulla Terra.

Dragonheart 2, realizzato per il mercato televisivo, trascura le importanti premesse del primo film (perfettamente autoconclusivo) ed è del tutto slegato dalla trama precedente. Geoffrey, un ragazzo di stalla, incontra un drago, tenuto nascosto da un novizio, e si allea con lui contro il tiranno che opprime la sua terra. Il sequel, pensato per un pubblico più infantile, fa ampio uso di sequenze, musica ed effetti speciali riciclati dal primo Dragonheart, assemblati in modo caotico al servizio di una trama che non aggiunge niente di suo. Anche in Italia è arrivato direttamente in tv, dove viene di tanto in tanto riproposto.

Dragonheart, a dieci anni di distanza, è ancora un buon film fantasy, e anche se il suo successo risulta oggi annebbiato dalle posteriori grandi saghe cinematografiche, resta una fiaba da consigliare e da riscoprire, in quanto capace di regalare divertimento ed emozioni a tutti i nuovi e vecchi appassionati del genere.

DragonHeart - Locandina

Tit. originale: DragonHeart

Anno: 1996

Nazionalità: USA

Regia: Rob Cohen

Autore: Patrick Read Johnson (storia) | Charles Edward Pogue (storia e sceneggiatura)

Cast: Dennis Quaid (Bowen), David Thewlis (King Einon), Pete Postlethwaite (Gilbert di Glockenspur), Dina Meyer (Kara), Jason Isaacs (Lord Felton), Brian Thompson (Brok), Julie Christie (Regina Aislinn)

Fotografia: David Eggby

Montaggio: Peter Amundson

Musiche: Randy Edelman,

Rep. Scenografico: Benjamín Fernández (Production Design) | Ján Svoboda (Art Direction), Maria-Teresa Barbasso (Supervising Art Director) | Giorgio Desideri (Set Decoration)

Costumi: Thomas Casterline, Anna B. Sheppard

Produttore: Raffaella De Laurentiis | Hester Hargett (co-produttore) | Herb Gains, Kelly Breidenbach (associati) | Patrick Read Johnson, David Rotman (esecutivi)

Produzione: Universal Pictures