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Dragonlance: Dragons of Autumn Twilight

Per anni gli appassionati del genere fantasy hanno atteso la realizzazione di un film ispirato alla saga Dragonlance. La serie di romanzi scritti da Margaret Weis e Tracy Hickman sembrava un soggetto facile da trasporre, a patto di risolvere il problema dell’allestimento di effetti speciali convincenti; e la soluzione più semplice per farlo era realizzare una pellicola di animazione… Il 15 Gennaio del 2008 il sogno si è concretizzato col rilascio di Dragonlance: Dragons of Autumn Twilight per il mercato mondiale dell’home video, preceduto da una campagna pubblicitaria in grande stile, con tanto di interviste agli autori, anteprime in convention internazionali e diffusione di gadget. Le aspettative generate erano assai alte: una saga di culto, un film distribuito dalla Paramount e patrocinato dagli stessi scrittori, effetti speciali all’avanguardia…

Invece, purtroppo, la curiosità e l’entusiasmo dei fan si sono subito smorzati.

La causa di tanta delusione è in buona parte dovuta alla grafica. Personaggi e ambienti risentono di un tratto stile anni ’80, analogo a quello impiegato in classici dell’animazione fantasy occidentale. È quindi distante dai virtuosismi delle produzioni del Sol Levante – perfino da quelle datate come Record of Lodoss War, di quasi vent’anni prima (1990) – e si differenzia altrettanto dalla spartana immediatezza dei cartoon Hanna & Barbera. Ricorda piuttosto le serie animate dei Masters of the Universe (He-Man e i Dominatori dell’Universo e She-Ra, la principessa del potere) o di Dungeons and Dragons, sia pure con un disegno più accurato e una maggiore ricchezza di dettagli rispetto a questi titoli.

I personaggi principali seguono l’iconografia resa celebre dalle illustrazioni di Brom, Matt Stawicki, Mark Zug, Todd Lockwood, Larry Elmore. Non mancano interventi di grafica 3D, ma le creazioni tradizionali e quelle digitali si amalgamano malamente: le immagini tridimensionali stonano, appaiono ‘angolose’, rigide nei movimenti, accese da colori improbabili. I draconici in particolare risentono della disomogeneità di stile, aggirandosi incerti sullo schermo. Le sequenze peggio riuscite sono quelle dove agli sfondi tradizionali ben dettagliati si affiancano personaggi, oggetti o magie disegnati in 3D.

All’indomani della prima, chiacchiere su blog e forum hanno suggerito un’ipotesi sconcertante: il film sarebbe nato cucendo insieme vecchio footage degli anni ’80 e sequenze in 3D realizzate in fretta e furia. L’illazione ovviamente è discutibile, ma sta di fatto che davanti al grigio spento dell’acciaio, alla tinta dorata della pelle del mago Raistlin Majere trasformata in un marroncino chiaro, e alla curiosa sfumatura rosa per il sangue imposta dalla censura, i gradimenti sono crollati. Certo i fan si attendevano un modo più moderno di fare animazione, più realistico, vicino ai lineage dei videogiochi, e ben pochi si sono interessati agli altri aspetti della pellicola.

La sceneggiatura rispetta pienamente il romanzo, narrando con buon ritmo le avventure di un manipolo di eroi coinvolti in una guerra tra divinità. Da secoli gli dei sembrano aver abbandonato il pianeta Krynn al suo destino; i mortali cercano tracce del loro antico potere, e proprio quando stanno per rinunciare compare una principessa barbara con un bastone magico di cristallo azzurro. Le forze del male vogliono impadronirsene…

La saga di Dragonlance è un esempio di fantasy molto gradevole, capace di conquistare anche i più giovani grazie al riuscito mix di sentimento, momenti epici, dramma, humour. È facile – e abbastanza superfluo – accusare le pagine di essere destinate a palati poco esigenti: che il duo Weis e Hickman non fosse paragonabile a Tolkien era già scontato, o doveva esserlo. L’ambientazione dei loro romanzi è adatta a un gioco di interpretazione, i personaggi seguono stereotipi, lo stile narrativo è fresco e coinvolgente, con un lessico piuttosto semplice. Preso atto di queste caratteristiche e dei limiti propri del prodotto editoriale, il lettore può davvero divertirsi e, chiusa l’ultima pagina, proseguire l’esperienza avvicinandosi al gioco di ruolo in prima persona. Non siamo al replay, alla messa in prosa di una serie di sessioni di giochi di ruolo di moda in Giappone, poco ci manca però. Krynn, pianeta che fa da sfondo alle avventure, è nato come ambientazione di Advanced Dungeons and Dragons. È un universo ricco di magia e misticismo, popolato da svariate razze intelligenti e da creature incantate, sorretto da divinità ostili o protettive. A differenza della Terra di Mezzo, Krynn è un mondo creato e sviluppato senza pretese di verosimiglianza, i cui dettagli sono studiati per offrire al giocatore uno scenario appassionante.

La sceneggiatura del film animato segue con mestiere gli eventi del primo romanzo (I Draghi del Crepuscolo d’Autunno, 1984) e li descrive sfruttando lo stesso punto di vista del narratore, senza apportare modifiche di rilievo. I fan trovano solo qualche accenno alla storia del mondo, alle tre Lune e alla regole del Conclave degli Stregoni, alla Prova di Magia, al Cavalierato. I Kender, i Nani di burrone, i draghi e i draconici, le armi magiche, gli incantesimi, le divinità e gli eroi vengono appena accennati, solo qualche battuta.

Molti appassionati sono certamente rimasti delusi della trasposizione degli eroi: si è scelto di semplificare il più possibile la loro psicologia, mentre nei romanzi il loro passato viene narrato a poco a poco e l’introspezione emerge dai flashback e dalle scelte che ognuno di loro compie. Ne soffre soprattutto il mago Raistlin Majere, unico personaggio davvero indimenticabile, entrato nell’immaginario dei giocatori al pari di Gandalf e di Merlino.

Raistlin è un ragazzo gracile e intelligente che ha sacrificato gli affetti e la salute pur di padroneggiare la magia e diventare indipendente dal protettivo gemello Caramon. Quest’ultimo è un guerriero rozzo ma buono, onesto e ingenuo, forte come un toro, un uomo pragmatico incapace di sognare in grande. Raistlin invece è ambizioso, deciso a sfuggire al destino di mediocrità che accompagna gli uomini deboli, poco piacenti, poco brillanti. Le sue pupille a forma di clessidra sono una punizione voluta dal Conclave dei Maghi proprio nella speranza di insegnargli un poco di umiltà. Quel sortilegio obbliga infatti Raistlin a vedere il mondo invecchiare e farsi polvere, costantemente: un memento mori che ha reso il mago se possibile ancor più determinato nel perseguire i suoi obiettivi. Le pagine del romanzo narrano come, per superare la Prova di Magia e divenire stregone, egli ha accettato l’aiuto del malvagio Fistandantilus. Celata nei recessi della sua mente, l’oscura presenza attende di poter reclamare la ricompensa: l’anima stessa del giovane.

Il personaggio gode di una magnifica caratterizzazione… fin quando resta sulla carta. Purtroppo il film ci presenta Raistlin come un qualsiasi mago scostante e malaticcio, e poco ci narra dei suoi trascorsi. Lo stregone è solamente il caso più eclatante, poiché tutti i personaggi vengono semplificati, in modo da lasciare spazio all’azione. Il dramma di Sturm, aspirante cavaliere di Solamnia discriminato perché di origini troppo modeste, la spensieratezza del kender, creatura fanciullesca dalle tendenze cleptomani, la dolente storia d’amore di Tanis il mezzelfo, meticcio respinto dagli elfi e mal accettato dagli esseri umani, restano brevi parentesi tra i fendenti e gli incantesimi.

È superfluo accusare regista e sceneggiatori di superficialità: per dare spazio all’ambientazione e alla psicologia degli Eroi delle Lance occorrevano tempi ben più ampi di quelli a disposizione. Prima di trasporre un’opera di culto, sarebbe bene riflettere sulle possibili reazioni da parte dei fan, esaminarne i pregiudizi e valutarne attentamente le aspettative. Un flop del genere aveva già accolto in precedenza l’adattamento animato de Il Signore degli Anelli, nel lontano 1978: Ralph Bakshi aveva creato una pellicola raffinata e geniale – caratterizzata da una tecnica di animazione innovativa e molto particolare – ma incompiuta, e i fan la condannarono senza riserve. Non poteva che accadere lo stesso a questo più modesto Dragonlance: Dragons of Autumn Twilight, che puntualmente è stato considerato un pessimo B-movie, prodotto senza fantasia e amore per il fantasy.

Le critiche negative sono in parte motivate: la pellicola risente di una realizzazione affrettata e visibilmente contenuta nei mezzi. Ci sono difetti oggettivi, ingigantiti dalla pubblicità ingannevole. La campagna promozionale voluta dalla Wizard of the Coast e appoggiata da Margaret Weis e Tracy Hickman è stata un’operazione a dir poco disastrosa. E pensare che gli stessi autori hanno partecipato alle avventate scelte di marketing: le anteprime, le conferenze in giro per il mondo, le interviste rilasciate per il web e per riviste specializzate sono state solo alcune delle loro iniziative reclamistiche. Prima dell’uscita del cartone, quasi nessuno si è posto domande su quali risorse umane ed economiche ne avessero sostenuto la produzione: gli spettatori avevano ancora davanti agli occhi i successi di Peter Jackson, speravano che le potenzialità commerciali del fantasy fossero finalmente uscite allo scoperto, abbastanza da favorire investimenti adeguati. Doveva già insospettire la scelta del regista, Will Meugniot, che aveva all’attivo la direzione di vari cartoni animati, alcuni anche apprezzati dal pubblico (come The Real Ghostbusters), ma certamente senza troppe pretese.

Se Dragonlance: Dragons of Autumn Twilight fosse stato in fan film, o se fosse stato presentato con umiltà, e proiettato magari durante eventi a tema, probabilmente sarebbe divenuto un piccolo classico. È andata diversamente, e così l’idea di realizzare una versione animata della saga è naufragata tra cocenti delusioni. A volte, chi troppo vuole nulla stringe.