Dylan Dog - Il Trillo del Diavolo
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Dylan Dog – Il Trillo del Diavolo

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Roberto D’Antona torna a raccontare Dylan Dog realizzando il secondo fan film dedicato all’Indagatore dell’Incubo. Si tratta anche in questo caso di un prequel delle avventure narrate nel fumetto.

Dylan ha lasciato da poco Scotland Yard, è vedovo, e affoga nel whisky i suoi tormenti esistenziali. Con estrema fedeltà alla precedente pellicola, Dylan Dog – L’Inizio, il regista sceglie di rappresentare un detective giovane e tormentato. Si torna dunque alle origini, con l’icona del bello e maledetto che tanto ha fatto presa sui lettori, trascinando in fumetteria anche il pubblico femminile spesso allergico alle ‘nuvole parlanti’. Il Dylan Dog interpretato da D’Antona è molto fedele all’immagine creata nei primi cinquanta albi. È un uomo alla ricerca di sé stesso, come il protagonista della canzone Le Vie dei Colori, trasposizione in fumetto realizzata da Claudio Villa come omaggio a Claudio Baglioni.

In piena crisi esistenziale, Dylan conserva ben pochi ricordi della sua infanzia. Per recuperare il suo oscuro passato, è costretto a percorrere un cammino analogo a quello compiuto da Dante nella Divina Commedia. Il detective si ritrova così nel suo inferno interiore, un incubo popolato da creature grottesche, da feroci demoni e dallo stregone Xabarax. Tutta l’avventura si svolge nella mente dell’Indagatore, e il Trillo del Diavolo è la musica che lo accompagna nei meandri della sua personalità. Beatrice è il primo amore, una ragazzina da cui è stato separato; Groucho funge da Virgilio, gli avversari sono creature demoniache, e ci sono anche presenze positive. Dylan affronta i mostri combattendo corpo a corpo e li elimina con la pistola prontamente lanciata da Groucho.
Contro simili avversari è la determinazione del detective a fare la differenza. Davanti ai poteri arcani di Xabarax, stregone ossessionato dalla ricerca di un siero dell’immortalità e vero padre di Dylan, le pallottole e i muscoli contano ben poco. Dylan può ‘rivedere le stelle’, grazie alla presa di coscienza di sé e del proprio passato, e diventa l’eroe che conosciamo.

Il Trillo del Diavolo nasce come progetto senza fini di lucro della Grage Pictures, dedicato alla memoria di Sergio Bonelli e diffuso gratuitamente tramite canali di streaming. Ovviamente è un mediometraggio realizzato con mezzi contenuti, ma la conseguente povertà dell’allestimento si fa notare solo per alcuni aspetti, in particolare i trucchi artigianali e i costumi assortiti con buona volontà. Carenze che comunque passano in secondo piano grazie a un uso consapevole del linguaggio cinematografico.

La sceneggiatura, dato il soggetto, è dovutamente episodica; ogni tappa del viaggio prevede un incontro con un diverso personaggio, sia esso la coscienza del detective, l’amore dell’infanzia, la coppia di vampiri con i loro zombi, l’ispettore Bloch, la misteriosa Beatrix, la strega e la sua corte, Xabarax e la Morte… Creature con cui Dylan sarà costretto a rapportarsi anche nelle successive avventure; antagonisti o alleati, tutti i personaggi ricompaiono nel fumetto, con minime variazioni sul tema.

Come deve accadere in qualsiasi fan film ben realizzato, l’autore e interprete introduce molte informazioni tratte dagli albi. In questo caso, sappiamo che Dylan è un ex poliziotto, è nato secoli or sono e misteriosamente vive nel nostro vicino passato; Bloch è un secondo padre che ritrova in lui il figlio perduto, Xabarax è la parte più oscura attribuita alla figura paterna, la madre Morgana è morta, Dylan sa suonare solamente il Trillo del Diavolo… Sono notizie ovvie per i vecchi fan, necessarie però per introdurre l’eroe ai neofiti. Lo spirito delle tavole illustrate è mantenuto intatto, le inquadrature imitano le strisce, la colonna sonora mescola generi e brani più o meno noti, proprio come alcune vignette sono accompagnate dal testo di canzoni famose o poesie. La stessa ispirazione – la Divina Commedia interpretata con grande libertà – fa eco alle molte citazioni letterarie del fumetto. Dylan è un’icona popolare, ma le sue avventure contengono temi riconoscibili in film e libri, permettendo più livelli di lettura.

Nonostante i limiti imposti dai mezzi contenuti, le inquadrature sono davvero azzeccate, al limite del virtuosismo. La macchina da presa vaga seguendo Dylan, i primi piani spesso inquadrano parti di volti, senza centrare l’oggetto nella sua interezza, a suggerire lo spaesamento del protagonista.
La fotografia è efficace, alterna diverse saturazioni di colore e usa il bianco e nero, forse per nascondere la vernice ‘sbagliata’ del Maggiolone. Le virature esasperano il senso di estraniazione, effetto acuito dalle insolite location scelte nel comune di Carosino: rovine, grotte, campi che si estendono all’orizzonte, o vicoli cittadini; rari gli interni. Le varie ambientazioni hanno poco della solarità che l’immaginario attribuisce al nostro Mezzogiorno, e anche le sequenze riprese sulla spiaggia trasmettono inquietudine.

Il montaggio è professionale e in parte minimizza la povertà degli effetti speciali; segue l’andamento delle tavole e dona tutte quelle emozioni che Kevin Munroe, autore di Dylan Dog – Il Film (Dylan Dog: Dead of Night, 2010), ci ha negato.

A proposito: i film di Roberto D’Antona nascono per omaggiare un eroe amato, e per ‘rimediare’ proprio al deludente film hollywoodiano, colpevole di aver snaturato il personaggio fino a renderlo irriconoscibile. Seppur giovanissimo, il regista italiano dimostra di saper trasmettere le emozioni degli albi; la somiglianza con l’Indagatore dell’Incubo è notevole, la narrazione possiede i ritmi del fumetto, le battute sono proprio quelle che ci si attende di leggere ogni mese su carta. Bravissimo l’interprete di Groucho (Francesco Emulo), che contende la scena al protagonista e non si limita a brevi siparietti comici; anche i comprimari mostrano abilità superiori a quelle che troppo spesso contraddistinguono i volenterosi interpreti dei fan movie. Non a caso, sono stati impiegati attori provenienti da una compagnia teatrale: dilettanti, con esperienza.

Grazie a buone competenze professionali e all’amore per un eroe che piace a giovani e a meno giovani, Dylan Dog – Il Trillo del Diavolo è un fan film di quelli riusciti bene.