Dylan Dog - L.'inizio
  • L’uomo Stocastico

    L’uomo Stocastico (The Stochastic Man | 1975) di Robert Silverberg Anteprima testo 1 Siamo venuti al mondo accidentalmente in…

    L’uomo Stocastico
  • La Città Labirinto

    La Città Labirinto (The Man in the Maze | 1969) di Robert Silverberg Anteprima testo Da nove anni Muller…

    La Città Labirinto
  • Gilgamesh

    Gilgamesh (Gilgamesh the King | 1984 | aka Gilgamesh) di Robert Silverberg ROBERT SILVERBERG E LA HYSTORICAL FANTASY Silverberg…

    Gilgamesh

Dylan Dog – L’inizio

,

Dylan Dog – L’inizio è un film realizzato senza fini di lucro da Roberto D’Antona per la Grage Pictures, e diffuso in Internet grazie ai canali di video sharing. Come spesso avviene per i fan movie, anche questa pellicola è stata realizzata con mezzi esigui e tantissima passione. La povertà è evidente, tuttavia il film ripropone il personaggio creato da Tiziano Sclavi con fedeltà estrema alle tavole.

Come molti appassionati del celebre fumetto, anche Roberto D’Antona è rimasto deluso da Dylan Dog – Il film l’ultima pellicola dedicata all’indagatore dell’incubo, ed è difficile dargli torto: il personaggio è stato trasformato radicalmente (sradicato dalla Londra stupefatta e onirica e ha portato a New Orleans), scompare l’ispettore Bloch e (a causa di controversie con i discendenti dei Fratelli Marx), il fedele Groucho è sostituito dall’anonimo Marcus… Il Dylan american style ha perso i suoi connotati di bello e maledetto, è l’ennesimo eroe giovane e anabolizzato. Anche lo spirito cinefilo caratteristico del fumetto viene a mancare. La pellicola hollywoodiana ha tradito insomma la regola d’oro che dovrebbe vigere in qualsiasi live action: mantenersi fedeli quanto più possibile all’originale.

Roberto D’Antona ha deciso per questo di realizzare una sua versione cinematografica, interpretandola e confezionandola con amore e buona volontà. Si torna così al rigore delle pagine illustrate, finalmente, dopo troppe trasposizioni e videogiochi deludenti, dopo opere che hanno violato il personaggio senza donargli alcun nuovo spessore.

Nel mediometraggio di D’Antona, come nel fumetto, Dylan è un ex poliziotto; vive a Londra, al 7 di Craven Road, in compagnia del migliore amico, l’assistente Groucho, sosia del famoso comico Groucho Marx. Dylan è giovane e coraggioso, è vegetariano, perde la testa per le belle donne e suona il clarinetto. Per cinquanta sterline al giorno – spese escluse – è pronto a dare la caccia a mostri e fantasmi. È spesso in bolletta, affronta le indagini con estrema onestà, senza mai approfittare dei clienti e della loro credulità: davanti all’ignoto cerca ogni possibile spiegazione razionale, e, prima di accettare un caso, può consigliare la consulenza di uno psicologo. Confida nella vecchia pistola, nell’astuzia e nel ‘quinto senso e mezzo’, ovvero nel suo intuito prodigioso.

Molti fan film presuppongono che lo spettatore ben conosca le ambientazioni e i protagonisti; Dylan Dog – L’inizio fa qualcosa di più: procede accumulando dettagli utili a far conoscere il fumetto, e così avvicina l’investigatore ai vecchi e nuovi appassionati, senza dare niente per scontato.

Alcune caratteristiche del protagonista vengono rappresentate direttamente, come l’immancabile camicia rossa e la giacca nera, il campanello di casa che emette un urlo anziché squillare, la camicia da notte e le barzellette di Groucho, il fatidico lancio della pistola o l’esclamazione ‘Giuda ballerino’… Altre informazioni vengono fornite lasciando immaginare attraverso i dialoghi tante situazioni altrimenti impossibili da realizzare in una pellicola low budget. Le omissioni sono sempre dovute ai mezzi limitati di cui dispone D’Antona: ovviamente le riprese avvengono in location italiane, il Maggiolone è sostituito da un’utilitaria malandata, gli attori sono dilettanti con alle spalle pièce teatrali, e durante tutti i sessanta minuti di proiezione la sceneggiatura fa i salti mortali per seguire la falsariga dei primi album e nascondere la ristrettezza.

Le battute possono apparire ovvie al fan di vecchia data, ma la prevedibilità è in buona parte imposta dall’esigenza di far (ri)conoscere l’eroe come lo stesso che Tiziano Sclavi presentò più di venti anni fa. Parecchie inquadrature citano direttamente lo storyboard, e la trama recupera temi cari a quanti hanno apprezzato i primi cinquanta numeri. È chiaro che l’obbligo di pubblicare un albo al mese può incidere sulla qualità delle avventure; nel caso di Dylan Dog, nel corso degli anni il personaggio è poi divenuto meno trasgressivo, scivolando forse nel buonismo, e secondo molti appassionati dopo di ciò è iniziato il declino.

Come nei più riusciti albi, in questo mediometraggio l’orrore indossa la maschera della normalità, e c’è spazio per una fugace storia d’amore… destinata a finire tragicamente. Groucho ha il giusto risalto, partecipa all’avventura e non si limita a siparietti comici. La colonna sonora utilizza brani rock e metal; la scelta risparmia il notevole impegno di creare musiche apposite, e omaggia le tante vignette accompagnate da testi di note canzoni.

Presentare il Dylan Dog alle prime armi permette di far interpretare il personaggio a un attore molto giovane (vale a dire lo stesso D’Antona), senza scadere nel ridicolo. Come nella fiction Il giovane Montalbano, gli ingredienti che hanno decretato il successo del protagonista ‘maturo’ permangono tutti.

L’indagatore dell’incubo si confronta con il sovrannaturale, i mostri si nascondono tra le persone comuni, in paesi-dormitorio abitati da studenti.

L’espediente che permette a Dylan di scoprire la verità finale può apparire un po’ forzato, ma i fan perdoneranno questa pecca, che offre l’occasione per mostrare il ‘quinto senso e mezzo’ del protagonista. A quel punto, lo spettatore si trova catapultato con Dylan Dog in uno scontro disperato, e tra zombie e rivelazioni non c’è tempo per porsi troppe domande.

Il grande pregio della pellicola è dunque la capacità di trasporre il fumetto e far conoscere un anti eroe romantico e malinconico, che non crede fino in fondo al sovrannaturale nonostante viva avventure straordinarie.

Va premiato l’impegno profuso in quest’opera, a dispetto dei milioni di dollari di cui non ha potuto usufruire.