Fanboys (2009)
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Fanboys

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Daniel Fleetwood, giovane texano malato terminale ha potuto vedere in anteprima l’ultimo capitolo della saga di Guerre Stellari qualche giorno prima di morire. Il suo desiderio è stato esaudito grazie all’iniziativa della moglie, che ha dato vita alla campagna ‘Force for Daniel’ sui social network e ha coinvolto perfino alcuni attori del film. La sua storia è un fatto di cronaca, e sembra ispirarsi a una vicenda analoga narrata sul grande schermo nel film Fanboys (2009).

Nella finzione cinematografica, Eric Bottler (Sam Huntington) ha chiuso nel cassetto il sogno di diventare un disegnatore di fumetti e vende automobili nella ditta di famiglia. Un giorno, durante una festa per Halloween, Eric si riunisce con quattro suoi amici del tempo del liceo. Si tratta di Hutch (Dan Fogler), Windows (Jay Baruchel) e Zoe (Kristen Bell), che gestiscono insieme una fumetteria, e infine Linus (Chris Marquette), il più sfortunato: un tumore in fase avanzata gli lascia pochi mesi di vita. Tutti tranne Eric sembrano aver mantenuto i loro interessi giovanili, compresa la passione per Guerre Stellari. Linus però non vivrà abbastanza per vedere il nuovo capitolo della saga, Star Wars Episodio I – La Minaccia Fantasma. Gli altri quattro decidono allora di concretizzare il sogno dell’amico: attraversare insieme a lui gli Stati Uniti per intrufolarsi nello ‘Skywalker Ranch’ di George Lucas e vedere in anteprima il film. Il viaggio cambierà le loro vite…

Preparate tanto popcorn e tanta birra perché stavolta i fazzoletti non servono. Le sofferenze e la morte del giovane fan restano fuori scena: Fanboys ha ben poco in comune con Love Story o i nostrani film lacrimosi degli anni Settanta, quelli con Renato Cestié. La tragica vicenda stavolta fornisce lo spunto per dare il via a uno sgangherato road movie ben annaffiato da comicità goliardica. Non c’è tempo per riflessioni elegiache sulla fine della giovinezza, o per amare considerazioni sul senso della vita.

La regia di Kyle Newman segue lo schema riproposto da decine di ‘film sui viaggi’, inclusi Il Sorpasso, Il Viaggio della Sposa, Easy Rider, L’armata Brancaleone e Marrakech Express: radunato un gruppo di vecchi amici, data loro una motivazione per partire e un mezzo su cui viaggiare, la sceneggiatura prevede diversi episodi ambientati in altrettante diverse località, fino al raggiungimento della meta. Quasi sempre l’epilogo mostra come il viaggio abbia trasformato i personaggi, rendendoli più maturi e consapevoli, oppure disillusi. Fanboys segue puntualmente questa struttura, e le varie tappe ripropongono i più consueti stereotipi del cinema on the road: i motociclisti aggressivi, i locali per gay, le lunghe strade nel deserto, i furgoni scassati e i campeggi sotto le stelle, la notte passata in cella, le luci di Las Vegas con i suoi inganni e le sue illusioni, le droghe psichedeliche e gli sciamani New Age…

Fanboys ricorda le tante commedie giovanili ambientate nei college americani, B-movie comparsi sul grande schermo in bassa stagione oppure nati per la televisione. Anche le inquadrature e il montaggio si lasciano guardare senza regalare sorprese.

La ventata di novità va ricercata altrove, nelle numerose citazioni e rivisitazioni della saga di Guerre Stellari, e nei gustosi camei di attori noti.

Il viaggio è un pretesto per parlare della realtà degli appassionati dell’universo fantascientifico inventato da George Lucas, giovani e meno giovani che conoscono a menadito i copioni dei film, hanno letto gli innumerevoli romanzi, amano impersonare i personaggi durante le convention, collezionano modellini e action figureIl loro stile di vita alternativo viene raccontato con ironia dissacrante.

È come se ci fossero due punti di vista all’interno della narrazione, quello dei nerd e quello della gente comune. I due sguardi si alternano in modo ambiguo e il regista evita di parteggiare per l’una o l’altra visione della vita. Gran parte delle battute e delle citazioni presuppone una discreta conoscenza della saga; se il film è destinato a cinefili e nerd, il buon senso imporrebbe di rappresentarli con riconoscente affetto… I protagonisti vengono invece ritratti seguendo stereotipi, e giudicati secondo le opinioni di un Americano medio.

Un ritratto imparziale avrebbe delineato persone molto competenti in alcuni campi e totalmente inette in altri, un po’come il tenero detective informatico Murray Bozinsky della serie Riptide, goffo ma coraggioso: questo telefilm degli anni Ottanta, nel corso di tre stagioni, a poco a poco esplora il carattere del genio del computer, valorizzandolo in tutta la sua umanità. In Fanboys invece l’introspezione viene sacrificata per far spazio alle varie gag, che lasciano poco tempo per raccontare l’emotività dei cinque protagonisti. La pochezza della caratterizzazione purtroppo mette in primo piano i vizi dei nerd, tacendone le virtù; è più facile far ridere additando i difetti, mentre un umorismo affettuoso e autoironico impone una sceneggiatura assai più elaborata, mal conciliabile con l’esigenza di inserire battute sboccate e omaggi cinefili. L’eventuale disapprovazione per i nerd giunge in modo ambiguo e subliminale, attraverso la somma di caratteristiche sgradevoli attribuite ai protagonisti: sono giovani adulti incapaci di farsi strada nel mondo del lavoro, goffi nei rapporti sociali, di aspetto trascurato oppure inadeguato alle varie occasioni. Sono troppo grassi o troppo esili, intrecciano storie sentimentali in chat con ragazze che si rivelano bambine, attaccano briga con altri fan colpevoli di osannare Star Trek

In alcune occasioni può sembrare che il film voglia insomma deridere i nerd piuttosto che ridere insieme a loro.

Nonostante tutto, si parteggia per i cinque protagonisti, perché hanno un cuore grande come una casa e antepongono a tutto la vera amicizia. La solidarietà attuata con gesti concreti ed eclatanti è un tratto tipico della società americana, e fa perdonare la ‘diversità’ dei nerd. Non è un caso se l’organizzazione no profit ‘Make a Wish’, che si occupa di realizzare i desideri di bambini gravemente malati, è nata oltreoceano. Nel film, gli amici si comportano proprio come i volontari dell’associazione, e il viaggio è la prova concreta della loro grande sensibilità.

Tutti escono maturati dall’esperienza: Eric sceglie di abbandonare la carriera di venditore d’auto usate, quella che il padre vorrebbe per lui, e inseguire il suo vecchio sogni di disegnare fumetti. Inoltre si riconcilia con Linus; questi sente avvicinarsi la fine, ma è sereno, certo di avere vissuto momenti magici insieme ad amici sinceri. Windows e Zoe si fidanzano, Hutch inaugura la sua carrozzeria… Sentendosi finalmente realizzati secondo i propri desideri, i quattro amici rimasti brindando alla memoria di Linus che ormai non c’è più, capendo di dover percorrere la propria strada senza rinunciare ai propri desideri più autentici.

In un’altra pellicola l’epilogo potrebbe sembrare scontato, ma nel caso di Fanboys passa quasi inosservato: il film ha dato il meglio di sé prima, in una buona ora e mezza di citazioni e camei. La malattia e l’epilogo con la sua morale sono solo un’esile cornice.

Ad eccezione di qualche gag davvero scurrile, il film vive di omaggi alla saga di Lucas. I protagonisti ripropongono frasi celebri della prima trilogia, ne citano atteggiamenti e sequenze ed esibiscono fieramente abiti, costumi e accessori a tema. Ci sono commenti riguardo la carriera di Harrison Ford, interprete di film indimenticabili… pardon, quasi sempre indimenticabili, visto che qualche scivolone nella carriera è toccato anche a lui, come ci rammenta il poster di Sei Giorni Sette notti (Six Days Seven Nights). I numerosi cimeli radunati nello Skywalker Ranch sono un esplicito omaggio a tante pellicole, dalla saga di Indiana Jones a Willow. I numerosi cameo di attori presenti nel cast della trilogia di Guerre Stellari sono memorabili, a partire da quello di Carrie Fisher, dottoressa dell’ospedale dove viene ricoverato Linus dopo un brutto incidente. Il medico dà al giovane le pillole necessarie per il viaggio, in una scena che ammicca al messaggio ‘Sei la mia unica speranza’ e alla scena d’amore più nota della trilogia. Billy Dee Williams, il bel Lando Calrissian di un tempo, appare nei panni di un giudice, mentre Danny Trejo è il Capo, un bizzarro sciamano. Il poliedrico Kevin Smith fa una comparsata e Seth Rogen invece interpreta l’ammiraglio Seasholtz. La rivalità tra trekkers e fan di Star Wars è vecchia come le pellicole, e anche in Fanboys i due gruppi si combattono apertamente, eppure… i piani per poter entrare nel regno di Lucas vengono affidati ai protagonisti dal mitico William Shatner, interprete del Capitano Kirk dell’Enterprise.

La sceneggiatura fa i salti mortali pur di inserire le partecipazioni illustri e dare spazio alle citazioni. Spesso riesce nell’intento con naturalezza, altre volte il risultato è un po’ artificioso e il ritmo cala.

Ovviamente Fanboys non è una parodia vera e propria, sul modello di Balle Spaziali o del nostrano Star Boiled; non è un doppiaggio goliardico come Star Whores e neppure è un fan film come i due capitoli di Dark Resurrection oppure il recente Revan. Rispetto ai fan film, Fanboys è stato realizzato da professionisti del cinema, persone abituate ad esercitare il loro mestiere in produzioni di vario genere. Grazie a loro il film evita gli errori più grossolani, quelli dovuti alla mancanza di mezzi e all’inesperienza. Tuttavia, appena la sceneggiatura di Ernest Cline e Adam F. Goldberg perde i colpi, la narrazione rallenta e altri difetti emergono impietosi.

È facile allora rimpiangere il calore di certi fan film realizzati con pochi mezzi e tanta passione. A Fanboys in quei momenti manca la genuina empatia che anche il più goffo fan film stabilisce con il suo pubblico, soprattutto se viene presentato con la giusta dose di umiltà in un contesto adatto. L’emozione viene emulata più che suscitata, un po’ come avveniva nelle vecchie sitcom con le risate finte incluse nel sonoro. Fanboys rivela la sua natura: è un film indipendente realizzato da professionisti, creato con maggiore libertà espressiva per ovvi fini di lucro. Ha faticato molto per venire distribuito, ha rischiato di subire pesanti modifiche nella trama pur di eliminare qualsiasi riferimento al cancro. Infine la pellicola è giunta in qualche sala, in USA, e in Italia è finita direttamente in videoteca. Le analogie con le pellicole amatoriali si limitano alla genesi tormentata e al filo conduttore del viaggio, ovvero la passione per Guerre Stellari.

Fanboys cerca di riprodurre le emozioni suscitate dai film creati dai fan per altri fan, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il danaro, e lo spettatore

se ne accorge. I fan restano seduti nel buio della platea, invece di essere direttamente coinvolti in scene corali, in comparsate, in partecipazioni e collaborazioni, sulla scena o dietro le quinte.

“Hey ragazzi, e se il film fa schifo?” chiede Eric nella battuta che conclude Fanboys. Una possibile risposta potrebbe essere quella di ridimensionare le pretese, chiudere un occhio sulle ambiguità e sui tentennamenti della sceneggiatura e tornare al divertimento facile, immediato e innocuo. Oppure si può guardare il film con gli occhi di un cinefilo, gustando tutte le citazioni e i camei. Il resto è spazio-pubblicità.

Fanboys - Locandina

Tit. originale: Fanboys

Anno: 2009

Nazionalità: USA

Regia: Kyle Newman

Autore: Ernest Cline, Adam F. Goldberg (sceneggiatura) | Ernest Cline, Dan Pulick (storia)

Cast: Sam Huntington (Eric), Chris Marquette (Linus), Dan Fogler (Hutch), Jay Baruchel (Windows), Kristen Bell (Zoe), David Denman (Chaz), Carrie Fisher (Dottoressa), William Shatner (sé stesso), Seth Rogen (Ammiraglio Seasholtz / Alieno / Roach), Danny Trejo (il Capo), Billy Dee Williams (Giudice Reinhold), Thom Bishops (Vulcaniano / Gruvock)

Fotografia: Lukas Ettlin

Montaggio: Seth Flaum, James Thomas

Musiche: Mark Mothersbaugh

Rep. Scenografico: Cory Lorenzen (production design) | Kimberly Wannop (set decoration)

Costumi: Johanna Argan

Produttore: Evan Astrowsky, Dana Brunetti, Matthew Perniciaro, Kevin Spacey | D. Scott Lumpkin, Ben Ormand, Ron Cosmo Vecchiarelli (line producer) | Kevin Mann, Bob Weinstein, Harvey Weinstein (esecutivi)

Produzione: The Weinstein Company, Trigger Street Productions, Picture Machine, Coalition Film