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Fantasmi II

Otto anni fa ebbero inizio le mie visioni. Straordinarie rappresentazioni di quanto accadrà. Visioni che mi riempiono sempre di sgomento ma che mi hanno permesso di entrare in contatto con te, Mike, e di conoscere il tuo amico Reg. Purtroppo ho trovato anche lui: lo spirito del male. Non so da dove questo essere demoniaco sia venuto. Forse da un’altra dimensione. Con il suo esercito di creature mostruose distrugge le città e profana le tombe, porta via i morti e li rende suoi schiavi. Ogni giorno lo sento avvicinarsi sempre più. Lui sa che io lo vedo e so cosa ha intenzione di fare.

Otto anni dopo il clamoroso successo di Fantasmi, Don Coscarelli ci riprova e mette in cantiere il seguito della fortunata pellicola che lo aveva reso celebre. Lo scenario ora è completamente cambiato: la Universal Pictures, avendo fiutato il business, mette a disposizione del regista tre milioni di dollari per la produzione, una somma spropositata se pensiamo a quanto poco era bastato per realizzare il primo film. Talmente grande è la voglia di ritornare a fare horror, dopo una sfortunata parentesi fantasy (Kaan Principe Guerriero, 1982), che Coscarelli infine accetta, pur consapevole di mettersi nelle mani di personaggi che finiranno per snaturare completamente l’idea originale. Quell’atmosfera onirica, cupa e angosciante che aveva reso Fantasmi un capolavoro non poteva essere gradita ai nuovi finanziatori. Un cambio completo di stile era quindi necessario: non più sogni e visioni, non più illusionismi di sorta. La trama del sequel doveva essere lineare (pur introducendo alcuni accenni di novità) e non concedere il minimo spazio a possibili diverse interpretazioni – che però, nel corso della saga, continuarono ad attecchire nell’immaginario dei fan grazie agli indizi disseminati qua e là dalla sapiente mano del regista.

Il cast originale che, lo ricordiamo, era composto prevalentemente da amici e parenti di Coscarelli, era inaccettabile, e inoltre venne ritenuto indispensabile l’inserimento di presenze femminili che potessero meglio intrattenere ‘visivamente’ il pubblico pagante. Vennero quindi reclutate la modella Samantha Phillips e, soprattutto, la giovane attrice Paula Irvine, che avrebbe dovuto occuparsi dell’iniziazione sentimentale dell’ormai cresciuto Mike. I tre protagonisti di Fantasmi, vale a dire Bill Thornbury, Reggie Bannister e Michal Baldwin, erano sacrificabilissimi, non avendo avuto alcuna esperienza di rilievo nel cinema dopo il primo capitolo. Servivano nomi di grido che, stampati sui cartelloni, potessero fungere da calamita per il pubblico. Don Coscarelli riuscì in qualche modo ad ottenere che almeno uno dei tre potesse partecipare al sequel e la scelta più ovvia fu quella di mantenere Reggie Bannister. Il personaggio di Thornbury (Jody, il fratello di Mike) era stato infatti dato per morto al termine del primo film e, senza grossa fatica, poteva rimanere tale. Il personaggio di Baldwin (Mike), tredicenne nel primo capitolo, era ormai sostituibile con un qualsiasi adolescente di bell’aspetto. La Universal stava in poche parole facendo a pezzi il lavoro di Coscarelli ancor prima di cominciare. Al termine dei provini realizzati per trovare un nuovo volto al ruolo di Mike (ai quali, si dice, partecipò anche un certo Brad Pitt) la scelta cadde sul giovane James Le Gros: scelta alquanto opinabile, visto che il ragazzo all’epoca aveva al suo attivo solo un orribile filmetto di fantascienza direct-to-video dall’agghiacciante titolo di Solarbabies (I Guerrieri del Sole, 1986). Non si può tuttavia dire che Le Gros, a conti fatti, se la sia cavata male: riuscì a costruire un buon feeling con Bannister e a lasciare a posteri un Fantasmi II tutt’altro che disprezzabile.

Se guardiamo la cosa dall’alto, più in generale, possiamo tranquillamente riconoscere che i dirigenti della Universal avevano di fatto individuato in Angus Scrimm l’unico volto veramente insostituibile della serie. Per quanto molte scelte possano apparire oggi discutibili, non va dimenticato che erano trascorsi ormai otto anni dal primo capitolo (ne sarebbe stato necessario un altro prima della release ufficiale) e che gli anni Ottanta, che ormai volgevano al termine, avevano cambiato drasticamente il modo di fare cinema in Occidente. L’horror in particolare aveva messo definitivamente da parte gli stilemi gotici per lasciare spazio al gore. L’orrore non doveva più essere solo immaginato, bensì mostrato con spavalderia agli spettatori che, a loro volta, chiedevano a gran voce quei fiumi di sangue finto (spesso fintissimo) ai quali si erano ormai assuefatti.

Il nuovo capitolo inizia nel punto esatto in cui termina il precedente, riprendendo alcune scene già viste e integrandole con altre nuove girate utilizzando una ragazzina, ripresa di spalle, nei panni della versione tredicenne di Mike. Piccola digressione: il doppiaggio italiano, dispiace dirlo, lascia immediatamente esterrefatti, trasformando il defunto fratello di Mike in… una donna! Proprio all’inizio del film, infatti, a Reggie viene fatto dire “Mi dispiace che tu abbia perso tua sorella Jodie”! Un errore clamoroso, indubbiamente dovuto al fatto che la frase originale in inglese poteva dare adito a fraintendimenti, ma soprattutto alla superficialità del traduttore dei dialoghi, che evidentemente non si prese la briga di guardarsi il primo film prima di preparare i brani del sequel da doppiare. Fine della digressione.
Dopo gli avvenimenti narrati nel primo capitolo, troviamo Mike in un ospedale psichiatrico nel quale è rimasto confinato per ben sette anni. Non ci spieghiamo come sia potuto finire lì, dopo che Reggie alla fine del primo film aveva promesso di prendersi cura di lui, ma è meglio non farsi troppe domande. Ora tutti affermano che sia stato Mike a sognare i terribili avvenimenti narrati nel primo film: non solo lo psichiatra che lo ha in cura, ma anche Reggie, in un flashback di sette anni prima, si diceva certo di questo. Sarà una costante di tutti i capitoli della saga: si suggerisce di continuo, o perlomeno si insinua il dubbio, che il tutto possa essere il frutto della mente di Mike.

Quando però il giovane viene finalmente dimesso dalla clinica, il Tall Man torna a colpire da vicino, sterminando la famiglia di Reggie. A quel punto Mike e Reggie, riunitisi e armatisi fino ai denti, si mettono sulle tracce del mostro, il quale, contrariamente a quanto avevamo capito nel primo film, scopriamo ora essere un villain ‘itinerante’ che, oltre ai nani incappucciati, ha persino degli assistenti: se nel primo capitolo tutto avveniva nei limitati confini del Morningside Cemetery, dove il nostro sembrava muoversi con relativa discrezione, oggi troviamo il Tall Man spostarsi di città in città alla ricerca di nuovi cimiteri da depredare e di nuovi cadaveri da utilizzare per i suoi nefasti scopi, lasciando al suo passaggio un’opprimente scia di morte e desolazione. Il Tall Man – e questo veniva palesato anche nel primo film – non si limita a trafugare i cadaveri ma uccide per procurarseli, e sembra avere un interesse speciale per Mike. In diversi momenti il racconto della caccia di Mike e Reggie assume la forma, molto abbozzata, del road movie. Mentre Mike ha delle premonizioni, facciamo la conoscenza della giovanissima Liz (Paula Irvin), una ragazza i cui sogni sono tormentati dal nostro nero becchino; già nella prima scena scopriamo l’esistenza di una sorta di contatto telepatico tra i giovani; il legame che i due sembrano avere anche con il Tall Man ribalta ben presto la loro situazione e, da inseguitori, si ritrovano prede in una caccia al topo, con il Tall Man che, anche quando non previene le loro mosse, riesce comunque a vanificarle, fino al finale (banale quanto si vuole) nel quale il cattivo sembra morto ma poi riappare, ad insinuare il dubbio che la sua essenza non sia di natura fisica e che quindi sia potenzialmente immortale.

Questo Fantasmi II è molto diverso dal suo predecessore. La natura sovrannaturale del legame tra il Tall Man e Mike contribuisce ad aumentare le differenze: il timido adolescente qualunque si trasforma per il malvagio in una sorta di nemesi, anche se il fulcro della saga (ma lo si vedrà meglio nella terzo film) inizia a ruotare sempre di più intorno a Reggie. Quest’ultimo, ex gelataio, eroe atipico, diventa un personaggio quasi caricaturale alle prese con situazioni comiche affiancato alle bellone di turno le quali, spesso, rispediranno al mittente i suoi maldestri tentativi di approccio. Anche dalle sequenze di lotta, talvolta, sembra uscire vincitore un po’ per caso, e l’ironia di certe scene ricorda quella che ha reso grande La Casa dell’amico (di Coscarelli) Sam Raimi.

Per fortuna Coscarelli non insiste troppo sulla storia d’amore tra Mike e Liz, puntando invece sull’azione e sul ritmo per conservare l’attenzione degli spettatori, cosa che tristemente non riescono a fare i dialoghi, spesso di una banalità imbarazzante. Le atmosfere cupe hanno lasciato il posto al gore, grazie al maggior budget a disposizione per realizzare gli effetti speciali: le sfere metalliche faranno molti più danni di quanti ne avessero fatti in precedenza e ci divertiremo un sacco a vedere i risultati di una battaglia tra motoseghe (un chiaro rimando a La Casa 2), di una iniezione di acido e di incendi ed esplosioni varie. In realtà di sangue se ne vede ben poco (colpa della censura?), ma l’adrenalina è garantita. Se l’approccio psicologico è solo accennato, il regista non rinuncia però a disseminare per tutta la pellicola piccoli indizi sulla natura del Tall Man, dell’universo (per così dire) da cui proviene e delle creature che lo popolano.

Se, per come ve l’ho raccontato, qualcuno pensa di poter facilmente arrivare alla conclusione che questo film sia poco più di un malriuscito tentativo di dare un seguito a un inarrivabile cult, ebbene si sbaglia. Certamente il film ha diverse pecche, in primis incongruenze nella sceneggiatura (non ci si spiega, ad esempio, come mai il Tall Man non catturi Mike mentre è internato tra le mura dell’ospedale, come mai attenda ben sette anni prima di sterminare la famiglia di Reggie, come mai si lasci sfuggire Liz più volte…), ma, tutto sommato, il risultato è godibile. Grazie all’agghiacciante figura del becchino dispensatore di morte, Fantasmi II riesce a elevarsi nettamente sopra la media dei film horror prodotti in quel – per certi versi malaugurato – decennio. Qual è lo scopo ultimo del Tall Man ancora non è dato sapere. Ma al termine della visione ci rimarranno nelle orecchie per molto tempo le sue ultime parole: “Non è mai finita!”.

Phantasm II - Locandina

Tit. originale: Phantasm II

Anno: 1988

Nazionalità: USA

Regia: Don Coscarelli

Autore: Don Coscarelli (scritto da)

Cast: James Le Gros (Mike), Angus Scrimm (Tall Man), Paula Irvine (Liz), Reggie Bannister (Reggie), Samantha Phillips (Alchemy), Kenneth Tigar (Padre Meyers)

Fotografia: Daryn Okada

Montaggio: Peter Teschner

Musiche: Christopher L. Stone, Fred Myrow

Rep. scenografico: Philip Duffin (production design) | Byrnadette DiSanto (art direction) | Dominic Wymark (set decoration)

Costumi: Carla Gibbons

Produttore: Roberto A. Quezada | Dac Coscarelli (esecutivo) | Robert Del Valle (associato)

Produzione: Spacegate Productions, Starway International Inc., Universal Pictures