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Fuga da Mondi Incantati

L’antologia di racconti che riassume la XIV edizione del Trofeo RiLL (Riflessi di Luce Lunare), sponsorizzata dal Lucca Comics & Games 2008, ci offre diciannove frammenti di narrativa di nuove e vecchie promesse del fantastico italiano. Come nelle precedenti edizioni, il concorso era aperto a racconti che trattassero questo genere nel senso più ampio del termine, valutati e infine premiati da una nutrita giuria.

La raccolta si apre con gli scritti vincitori, seguiti da quelli usciti dalla penna dei giurati; si chiude poi con il risultato della gustosa SFIDA. proposta ai finalisti delle edizioni precedenti.

In totale comunione con il titolo dell’antologia, l’eterogeneo gruppo di racconti ha l’aria di narrare principalmente di personaggi in fuga, ricalcando le atmosfere già avvertite nelle precedenti summe del concorso. Nelle trame serpeggia una tendenza all’estraniarsi, un distacco dalle emozioni a favore di una razionalità senza scampo, di una vita incentrata su obiettivi pratici. In generale non si tratta di scelte coscienti, quanto di intimo cambiamento dovuto a fattori esterni. Pur all’interno di ambientazioni immaginarie, gli autori sembrano essersi trascinati dietro un disagio sociale del tutto contemporaneo. Appare evidente l’incapacità di godere dei piccoli piaceri, l’incombente frantumarsi di ogni illusione, l’impossibilità di spiccare il volo.

La vena comune è una nostalgia per il passato, per il valore simbolico delle cose, per la magia delle coincidenze e dei segni del fato. Nonostante questo, la sensazione è quella di un esilio forzato dai sentimenti. Anche nella fantasia, i sogni non sembrano avere intenzione di avverarsi. Si rimane incerti di fronte a un bivio, troppo segnati da una civiltà – la nostra − che si fonda su verità falsamente definitive.

Forse per questo motivo, nella raccolta, la Fantascienza sembra prevalere sul Fantasy, e mette in evidenza un continuo e inarrestabile deteriorarsi dell’anima umana. Quasi tutti i protagonisti devono arrendersi alla sconfitta. Il sapore di questi racconti ha sempre un retrogusto amaro.

Per offrire un esempio di quanto affermato, prendiamo in esame i racconti finalisti di questa edizione del trofeo.

I Corvi Sono Lì Che Aspettano, il racconto di EURO CARELLO che si è aggiudicato la vittoria, si incentra su un futuro non troppo lontano in cui le nascite devono essere bilanciate dallo stesso numero di decessi, allo scopo di contenere la vertiginosa crescita demografica. La registrazione di un decesso in famiglia è l’unica speranza di ottenere il permesso per mettere al mondo un figlio.

Gabi ha quasi superato l’età fertile e desidera disperatamente una bambina. Suo padre è ricoverato in ospedale, in gravi condizioni, ma nonostante ciò pare impiegherà ancora molto tempo a morire. Inoltre, i Corvi − approfittatori senza scrupoli − aspettano solo l’occasione buona per rubarle il decesso e rivenderlo a qualche facoltoso. La donna prende la decisione di porre fine lei stessa alla vita del genitore, scontrandosi con il marito contrario e rinnegando una parte di sé – l’amore di bambina per suo padre − pur di ottenere ciò che desidera.

L’atmosfera del racconto è ossessiva, malata; la scelta di Gabi risulta perfettamente plausibile e d’attualità, alla luce degli ultimi fatti di cronaca, e per questo ancora più incisiva. Rimane alla fine una desolata tristezza.

Tempus Fugit, di FRANCESCO TROCCOLI, piazzatosi al secondo posto, racconta invece l’incredibile malattia “temporale” di Marco. Il normale scandire di minuti, ore e giorni diventa improvvisamente una frenetica corsa di cui l’uomo ricorda e vive solo piccole tappe significative, con pause di coscienza sempre più ampie. Tutto questo lo porta a sfiorare la follia, finché un dottore del futuro non gli garantirà di poter risolvere il suo problema riportandolo nel passato, al fatto (la passione per una ragazza) che l’ha tanto sconvolto da trascinarlo fuori dal fiume del tempo. Ma il passato si può cambiare?

Il ritmo della narrazione è serrato. Il lettore capisce subito di trovarsi all’interno di un ciclo senza fine in cui il protagonista rimarrà prigioniero. Troccoli riesce a risolvere un soggetto non del tutto originale con una certa abilità, comunicando con una buona prosa la frenesia folle del tempo malato del protagonista.

Ha sapore di Fantascienza anche il racconto Case History di FRANCESCA GARELLO (terzo posto), ambientato in una sala conferenze ove un medico sta esponendo un caso clinico davanti a un pubblico esigente che comprende due premi Nobel. L’analisi di un paziente, all’apparenza affetto da sintomi comuni e facilmente risolvibili con terapie tradizionali, si rivela invece un caso senza precedenti che mette in luce l’evoluzione di un virus informatico in un equivalente distruttore della macchina-uomo. La soluzione del caso, se possibile, è ancora più inquietante della sua origine.

La narrazione è fluida, scorre piacevolmente nonostante l’uso frequente di termini medici e scientifici. Inoltre regala un certo brivido. Alla luce dei progressi di scienza e tecnica, una simile commistione tra digitale e biologico non sembra un fatto poi così improbabile.

L’ultimo racconto dei quattro premiati dalla giuria, Zed, di MARIA FRANCESCA ZINI, è un piccolo capolavoro. In una comunità cittadina che pare sospesa nel tempo, si prepara una misteriosa funzione. Una “processione” non meglio identificata sfiora le case ogni notte, dipingendone le facciate di arcani simboli, tracciati con il colore verde. Una volta l’anno, l’Ombra prende la forma delle persone amate che hanno lasciato la città.

Questi demoni tentatori si insinuano tra gli abitanti, desiderosi di essere accolti per acquisire dominio di tutto e tutti; per il bene della comunità, bisogna ignorare il richiamo del proprio cuore e i ricordi che legano a queste persone ormai andate, e resistere alla tentazione di accoglierle.

Zed è tornato e la protagonista dovrà lottare contro sé stessa fino al momento della “funzione”, una sorta di incantesimo di bando che dissiperà il pericolo.

Senza offrire alcuna vera descrizione del dove, del quando né del contesto, Maria Francesca Zini tesse una trama fine e poetica, commovente e profonda. La dolcezza della narrazione si coniuga con una prosa elegante.

I racconti premiati sono, in linea di massima, più convincenti di quelli dei membri della giuria, che non offrono particolari novità.

È invece molto interessante il risultato della S.F.I.D.A. di questa edizione, incentrata su alcuni contenuti obbligatori e proposta ai finalisti delle edizioni precedenti. La sfida consisteva nel creare un racconto al cui interno comparissero tutti − o quasi − i seguenti soggetti: un mimo, una penna d’oca, il deserto e la parola “abofe”. Era stato fornito anche un frammento di dialogo. La presenza di questi punti fermi, invece di limitare la creatività, sembra aver dato le ali all’immaginazione degli autori. Questi racconti si rivelano tra i più validi della raccolta.

Da poco si sono concluse le iscrizioni alla nuova edizione del Trofeo RiLL. Attendiamo di leggere i prossimi frutti dei suoi “Mondi Incantati”.