Futureworld - 2000 Anni nel Futuro (Futureworld | 1976)
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Futureworld – 2000 Anni nel Futuro

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Delos: parco di divertimenti a tema pseudostorico animato da androidi programmati per interagire con gli ospiti. Pagando una tariffa giornaliera esorbitante, i turisti del futuro possono vivere sfrenate avventure nella Roma imperiale, in un reame medievale oppure nel vecchio West. Il Mondo dei Robot (Westworld) film del 1973 ideato e diretto dal compianto Michael Crichton, parte da questo presupposto e narra le disavventure di due facoltosi amici in vacanza. A causa di un guasto i robot si ribellano e massacrano turisti e tecnici.

Nonostante il pessimismo, la pellicola ha avuto un seguito nel 1976: Futureworld – 2000 Anni nel Futuro (Futureworld).

Il sequel riprende la vecchia vicenda; sono trascorsi pochi anni dal fatale incidente e il parco ha appena riaperto sotto una nuova amministrazione. Il dirigente Duffy e il professor Schneider, l’esperto di robotica, invitano a visitarlo i giornalisti Chuck Browning (Peter Fonda) e Tracy Ballard (Blythe Danner). Lo scopo naturalmente è promozionale; c’è inoltre da rassicurare i potenziali clienti dopo il disastro della precedente gestione.

Prima della partenza, Browning viene contattato al telefono da un misterioso informatore che promette rivelazioni sconvolgenti su questo rinnovato Delos, salvo poi morire in circostanze misteriose prima di poter proferire parola. I due cronisti giungono quindi alla struttura portandosi dietro pregiudizi e dubbi.

A prima vista, tuttavia, i cospicui investimenti sembrano essere stati impiegati con adeguata attenzione alla sicurezza, non solo all’innovazione. Gli androidi che intrattengono i turisti o che lavorano dietro le quinte, assicurando a ogni ospite avventure e divertimento, adesso sono praticamente indistinguibili dalle normali persone. L’eventualità di errori umani è prevenuta dal fatto che quasi tutte le mansioni necessarie sono affidate a tecnici o a operai robot. Il parco si mostra così nella sua luce più glamour: ampliato, arricchito da nuove attrazioni e controllato da sistemi di sicurezza apparentemente perfetti. È addirittura possibile trascorrervi dei soggiorni personalizzati, costruiti in base alle preferenze dei clienti, il tutto per 1200 dollari al giorno.

Browning però rimane scettico – forse in cuor suo spera in qualche scoop ­­– e così, insieme alla collega, inizia a indagare…

Futureworld, diretto da Richard T. Heffron a soli tre anni da Il Mondo dei Robot, recupera solo in parte i temi evidenziati dal geniale predecessore. La vicenda di Crichton prendeva spunto da premesse fantascientifiche per raccontare l’animo umano, colto in tutte le sue sfumature meno nobili. Nel primo Delos, i ricchi turisti pagavano tariffe stratosferiche per circondarsi di scenografie pacchiane e sentirsi adulare da robot appositamente programmati, sui quali tra l’altro sfogavano le loro peggiori perversioni interpretando personaggi sadici. Oltre a dubitare dell’innocenza della natura umana, lo scrittore e regista metteva in discussione anche la cultura e la ‘buona’ educazione della classe agiata, che evidentemente influivano poco sulla capacità di provare empatia, pietà o affetto. Le stesse espressioni del progresso scientifico, gli androidi, si rivelavano conquiste illusorie: un banale guasto era sufficiente per trasformare i robot in killer spietati.

Futureworld relega in secondo piano questi spunti di riflessione filosofica e tratta invece temi fantapolitici. Il cambiamento rispetto al film precedente è radicale, e necessario. L’effetto sorpresa costituito dai robot era già stato sfruttato, insistere sul sesso e sulla violenza rischiava di far vietare la pellicola ai minori, e gli effetti speciali erano all’epoca troppo costosi per affidare tutto a essi. Di conseguenza la soluzione adottata è stata dare un taglio nuovo alla vicenda, pur mantenendo la continuità stilistica con il precedente capitolo.

Accanto a laboratori avveniristici e pareti coperte di calcolatori, e all’utilizzo per la prima volta della grafica digitale (per rappresentando una mano), la sceneggiatura si è ispirata all’attualità, nella migliore tradizione del cinema di genere del periodo (Abbandonati nello Spazio, Capricorn One, I Ragazzi Venuti dal Brasile…). Lo scandalo Watergate era ben vivo nella memoria degli spettatori, e il personaggio del giornalista coraggioso pronto a rischiare in prima persona pur di divulgare la verità raccoglieva larghi consensi. Non mancano riferimenti ai cambiamenti della società americana, in particolare alla mutata condizione femminile.

Messi alla prova dagli eventi, però, i protagonisti si dimostrano purtroppo assai meno moderni e coraggiosi di quanto vorrebbero inizialmente apparire. Secondo il gusto dell’epoca sono una coppia, così da potersi prestare a intrecci sentimentali, che però si risolvono in qualche battibecco iniziale e in qualche battuta che ironizza sull’erotismo. Il romanticismo naufraga e così pure il tentativo di rappresentare una donna in carriera e un paladino dell’informazione. La Ballard dimostra poca iniziativa, pronta a credere alla buona fede dei dirigenti di Delos; e inetta nelle scene d’azione, dove si limita a strillare.

Browning al contrario è pronto a condannare i gestori del parco a priori; è ambizioso, a caccia di verità forse per sete di giustizia o più realisticamente per piazzare un colpo giornalistico. Ma come detective è abbastanza lento a giungere alle conclusioni, arrivandovi quasi per caso grazie alla testimonianza di un operaio.

La donna emancipata e il giornalista senza macchia e paura sembrano invece due rappresentanti della gioventù anni Settanta. Quando il film uscì, i due attori erano forse attraenti e alla moda, ma a rivederli oggi il risultato appare sopra le righe, spesso ironico e in alcune situazioni parodistico.

L’intreccio fantapolitico prende il sopravvento soprattutto nel secondo tempo, quando i sospetti lentamente divengono certezze e lo spettatore è certo di avere a che fare con un complotto. I nuovi androidi riescono a emulare molti comportamenti e sentimenti umani grazie a cervelli elettronici sempre più sofisticati, capaci di replicare smorfie, sorrisi, inflessioni della voce. La cibernetica riesce a catturare le sfumature del carattere, solca le profondità dell’animo e arriva a visualizzare i desideri più reconditi. Addirittura una macchina traduce in immagini i sogni della protagonista, nelle celebri sequenze del sogno erotico con Yul Brynner. Le indagini sui sogni proibiti dei clienti dovrebbero servire per personalizzare i soggiorni e proporre avventure gradite. I risultati – insieme ad approfondite analisi fisiche condotte sugli ospiti a loro insaputa mentre dormono, drogati. Vengono invece impiegati per dare a copie androidi caratteristiche comportamentali e ricordi di individui che andranno poi a sostituire.

Se, sulle prime, ci si potrebbe attendere un mogio remake del film di Crichton, magari con il ritorno dell’androide pistolero interpretato da Yul Brynner (invece il celebre attore compare solo nei titoli di testa e in un cameo di pochi minuti), in realtà stavolta i robot non si ribellano affatto. Anzi si dimostrano fin troppo affidabili e obbedienti. Quando aggrediscono i protagonisti, in barba alle leggi della robotica di Asimov, seguono degli ordini precisi.

In Futureworld il progresso scientifico, che consente veri e propri miracoli, sembra dunque non riservare brutte sorprese. Gli androidi possono intrattenere l’uomo e sollevarlo da compiti gravosi o pericolosi. Inoltre si dimostrano ottimi compagni anche per le attività domestiche, come fa Charly, il robot del tecnico Harry.

Nei confronti della scienza c’è un atteggiamento ottimistico: le scoperte possono migliorare la vita dell’uomo; il pessimismo riguarda piuttosto l’uso sconsiderato che l’uomo può farne: messe in mano a persone senza scrupoli, le scoperte vengono sfruttate per i fini più turpi. L’animo umano resta soggiogato dalla sete di potere fino a macchiarsi di ogni possibile crimine; davanti al pericolo di un complotto mondiale, le perversioni dei singoli individui risultano però assai meno interessanti. I turisti vengono rappresentati con toni caricaturali per mostrare qualche pausa umoristica, dare colore all’ambientazione, e ricordarci come, seppure perfezionato. Delos rimane sempre un mondo di cartapesta adatto a palati che non vanno troppo per il sottile.

Lo smarrimento dell’identità dell’uomo contemporaneo e il suo essere duplicabile e sostituibile sono temi cari al cinema d’autore del periodo. E Futureworld sfrutta i dilemmi esistenziali per proporre una vicenda fantapolitica. Gli androidi vanno a sostituire figure importanti della vita civile e politica delle varie Nazioni, formando un élite di automi che dovrebbe comportarsi in modo prevedibile ed essere poco propensa a scatenare guerre.

Il film strizza così un occhio allo spionaggio e ai film di azione, recuperando lo stile narrativo proprio di molti telefilm divenuti classici. Ci sono inseguimenti e sparatorie intervallate da momenti umoristici ben dosati e mai banali. Gli effetti speciali si limitano a poche trovate, peraltro avveniristiche e ben inserite nella vicenda: oltre alla mano creata grazie alla grafica digitale, c’è un’appariscente ricostruzione di un missile. I set sono probabilmente ereditati da produzioni più ricche, e non è necessariamente un difetto perché l’amalgama pacchiano di scenografie inverosimili ricorda allo spettatore l’artificiosità di Delos.

I laboratori invece sembrano i magazzini dei grandi centri commerciali, colmi di tubature, stanze spoglie, scatoloni e macchinari dall’uso sconosciuto. Apparentemente può sembrare una scelta condizionata da esigenze di budget, e forse lo è, tuttavia non dispiace, perché aggiunge verosimiglianza e ci riporta alla ‘vera’ natura del parco. I richiami al primo capitolo del film sono ben diluiti all’interno della vicenda, possono essere oggetti che ritroviamo oppure personaggi e situazioni che vengono rivisitate.

Futureworld non ha l’originalità de Il Mondo dei Robot, però riesce a divertire onestamente, senza obbligare a lasciare a casa il cervello.

Futureworld - Locandina

Tit. originale: Futureworld

Anno: 1976

Nazionalità: USA

Regia: Richard T. Heffron

Autore: Mayo Simon, George Schenck (written by)

Cast: Peter Fonda (Chuck Browning), Blythe Danner (Tracy Ballard), Arthur Hill (Duffy), John P. Ryan (Dr. Schneider), Stuart Margolin (Harry), Yul Brynner (Robot pistolero)

Fotografia: Gene Polito, Howard Schwartz

Montaggio: James Mitchell

Musiche: Fred Karlin

Rep. Scenografico: Trevor Williams (art direction) | Marvin March, Dennis W. Peeples (set decoration)

Costumi: Ann McCarthy

Produttore: James T. Aubrey, Paul Lazarus III | Samuel Z. Arkoff (esecutivo)

Produzione: American International Pictures (AIP), The Aubrey Company