Game Over
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Game Over

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Game Over è un cortometraggio realizzato da giovanissimi con l’esplicito intento di raccomandare un uso intelligente dei videogiochi. Secondo studi americani, l’abuso di videogame crea una vera e propria dipendenza.

Il protagonista è un nerd, innamorato della sua consolle e di un gioco ‘sparatutto’. Goffo e miope, mal si rapporta con gli altri. Una sera, spinto dalla madre, esce di casa per recarsi controvoglia a una festa di compleanno a cui partecipano molti ragazzi suoi coetanei. Lì viene fatto oggetto di una beffa crudele: una bella ragazza lo avvicina, gli dice che è cotta di lui, lo porta fuori del salone e lo lascia un attimo solo con la scusa di recuperare le sigarette; i complici della ragazza salgono al piano superiore e gettano un secchio d’acqua sul povero nerd. Rientrato, tutti lo deridono, e al poveretto inzuppato non resta che rifugiarsi in bagno, tra le lacrime. Sul vetro dello specchio appare il suo riflesso in versione ludica. Novello Rambo, il riflesso esce dal bagno. Si odono gli spari…

Il cortometraggio, realizzato dagli adolescenti che hanno frequentato i corsi di cinema del laboratorio Ciak si impara!, rappresenta una denuncia verso la dipendenza da videogiochi, che potrebbe scatenare le ire degli appassionati più irriducibili delle consolle. I fan film possono essere recitati da veri guitti, diretti da gente che si improvvisa dietro una macchina da presa, ma comunicano amore e passione per un mondo immaginario che questo cortometraggio condanna senza appello. Le intenzioni di impegno sociale sono lodevoli – è ovvio che un videogioco non deve sostituirsi alla vita quotidiana –, tuttavia il messaggio convince poco, per diverse ragioni che vanno oltre gli aspetti tecnici della pellicola, la sua semplicità stilistica o la recitazione dilettantesca.

Il protagonista è un soggetto fragile e sfoga la sua debolezza davanti a una consolle, rifugiandosi in un mondo virtuale. La colpa di ogni disgrazia è addossata al videogioco quando ha radici più profonde, che vengono taciute agli spettatori. Oggi la persona problematica si rifugia in un eroe digitale, in passato avrebbe probabilmente scelto un personaggio letterario; il cortometraggio colpevolizza la valvola di sfogo, invece di rintracciare le vere cause dell’alienazione del giovane. Oltretutto è un personaggio poco credibile, colpa dell’aspetto caricaturale che gli viene attribuito, e del modo di comportarsi. I nerd appaiono goffi tra la gente perché coltivano interessi poco comuni, si sono creati un proprio ambiente e lì sono a loro agio, ma non sono stupidi o del tutto asociali. Legano solo con i loro simili, proprio come avviene per i ricchi o per certi gruppi di intellettuali radical chic. Difficilmente un nerd finisce per ritrovarsi con una compagine di ragazzini modaioli: le marcate differenze di stili di vita traspaiono a prima vista, e si instaura una reciproca discriminazione piuttosto che un conflitto aperto. Gli episodi di bullismo accadono nei momenti di obbligata vita comune, ovvero a scuola. Feste, sport, gite sono occasioni che ciascuno condivide con le persone che preferisce.

Ma il protagonista non è un vero nerd: ne è piuttosto una grottesca caricatura disegnata con superficialità, da persone che vivono il fenomeno ‘da fuori’. Assomma gli stereotipi più negativi della categoria, dei patiti dei videogiochi e… degli sciocchi di ogni villaggio.

Nessuno si salva in questo cortometraggio: la madre del giovane è evidentemente inadeguata e i ragazzi del compleanno sono un brutto quadro della gioventù. La ‘vita vera’ da loro tanto caldamente raccomandata è fatta di musica commerciale, festini in case dalle tante stanze dove appartarsi, ragazze che cinguettano petulanti e vestono come top model, e divertimenti vacui, oppure crudeli.

Il corto avrebbe potuto funzionare meglio se avesse mostrato un giovane goffo soffocato nella sua solitudine, con problemi nello studio, difficoltà sul lavoro, ignorato da tutti. Invece da un lato c’è un ragazzo asociale ed ingenuo, dall’altra c’è un branco, che lancia cibo e cartacce e magari, quando si sarà stufato, cercherà un altro svago imitando gli eroi del Grande Fratello.

Se lo scopo di Game Over è mostrare l’alienazione del videodipendente, purtroppo fallisce nel momento in cui mette in luce cattiva i giovani carnefici. L’epilogo vede una vendetta, virtuale: probabilmente il nerd si rifugia nelle sue fantasie dominate dall’eroe del videogioco, e proseguirà la sua vita di emarginato.