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Gelatineide – Intervista ad Alessandro Fusari

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Le conoscenze scientifiche di un autore possono condurlo a dedicarsi alla Fantascienza? Una tale domanda potrebbe occupare interi volumi: pensiamo solo al biochimico Isaac Asimov, all’ingegnere Roberto Vacca, e ancora a John Carpenter che legge con passione libri di fisica quantistica, e persino a Lovecraft, il quale diede ai suoi orrorifici Miti di Cthulhu un portata cosmica influenzato dal suo interesse per l’astronomia.

Una condizione simile è quella che caratterizza ALESSANDRO FUSARI. Classe 1973 e residente a Cremona, Fusari proviene da studi scientifici e svolge la professione di ingegnere, ma parallelamente è sempre stato un appassionato al fumetto e di illustrazione, al punto da seguire prima uno stage di CLAUDIO VILLA (disegnatore di Tex, nonché creatore grafico di Dylan Dog) e CLAUDIO NIZZI (ideatore del poliziesco Nick Raider e sceneggiatore di Tex e per Il Giornalino), nel 1999, e poi il corso tenuto dal grande MASSIMILIANO FREZZATO presso l’Accademia Pictor di Torino, tra il 2000 e il 2001. È soprattutto Frezzato ad influenzare lo stile di Fusari “alla francese”, dal tratto pulito e dai colori intensi.

Alessandro, successivamente, inizia a collaborare con il Centro Fumetto Andrea Pazienza e con altre realtà indipendenti. Ovviamente la Fantascienza è il genere che più lo appassiona. L’abbiamo incontrato per parlare, tra le altre cose, della sua ultima “fatica”, intitolata Gelatineide.

Come hai iniziato la tua carriera di fumettista?

La passione per il disegno mi appartiene da quando ero bambino, come pure la voglia di raccontare storie. Il fumetto è stato un modo naturale di coniugare questi due aspetti. A parte qualche fumetto disegnato con e per gli amici, ho cominciato con il proporre storie brevi di 5 pagine al concorso per autori esordienti della provincia di Cremona, città in cui sono nato e tuttora risiedo parte della settimana. Per due volte arrivai secondo ma, nel frattempo, il Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, organizzatore del concorso, mi propose di realizzare una storia di ampio respiro, almeno 40 pagine. Per circa un anno avevo anche seguito alcuni corsi serali di fumetto e illustrazione che Massimiliano Frezzato (autore pubblicato in Italia, ma anche in Francia e negli Stati Uniti) teneva all’Accademia Pictor di Torino, città in cui mi trovavo per lavoro. Forte di questa esperienza, intrapresi la realizzazione della storia per il Centro Fumetto, pubblicata nel 2005 con il titolo Gaudeamus Igitur, un impegno davvero consistente per me anche sul piano personale, oltre che tecnico. Rischiavo di non riuscire a finire i disegni in tempo, così passai le ferie estive curvo sul tavolo da disegno. Ricordo bene quando per la prima volta vidi il fumetto stampato sul banco dello stand a Lucca: che soddisfazione! Poi, però, per diversi mesi, non toccai più la matita, tanta era stata la fatica per rispettare la scadenza. Ecco, più o meno cominciò così: per avermi dato l’occasione di un esordio concreto, devo ringraziare il Centro Fumetto “Andrea Pazienza” e Michele Ginevra.

A quali autori ti ispiri maggiormente?

Castellini, Otomo, De Angelis, Gimenez, Moebius, Frezzato e, ultimamente, Joshua Middleton. Di ognuno apprezzo qualcosa in particolare, per esempio la spettacolarità di Castellini, l’espressività cromatica di Frezzato o l’elegante grafismo di Middleton.

Quali invece puoi dire che ti abbiano dato l’imprinting in questa tua passione?

Ancora Castellini e Frezzato. Ricordo bene la mia emozione sfogliando le pagine di Silver Surfer in bianco e nero, disegnate da un ispirato Castellini: ho studiato ogni singola vignetta, ammirando soprattutto la ricchezza dei dettagli e l’elaborata, spettacolare composizione di ogni pagina. Quello fu il primo imprinting. Il secondo, anni dopo, quando Massimiliano Frezzato ci portò alcune sue tavole originali, durante il suo corso di fumetto a Torino. Ricordo in particolare una storia di Wolverine, colorata magistralmente con mezzi toni, un tipo di colorazione alla quale mi sono ispirato molto. Poi, durante le lezioni, vedere all’opera un professionista è un’opportunità preziosa. Credo che il tipo di colorazione in scala di grigi caldi e freddi che utilizzo più spesso derivi proprio da lì.

Cosa consiglieresti a un giovane che volesse intraprendere questa professione?

Qui sono un po’ in imbarazzo. Per me il fumetto non è ancora una professione, anche se grazie al Centro Fumetto ho visto pubblicate già due mie storie ed è in preparazione una terza. Sono un ingegnere e il lavoro lascia poco tempo al fumetto.

Durante le fiere, come Lucca o Napoli, capita di vedere ragazzi con la cartellona sotto braccio, che si propongono agli editori, mostrando i propri lavori agli stand. Passano anche da noi, dal Centro Fumetto. Per esperienza personale consiglierei due, anzi no, tre cose in particolare. Disegnare il più possibile, ogni giorno: la mano diventa fluida solo dopo un po’.

Conoscere le pubblicazioni dell’editore a cui ci si propone, il quale difficilmente (anche se tutto è possibile) accetterà proposte discordanti con la propria linea editoriale.

Soprattutto nel caso del disegno realistico, lavorare sulla prospettiva e sull’anatomia.

Avevo detto tre consigli, giusto? Ne aggiungo un altro: in questo campo alcuni giudizi sono indubbiamente soggettivi, ma ve ne sono anche di oggettivi e non sempre facilmente condivisibili da parte di un autore che si sente muovere una critica. In realtà, con il tempo e il raffinamento delle proprie abilità, si scoprirà che una buona parte di quelle critiche erano valide. Dunque accettare i suggerimenti degli esperti (dei veri esperti, intendo). Infine, il consiglio più importante: perseverare!

Parlaci un po’ del progetto “Gelatineide”.

Gelatineide è il secondo capitolo di una mini serie di Fantascienza. Sono un appassionato del genere. Il progetto è nato nel 2001, più o meno. È nato inconsapevolmente, con una storia di 5 pagine che proposi al concorso per esordienti di Cremona. Il protagonista, Randolph Reed, un neolaureato del futuro, è coinvolto in un diverbio con un alieno, durante un colloquio di assunzione. La storia fu pubblicata come “numero zero” nel 2004, con il titolo Dinamiche di gruppo. Nel 2005 è stata la volta di Gaudeamus Igitur, un albo di 48 pagine in cui Randolph rievoca le proprie esperienze universitarie, la goliardia (da cui il titolo), l’incontro con alieni bizzarri e il modo in cui è riuscito a salvare prima il pianeta-università e poi la stazione spaziale su cui lavora. Randolph è un ingegnere-alchimista ed è in grado di modellare un nuovo tipo di materiale, i tecnopolimeri mutageni, per il quale la sua azienda detiene un lucroso monopolio. Un altro potere forte, nella galassia di Randolph, è costituito dal nascente impero dei denebiani, alieni bellicosi e ottusi. La dialettica fra questi due centri di potere, l’azienda di Randolph e l’impero, è il contesto di Gelatineide – Battaglia per Deneb, il secondo capitolo di questa space-opera, pubblicato quest’anno e presentato a “Lucca Comics”. I toni più spensierati di “Gaudeamus” lasciano il posto a situazioni più drammatiche in “Gelatineide”, anche se, come probabilmente si evince dal titolo, non mancano spunti ironici. Dimenticavo: le gelatine kornelliane sono altri esseri alieni molto importanti in tutta la vicenda, ma il loro ruolo si chiarirà meglio in futuro. Il titolo allude all’epica battaglia sostenuta dalle gelatine per difendere il proprio pianeta dalla conquista denebiana, capitolo con cui si apre la narrazione di “Gelatineide”.

Anche se questi elementi appartengono alla tradizione di certa Fantascienza, in queste avventure sono presentati in una combinazione originale di situazioni spettacolari, ironia, vicende personali del protagonista e logiche di potere tipiche di oggi.

Uno degli scrittori di fantascienza che apprezzo particolarmente è Douglas Adams: l’ho scoperto a metà della lavorazione di Gaudeamus Igitur e mi sono trovato spesso in sintonia con i suoi romanzi.

Lo ricordo per evocare meglio il tipo di fantascienza che racconto, anche se i miei riferimenti visivi rimangono pur sempre Guerre Stellari e Star Trek su tutti.

Cosa hai in serbo per il futuro? Puoi farci qualche anticipazione?

Sto lavorando al terzo capitolo della mini serie, che ha il titolo provvisorio di Xilom – Il Generale della Guerra. Se tutto procede per il verso giusto, dovrebbe uscire a novembre di quest’anno, sempre in concomitanza con “Lucca Comics”, pubblicato dal Centro Fumetto “Andrea Pazienza”. Questo e il successivo saranno i capitoli in cui tutti gli elementi disseminati nel corso dei precedenti due albi troveranno la giusta sintesi, non mancheranno però alcune sorprese. Ho già definito la storia durante una lunga chiacchierata con il mio amico Emiliano Guarneri, il mio primo lettore, consulente e, nel caso del prossimo albo, cosceneggiatore. La fase di concezione di una storia di un certo respiro è la fase che preferisco, e avere modo di parlarne con un amico di vecchia data è anche meglio, se si è sintonizzati sulle stesse frequenze. Da poco ho cominciato a disegnare le prime pagine, alcune delle quali sono già presenti on-line sul mio blog (www.gelatineide.blogspot.com).

Allora, ringraziandoti per la tua disponibilità, terminiamo questa piacevole chiacchierata dando ai lettori appuntamento a novembre per il capitolo conclusivo di “Gelatineide”.

Ringrazio Terre di Confine, per l’opportunità di questa intervista.