Gothica - L'Angelo della Morte
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Gothica – L’Angelo della Morte

Non è sicuramente facile scrivere un libro su un tema preassegnato e in uno spazio predefinito: tali sono le caratteristiche della collana “Verdenero” di Edizioni Ambiente, sotto la cui egida è stato pubblicato Gothica – L’Angelo della Morte. L’intento programmatico è infatti quello di sensibilizzare il pubblico su tematiche ambientali in un formato che non superi le trecento pagine.

Francesco Falconi svolge l’incarico con onestà intellettuale e molta professionalità, plasmando una vicenda mai scontata, dal ritmo serrato e avvincente, con una punta di mistero che contribuisce a creare suspense. La storia si beve d’un fiato, senza mai un momento di stanca, complice una scrittura asciutta e scorrevole.

Dietro al lavoro si intuisce una solida preparazione scientifica sull’argomento trattato, la manipolazione genetica, e una certosina revisione del testo, che appare perfettamente levigato.

Tuttavia, nonostante questi pregi, il romanzo non riesce a convincere sino in fondo. Anzitutto perché non è ancorabile a uno spazio-tempo definito: dal punto di vista tecnico e concettuale, l’ambientazione sembra oscillare fra la nostra realtà degli anni Novanta/ Duemila – complici alcuni modi di dire usati dai protagonisti e situazioni sociopolitiche a noi molto familiari – e uno scenario invece decisamente futurista.

In uno scambio di vedute riguardo al setting, Francesco ha dichiarato di non essere stato interessato a definirne con precisione i contorni. Una scelta legittimamente percorribile, ma disorientante per quei lettori che preferiscano  sapere dove e quando “si trovano” –  anche se si tratta di un mondo immaginario – per potersi immergere totalmente nel testo.

Considerazione che porta a un’altra questione dibattuta: l’autore avanza dubbi sul fatto che questo volume si possa inserire nel filone fantastico, e sostiene che l’ambientazione sia marginale in quanto l’accento va posto sul tema centrale del romanzo: la sensibilizzazione sulla tematica della manipolazione genetica.

Ferma restando l’opportunità,  a prescindere dal genere narrativo,  di fornire parametri di riferimento certi per una migliore definizione del lavoro,  non vi è comunque  dubbio che Gothica rientri nel genere Fantastico. Infatti, non solo Falconi spinge la speculazione scientifico-futuristica in territori che, allo stato attuale, sono ancora oggetto della narrativa di anticipazione, ma allo stesso Angelo della Morte che titola il romanzo fa subire trasformazioni repentine, fisiche e psichiche, tali da ricalcare quelle dei classici supereroi o di figure come Jeckyll/Hyde; tratti ben lontani dal potersi attribuire a una creatura di mera “sintesi” scientifica.

Un altro limite del libro, forse più oggettivo rispetto a quello dell’ambientazione, è che ogni tanto la personalità dell’autore esce un po’ troppo allo scoperto, poiché, nelle critiche che rivolge al suo mondo immaginario per mezzo delle voci protagoniste si riconosce facilmente la cronaca odierna del nostro Paese. La sensazione è piuttosto netta specialmente quando il protagonista Padre Faust e la coprotagonista Helena Wolff dialogano fra loro: infatti, mentre il primo funziona perfettamente, in quanto vive su di sé le contraddizioni della chiesa cui appartiene, dando conto di una credibile lotta interiore fra la parte razionale e quella emotiva, riguardo alla seconda ha il sopravvento un pungolo critico-didattico non pienamente giustificato dalla dinamica del personaggio. Così si vede spuntare il braccio dello scrittore che muove il filo del “character”, e questo improvviso scorcio “dietro le quinte” finisce per sbalzarci fastidiosamente, anche se per breve tempo, fuori dalla pagina.

Anche le motivazioni del “cattivo”, Frederick Volk, costituiscono un punto debole nel tessuto narrativo. Se, all’inizio, egli è plausibilmente sostenuto da sete di potere e ricchezza, gli orizzonti verso cui si spinge una volta raggiunto lo scopo mostrano una cattiveria fine a se stessa. Non c’è alcun freno etico o morale nella sua personalità e allora, per giustificare questa sua incapacità di porsi dei paletti, non resterebbe che considerarlo uno psicotico: un tratto difficilissimo da costruire nella finzione di un romanzo e dunque un compito davvero impegnativo per uno scrittore; tuttavia qui non si assiste ad alcun tentativo in tal senso e resta quindi l’impressione che l’autore si sia involontariamente chiuso in un angolo con pareti ripidissime ritrovandosi, in finale di vicenda, col classico scienziato pazzo di cartone.

In definitiva una prova con luci e ombre, che tuttavia testimonia un’ evoluzione del Falconi scrittore rispetto ai timidi esordi di Estasia, e che promette una maturazione ulteriore molto vicina.