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Guyslugger

Trentamila anni fa: sulla Terra, dove prospera la progredita e pacifica civiltà dei Soloniani, giungono le forze d’invasione degli spietati extraterrestri Imbem, che in breve tempo conquistano il pianeta. Poco prima della disfatta, il Regno di Solon predispone come ultima risorsa una squadra di combattenti, formata da cinque ragazzi “rimodellati ciberneticamente”; la loro missione è raggiungere e attaccare il pianeta d’origine degli Imbem.

Le condizioni climatiche sulla Terra, però, mutano improvvisamente, e il globo precipita in un’era glaciale che cancella ogni traccia della cultura soloniana e allo stesso tempo rende il pianeta inabitabile per gli Imbem, che lo abbandonano.

Oggi: rimasti ibernati per tutto questo tempo sotto i ghiacci del Polo Sud, i cinque ragazzi cibernetici (cibanoidi), vengono risvegliati dall’improvviso ritorno sulla Terra dei conquistatori Imbem. Il Regno di Solon ormai non esiste più, ma gli alieni troveranno ugualmente pane per i loro denti!

Questo è l’incipit di Guyslugger (Hyoga Senshi Guyslugger, I Guerrieri Glaciali Guyslugger), serie di 20 episodi ideata da SHOTARO ISHINOMORI e diretta da NOBURO ISHIGURO.

L’anno era il 1977; lo schema del gruppo di eroi formato da cinque elementi (in genere tre ragazzi, una ragazza e un bambino – i Gatchaman ne sono un esempio molto famoso) dai ruoli ben suddivisi, e definiti secondo precisi stereotipi sia caratteriali che fisici, stava diventando uno standard. In Guyslugger questo tema viene mantenuto, come pure quello dell’invasione aliena, che in quel periodo andava per la maggiore avendo creato un sodalizio di ferro col genere robotico (l’anno precedente i due argomenti si erano sposati in Gaiking, UFO Diapolon, Combatter, Gakeen, e nel ‘77 ancora in Mechander Robot, Ginguiser, Vultus 5, Balatack e Zambot 3). Non ci si discosta troppo, quindi, dai canoni comuni un po’ a tutte le serie di fantascienza del biennio 76/77, e anche l’animazione e la progressione narrativa sono piuttosto convenzionali, in linea con le produzioni di quel periodo; forse è per questo che di Guyslugger è rimasto poco nella memoria del pubblico, soprattutto in Italia dove ai passaggi televisivi non ha mai fatto seguito un’edizione per il mercato dell’home-video. Tuttavia di questa serie resta un’ambientazione abbastanza originale (con frequenti riferimenti a misteri archeologici e ad antiche civiltà), e altri elementi distintivi che, tutto sommato, la elevano almeno a livello di serie coetanee più ricordate.

I risvolti drammatici – una di quelle caratteristiche frequenti nell’animazione giapponese che hanno fatto molto arrabbiare genitori e pedagoghi nostrani – conferiscono alla trama un tenore decisamente serio (non vengono risparmiati la malattia, il disperato e inutile suicidio-vendetta, il sacrificio…) e in taluni casi precorrono temi che verranno poi proposti – destando maggior impressione – in altre opere. Pochi ricordano, infatti, che le celeberrime e scioccanti bombe-uomo di Zambot 3 (serie andata in onda in Giappone un paio di mesi dopo la conclusione dei cibanoidi) furono precedute da quelle presentate nell’episodio numero 15 proprio di Guyslugger.

Realizzata in tandem dalla TOKYO MOVIE (poco prima di diventare TOKYO MOVIE SHINSHA) e dalla OKA STUDIO per conto del colosso TOEI CO., questa serie ha un po’ il sapore di un ritorno al passato, sapore ispirato da un design dei personaggi che rispetta in modo fedele lo stile “tezukiano” del primo Ishimori. I cinque cibanoidi richiamano i protagonisti del suo celebre Cyborg 009, della TOEI DOGA, che aveva furoreggiato in Giappone circa dieci anni prima, e di cui in Italia è giunto solo il primo mediometraggio cinematografico (Joe Tempesta). La storia è piuttosto diversa – pur riproponendo il tema classico di Ishimori, quello dell’uomo tramutato in macchina – ma lo stile grafico rimane lo stesso e verrà mantenuto due anni più tardi nel primo dei due remake dei cyborg (ce ne fu poi uno più recente, che risale al 2001), prodotto, come Guyslugger, dalla TOEI CO. (ma realizzato stavolta dalla SUNRISE), e divenuto famosissimo anche in Italia col titolo Cyborg, i nove supermagnifici. Si noterà che i cibanoidi Ken Shiki e Kaya Mito sono praticamente identici ai cyborg Joe Shimamura 009 e Bretagna 007.