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I Mercanti di Borgomago

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“I Mercanti di Borgomago” (“Liveship Traders”) di ROBIN HOBB ? pseudonimo con il quale la scrittrice californiana “MEGAN” LINDHOLM (all’anagrafe MARGARET ASTRID LINDHOLM OGDEN) ha scelto di firmare le sue opere posteriori al 1993 ? è una saga fantasy ambientata nello stesso mondo già incorniciato dall’autrice nella “Trilogia dei Lungavista”.

Le vicende ruotano però intorno a nuovi e numerosi protagonisti; vale la pena citarne in particolare tre: Kennit, quintessenza del pirata − estremamente ambizioso, forte e brutale ma anche intelligente, attraente ed elegante quando serve −, il sincero Brashen, un marinaio assuefatto all’alcol e alla droga, e Althea, figlia ribelle della rispettabile famiglia Vestrit.

Proprio i Vestrit rappresentano uno degli elementi chiave di questa epopea, che inizia con il volume Ship of Magic, in Italia pubblicato in due parti: La Nave della Magia e La Nave in Fuga.

La famiglia di Althea dimora nella città di Borgomago − centro di grandi scambi commerciali, situato non lontano dai Sei Ducati dove si era dipanata la precedente saga dei Lungavista − ed è proprietaria della “nave vivente” Vivacia. Le navi viventi sono vascelli molto particolari, vengono infatti costruiti con un legno magico in grado d’infondere loro una sorta di coscienza. Nessuno sa come ciò accada, ma la straordinaria caratteristica fa di queste imbarcazioni un bene di valore inestimabile, tanto che le case mercantili sono disposte a sacrificare l’impegno di generazioni per “allevarle”.

Alla morte di Ephron Vestrit, patriarca della famiglia, Vivacia finisce ereditata dalla sorella di Althea, Keffria, e da lei passa al marito Kyle, la cui intenzione è quella di ristabilire le fortune della casata nel peggior modo possibile, ossia entrando nella tratta degli schiavi, commercio al quale Althea è decisamente contraria, come del resto già lo era stato Ephron prima di lei.

Solo coloro nelle cui vene scorre il sangue dei Vestrit sono in grado di controllare Vivacia, ma Kyle risolve il problema affidando il comando della nave al figlio Wintrow, strappandolo alla sua vocazione religiosa.

Mentre Althea fa esperienza di vita marinara a bordo di Ophelia, un’altra nave vivente, Vivacia entra nelle mire dello spregiudicato capitan Kennit, che ambisce a diventare re dei pirati e a fare del vascello dei Vestrit la sua ammiraglia.

Il capitolo successivo della saga, The Mad Ship (in Italia diviso in La Nave della Follia e La Nave della Pazzia), prosegue le vicende del precedente. A bordo di Paragon, una nave vivente impazzita (rimasta spiaggiata per lungo tempo dopo essersi resa responsabile della morte di un intero equipaggio) da loro acquistata, Althea e il marinaio Brashen salpano per riprendersi Vivacia, finita insieme a Wintrow e Kyle nelle mani di “Re” Kennit. L’impresa si conclude poi nel terzo e ultimo romanzo, The Destiny Ship, ancora inedito in Italia, che tirerà al pettine anche gli innumerevoli intrecci secondari, e i nodi dei personaggi coprotagonisti, prima fra tutti Malta, cadetta della famiglia Vestrit.

Con questa sua seconda trilogia, accompagnandoci nuovamente nel suo mondo magico ma privo di maghi, e dai richiami “medievalrinascimentali”, portandoci a volare con draghi e nuotare tra serpenti marini, facendoci irretire da giochi politici, azzuffare con i pirati e provare le fatiche della vita da marinaio, Robin Hobb conferma la sua vivacità narrativa e il suo talento nel creare personaggi “vivi”, facili da immaginare, raccontandone le vicende in modo prospettico attraverso i loro punti di vista soggettivi (con una conseguente contraddittoria, difficilmente individuabile distinzione tra bene e male), e calandoli in mondi ottimamente descritti, tanto nel paesaggio quanto nel loro vivere quotidiano.

L’ambientazione dei Sei Ducati della trilogia Lungavista (che verrà poi riproposta nella successiva “Trilogia dell’Uomo Ambrato”), qui viene “richiamata”, ma in un contesto di cambiamenti importanti, sia economici sia sociali, esposti attraverso le vicissitudini che coinvolgono Borgomago e le regioni limitrofe, come Jamailla, retta dai mercanti Satrap, o Chalced, patria di guerrafondai.

È interessante notare, in questa epopea, quanto sia sottile a volte la linea di confine che separa i pirati dai mercanti. Entrambe le categorie (da sempre legate l’una all’altra) sono impegnate ad accumulare ricchezza − ognuna a proprio modo −, ma le differenze fra le due, come fra legalità e illegalità, fra etica e mancanza di scrupoli, spesso sono sfumate, e non è raro che le peculiarità s’invertano ponendoci davanti a pirati nobili che agiscono rispettosi di una forma di “principi”, e a mercanti disperati o spinti dall’avidità, che non esitano a perseguire i loro fini commerciali nel modo più cinico e indegno.

La narrazione, data la sua complessità e la “pazienza” con cui vengono tessute le situazioni e introdotti i − peraltro molti − personaggi importanti, può risultare un po’ lenta per alcuni palati; coloro che tuttavia amano sia le letture fantasy che i romanzi d’avventura “marinareschi”, hanno qui il vantaggio di trovare i due generi coniugati, un’opera atipica che riserva molta cura ai dettagli delle navi e alla vivida descrizione della vita di bordo. Per la gioia, dunque, degli appassionati del mare.