Il Canto del Ribelle (The Gospel of Loki, di Joanne Harris)
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Il Canto del Ribelle

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Anteprima testo

PERSONAGGI

Ecco le persone che incontrerete nelle pagine di questo libro. Un consiglio da parte mia prima di cominciare: non fidatevi di nessuno di loro.

DÈI (alias la Gente di Successo)

Odino, alias il Guercio, Padre di Tutti, il Vecchio, il Generale. Capo degli Æsir. Sa come vendere sé stesso (e gli altri). Getterebbe suo fratello ai lupi (e lo ha fatto) per proprio tornaconto.

Frigg, moglie di Odino, la Veggente. Matrigna di…

Thor, il Tuono. Ama colpire le cose. Non un ammiratore del Sottoscritto.

Sif, sua moglie. Bei capelli. Un’altra che non è mia ammiratrice.

Balder, dio della pace. Yeah, giusto. Noto come Balder il Buono. Aitante, sportivo, popolare. Vi pare un po’ compiaciuto? Sì, pensavo la stessa cosa.

Bragi, dio della poesia. Due parole: aspettatevi liuti.

Idun, moglie di Bragi. Appassionata di frutta.

Freyja, dea del desiderio. Vanesia, meschina e impicciona. Andrebbe a letto con chiunque purché ci siano di mezzo dei gioielli.

Frey, il Mietitore. Fratello gemello della suddetta. Non un tipo cattivo, ma pazzo per le bionde.

Mani, la Luna. Guida un veicolo spaziale.

Sól, il Sole. Guida un veicolo fiammeggiante.

Sigyn, ancella di Freyja. Moglie adorante. Probabilmente la donna più seccante di tutti i Nove Mondi.

Heimdall, la Sentinella. Non un ammiratore. Ce l’ha con il Sottoscritto.

Hoder, fratello cieco di Balder. Un tiratore migliore di quanto potreste pensare.

Mimir, il Saggio. Zio di Odino. A quanto pare, non abbastanza saggio.

Honir, il Taciturno. Non tace mai.

Njörd, padre di Frey e Freyja. Dio del mare. Bei piedi. Sposato con…

Skadi, la Cacciatrice con le Racchette da Neve. Non una delle mie principali ammiratrici. Le parole «perdonare e dimenticare» non compaiono nel suo vocabolario. Ha un debole per corde e fruste. E per i serpenti.

Aegir, dio della burrasca. Sposato con…

Ran, custode degli affogati. Piuttosto curiosamente, le piace fare festa.

Tyr, dio della guerra. Coraggioso, ma non sveglio.

ALTRI (compresi: demoni, mostri, signori della guerra, tipi strani e altri indesiderabili)

Il Sottoscritto, il Vostro Umile Narratore. Altrimenti noto come il Burlone, Padre delle Bugie, Loki, Lucky, Fuoco, Stella del Cane e vari altri epiteti, non tutti lusinghieri. Non il tipo più popolare in circolazione.

Hel, sua figlia, guardiana dei Morti.

Jormungand, Serpe del Mondo, demoniaca progenie del Sottoscritto.

Fenris, alias Fenny, lupo demoniaco, oltre che demoniaca progenie dell’ecc.

[…]

PROLOGO

Io conosco una storia, o figli della terra.
Parlo come devo.
Di come nove alberi hanno dato vita ai Mondi
affidati ai giganti.

Va bene. Basta. Basta così.

Quella era la Versione Ufficiale. La Profezia dell’Oracolo, così come è stata raccontata a Odino Padre di Tutti dalla Testa di Mimir il Saggio e che tratta, in trentasei strofe, tutta la storia dei Nove Mondi, da «Che sia fatta luce» fino a Ragnarók.

Fantastico, non vi pare?

Bene, questa non è la Versione Ufficiale. Questa è la mia versione dei fatti. E la prima cosa che dovete capire riguardo a questo raccontino è che non c’è un vero inizio. Né una vera conclusione, a dirla tutta. Anche se, naturalmente, ci sono stati parecchi esempi di entrambi: finali multipli, inizi multipli, intrecciati così fittamente che nessuno è più in grado di distinguerne i fili. Finali, inizi, profezie, miti, storie, leggende e bugie, tutti parte dello stesso grande tappeto; soprattutto le bugie, certo – che è poi quello che vi aspettavate da me, essendo io il Padre e la Madre delle Bugie, ma questa volta è tutto vero, almeno quanto qualsiasi cosa chiamiate storia.

Vedete, questo è il punto riguardo alla storia. La sua storia. Ecco cos’è. La versione dei fatti del Vecchio, che in sostanza noi altri siamo tenuti ad accettare come verità indiscussa. Datemi del cinico, ma io non sono mai stato tipo da accettare le cose sulla parola, e si dà il caso che sappia che la storia non è altro che trama e metafora, che è poi ciò di cui sono fatte tutte le storie, quando le srotoli sino in fondo. E ciò che le rende un successo o un mito, ovviamente, è come la storia viene raccontata, e da chi.

La maggior parte di ciò che conosciamo come storia ci è giunta da un unico testo: la Profezia dell’Oracolo. È un testo antico, in una lingua antica, e per molto tempo è stato più o meno tutto il sapere che avevamo a disposizione. Dal principio alla fine, l’Oracolo e il Vecchio l’avevano escogitato tutto fra di loro; il che ha reso ancora più irritante avere scoperto cosa significasse davvero solo quando per tutti noi era troppo tardi.

Ma a questo arriveremo a breve. «Bastoni e pietre possono rompermi le ossa, le parole no», come si dice nei Mondi di Mezzo; però con le parole giuste potete costruire un mondo e diventarne il re. Re o perfino dio, cosa che ci riporta al Vecchio; quel maestro narratore, custode delle rune, signore della poesia, scriba dei Primi e Ultimi Tempi. I creazionisti vorrebbero farci credere che ogni parola della sua storia è vera. Ma «licenza poetica» è sempre stato il secondo nome del Vecchio. Naturalmente, lui ha molti nomi. E così io. E dato che questa non è storia, ma mi-stero – la mia-storia – una volta tanto cominciamo da me. Altri hanno già avuto l’occasione di raccontare la loro versione dei fatti. Questa è la mia.

Io la chiamo Lokabrenna o, tradotto approssimativamente, Il Vangelo di Loki. Loki sono io. Loki, il Portatore di Luce, l’eroe incompreso, La versione dei fatti del Vecchio, che in sostanza noi altri siamo tenuti ad accettare come verità indiscussa. Datemi del cinico, ma io non sono mai stato tipo da accettare le cose sulla parola, e si dà il caso che sappia che la storia non è altro che trama e metafora, che è poi ciò di cui sono fatte tutte le storie, quando le srotoli sino in fondo. E ciò che le rende un successo o un mito, ovviamente, è come la storia viene raccontata, e da chi.

La maggior parte di ciò che conosciamo come storia ci è giunta da un unico testo: la Profezia dell’Oracolo. È un testo antico, in una lingua antica, e per molto tempo è stato più o meno tutto il sapere che avevamo a disposizione. Dal principio alla fine, l’Oracolo e il Vecchio l’avevano escogitato tutto fra di loro; il che ha reso ancora più irritante avere scoperto cosa significasse davvero solo quando per tutti noi era troppo tardi.

Ma a questo arriveremo a breve. «Bastoni e pietre possono rompermi le ossa, le parole no», come si dice nei Mondi di Mezzo; però con le parole giuste potete costruire un mondo e diventarne il re. Re o perfino dio, cosa che ci riporta al Vecchio; quel maestro narratore, custode delle rune, signore della poesia, scriba dei Primi e Ultimi Tempi. I creazionisti vorrebbero farci credere che ogni parola della sua storia è vera. Ma «licenza poetica» è sempre stato il secondo nome del Vecchio. Naturalmente, lui ha molti nomi. E così io. E dato che questa non è storia, ma mi-stero – la mia-storia – una volta tanto cominciamo da me. Altri hanno già avuto l’occasione di raccontare la loro versione dei fatti. Questa è la mia.

Io la chiamo Lokabrenna o, tradotto approssimativamente, Il Vangelo di Loki. Loki sono io. Loki, il Portatore di Luce, l’eroe incompreso, elusivo, bello e modesto di questo particolare intreccio di bugie. Non prendetelo come oro colato, ma è vero almeno tanto quanto la Versione Ufficiale e, oserei dire, più divertente. Sin qui la storia, così com’è, mi ha assegnato un ruolo assai poco lusinghiero. Adesso tocca a me entrare in scena.

Che
sia
fatta
luce.

LEZIONE 1
FUOCO E GHIACCIO

Non fidatevi mai di un ruminante… – Lokabrenna

Tutti noi veniamo da fuoco e ghiaccio. Caos e Ordine. Luce e buio. Al principio, o molto tempo fa, c’era fuoco che usciva da un buco nel ghiaccio, portando con sé disordine, tumulto e cambiamento. Il cambiamento non è sempre piacevole, ma è un fatto della vita. Ed è lì che la vita così come la conosciamo è cominciata, quando i fuochi del Mondo Sotterraneo hanno aperto una breccia nel ghiaccio del Mondo Superiore.

Prima di allora, non esistevano Mondi di Mezzo. Niente dèi, niente Popolo, niente animali e piante. Allora c’erano solo Ordine e Caos, puri e incorrotti.

Ma né l’Ordine né il Caos sono molto ospitali. L’ordine perfetto è immobile, rigido, immutabile e sterile. Il Caos assoluto è sfrenato, instabile e distruttivo. La via di mezzo, in pratica acqua tiepida, ha creato l’ambiente perfetto perché un altro tipo di vita emergesse fra le gelate Terre Desolate e i vulcani che eruttavano sotto il ghiaccio.

La Versione Ufficiale lo racconta così, sostenuta dall’Oracolo. Dall’incontro fra Ordine e Caos sono usciti un gigante chiamato Ymir, il padre della Gente dei Ghiacci, e una mucca, Audhumla, che leccava tutto il sale presente nei ghiacci e ha dato alla luce il primo uomo, Buri. Da ciò, penso che si possa concludere che la mucca sia stata l’artefice principale di ogni cosa accaduta in seguito – guerra, Tribolazione, Fine dei Mondi. Prima Lezione: non fidatevi mai di un ruminante.

Dunque, i figli di Buri e quelli di Ymir si odiavano sin dal principio, e non ci volle molto perché cominciassero a farsi la guerra. I tre nipoti di Buri, i figli di Bór – i loro nomi erano Odino, Vili e Ve – alla fine uccisero il vecchio Ymir e crearono i Mondi di Mezzo da quanto era rimasto di lui: le rocce dalle sue ossa, la terra dalla sua carne, i fiumi dal suo sangue fumante. Il suo cranio divenne il Firmamento, il suo cervello le nuvole, le sopracciglia la divisione fra l’Interno e le Terre Straniere.

Certo, ammettiamolo, non c’è modo di provare questa improbabile ipotesi. Tutti i possibili testimoni sono scomparsi, tranne Odino, il Vecchio, l’unico sopravvissuto alla guerra, architetto e cronista di quella che adesso chiamiamo l’Era Antica e, guarda caso, il solo (a parte me) ad aver udito la fatidica profezia pronunciata dalla Testa di Mimir quando i Mondi erano recenti e nuovi.

Datemi del cinico, se volete. Ma a me sembra tutto un po’ troppo comodo. La Versione Ufficiale dei fatti omette una quantità di dettagli che i creazionisti paiono contenti di ignorare. Personalmente ho dei dubbi, non ultimo sulla mucca gigante, anche se perfino adesso bisogna stare attenti a come si esprimono queste opinioni. Un tempo anche solo suggerire che il racconto delle cose di Odino potesse essere metaforico anziché letterale avrebbe fatto gridare all’eresia e provocato una grande quantità di fastidi al Sottoscritto, ed è perciò che, anche allora, badavo Dall’incontro fra Ordine e Caos sono usciti un gigante chiamato Ymir, il padre della Gente dei Ghiacci, e una mucca, Audhumla, che leccava tutto il sale presente nei ghiacci e ha dato alla luce il primo uomo, Buri. Da ciò, penso che si possa concludere che la mucca sia stata l’artefice principale di ogni cosa accaduta in seguito – guerra, Tribolazione, Fine dei Mondi. Prima Lezione: non fidatevi mai di un ruminante.

Dunque, i figli di Buri e quelli di Ymir si odiavano sin dal principio, e non ci volle molto perché cominciassero a farsi la guerra. I tre nipoti di Buri, i figli di Bór – i loro nomi erano Odino, Vili e Ve – alla fine uccisero il vecchio Ymir e crearono i Mondi di Mezzo da quanto era rimasto di lui: le rocce dalle sue ossa, la terra dalla sua carne, i fiumi dal suo sangue fumante. Il suo cranio divenne il Firmamento, il suo cervello le nuvole, le sopracciglia la divisione fra l’Interno e le Terre Straniere.

Certo, ammettiamolo, non c’è modo di provare questa improbabile ipotesi. Tutti i possibili testimoni sono scomparsi, tranne Odino, il Vecchio, l’unico sopravvissuto alla guerra, architetto e cronista di quella che adesso chiamiamo l’Era Antica e, guarda caso, il solo (a parte me) ad aver udito la fatidica profezia pronunciata dalla Testa di Mimir quando i Mondi erano recenti e nuovi.

Datemi del cinico, se volete. Ma a me sembra tutto un po’ troppo comodo. La Versione Ufficiale dei fatti omette una quantità di dettagli che i creazionisti paiono contenti di ignorare. Personalmente ho dei dubbi, non ultimo sulla mucca gigante, anche se perfino adesso bisogna stare attenti a come si esprimono queste opinioni. Un tempo anche solo suggerire che il racconto delle cose di Odino potesse essere metaforico anziché letterale avrebbe fatto gridare all’eresia e provocato una grande quantità di fastidi al Sottoscritto, ed è perciò che, anche allora, badavo sempre a tenere il mio scetticismo per me.

Ma è così che le religioni e le storie si fanno strada nel mondo, non con battaglie e conquiste, ma con poemi, kenning e canzoni, tramandati fra le generazioni e messi per iscritto da studiosi e scrivani. Ed è così che, circa cinquecento anni dopo, una nuova religione con il suo nuovo dio è venuta a soppiantarci: non attraverso una guerra, ma tramite libri, storie e parole.

In fondo, le parole sono quanto rimane quando tutte le azioni sono state compiute. Le parole possono distruggere la fede, dare inizio a una guerra, cambiare il corso della storia. Un racconto può far battere più forte il cuore, far crollare muri, scalare montagne – ehi, una storia può addirittura resuscitare i morti. Ed è per questo che il Re delle Storie ha finito per essere il Re degli dèi: perché solo l’ampiezza di una pagina separa lo scrivere la storia dal fare la storia.

Non che ci fosse granché di tutto ciò quando Odino combatteva la Gente dei Ghiacci. Allora non esistevano rune con cui scrivere e nulla, se non la roccia, su cui scrivere. Ma, metafora o no, questo è quanto io credo: che il mondo ha avuto origine attraverso il Cambiamento, il quale è servo del Caos; e solo attraverso il Cambiamento ha resistito. Proprio come il Vostro Umile Narratore, in realtà: adattandosi per adeguarsi alle circostanze.

La lepre delle nevi muta in bianco il proprio mantello per non essere vista durante l’inverno. Il frassino perde le foglie in autunno per sopravvivere meglio al freddo. Tutti gli esseri viventi fanno…

Il Canto del Ribelle - Copertina

Tit. originale: The Gospel of Loki

Anno: 2014

Autore: Joanne Harris

Edizione: Garzanti (anno 2015)

Traduttore: Laura Grandi

Pagine: 319

ISBN-13: 8811688035

ISBN-13: 9788811688037

Dalla copertina | Per Loki, il dio delle fiamme, intelligente, affascinante, ingannatore, spiritoso, l’accoglienza ad Asgard non è delle migliori. Nella città dorata che s’innalza nel cielo in fondo al Ponte dell’Arcobaleno, dove vivono le donne e gli uomini che si sono proclamati dèi, tutti diffidano di lui, che ha nelle vene il sangue dei demoni. Malgrado la protezione di Odino, Loki ad Asgard continua a non essere amato: quello è il regno della perfezione, dell’ordine, della legge imposta. Entrare definitivamente nella schiera delle divinità più importanti, per lui, è impossibile: non solo gli viene impedito, è la sua stessa natura ribelle a impedirglielo. Ma arriva il momento della sua riscossa. Il mondo delle divinità è agli sgoccioli, una profezia ne ha proclamato la fine imminente. E Loki potrà mettere le sue capacità al servizio di Asgard e dei suoi abitanti. È lui che si adopera, con la sua astuzia, per trarre in salvo Thor e compagni. Ma gli dèi sono capricciosi, volubili e di certo non più leali di Loki. Adesso è giunta per lui l’ora di decidere da che parte stare, chi difendere e contro chi muovere battaglia. E di scoprire se i suoi poteri e la sua astuzia possono davvero salvarlo dalla fine che minaccia i Mondi e le creature, umane e divine, che li abitano. Joanne Harris ci porta nelle atmosfere piene di fascino della mitologia nordica: le divinità buone e cattive, i popoli in lotta tra loro, le forze oscure, le città fantastiche e le battaglie sanguinose. Protagonista assoluto è Loki, il dio temuto ed esiliato da tutti che cerca il suo riscatto: è lui a raccontarci la sua versione dei fatti, secondo una prospettiva diversa da quella che abbiamo conosciuto sin qui. Preparatevi a scoprire Odino, Thor e le altre divinità norrene come non li avete mai conosciuti.