Il confine della perfezione
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Il confine della perfezione

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Lunga è la strada che porta alla perfezione, ma non è tutto oro quello che luccica: così, mischiando un bel po’ di frasi fatte, si potrebbe riassumere quanto offre questa storia, generoso tentativo, da parte di due giovani autori, di trovare spazio nell’asfittico panorama fumettistico italiano. Panorama che da troppi anni, ormai, ripete solo “Bonelli, Bonelli e ancora Bonelli”, al punto che questa casa editrice ha finito per assorbire e omologare anche quei pochi tentativi di realizzare qualcosa che sia valido e, nello stesso tempo, lontano dai suoi canoni (si vedano i recenti casi di Gea e Lilith). Riusciranno a trovare un posticino al sole i due autori de Il confine della perfezione, l’emiliano Carlo Vicenzi, appassionato di fantasy al suo primo fumetto, e il milanese Massimiliano Veltri, disegnatore già collaudato ma tuttora poco conosciuto?

La trama di questa breve storia (10 pagine più la copertina) sembra cucire insieme, vignetta dopo vignetta, scene tratte da innumerevoli film, romanzi e fumetti di genere post-catastrofico. Basti citare Druuna (su tutti), ma anche Terminator (evidente in certi dettagli dei ‘cattivi’) e Il mondo di Edena del grande Moebius; e forse anche Nausicaä della valle del vento (col suo contrasto fra un presente bucolico e un passato tecnologico), come pure il mille volte citato e scopiazzato 1984. Né manca la ‘profezia’ finale, che sembra rimandare al mondo oscuro di Dark Crystal e a saghe fantasy più o meno note (il tema della profezia è presente persino in Harry Potter!).

L’insieme è incerto. Nelle dieci pagine si narra una storia breve e semplice: in un mondo dominato da un invisibile ma onnipotente ‘Dio Macchina’ nel quale, a quanto sembra, gli esseri umani vengono lentamente trasformati in cyborg e in cui è vietato procreare perché ‘la carne dalla carne’ sarebbe ‘imperfetta’, un uomo e una donna trasgrediscono, si accoppiano e generano un figlio. O meglio, ci provano: poco prima del parto vengono fatalmente scoperti, la donna riesce a fuggire e, inseguita da esseri ‘cattivi’ (si direbbero cyborg all’ultimo stadio) che vogliono punirla, viene salvata all’ultimo istante da un cavaliere che fa parte dei misteriosi e ugualmente invisibili ‘ribelli’ e che, dopo avere ucciso i cattivi, non esita a squartarla per impadronirsi del bambino. Quest’ultimo, secondo una profezia, dovrebbe salvare il mondo dalle macchine, mentre la madre, già ‘imperfetta’ (concetto molto, ma molto relativo) per via delle sue braccia meccaniche, non serve più a nulla.

Dopo di che, la storia finisce. E questo è il suo difetto peggiore, dato che il collage di citazioni sul quale si basa può anche essere considerato funzionale alla necessità di sintetizzare in poche pagine gli aspetti principali della vicenda; l’impressione di trovarsi di fronte a un minestrone riscaldato più e più volte si ‘congela’ in attesa di vedere dove vuole andare a parare l’autore, nella convinzione che anche le idee più banali, se sfruttate a dovere, possono dare seguito a storie eccezionali. Ma quando la storia manca, come accade con Il confine della perfezione, che fare? Poco serve avere l’impressione che quanto letto in dieci pagine sia solo l’introduzione alla ‘vera’ storia, e che questa debba finalmente iniziare a pagina 11. Come per quei calciatori entrati negli ultimi minuti di una partita, e che i giornalisti evitano di giudicare, dando loro il più classico degli s.v. (senza voto), così tocca sospendere il giudizio su questo fumetto, in attesa che gli autori ci mostrino qualcosa di concreto. Sufficiente, ma ugualmente ingiudicabile, il disegno di Veltri, disegno che sembra soffrire della stessa incertezza che avvolge la trama della storia, e che dà l’impressione di volersi nascondere nell’oscurità delle ambientazioni (al solito, medievaleggianti, con cavalli, spade e boschi tenebrosi) senza scoprire le sue carte: incerto nelle espressioni, ma abile nei primi piani; scarno nell’ambientazione, ma curato nei dettagli (delle armature, dei cavalli) e così via.

Insomma, se son rose fioriranno, per citare l’ennesima frase fatta. La speranza è l’ultima a morire, e lo stesso Vicenzi scrive nei forum da lui frequentati: “nel caso andasse bene potrebbe diventare una graphic novel a puntate”.