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Il Guardiano degli Innocenti

“Ha una spada di ferro, ma per i mostri ne usa una d’argento.
È un assassino efferato, ma uccide solo i malvagi.
Non ha una patria, ma arriva ovunque chiedano il suo aiuto.
Perché lui è Geralt di Rivia, il guardiano degli innocenti.”
Un libro bizzarro quello di Andrzej Sapkowski. Non capita spesso infatti di leggere di principesse con una sfrenata tendenza alla crudeltà poiché nate dopo una oscura eclissi, tra cui si annoverano una certa Fialka, rinchiusa in una torre e scappata calandosi con le proprie trecce per terrorizzare il Velhad Settentrionale, o una “Biancaneve” fuggita a Mahakam da sette gnomi. Da queste poche parole potrebbe sembrare che l’autore polacco si sia limitato a fare un semplice “copia e incolla”, ma non se la ragazza fugge dal guardacaccia conficcandogli uno spillo nel cervello e convince i nani che sia più proficuo derubare i mercanti piuttosto che riempirsi i polmoni di polvere in una miniera. Per il resto posso soltanto anticiparvi che la chiamano Averna, perché le piace infilzare le prede vive su pali acuminati.

È altrettanto raro trovare un eroe ben congegnato come Geralt di Rivia. Lo strigo: Sapkowsky ha voluto che gli editori stranieri traducessero il libro dal polacco senza intermediazioni di lingua inglese. Ma per quanto i nomi possano essere differenti non è difficile tornare con la mente allo splendido intreccio di vicende fantasy, ironia, combattimenti, creature mitiche e paesaggi mozza fiato che porta il nome di The Witcher, celebre videogioco dai toni adulti prodotto da Atari e ispirato proprio al Carnefice di Blaviken.

Geralt è un personaggio sfaccettato, la cui pluralità di soprannomi (Lupo Bianco, Gwynnbleid, Carnefice di Blaviken) ricorda ciò che era stato fatto al tempo per eroi leggendari del calibro di Gandalf. A differenza dei pregiudizi della società che lo circonda, è quanto più di verosimilmente “umano” e realistico si possa sperare di trovare in un Fantasy, per sua natura fondato appunto sulla fantasia. Un guerriero che sa sfruttare anche cuore e cervello oltre che le sue due lame, una d’argento per i mostri e una d’acciaio per tutti coloro meritino di assaggiarla. Tematiche esistenziali come la discriminazione, l’odio e l’arroganza prendono vita sotto un velo di magia e di riflessioni proprie per catapultarci a più riprese nella vita reale di tutti i giorni.

Ma passiamo all’opera. Il guardiano degli innocenti è suddiviso in più storie, alcune cupe e nostalgiche, altre parecchio ironiche e divertenti. La brevità dei testi garantisce una piacevole scorrevolezza, anche se a volte si avverte un po’ la mancanza di una narrazione completa, che metta in relazione le svariate vicende che si susseguono nei racconti per permettere al lettore di avere un quadro completo della situazione, dei luoghi e dei personaggi. Gli avvenimenti, tuttavia, riprendono solo in parte il proemio del videogame, accontentando chi voglia discostarsi dagli episodi già “vissuti” per introdursi in qualcosa di fresco e appassionante, a cui garantisco la consapevolezza di prepararsi a vivere un’avventura dinamica e brillante.