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Il Mondo di Al

Tutti i cuccioli ispirano tenerezza. I bambini umani, i piccoli dei nostri animali domestici e perfino quelli delle belve che vivono nella savana o in mezzo ai ghiacci, suscitano nell’adulto un innato senso di dolcezza e protezione. Anche Il Mondo di Al – Avventure nel Giurassico (The Ballad of Big Al) tratta di un cucciolo, e del suo cammino verso l’età adulta.

È un po’ difficile, però, provare una partecipazione emotiva esente da un brivido d’inquietudine quando il cucciolo in questione è un piccolo di Allosaurus, il temibile predecessore del Tirannosaurus Rex.

La BBC ha accettato la sfida e, rispolverando il team de L’Impero dei Mostri, ha prodotto questo azzeccato documentario sfruttando un punto di partenza ben preciso: lo scheletro di un Allosauro rinvenuto anni fa negli Stati Uniti. Il “Grande Al” è infatti il più completo esemplare della sua razza mai ritrovato, un enorme bestione deceduto alle soglie dell’età adulta e fossilizzatosi sotto i detriti portati dalla corrente di un fiume.

Il documentario si divide in due parti distinte: la prima racconta la storia di Al dalla nascita alla morte attraverso l’uso di raffinate tecnologie di grafica tridimensionale; la seconda spiega, tramite filmati e interviste, le ricerche scientifiche che hanno fatto da base alla sceneggiatura.

Al, come ogni dinosauro che si rispetti, nasce da una covata mantenuta faticosamente integra da una madre ormai allo stremo delle forze. La femmina di Allosauro, difatti, non osa dedicarsi alla caccia per tema dei rettili trafugatori di uova. Una volta uscito dal guscio insieme ai fratelli, Al segue la madre per qualche tempo, già del tutto in grado di procurarsi autonomamente il cibo cacciando insetti. I piccoli nascevano infatti completamente formati, e quindi dotati sia di denti che di artigli.

I pericoli per un cucciolo, seppur di razza carnivora, sono quasi illimitati. Si può cadere facilmente vittima di un predatore, o perfino di un componente adulto della propria razza, compresa la madre stessa, al quale col tempo perde l’istinto materno che le impedisce di sbranare i cuccioli.

L’infanzia, per Al, finisce presto, e il piccolo Allosauro è costretto a pensare a sé stesso in un mondo pericoloso.

Lo sviluppo di un Allosauro è lento e costante, e, man mano che cresce, per cibarsi deve confrontarsi con prede sempre più grosse.

Per sfortuna o per goffaggine, Al incappa in numerose disavventure: dapprima un incidente di caccia, con un dinosauro erbivoro che gli provoca una frattura; in età più adulta, durante la prima stagione degli amori, un approccio troppo “focoso” con una femmina molto più grande e aggressiva di lui, che non gradisce le sue attenzioni e lo impegna in un combattimento, procurandogli gravi lesioni.

Il colpo finale per il protagonista è un fallito attacco ad un branco di dinosauri di medie dimensioni. Durante l’aggressione, Al cade malamente, rompendosi un dito della zampa posteriore. É l’inizio di un vero e proprio calvario. La frattura, infatti, si salda male, e sviluppa una progressiva infezione. Affetto da una dolorosa zoppia, Al non è più in grado di cacciare.

Dopo una lunga agonia, il grande dinosauro carnivoro muore ai margini del letto di un fiume in secca. Le precipitazioni riempiranno l’alveo e porteranno a valle i detriti che copriranno i resti di Al e li conserveranno per i posteri.

Questa ricostruzione minuziosa si basa solo in parte sulla fantasia e sulla perspicacia degli sceneggiatori. I particolari sono stati infatti desunti dallo studio diretto dello scheletro di Al. L’età dell’Allosauro, le sue disavventure, le lesioni e le malattie che lo hanno condotto alla morte, sono scritte indelebilmente sui fossili ossei che la terra ha conservato.

Esaminando le zampe di Al, infatti, si nota senza difficoltà l’abnorme callo osseo del dito centrale, segno sicuro di infezione. Non c’è alcun dubbio che sia stata quella frattura a condurre Al alla morte, e gli scienziati al lavoro sull’inestimabile reperto paleontologico utilizzano la seconda parte del documentario per spiegare con chiarezza tutte le loro deduzioni, di quando in quando affiancati da scherzose apparizioni di Al in forma animata.

Il risultato è un documentario piacevole, interessante sotto molti aspetti e senza ombra di dubbio ben fatto. La storia di Al in computer grafica è curata in ogni particolare e si sviluppa in maniera del tutto godibile sia dal profano che da chi è pratico della materia.

L’ambiente in cui Al si muove è ben caratterizzato; scorci di quanto narrato offrono informazioni verosimili sulla passata morfologia del luogo di ritrovamento del fossile. Vari episodi si riallacciano ad ulteriori ritrovamenti avvenuti in zona, come ad esempio una grossa concentrazione di ossa di Allosauro presso quella che si pensa possa essere stata una pozza d’acqua circondata da sabbie mobili, una temibile trappola per i grossi rettili.

Sullo scheletro di Al sono stati compiuti rilievi e scannerizzazioni che ne hanno evidenziato difetti e traumi; i dettagli delle scene di combattimento sono ovviamente frutto dell’immaginazione, ma si attengono il più possibile a quanto emerso da questi esami.

La precisione degli inserimenti dell’animazione computerizzata nelle riprese sul campo non sorprende, visti i risultati cui la BBC ci ha abituati con la saga di Walking with Dinosaurs, ma a questo si aggiunge una ricca spiegazione scientifica, enunciata con parole chiare e comprensibili per ogni target di utenza.

In questo documentario, il tono deciso e incontrovertibile dei testi – nella suddetta saga usato sia in presenza di una teoria comprovata che di una del tutto discutibile – viene finalmente abbandonato, e l’approccio degli autori diventa più compatibile con una mentalità scientifica. La seconda parte del filmato fornisce delucidazioni a tutto campo su ogni fase della vita di Al, dando voce a coloro che stanno studiando direttamente il fossile. Coinvolgere gli scienziati nella stesura della sceneggiatura ha assicurato una maggiore attendibilità, un passo in avanti che chi ha visionato tutta la saga non può che apprezzare.

Il Mondo di Al è la storia di un “vero” dinosauro vissuto milioni di anni fa, non di un mostro carnivoro e sanguinario da film hollywoodiano. La sincerità di questo documentario permette perfino, giunti all’epilogo, di provare pietà per la morte del grande Allosauro, e ciò certifica il raggiunto coinvolgimento emotivo auspicato dagli autori.