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Il Passaggio

Jeanette ha solo 19 anni quando dà alla luce Amy. Il padre è un viaggiatore di passaggio che si è fermato al ristorante nel quale lei lavora come cameriera e che, come scoprirà dolorosamente in seguito, è un uomo ben peggiore di quello che sembra.

La vita è spietata con Jeanette: viene picchiata, perde il lavoro, perde la casa; per racimolare qualcosa è costretta a prostituirsi. Tutto le pesa incredibilmente, ma tira avanti. Perché deve prendersi cura della sua Amy. Di quella bambina schiva, taciturna, che sopporta i tanti trasferimenti senza lamentarsi, che si accontenta di quel poco che la madre le può offrire, che sembra tanto delicata quanto intelligente. E che non dorme mai (ma è sufficientemente astuta da fingere di farlo). Jeanette ne è sicura: Amy è destinata a grandi cose.

L’agente dell’FBI Wolgast ha ricevuto un incarico insolito: offrire ad alcuni condannati a morte un’alternativa all’iniezione letale e alla sedia elettrica. Nemmeno lui sa di cosa si tratti esattamente, sa solo che i condannati, una volta apposta la loro firma, lasceranno il braccio della morte per un altro centro di detenzione, dall’ubicazione ignota, gestito dai militari. Non sembra per la verità una scelta difficile: chiunque, sano di mente, di fronte alla morte certa opterebbe per l’incognita. Chiunque. Ma nei pensieri dell’agente nascono sospetti sempre più oscuri. Cosa sarà dei detenuti una volta arrivati nel centro? Perché la Sicurezza Nazionale si premura di cancellare ogni traccia della loro esistenza? Senza dubbio sono stati scelti per essere delle cavie, ma di quale esperimento?

Con il dodicesimo detenuto, Carter, la faccenda si complica: qualcosa nella ricostruzione dei fatti per i quali è stato condannato non convince. Forse l’uomo è addirittura innocente, ma Wolgast adempie ugualmente agli ordini tacitando i propri dubbi. L’agente sta ancora cercando di trovare un compromesso con la propria coscienza quando gli viene comunicata la tredicesima cavia. E stavolta non si tratta di un detenuto, ma di una civile: una bambina di appena sei anni…

È passato quasi un secolo da quando un esperimento sfuggito a ogni controllo ha determinato la distruzione degli Stati Uniti di America. Sono morti milioni e milioni di individui. La civiltà è stata cancellata. I superstiti, meno di trecento anime, vivono in una Colonia, in quella che una volta si era autoproclamatasi Repubblica della California. Le alte barricate e le potenti luci che cancellano le stelle proteggono la Colonia dagli assalti notturni dei Virali. Ma i viveri scarseggiano e i discendenti delle Prime Famiglie devono fare i conti con dissidi interni e pericoli che diventano più gravi di giorno in giorno. La vita di privazione e stenti, condotta al limite delle possibilità umane, tra rischiose sortite all’esterno per gli approvvigionamenti e terribili assalti notturni, non ha comunque preparato i sopravvissuti all’incontro che cambierà drasticamente il loro modo di vedere il mondo: quello con una Bambina Venuta dal Nulla che non sembra dormire mai…

Commento

Se si ponesse attenzione solo singolarmente agli elementi che caratterizzano Il passaggio (The passage, 2010), non si troverebbero particolare novità: l’esperimento nato con le migliori intenzioni che viene però volto dai militari ad oscuri fini; il virus incontrollabile in grado di trasmutare le vittime in mostri sanguinari; la contaminazione inarrestabile che conduce morte, disgregazione sociale, perdita di valori e principi condivisi; l’inarrestabile caduta della civiltà che si accompagna alla perdita di ogni speranza; la sopravvivenza di pochi individui destinati a combattere e rischiare la vita per conquiste minime, in altri tempi di ben scarso pregio, quali fucili, scatolette di cibo, carburante.

E la sensazione del “già letto” non è cancellata, anzi semmai è acuita, dalla presenza di non pochi elementi soprannaturali: sogni premonitori, entità malefiche inarrestabili che sembrano in grado di leggere nei più profondi meandri dell’animo umano, grandi disegni che sovrastano le miserie dell’individuo. Il richiamo al ben noto L’Ombra dello Scorpione e ad altre opere di Stephen King è immediato e spontaneo; persino la morte di uno dei personaggi meglio caratterizzati del romanzo richiama alla memoria la prematura dipartita di quell’Eddie che chi ha letto la saga de La Torre Nera ben ricorda.

Tuttavia, anche il lettore che si sia più volte avvicinato a libri simili, non si annoierà nello scorrere gli eventi de Il passaggio. L’autore, Justin Cronin, riesce in effetti nell’ardua impresa di mantenere vivi interesse e tensione per l’intera lunghezza della narrazione (quasi 900 pagine per questo poderoso tomo, primo di una trilogia).

Un punto di forza è sicuramente costituito dai personaggi, numerosi (ma non sovrabbondanti), intorno ai quali la storia agilmente si compone, senza scelte eccessivamente scontate o soluzioni di comodo. Credibili e umanissimi, i sopravvissuti alla devastazione virale vengono travolti da situazioni angoscianti e raccapriccianti alle quali devono far fronte senza poter contare su nulla di realmente risolutore: niente poteri straordinari, armi devastanti, supremi valori morali o verità assolute. Le loro azioni, anche le più eroiche, appaiono in tal modo coerenti e verosimili, dettate più dalla necessità di far fronte all’imprevisto che dal coraggio o dall’incoscienza.

La trama che li avviluppa è ben svolta, con appropriati e tempestivi cambi di prospettiva: perfettamente funzionale allo scopo risulta l’inserimento di pagine di diari, di documenti e di rapporti. L’atmosfera è sorretta da colpi di scena ben orchestrati, da descrizioni attente e crude, dall’incalzare degli eventi.

Strutturalmente, il romanzo è diviso in due parti ben distinte: la prima è dedicata alla scoperta del virus, alla descrizione degli effetti della contaminazione, allo scoppio dell’epidemia; la seconda è ambientata quasi un secolo dopo gli avvenimenti in precedenza narrati, e racconta la riscoperta dell’accaduto da parte dei sopravvissuti, la loro quotidiana lotta contro i virali, la loro ricerca di una nuova speranza.

In ragione di tale scelta pochi sono i flashback: lo svolgimento degli avvenimenti è quindi lineare, di facile lettura, ma non piatto. Non di rado la narrazione degli avvenimenti viene interrotta per seguire quanto accade nel medesimo momento ad altri protagonisti. Molto spesso il lettore si trova pertanto già a conoscenza di eventi e circostanze ignoti ai protagonisti, una soluzione narrativa che consente di apprezzare maggiormente la perspicacia o l’ingenuità di questi ultimi. Al contempo il piacere della scoperta e il dubbio di fronte all’ignoto sono sensazioni che non abbandonano mai il lettore: fino alla fine il romanzo offre infatti spunti interessanti, alimenta dubbi e cela misteri; tanto da giustificare l’aspettativa che il seguito non sia la stanca prosecuzione di un’opera che ha oramai detto tutto, ma l’occasione di nuove inquietudini, sorprese e rivelazioni.

Senza dubbio un horror teso, cupo e inquietante, fra i migliori recentemente pubblicati.