Il Pianeta Nascosto (The Shrouded Planet, 1957) di Randall Garrett e Robert Silverberg
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Il Pianeta Nascosto

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Il Pianeta Nascosto (The Shrouded Planet, 1957) di Randall Garrett e Robert Silverberg

PRESENTAZIONE

Nell’introduzione a Invasori terrestri (Invaders from Earth), apparso in gennaio su questa stessa collana, avevamo iniziato un certo discorso di rivalutazione della prima fase della carriera letteraria di quello straordinario scrittore che è Robert Silverberg. Silverberg è uno dei nostri autori preferiti, ma è anche uno degli autori più amati dal nostro pubblico e uno degli scrittori più dotati e completi che abbia mai onorato la letteratura fantascientifica. In particolare Silverberg si distingue, nelle opere prodotte dal 1965 in poi, per un notevole impegno umano e sociale e per la sua eccezionale bravura stilistica, che gli ha permesso un continuo rinnovamento tecnico e una spaziosa gamma di tematiche. Con romanzi profondi e maturi come Brivido crudele (Thorns), Vertice di immortali (To Live again), Torre di cristallo (Tower of Glass), The Second Trip (Il secondo viaggio), Tempo delle metamorfosi (A Time of Changes), Silverberg si è conquistato una solida reputazione ed ha cancellato quell’etichetta di “scribacchino” con cui era stato marchiato dalla critica per i suoi primi anni di attività letteraria.

Di questo primo periodo della sua carriera letteraria parlavamo appunto nella suddetta introduzione a Invasori terrestri, notando come questa fase fosse caratterizzata da un’eccessiva prolificità e da una spiccata propensione per l’avventura spaziale di facile consumo. Il Silverberg degli anni cinquanta (vendette il suo primo racconto nel 1954) è ben lontano da quello più noto ai nostri lettori: le sue avventurette spaziali di quei tempi non valgono nemmeno un briciolo delle storie intensamente umane, socialmente valide, stilisticamente limpide e cristalline degli anni sessanta e degli inizi degli anni settanta. Eppure sarebbe sbagliato fare di tutta l’erba un fascio e gettare nel dimenticatoio tutta la massa copiosa di opere prodotta da Robert Silverberg nella sua giovinezza, quando frequentava la Columbia University a New York e cercava ancora una sua definitiva collocazione nella vita. Se infatti è ben vero che gran parte delle storie composte in quel periodo erano opere di routine, basate su triti cliché e sfornate a getto continuo per soddisfare le richieste dei direttori di collane e riviste dell’epoca (Silverberg ricorda con una certa nostalgia questo periodo della sua vita, in cui lavorava instancabilmente alla sua macchina da scrivere per circa quindici ore al giorno!), è anche altrettanto vero che alcune di queste storie si distinguono dalla massa della sua prima produzione e meritano un discorso a parte e un doveroso recupero letterario. Si tratta di racconti e romanzi che rimangono a tutt’oggi ancora validi, leggibili, pieni di una “verve”, di un vigore narrativo raramente riscontrabili in altri autori. In particolare vanno ricordati Master of Life and Death (1957), un romanzo drammatico e avvincente pieno di pirotecnici colpi di scena, Invaders from Earth (1957, Invasori terrestri), convincente ritratto di un futuro alla “I mercanti dello spazio” con le agenzie pubblicitarie e le grandi corporazioni saldamente al comando del mondo, Recalled to Life, del 1958, e questa serie scritta in collaborazione con Randall Garrett.

Il ciclo Nidoriano, composto di questo Il pianeta nascosto (The Shrouded Planet) e del seguito The Dawning Light (che presenteremo tra alcuni mesi su questa stessa collana), è certo l’opera più importante prodotta da Robert Silverberg e Randall Garrett quando collaboravano, agli inizi delle loro carriere fantascientifiche.

A proposito delle collaborazioni con Randall Garrett, Silverberg racconta, nella sua autobiografia Sounding Brass, Tinkling Cymbals: “Nell’estate del 1955 Randall Garrett apparve a New York e affittò una stanza in un albergo vicino alla Columbia University, dove io vivevo. Garrett aveva otto anni più di me e aveva già pubblicato circa trenta storie, tra cui molte su Astounding, la migliore rivista di fantascienza che c’era allora. Solo in una strana città, un po’ abbandonato dalla fortuna, Randall si legò a me in una curiosa amicizia. Eravamo molto diversi come abitudini e ritmi personali, come filosofia, e anche come educazione: ma chissà come, queste differenze erano una fonte di vitalità piuttosto che di disarmonia nel rapporto di collaborazione letteraria che presto si sviluppò tra di noi. Eravamo complementari l’uno rispetto all’altro. Ci completavamo a vicenda. Garrett era uno scrittore professionista con una reputazione già solida, ma la sua disciplina interna era crollata e allora scriveva molto poco; io ero sconosciuto ma pieno d’ambizione, e riuscivo a scrivere un’intera storia in una singola seduta. Garrett aveva ricevuto un’educazione di tipo scientifico; la mia invece era di tipo letterario. Garrett era un narratore competente ed efficiente, ma la sua prosa era meccanica; io avevo problemi nel costruire trame che fossero dotate di una certa consistenza e coerenza interna, ma sapevo scrivere con una certa grazia e con notevole fluidità. Le storie di Garrett si avventuravano raramente nell’introspezione psicologica dei caratteri dei personaggi; io avevo già un notevole interesse, sebbene avessi soltanto vent’anni, per la profondità emotiva e psicologica. Così cominciammo a lavorare insieme”.

Randall Garrett, in effetti, come dice appunto il suo amico Silverberg in questa sua autobiografia (anche se non troppo apertamente), non aveva le qualità stilistiche che contrassegnano fin dall’inizio il grosso scrittore. Nella fantascienza, si sa, questo non è poi un handicap fondamentale; se non si hanno grandi ambizioni letterarie basta anche una certa competenza e un background di tipo scientifico. E a Garrett queste due doti non mancano. Anche lui ha potuto così raggiungere una certa fama, soprattutto per merito della serie imperniata sul personaggio di Lord Darcy: un detective di un mondo alternato in cui i discendenti di Riccardo Cuor di Leone, i Plantageneti, dominano tuttora in Inghilterra e nel Nuovo Mondo, e in cui, soprattutto, vigono le leggi della magia e della parapsicologia al posto delle nostre leggi fisiche e meccaniche. (Due volumi di questo ciclo sono stati pubblicati dalla nostra casa editrice nella Fantacollana.)

Per tornare a questo Il pianeta nascosto, possiamo affermare che si tratta di un romanzo (composto in realtà di tre storie. The Chosen People, The Promised Land e The False Prophet, apparse su Astounding nel 1956) di stampo classico, scritto con perizia e competenza.

La vicenda riprende il tema del contatto dell’uomo con una razza aliena. Stavolta, a differenza del celebre classico di Arthur Clarke Childhood’s End, in cui l’uomo veniva avviato sulla strada dell’evoluzione e delle stelle dai superiori guardiani, la parte della “guida” culturale tocca all’umanità. I terrestri, che hanno ormai raggiunto il pieno dominio dello spazio, scoprono una nuova razza intelligente sul pianeta Nidor, un mondo perpetuamente ammantato da una spessa coltre di nubi che nasconde la vista del sole e delle stelle ai suoi onesti e ingenui abitanti umanoidi. Su Nidor la gente vive da millenni in modo immutabile e la vita scorre placida e tranquilla. Ovviamente l’arrivo dei terrestri sconvolgerà questo equilibrio, risvegliando nei Nidoriani irrequietezza, ambizione e sogni di progresso. Il romanzo, che segue la vicenda durante l’arco di tre generazioni di Nidoriani, si basa appunto sull’evoluzione della loro civiltà e sul difficile ruolo di guida culturale giocato dai terrestri. La trama non è particolarmente originale, ma la bravura dei due autori riesce a sostenerla, dando alla narrazione un passo agile e scattante, e arricchendola di spunti antropologici e filosofici non del tutto trascurabili.

Sandro Pergameno

Anteprima testo

PROLOGO

Dopo sette secoli di ricerche fra le stelle, la Terra trovò finalmente ciò che voleva e di cui aveva bisogno.

Senza conflittualità, nessun essere intelligente o gruppo di esseri intelligenti può continuare ad esistere a lungo: in ogni individuo ed in ogni razza ci deve sempre essere qualcosa da combattere… qualcosa con cui mettere alla prova la propria forza e la propria intelligenza.

Durante l’adolescenza di una razza, questo fenomeno assume semplicemente la forma di un puro conflitto fisico… guerre e voci di guerra, ed è proprio durante questi periodi di conflittualità che l’intelligenza progredisce, come ha affermato uno dei più antichi e saggi filosofi terrestri, che disse:

«La guerra è sempre stata, e molto probabilmente sempre sarà indissolubilmente legata al progresso tecnologico.»

La Terra, tuttavia, aveva ormai oltrepassato il suo periodo adolescenziale; essa… e con “essa” intendiamo tutta la popolazione e la civiltà terrestri… aveva oltrepassato completamente lo stadio delle lotte intestine; gli uomini della Terra non trovavano più alcuna differenza fra di loro, almeno non differenze tali da fomentare conflitti, le razze si erano fuse le une con le altre, le religioni non costituivano più una fonte di differenziazioni, dal momento che tutta la razza umana si era finalmente evoluta fino a raggiungere il Vero Credo, unico per tutti, e da lungo tempo un linguaggio ed un governo comuni a tutto il mondo avevano eliminato ogni tendenza di tipo nazionalistico.

E così, senza più conflitti che stimolassero un progresso della civiltà, la razza umana aveva iniziato a ristagnare.

Essa, tuttavia, non poteva, o meglio, non voleva, tollerare passivamente il lungo sonno che sembrava prospettarsi; e così si vide costretta ad affrontare la sua prima decisione di razza ormai adulta e matura.

L’uomo aveva già scoperto il metodo per rendere possibile il viaggio interstellare, l’homo sapiens era finalmente nelle condizioni di raggiungere le stelle, e quindi la decisione a cui si giunse fu questa: dovevano forse gli uomini tornare a dividersi in fazioni in guerra le une con le altre, ciascun pianeta in lotta con gli altri, allo scopo di rigenerare l’impulso alla crescita che aveva reso la razza umana quella che era oggi… oppure esisteva un’altra soluzione?

Inizialmente, non apparve alcuna soluzione al dilemma; poi, la scoperta dell’abitato pianeta di Nidor fornì quella risposta alla ricerca della quale l’uomo aveva esplorato un sistema solare dopo l’altro nell’arco di sette secoli: non era necessario che il conflitto si esprimesse su un piano puramente fisico, poteva anche trattarsi di un conflitto molto più sottile, quello di due razze amiche eppure totalmente dissimili che vivevano fianco a fianco su un pianeta di uguaglianza…

*

Nidor.

Nidor, uno dei due continenti che sorgevano su un pianeta coperto dalle acque.

Nidor, un pianeta, un popolo, una nazione.

Nidor, una religione.

La stella di quel pianeta era di classe B, un grosso motore stellare di colore blu-bianco che emetteva una quantità di radiazioni tali da far apparire al confronto il giallo Sole della Terra come una sorta di pigmeo; il pianeta Nidor ruotava intorno alla sua stella ad una tale distanza che era costretto ad impiegare quasi tremila anni prima di completare una intera rivoluzione, eppure, anche così, il pianeta era caldo, ed i continenti che si trovavano sull’emisfero Orientale appena a sud dell’Equatore, avevano un’insopportabile temperatura di circa 110° Fahrenheit e soffocavano continuamente sotto l’eterna coltre di nubi che avvolgeva il pianeta.

Il terreno solido era ben poco, dal momento che più dell’ottantacinque per cento della superficie del pianeta era coperta dall’acqua di un mare poco profondo; ma non era sempre stato così.

Le indagini geologiche indicavano che il pianeta aveva appena attraversato un periodo di sommovimenti geologici, in seguito ai quali interi continenti erano sprofondati sotto le acque; tutto questo era accaduto nell’ambito dell’era storica, circa quattro o cinquemila anni prima della scoperta del pianeta da parte della Terra, ed era proprio sulle leggende relative agli eventi verificatisi ai tempi del Cataclisma che si basava la religione dei Nidoriani sopravvissuti.

Prima del Cataclisma, sul pianeta si era evoluta una razza umanoide fisicamente molto simile a quella umana: ad una superficiale occhiata, l’unica immediata differenza stava nel fatto che, al contrario del corpo umano irregolarmente coperto di peluria, il corpo dei Nidoriani era uniformemente coperto da un leggero e ricciuto strato di pelo il cui colore andava dal biondo platino al castano chiaro.

Quando si verificò il Cataclisma, il solo gruppo di esseri civilizzati che sopravvisse ad esso fu quello che si trovava sul continente di Nidor, e quegli esseri avevano tramandato ai loro discendenti il mito del terrore generato dal Grande Cataclisma e dai demoni che vivevano sotto il mare.

Questo era lo stato di civiltà dei Nidoriani quando vennero scoperti dalla vagante astronave esploratrice degli uomini, V Earthman.

240° CICLO

I

Il Giorno Ciclico del Grande Cataclisma era arrivato ancora una volta.

Sedici periodi di sedici giorni ciascuno costituivano un anno di Nidor, e sedici anni costituivano un ciclo completo, dopo che ciascuno dei sedici Clans di Nidor era stato nominato; tradizionalmente, ciascun ciclo cominciava con il primo giorno del primo periodo dell’Anno di Yorgen, il Giorno del Grande Cataclisma, stando a quanto dicevano le Sacre scritture.

Padre Kinis peCharnok Yorgen, Capo Anziano, Gran Sacerdote della Città Santa di Gelusar, Supremo Consiglio degli Anziani e pertanto maggiore autorità secolare di Nidor, sostò davanti all’alto altare del Grande Tempio della Grande Luce, sollevò le braccia rivestite da un pelo di un biondo dorato, le incrociò ai polsi in un gesto di benedizione ed intonò:

«E così, nel Giorno del Grande Cataclisma, noi ci rallegriamo e rattristiamo contemporaneamente: ci doliamo che la Grande Luce abbia ritenuto necessario dover uccidere così tanta gente del Suo popolo, ma gioiamo perché gli indegni sono stati allontanati da Nidor ed i giusti sono rimasti per essere guidati alla Santa Gelusar dall’Avvocato Bel-rogas Yorgen. Ed a causa della Santa Probità dei nostri Antenati, io, un Sacerdote della Grande Luce, ti do oggi, in questo giorno solenne, la più solenne delle benedizioni.»

Kinis aveva calcolato perfettamente i tempi, ed in quel preciso momento, i raggi della Grande Luce, trapassando il fitto strato di nubi, si raccolsero e si focalizzarono sull’enorme lente collocata sul tetto del tempio, centrando la conca nel mezzo dell’altare e facendo fumare le erbe aromatiche che erano state collocate dentro di essa.

Nel giro di pochi secondi, mentre l’intensità del calore continuava ad aumentare, le erbe s’incendiarono, poi, dopo che il fuoco si fu spento, le Celebrazioni del Grande Cataclisma furono dichiarate finite per altri sedici anni, segnando l’inizio del duecentoquarantesimo anno di Yorgen.

Mentre la grande folla di partecipanti alla funzione raccolta nel Tempio e quella ancor più grande ammassata nel Quadrato della Luce Santa, al di fuori del Tempio, mormorava la preghiera finale del rito, Padre Kinis peCharnok, Anziano del Clan di Yorgen, si allontanò dall’altare, le braccia incrociate sul petto in un gesto di riverenza, e camminò lungo la navata del Tempio, a testa alta, mentre il popolo ripeteva sedici volte le preghiere, come era richiesto dalla tradizione; man mano che ciascun Clan veniva nominato, il Padre Anziano del Clan in questione sollevava le braccia e incrociava i polsi in un gesto di benedizione.

Quando venne chiamato il nome dell’ultimo Clan, quello di Tipell, Padre Kinis era ormai alla porta del Grande Tempio, di fronte alla folla raccolta nel Quadrato della Luce Santa, e di nuovo sollevò le braccia.

«Possiamo noi sempre obbedire alle Scritture ed alla Legge, e seguire la Via dei nostri Antenati» disse in tono sonoro.

Ed allora accadde qualcosa che non era mai accaduta a Nidor, un pianeta attaccato alle tradizioni e che rifuggiva da eventi privi di precedenti: la figura del Capo Anziano venne all’improvviso avvolta in un velo di luce bianco azzurra, e poi, le mani ancora sollevate in un gesto di benedizione, fluttuò nell’aria fino a svanire rapidamente nel cielo nuvoloso.

I fedeli, colpiti da un timore religioso che li paralizzava, non poterono fare altro che rimanere a guardare il loro Capo Anziano che scompariva.

Padre Kinis peCharnok era anch’egli decisamente spaventato, dal momento che non riusciva a capire cosa gli stesse succedendo, né perché all’improvviso, il suo corpo si fosse congelato senza preavviso, divenendo praticamente privo di peso.

Come una foglia strappata da una pianta dal vento del mattino, l’Anziano si ritrovò a fluttuare sempre più su in direzione dello strato di nubi che splendeva sopra di lui… verso la Grande Luce.

Questo era davvero troppo per lui: per quanto non gli riuscisse di muovere neppure un muscolo, l’Anziano non era peraltro completamente prigioniero, e c’era ancora un modo in cui poteva reagire alla situazione in cui si trovava, modo che egli subito adottò, perdendo i sensi.

Più tardi, alcune parole fluttuarono vaghe attraverso la sua mente.

«Kinis peCharnok, apri gli occhi!»

Padre Kinis sentì le parole, ma all’inizio esse parvero non avere alcun significato, dal momento che tutto ciò che egli era in grado di percepire era l’assoluto terrore derivante dall’assenza di peso e dalla consapevolezza di fluttuare nell’aria.

Poi, l’Anziano si rese conto che non stava più galleggiando, e che la sua schiena era sorretta da qualcosa di morbido e di non molto differente dal letto su cui dormiva nel Tempio; Padre Kinis trasse un profondo respiro, ma tenne ancora gli occhi strettamente chiusi.

C’erano dei demoni? Chi poteva saperlo?

«Kinis peCharnok» disse ancora una voce gentile e morbida ma assolutamente sconosciuta, «noi siamo tuoi amici, e non c’è ragione di aver paura di noi.»

Kinis peCharnok aprì gli occhi con riluttanza, appena una fessura, e subito li richiuse, spaventato ed…

Il pianeta nascosto - Copertina

Tit. originale: The Shrouded Planet

Anno: 1957

Autore: Robert Randall (pseudonimo del duo Randall Garrett e Robert Silverberg)

Ciclo: Nidorian #1

Edizione: Editrice Nord (anno 1983), collana “Cosmo Argento” #138

Traduttore: Annarita Guarnieri

Pagine: 160

Dalla copertina | Nidor è un pianeta perpetuamente ammantato da una spessa coltre di nubi che nasconde la vista del sole e delle stelle ai suoi ingenui abitanti. Su Nidor la gente vive da millenni in modo immutabile e la vita scorre placida e tranquilla: questo fino al giorno in cui i Terrestri scopriranno la sua esistenza e verranno a turbare una cultura ostinatamente statica, risvegliando nei Nidoriani irrequietezza, ambizione e sogni di progresso. Nascerà così un violento conflitto di idee tra la civiltà tradizionalista degli anziani, arroccati nella città santa di Celusar, e lo spirito innovatore dei giovani, ispirati dai “divini” Terrestri e convinti che il progresso può portare soltanto del bene. In questo primo romanzo di un celebre ciclo, Robert Silverberg e Randall Garrett ci narrano la storia di questo scontro culturale nell’arco di varie generazioni, dai primi cambiamenti introdotti dal terrestre Jones fino alla nascita di un forte movimento clandestino contrario alla totale scomparsa dell’antica civiltà del pianeta Nidor.