Il Risveglio delle Tenebre
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Il risveglio delle Tenebre

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Il quattordicenne Will Stanton, settimo figlio di un settimo figlio, si è trasferito con la famiglia dall’America a un paesino dell’Inghilterra. Il padre ha trovato lavoro come professore di fisica, mentre Will frequenta la scuola e pare essersi ben inserito.

L’ultimo giorno prima delle vacanze natalizie la vita del ragazzo cambia di colpo: scopre di essere oggetto delle attenzioni indesiderate di un perfido Cavaliere e dei suoi scagnozzi, dal cui tentativo di aggressione viene salvato grazie all’intervento di una setta di guerrieri mistici chiamati Vetusti, votata alla difesa della Luce contro le Tenebre.

I Vetusti rivelano a Will il suo compito: deve trovare sei misteriosi sigilli, e deve farlo in breve tempo, prima che il mondo si arrenda alle tenebre…

POTTER DOCET

Il risveglio delle Tenebre (The Seeker: the Dark is rising) è una fiaba avventurosa, tratta dall’omonima saga letteraria di Susan Cooper.

La pellicola è palesemente debitrice del successo di Harry Potter; la Pottermania ha creato uno stuolo di emuli più o meno riusciti, cloni poveri oppure personaggi precedenti e interessanti ma prima trascurati dall’industria cinematografica. Senza il fenomeno mediatico rappresentato dal maghetto, probabilmente questo film non sarebbe mai stato girato.

Le analogie con i film ispirati alle creazioni della Rowling sono evidenti, sia a livello formale sia come trama. Dal punto di vista visivo, l’ambientazione è tutta britannica, con tanto di department stores addobbati, chiese gotiche e musiche tradizionali. I protagonisti dotati di poteri magici hanno un look vagamente vittoriano, e in alcuni casi assomigliano ai professori di Hogwarts, come Miss Graythorne, simile a Minerva McGrannit. Anche lo stile delle riprese è analogo: ricorrono grandi panoramiche e sequenze manipolate dalla grafica digitale; purtroppo Il risveglio delle tenebre non gode dei mezzi della saga più celebre, e in alcune sequenze i ritocchi sono piuttosto artificiosi. Il montaggio ricorda in alcune parti le sitcom televisive, in altre i videoclip musicali, in particolare quando Will viaggia nel tempo.

La vicenda purtroppo stenta a staccarsi da quella creata da J.K. Rowling; si potrebbe obiettare che tutti i protagonisti dei romanzi di iniziazione seguono stereotipi, ma nel caso di questa pellicola l’inventiva è davvero poca e i luoghi comuni si ripetono, anche se, per correttezza, va precisato sul piano letterario che il romanzo ispiratore, Uno spicchio di tenebra (The dark is rising, 1973, secondo volume della saga della Cooper), precede di circa venticinque anni la prima opera della Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale (Harry Potter and the Philosopher’s Stone, 1997).

Come Harry Potter, anche Will è un eletto, una sorta di messia predestinato e protetto da una comunità esoterica. Quando gli viene rivelato il suo potere, dopo un istante di incertezza mette da parte ogni dubbio e parte alla conquista dei sei Segni. Ne avverte la presenza, controlla il fuoco e si sposta nel tempo. I Segni, come gli Horcrux, sono destinati a causare la disfatta del Signore delle Tenebre, e si trovano dispersi in varie epoche: uno è nascosto in un ciondolo da poche sterline; un altro è nel cranio dell’antenato del ragazzo, lo Stanton sepolto nella cripta della cattedrale; uno sta sotto l’umbone di uno scudo vichingo; uno è in una campanella al collo di un gallo da combattimento imbalsamato, uno è parte di una vetrata e l’ultimo è la stessa anima di Will.

Somiglianze a parte, Potter ha ben sette romanzi corposi per svilupparsi, come stregone e come personaggio; il suo mondo è descritto con dovizia di particolari, con un pizzico di satira nei confronti della realtà britannica. Rispetto al più celebre eroe, Will impara troppo presto a far uso delle proprie straordinarie doti, si evolve in tempi troppo rapidi per lasciare spazio a un vero percorso di maturazione. Purtroppo ha a sua disposizione appena un’ora e mezza di proiezione, e cresce nel breve volgere di poche sequenze, tra un’avventura e un tradimento, tra una dissolvenza e una carrellata.

PER BAMBINI DEL TEMPO CHE FU

La pellicola è per famiglie, o piuttosto si rivolge a preadolescenti cercando di non annoiare troppo nemmeno i teenager. Il target è esplicito: il protagonista ha quattordici anni e la vicenda narrata si rivolge a quella fascia di età. Gli spettatori più maturi si ritroveranno l’ennesimo insopportabile saputello tuttofare assillato da pochi dubbi e prigioniero di poteri sovrumani. Inutile sottolineare quanto Will si dimostri un parente povero di Harry: il suo mondo è meno elaborato e troppi dettagli sono omessi o trattati con superficialità. Forse è colpa dei tagli imposti rispetto al romanzo originale, che hanno cancellato eventi solo in apparenza minori. Harry Potter vive come un orfano poco amato, sacrificato al suo ruolo di salvatore, oppresso da parenti ottusi e concreti; ha sogni e sentimenti, oltre a grandi poteri che matura con sacrificio personale: ecco, un simile eroe può ‘piacere’ anche a un adulto. Il suo mondo magico ricorda quello dei college, l’ascesa dei Deatheaters ammicca alle dittature naziste, gli intrighi sono degni di una buona spy story, alcune scene sono horror…

Niente di tutto ciò attende lo spettatore de Il risveglio delle Tenebre. Il grazioso e inespressivo Will, dopo un primo istante di disorientamento, sfoggia solo certezze calate in un carattere bidimensionale. E gli adulti che lo circondano sembrano tanti accessori di scena: i Vetusti servono per spiegare allo spettatore il ruolo di Cercatore, i familiari sono un sottofondo utile al dipanarsi degli eventi. C’è davvero di che rimpiangere gli stregoni della Trenchcoat brigade che educavano Timothy Hunter nella graphic novel The books of magic.

Ne Il risveglio delle Tenebre tutti gli adulti sono presenze asessuate e incolori, eccetto l’immancabile villain: non che il Cavaliere brilli per originalità, e nemmeno per astuzia (si capisce poco perché non se la prenda con Will e lo elimini subito), ma almeno gode di quel sottile fascino che lo schermo riserva ai malvagi.

I dialoghi sono privi di parolacce o doppi sensi, e la violenza è edulcorata: in qualche fortunata scena il montaggio lascia immaginare le conseguenze, come nel caso della ragazza punita per il suo fallimento e precocemente invecchiata, di cui s’intravede il viso raggrinzito e si intuisce la morte imminente. Più spesso gli effetti sono troppo blandi, sproporzionati rispetto all’atrocità degli eventi: gli incantesimi colpiscono le vittime senza ferirle o ucciderle, vedasi la battaglia tra vichinghi dell’Est Europa, che non ha spargimenti di sangue, neanche fosse una rievocazione storica o un concerto dei Corvus Corax. Senza addentrarsi in cosa sia lecito mostrare ai giovanissimi, o quando e come sia opportuno farlo, è chiaro che le scelte narrative sono tutte destinate ai più piccoli.

Si ritorna al film per ragazzi di una volta, innocuo ma anche insipido. Non è un caso che la vicenda si svolga nel periodo natalizio, tra cottage innevati e alberi carichi di luci.

Il risveglio delle Tenebre può certamente essere un’alternativa da prendere in considerazione, rispetto ai cinepanettoni natalizi saturi di volgarità spacciate per umorismo, purché ci si accontenti di un’ora e mezza di vicende trite e ritrite.