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Il Sangue della Terra

La ARMANDO CURCIO EDITORE prosegue la pubblicazione della “Trilogia di Lothar Basler” di MARCO DAVIDE con il secondo episodio, Il Sangue della Terra. La veste grafica dell’edizione è caratterizzata dall’inserimento di alcune illustrazioni in bianco e nero, intermezzi piacevoli all’interno di un testo che nella fase di revisione avrebbe tuttavia necessitato di maggiore attenzione.

Dopo la sua battaglia con Kurt Darheim e dopo essersi lasciato alle spalle i Principati per inseguire il suo odiato nemico, ritroviamo il cacciatore di taglie Lothar imbarcato su una nave alla volta di Caeres, città sul mare appartenente a un Impero flagellato dalla guerra, ove Kurt si è nascosto.

Lothar non è un normale essere umano: nel suo corpo scorre una forza magica che si manifesta attraverso potenti fiamme azzurre e che rappresenta un dono e una maledizione. A causa della sua bizzarra natura, infatti, il nostro eroe ha perso la donna che amava, brutalmente uccisa da Kurt, ha dovuto farsi carico dell’eredità lasciatagli dal nonno – una spada che gli è d’aiuto nell’uso del potere magico – ed è ora costretto inseguire in capo al mondo colui che più odia ma con il quale condivide un misterioso legame mentale.

In compagnia di Lothar viaggiano Mutio, l’astuto oste dal cuore buono, Moonz il mezzo orchetto, Rugni il nano e Thorval, il guerriero del nord.

Superata a fatica una tempesta interminabile, l’eterogeneo gruppo di viaggiatori finisce invischiato nella lotta interna fra l’Impero – il quale, insieme alla Chiesa, ha stabilito un regime ferreo tramite il lungo braccio dell’Inquisizione – e i ribelli che combattono in nome di una popolazione ridotta allo stremo.

In questo scenario difficile, Lothar scopre di essere un Figlio del Potere… La sua spada, inoltre, si rivela essere un manufatto in grado di controllare la forza magica dell’Universo – quello stesso potere che scorre nelle vene del cacciatore di taglie – creato da una stirpe antica e ormai scomparsa. La congrega di coloro che si tramandano le remote conoscenze e vegliano sulle tracce di questa civiltà perduta non ha dubbi: il Destino ha scelto Lothar per impedire a Kurt di fare propria la magia dell’Entropia, la forza distruttrice dell’Universo.

La battaglia finale si avvicina, e da essa non dipende più la serenità di un solo uomo, ma la salvezza del mondo intero.

Le atmosfere cupe del primo volume della saga sono riprese anche in questo episodio. Marco Davide possiede uno spiccato talento descrittivo che usa con una certa perizia rendendo realistici ambienti, situazioni e personaggi, e restituendo uno spaccato di vita grezzo, sporco, a tratti gratuitamente violento, come d’altronde ci si aspetta da un contesto che in parte ricalca la situazione europea al tempo della Controriforma. Più che alla fantasia vera e propria, l’autore si è affidato a nozioni storiche lievemente reinterpretate, riconoscibili dietro camuffamenti nemmeno troppo insistiti.

Niente edulcorazioni da Fantasy per ragazzini: la grettezza e il degrado serpeggiano in mezzo a ogni strada o edificio, aleggiano sopra i pali delle forche, nelle locande, tra le prostitute, corrodono l’animo di ogni uomo… E anche il linguaggio si adegua. Lungi dal comunicare una volgarità gratuita, l’utilizzo delle parole gergali si adatta benissimo al contesto e gli dà corpo.

La magia riveste un ruolo importante ai fini della storia, sebbene venga usata solo di rado. I due poteri in contrapposizione, il Mana che è forza generatrice e l’Entropia che disgrega e distrugge, regolano l’Universo e rappresentano le due facce della medaglia tramite i volti di Lothar e Kurt. Si arriva dunque all’eterna lotta tra Bene e Male, ereditata da un lontano passato e da una civiltà molto più evoluta di quella presente.

La spada di Lothar assume un’identità propria: Shaka Ni Mha, la Lama delle Ombre, uno dei pochissimi manufatti sopravvissuti al tempo, l’oggetto-reliquia in grado di incanalare la forza di un Figlio del Potere e costituire quindi la chiave per la vittoria.

Nonostante la costruzione più che apprezzabile della trama, è da rimproverare a Marco Davide una certa prolissità nel tratteggiare situazioni ed eventi secondari che spesso distraggono dalla vera vicenda o, peggio, annoiano. Inoltre i personaggi non risultano incisivi e immediati quanto le ambientazioni, restando anzi piuttosto bidimensionali durante gran parte della narrazione.

Lothar, di per sé, è votato ad un solo scopo e per questo quasi incomprensibile all’uomo comune. È un personaggio difficile, schivo, restio a concedersi non solo ai suoi compagni di ventura ma anche al lettore. Votato alla vendetta, rinnega il Destino e persegue solo questa ossessione. È però un uomo fallibile e ben lontano dall’ascesi cavalleresca, come egli stesso tiene sovente a precisare al compagno Mutio, il quale lo ha ammantato di una sorta di aura eroica.

Lothar non ispira simpatia, né desidera farlo. Vive in funzione del nemico da raggiungere e uccidere, lasciando andare in putrefazione dentro di sé quei dolci ricordi d’amore che sono diventati il suo tormento. I rari momenti in cui si lascia andare a comportamenti del tutto comuni sono purtroppo poco credibili.

Tra i protagonisti, solo Mutio è facilmente inquadrabile. Uomo dalla mente fine e dal cuore buono, la sua amicizia per Lothar è piena di rispetto, quasi di venerazione verso l’uomo misterioso e cupo che è piombato nella sua esistenza, ma la purezza dei suoi sentimenti cozza contro l’indifferente cinismo e la torbida oscurità che si cela nel cuore del cacciatore di taglie, e lascia ipotizzare un possibile, futuro punto di rottura.

Gli altri compagni ricalcano stereotipi che non aggiungono molto sale alla trama; è uno dei motivi per cui la narrazione prende il via un po’ a fatica, riservando un primo momento di relativa tensione solo ben oltre la duecentesima pagina. Neppure i momenti in cui viene rivelato qualcosa in più sul passato dei personaggi riescono a creare quel pathos, quella partecipazione emotiva che sarebbe auspicabile provare durante la lettura di un tomo di queste dimensioni.

Nonostante l’indubbia capacità nella prosa di Marco Davide, questa seconda avventura di Lothar Basler non raggiunge il risultato sperato, adagiandosi nell’ampio casellario dei romanzi piacevoli ma certo non indimenticabili.