Il Tronco di Davide (The Branch, di Mike Resnick)
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Il Tronco di Davide

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PROLOGO

Non era il migliore dei tempi, ma nemmeno il peggiore. Era solo il più noioso.

A dire il vero, non avrebbe dovuto esserlo. La prima metà del ventunesimo secolo era un’epoca di città fantastiche, scintillanti, che si espandevano come cancri sulla faccia del pianeta. Era un’ epoca di nuove e audaci forme d’arte, di oscuri piaceri, di bizzarre indulgenze. Ogni giorno vedeva nascere una nuova perversione, ogni mese rivelava la creazione di un nuovo sport spettacolare, ogni anno decantava nuovi tipi di divertimenti. Il fatto che perversioni e sport e divertimenti avessero poi finito col non dimostrarsi così nuovi ma solo il riciclaggio di vecchi diversivi mondani, non poteva essere addossato alla società che continuava la sua ricerca del nuovo e dell’unico con irriducibile vigore, mentre i suoi membri, individualmente e collettivamente, arrivavano alla spiacevole constatazione che un eccesso di tempo libero non era poi il paradiso che avevano sperato.

La religione era recentemente tornata in auge, e così pure la filosofia. E anche qualsiasi altra cosa che aiutasse a passare il tempo.

In tutte le città c’erano squadre di baseball, calcio americano, hockey, pallacanestro, rugby, calcio, e lacrosse; oltre a giocatori professionisti e dilettanti di golf, bowling, boxe, lotta, tennis ed esperti nelle arti marziali. Il fai-da-te era incredibilmente popolare e più i lavori erano lunghi e complicati meglio era. La pittura a olio e ad acquerello incontrava il favore di moltissimi dilettanti; l’origami si diffondeva in tutta la nazione; la coltivazione in casa di piante e fiori – specie di quelli che richiedevano un’attenzione costante e continua e condizioni particolari – era all’ordine del giorno.

Solo i ricchi potevano permettersi indumenti di lana, cotone e altre fibre naturali; ma anche i ricchi disegnavano e cucivano i propri abiti scegliendo in genere fra quelli più vistosi di moda nelle epoche passate.

Non c’era casa in cui non ci fosse un animale. I più comuni erano i gatti, poiché si adattavano facilmente ai palazzoni alti due chilometri e con un milione di finestre che formavano le supercittà, ma abbondavano ancora alcune razze canine: Keeshond, Shih Tzu, Lasha Apsos, e qualche altra. Sia i cani sia i gatti, i ratti, i sorci, i pesci, gli uccelli, i grilli, e un’infinità di altri animali venivano allevati, incrociati, messi in mostra, ammaestrati e coccolati.

Ovviamente, per la gente che ci viveva, quell’epoca non presentava niente di speciale. Accettavano quello che capitava – come è sempre avvenuto – sperando nel meglio e temendo il peggio. Nessuno pativa la fame, pochi erano oppressi, quasi tutti avevano un sia pur poco impegnativo lavoro, e tutti si annoiavano.

Ma non dovevano restare cosi a lungo.

Era un giorno qualunque. né migliore ne peggiore di tanti altri, e anche i due uomini che avrebbero cambiato la faccia del mondo sembravano due persone qualunque. a prima vista: uno era un criminale, e l’altro un mendicante. Ciononostante, sebbene nessuno lo sapesse – e meno che mai i due protagonisti – quel giorno fu la prima tessera di un mosaico d’avvenimenti che avrebbero presto strappato i miliardi di uomini infelici e indifferenti dal loro letargo. una volta per sempre.

Tutto cominciò – abbastanza tipicamente – in un Luna Park…

PARTE PRIMA

Come quasi tutti nella folla. il giovane era attratto dalle enormi insegne al neon e dalle lampade multicolori. Loro erano venuti per divertirsi, lui per affari, ma erano tutti attratti come falene suicide dalle luci artificiali.

Un enorme cartellone luminoso, che ondeggiava lievemente alla brezza, proclamava a quattro venti che quello era il

CIRCO VIAGGIANTE INTERNAZIONALE ED
ESPOSIZIONE DI FENOMENI VIVENTI
NIGHTSPORE & TRUSH

Proveniente da Vienna, come erano soliti proclamare una volta i circhi, sebbene questo fosse più una mostra di fenomeni che non un circo, e provenisse da Cleveland c non da Vienna. Era enorme, e non poteva non esserlo, perché la gente veniva da Chicago e dintorni a decine di migliaia, con gli occhi sgranati e piena di speranza nell’eterna ricerca di divertimenti e diversivi.

Gli imbonitori, i funamboli, i trapezisti, i giocolieri, gli uomini forzuti, si erano dati convegno lì per rispondere alle esigenze degli spettatori.

– Da questa parte, signore e signori! – gridavano gli imbonitori. – Da questa parte, da Madam Adam. E un uomo? E una donna? entrate, venite a vedere… lasciate passare. E l’unico autentico ermafrodita esistente al mondo, un compendio di tutto quello che c’édi più voluttuoso ed eccitante in un uomo e in una donna. Lo spettacolo sta per avere inizio…

– Tre lanci per venti dollari, tre per soli venti dollari! Fa male? Ma certo, signore! Chiedete alla vostra amica cosa proverebbe se le lanciaste una freccia nella carne viva! Sentite come gridano, guardatele contorcersi! Tre lanci per…

Il giovane si fermò un momento davanti ai Bersagli Viventi, e poi riprese a camminare lungo l’interminabile fila di baracconi.

– Il signor Vescica, ecco come lo chiamiamo… Signor Vescica. No, non fa niente di così puerile come mangiare il fuoco o camminare sui carboni ardenti. No, questa non è roba per lui. Vedete la torcia che tengo in mano? Bene, avvicinatevi un po’ e…

– Per la prima volta sul palcoscenico una produzione integrale di Leda e il Cigno. So che ci sono degli increduli, so che ci sono degli scettici, così ora vi dico quello che farò. Se qualcuno non sarà soddisfatto dello spettacolo, se qualcuno potrà onestamente dimostrare che noi non vi offriamo quello che promettiamo, non solo vi restituirò il denaro, ma anche…

Il giovane svoltò in un’altra corsia, oltrepassò la Camera dei 1000 Dolori, con strilli e gemiti trasmessi all’esterno grazie a due potenti altoparlanti, nonché altri baracconi dove si promettevano dolorosi piaceri esotici.

Quella sarebbe stata la notte giusta. Se lo sentiva nelle ossa.

C’era, come del resto era prevedibile, una folla immensa. Cerano tante Madam Adam e Templi del Peccato, e Palazzi delle Perversioni e quando i fenomeni viventi facevano la loro rara apparizione, il denaro scorreva come acqua, e non c’era motivo che lui non ne arraffasse un po’ per sé.

Il giovane continuò ad andare avanti facendosi largo tra la folla, finché non arrivò a un piccolo spiazzo libero, a mezzo chilometro circa da un palazzo privo di finestre adibito a uffici, e allora si tolse di spalla lo zaino, ne estrasse un paio di occhiali dalle lenti scurissime e un bastone e andò al lavoro.

Nel palazzo qualcuno lavorava come stavano scoprendo il signor Nightspore e il signor Thrush. Un uomo alto e snello vestito con un abito immacolato secondo la moda di cent’anni prima, sedeva coi piedi sulla scrivania del signor Thrush. Le sue lunghe dita sottili erano coperte da guanti bianchi di filo, il doppiopetto blu scuro era gessato di bianco, e le scarpe di vernice nera erano coperte da un paio di ghette bianche. Estrasse un grosso sigaro dal taschino della giacca e se lo mise in bocca. Uno dei quattro tozzi individui che gli stavano alle spalle si affrettò ad accenderglielo.

– Vedete quindi, signori – disse calmo sbuffando pensosamente il fumo del sigaro, – non è che io sia contrario alla vostra impresa o voglia che voi sgombriate il terreno per sistemarvi altrove. Chicago è una città molto grande, e c’é posto per tutti.

– E allora perché vi siete introdotto qui con la forza? – chiese il signor Nightspore.

– Vi prego di non interrompermi – rispose l’altro con un sorriso che finiva agli angoli della bocca. – Come stavo dicendo qui c’è abbastanza denaro per tutti: denaro per voi, denaro per i vostri dipendenti, e denaro per me.

– Francamente sono perplesso perché non capisco quale sia il vostro problema. Se qualcuno risentirà della vostra presenza qui, questo sarò io. In fin dei conti oggi non c’è più denaro da spendere di quanto ce ne fosse ieri, ma adesso ci sono due mani in più tese ad arraffarlo… le vostre. Ho esaminato a fondo la questione e la mia opinione, per difetto, è che voi intascate circa nove milioni di dollari alla settimana. – Tacque, fissandolo freddamente. – E sono nove milioni di dollari che io non intascherò. Cominciate a capire perché mi preoccupo?

Il signor Nightspore stava per dire qualcosa, ma ci ripensò, e si limitò ad annuire.

– Bene – continuò l’uomo con quel suo sorriso che non era un sorriso. – Sono felice di constatare che ci comprendiamo. Dopo tutto non siamo nemici: stiamo dalla stessa parte della barricata. E la gente là fuori… – e con un vago gesto della mano indicò il mondo esterno, – è la gente là fuori la nostra avversaria. Loro hanno qualcosa che noi vogliamo, ed è assurdo intralciarci a vicenda per ottenerlo. Noi tre agiamo sulle stesse premesse fondamentali: se Dio non avesse voluto che fossero tosati, non li avrebbe creati pecore. – Posò i piedi a terra e si protese sulla scrivania. – E adesso vogliamo venire al sodo?

– Quanto volete? – chiese con fare sospettoso il signor Thrush.

– Da come parlate lo fate sembrare un regalo – ribatte l’uomo.

– Lasciate che vi dica che Solomon Moody Moore non accetta la carità da nessuno. No, signori, continuate a fraintendermi. La mia organizzazione attuerà alcuni servizi indispensabili, in conformità con un contratto che stipuleremo, e noi riceveremo solo un ragionevole compenso.

– Quali servizi? – chiese il signor Thrush.

– Ottima domanda – disse Moore. – Tanto per cominciare, i miei rappresentanti terranno d’occhio le vostre proprietà giorno e notte fungendo tanto da custodi quanto da agenti di sicurezza. Voi possedete un’attrezzatura di ingente valore, signori, e qualsiasi vandalo potrebbe danneggiarla in modo irreparabile in pochi minuti. – Tacque sbuffando una boccata di fumo. – Inoltre, ho notato circa un’ottantina di sale giochi, per lo più attrezzate in modo da favorire del dieci, quindici per cento gli imprenditori. Voi avevate disposto in modo da avere un vantaggio del trenta per cento, naturalmente, ma vi siete imbattuti in un branco di fortunati dilettanti che vi stanno derubando. I miei uomini vi sistemeranno i giochi in modo che il vantaggio sia del cinquanta per cento, e faranno funzionare per voi i giochi.

– Se tutto questo è gratis, noi quanto finiremo col guadagnare? – chiese insospettito il signor Nightspore.

– Un terzo – rispose Moore.

– Un terzo di che?

– Di tutto. – Il sigaro si era spento e Moore aspetto pazientemente che uno dei suoi uomini glielo riaccendesse. – Visto come investimento, è una grossa percentuale. lo vi farò raddoppiare gli introiti prima della fine della settimana, per cui virtualmente non vi costerà un soldo, e quando lascerete la città vi porterete via tutte le mie migliorie.

– E allora si concluderanno i nostri rapporti?

Moore sorrise. – Oh, no. Come i diamanti, dureranno per sempre. – Alzò la mano per tacitare le loro proteste. – Credetemi, signori, se scopriremo che non avrete guadagnato più di prima, potremo sempre rivedere il contratto. – Trasse un’ultima boccata dal sigaro e lo depose nel portacenere. – E adesso passiamo ai particolari. Quanti spacci di droga avete qui?

– Nessuno! – esclamò con enfasi il signor Nightspore.

– Desidererei un po’ più di sincerità, dal momento che dobbiamo diventare soci – obiettò Moore senza scomporsi. – Io ne ho contati sei, ma è probabile che me ne siano sfuggiti un paio. Ripeto: quanti ne avete?

– Sette – rispose il signor Nightspore con un sospiro.

– Così va bene. Non c’è niente di meglio che un’assoluta sincerità fra amici. Se ne scopriremo altri dovremo dedurre che non agite secondo gli accordi, e ci approprieremo del materiale. Ora, quanto tagliate gli allucinogeni e le droghe pesanti?

– Oh, non facciamo di queste cose! – sbottò il signor Thrush.

Moore lo fisso incuriosito per un momento. – Sapete, credo che siate abbastanza stupido da dire la verità. Ma potremo esservi utili anche in questo. Altra domanda: quante persone muoiono alla settimana?

– Quanto a questo, ci tuteliamo – disse il signor Nightspore, sulla difensiva. – Nessuno può entrare negli spettacoli dell’orrore o partecipare a quelli sadici senza avere prima firmato una clausola che ci scagiona da ogni e qualsiasi responsabilità. Negli ultimi due anni ci hanno intentato causa quattro volte, e abbiamo sempre vinto.

– Non avete risposto alla mia domanda. Quante persone muoiono alla settimana.

– Circa dieci.

– Non bastano.

– Cosa? – strillarono all’unisono i due soci.

– Non bastano – ripete Moore. – La gente ama il sangue anche più del grottesco. Non vengono qui per…

Il Tronco di Davide - Copertina

Tit. originale: The Branch

Anno: 1984

Autore: Mike Resnick

Edizione: Mondadori (anno 1985), collana “Urania” #990

Traduttore: Beata Della Frattina

Pagine: 142

Dalla copertina | Verso la metà del 21° secolo la gente non se la passava troppo bene né troppo male. Nessuno era affamato, pochi erano oppressi, la maggior parte aveva un sia pur minimo lavoro, e tutti s’annoiavano a morte. Ma non si sarebbero annoiati ancora per molto. L’11 dicembre 2047 sembrava un giorno qualunque, non migliore né peggiore di tanti altri; e anche i due uomini il cui incontro a un angolo di strada avrebbe cambiato la faccia del mondo, sembravano gente qualunque almeno a prima vista: uno era un criminale e l’altro un mendicante.