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Il vampiro nel futuro

La fantascienza ha spesso strizzato l’occhio anche ai “signori della notte”, sia in romanzi che in pellicole cinematografiche, anche se non sempre con risultati “spettacolari”. Una delle pellicole più vecchie in cui si ipotizzava l’esistenza di razze extraterrestri vampire è Il vampiro del pianeta rosso (Not of This Earth, 1957); anche in Terrore nello spazio (Planet of Blood, 1965) gli astronauti fanno il loro incontro, drammatico, con i vampiri. Molto più recentemente vi sono state pellicole come Space Vampires (Lifeforge, 1985) e Van Helsing: Dracula’s revenge del 2004.

Quali differenze ci sono nelle diverse impostazioni della leggendaria figura del vampiro tra questo filone di film, fantascientifici, e quelli tradizionali? Innanzi a tutto bisogna rilevare che anche i vampiri sono stati adattati ai “filoni” in voga al momento: al culmine della xenofobia, in un panorama di pellicole caratterizzato da invasioni di ultracorpi, di extraterrestri assassini e feroci, i vampiri non potevano che “adeguarsi” a questo tipo di stereotipo.

Le uniche caratteristiche che i vampiri del futuro mantengono con la ormai tradizionale pietra di paragone Dracula di BRAM STOKER sono i poteri psichici ed il fatto di nutrirsi di sangue. Il vampiro però mal si adatta ad un futuro nello spazio: il povero conte transilvano spedito in un container su un’astronave fa molta tenerezza e pietà e neppure la sua brama di vendetta, contro un Van Helsing che scimmiotta Ian Solo in Van Helsing 3000 Dracula Revenge, rende il vampiro un personaggio affascinante e credibile.

Il signore della notte non riesce a svolgere il suo ruolo di cattivo in modo efficace quanto l’alieno di Alien o la grandiosità dell’impero galattico di Star Wars, standosene così relegato nel suo piccolo universo di serie B.

I vampiri decisamente non sono “nati” per lo spazio né per pellicole di questo genere.

Rifacendoci alle leggende ed al mito di questa figura, possiamo anche tentare di comprenderne i motivi: prima di tutto il vampiro subisce, inevitabilmente, un processo anacronistico che non può farlo sentire a proprio agio fra computer ed armi moderne, soprattutto se nato in periodo molto antico.

Immaginarsi un gentiluomo dell’Ottocento sbalzato nello spazio fra navi stellari e tecnologia astrale sembra decisamente alieno, che dire poi della sua raffinata crudeltà, sensualità e languida amoralità comparata alla violenza dell’essere umano o degli alieni che popolano il futuro?

Il povero vampiro parte visibilmente svantaggiato in questo tipo di scenario, tanto da apparire più una macchietta alla “Gianni e Pinotto” che la perfida figura del mito.

Molto più “realistiche” sono pellicole appartenenti al genere futuristico fra le quali forse la più misconosciuta, ma estremamente valida, è L’ultimo uomo sulla Terra (1964, regia di UBALDO RAGONA con GIACOMO ROSSI STUART e VINCENT PRICE); questa pellicola fu girata in un afoso agosto romano con mezzi scarsissimi e senza effetti speciali di alcun genere, e ipotizza l’esistenza di un unico essere umano rimasto sulla Terra ormai abitata soltanto da vampiri.

Nonostante la trama sia oggi certamente scontata, il finale è assai meno banale e più “profondo” di quanto si possa prevedere: la cattiveria prettamente umana riesce ad essere molto maggiore di quella dei veri vampiri.

Ad ogni modo la fantascienza fino ad oggi non è riuscita validamente ad integrare questa figura leggendaria, con successo, fra le sue storie; il signore delle ombre resta arroccato nel proprio maniero fra pizzi e velluti nutrendosi di sangue, irridente e altezzoso.

Il vampiro non si “vende” alla modernità ed al futuro in modo classico, non si evolve secondo le esigenze di cassetta delle compagnie cinematografiche, sfugge nell’oscurità del passato piuttosto che lanciarsi nel rutilante futuro delle astronavi.

Il cinema ha abbandonato ultimamente la tradizione per lanciarsi in guerre razziali fra vampiri e licantropi oppure fra dampyr (mezzi-vampiri, o diurni). In questi casi si è riuscito a dare un poco più di smalto a questa figura, trovando però l’avversione da parte dei puristi dell’immagine vampirica: essi non gradivano particolarmente le prodezze marziali di Blade o l’amore fra la bella vampira ed il mannaro Michael di Underworld. Sempre seguendo il filone delle pellicole non tradizionali troviamo anche, fra le novità, I guardiani della notte, nel quale si riprende la visione di un modo popolato da tutte le creature mitologiche delle nostre leggende in lotta fra il bene assoluto ed il male. Trama forse un pochino scontata ma notevole lo sforzo di questa produzione russa che inserisce molti spunti mitologici tipici di quella cultura, effetti speciali “primitivi” ma che ben si adattano alla diversità di questo film dalle produzioni hollywoodiane.

Ultraviolet è l’ultima creazione del genere vampirico: si dipana in un futuro tecnologico fino all’esasperazione, un film che forse non ha molto da dire né sotto il punto di vista degli effetti speciali (decisamente troppi, tanto da sembrare un film d’animazione come Final Fantasy o Natural City) né come trama; sicuramente farà storcere parecchi nasi, salvato soltanto dalla bellezza di MILLA JOVOVICH.

La pellicola, ora nei cinema, ipotizza un lontano futuro in cui una malattia creata in laboratorio genera sia il morbo vampirico (chiamato emofagia), sia l’ascesa al potere di un dittatore che cerca di distruggere gli emofagi, trama che pare essere un mix fra altri due film, al contrario particolarmente gradevoli anche se non di vampiri: Aeonflux ed Equilibrium.

In ultima analisi, sembra che i cultori del genere vampirico siano estremamente più anacronistici e puristi dei vampiri stessi. Forse non è soltanto il vampiro a non essere pronto per il futuro ma noi stessi non in grado di inserirvelo correttamente.

Resteremo quindi in attesa che qualcuno riesca a creare una pellicola veramente grandiosa degna dei celebri Dracula di COPPOLA o Intervista col vampiro di NEIL JORDAN, e capace di proiettare decorosamente nel futuro questa figura che per ora abita ancora e solo nei manieri gotici della nostra mente.