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Juan con miedo

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Mentre trascorre le vacanze estive dai nonni, in un paesino, il piccolo Juan viene avvicinato da una misteriosa coetanea, Maria. La bambina gli racconta le strane storie su una vecchia casa che nessuno vuole acquistare perché si dice sia infestata dai fantasmi. Intanto uno strano contadino segue i due… Il padre della ragazzina?

Maria mostra a Juan uno libro appartenuto a sua nonna, L’uomo degli uccelli, e inizia a narrarne la trama, la storia un individuo che viveva con il figlio e coltivava aranci; il bambino si ammalò e morì, e la gente accusò il padre. Qualche giorno più tardi arrivarono stormi di uccelli e mangiarono tutto il raccolto. L’uomo piantò uno spaventapasseri tanto orribile che le arance marcirono; una notte sentì piangere un bambino, fece per uscire… Maria interrompe il racconto spiegando che nessuno ha voluto ricordare cosa avvenne.

Armati di una torcia, i due decidono di esplorare la casa, ma finiscono per doversi trattenere al suo interno a causa di un improvviso temporale. Lì Maria rivela la conclusione della fiaba macabra: l’uomo avrebbe scoperto che lo spirito del figlio possedeva lo spaventapasseri.

In quel momento lo strano contadino che spiava i due irrompe in casa con brutte intenzioni; ma qualcosa si anima nell’armadio…

The Others (Los Otros), La sombra de nadie, Eskalofrio, e decine di cortometraggi e pellicole indipendenti… negli ultimi tempi il cinema horror spagnolo ha dato prova di grande vitalità, nelle produzioni destinate alla grande distribuzione come in quelle meno conosciute al pubblico. Il cortometraggio Juan con miedo (titolo inglese Fearful John) è stato realizzato da Daniel Romero, coadiuvato da un’equipe ben affiatata. La professionalità emerge fin dalle prime inquadrature; non c’è bisogno di scorrere la lunga lista delle partecipazioni a festival, disponibile sul sito del regista.

La fotografia è misurata, ha colori caldi nelle scene all’aperto e si tinge di toni azzurri nelle scene all’interno della casa degli orrori. I movimenti di macchina sono essenziali, senza troppi virtuosismi che distoglierebbero l’attenzione dall’atmosfera claustrofobica.

Nella parte conclusiva il montaggio ben ritmato lascia liberi i protagonisti, e con loro gli spettatori, di interpretare gli eventi. La cosa nell’armadio può essere davvero animata da un’entità sovrannaturale, oppure può sembrare viva nella luce incerta dei lampi.

Il regista rifugge le atmosfere splatter, mescola l’affetto per il cinema adolescenziale degli anni Ottanta con le atmosfere inquietanti dell’horror. I protagonisti Juan e Maria sono caratterizzati con delicatezza, e i giovani attori (rispettivamente Iván Martín e Sonia Lázaro) si muovono a loro agio davanti alla macchina da presa, come avveniva ai loro coetanei ne I Goonies o in Stand by me.

Poco importa se la paura è suscitata da leggende macabre, o se nasce piuttosto dalla fantasia di una bambina che deve convivere con la dura realtà di un padre rozzo e manesco. Il cortometraggio mette in luce le paure che ci portiamo dentro e mette in scena un dramma sulla perdita dell’innocenza, sul bisogno di evadere da realtà atroci per mezzo della fantasia.