Jumanji (cortometraggio)
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Jumanji (corto)

Nel 1995 John Johnston diresse Jumanji, pellicola avventurosa e fantastica destinata a diventare un classico dell’intrattenimento familiare. Nel settembre del 2010, Cinema S.E.M. e Ser.Mar.Film, ossia Massimo Serafini e Beatrice Luzi, propongono la loro personale e omonima rivisitazione col cortometraggio. Stavolta è una coppia a trovare il gioco, recapitato a casa da un misterioso visitatore. Ignoranti di Storia del Cinema, i due incauti iniziano a giocare. A ogni lancio di dado compaiono animali più o meno pericolosi, bombe, catastrofi naturali… fino alla fine della partita.

L’idea di fondo – un gioco da tavolo simile al Monopoli che evoca pericoli reali – poteva essere a suo tempo divertente e innovativa nella pellicola hollywoodiana sostenuta dagli effetti speciali dell’Industrial Light & Magic. La rivisitazione amatoriale purtroppo può rivelarsi deludente: di solito a un fan film si chiede un affettuoso omaggio ai propri eroi, nuove avventure. Nel caso di questo corto lo spettatore si trova ad assistere invece a una replica sbiadita del successo originale. Normalmente i sequel e i remake esagerano gli elementi più vistosi dei capostipiti, oppure ricorrono ai toni della farsa. Nel caso di Jumanji, erano memorabili gli strabilianti effetti speciali e la recitazione di Robin Williams. Evitando di paragonare i due protagonisti al grande attore, ci rimangono sequenze sottotono, più adatte a un dignitoso episodio de La signora in giallo che a un brioso o sgangherato remake.

Le riprese avvengono in interni modesti, il dialogo è prevedibile, le animazioni semi professionistiche invece stridono con le interpretazioni amatoriali. Sarebbero pecche perdonabili, se fossero compensate da tanta creatività ed entusiasmo naïf. Invece la trama è prevedibile, si limita a riproporre quella già nota, né l’umorismo riesce a rinverdirla, mentre una rivisitazione in chiave goliardica avrebbe potuto forse meglio prestarsi a riportare alla memoria con malinconico e sboccato disincanto un cult dell’infanzia.

Jumanji era rivolto ai più piccoli, e funzionava per un pubblico di famiglie. Con giovani e adolescenti falliva, poiché mancava di eroi adatti alla fascia d’età dei teenager, di sequenze spaventose, di un briciolo di violenza o erotismo. Per mantenere lo stesso tono, l’aver scelto come protagonisti una coppia adulta si rivela un errore perché niente altro nella vicenda è diretto ai più grandicelli. Il gioco è rimasto lo stesso, privo di parolacce e situazioni ‘adulte’, di dettagli horror o splatter.

Non bastava il sequel Jumanji 2?

Prima parte

Seconda parte