Katedra
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Katedra

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Katedra (cattedrale) è un cortometraggio di animazione creato in grafica digitale dall’artista polacco Tomasz Baginski nel 2002. È stato presentato con successo in svariati festival specializzati, e ha vinto il prestigioso 2002 Siggraph Computer Animation Festival. Il regista ha adattato il racconto omonimo dello scrittore di fantascienza polacco Jacek Dukaj, e lo ha tradotto in immagini di grande impatto emotivo grazie agli sforzi della Platige Image Production. È una storia di fantascienza, priva di dialoghi e sostenuta dalla splendida colonna sonora di Adam Rosiak. A distanza di anni conserva intatto il suo fascino inquietante, frutto di un’ambientazione suggestiva e di un linguaggio visivo che non conosce frontiere.

In Katedra un pellegrino incappucciato esplora una misteriosa cattedrale vivente, posta ai confini dell’universo. Facendosi luce con una torcia si inoltra tra le navate che ricordano quelle delle chiese gotiche del centro Europa. Procede lento, come se varcasse un pericoloso confine, avanza osservando le colonne che sembrano alberi. Esse a poco a poco si animano, rivelando volti ancora vivi, che ammiccano, lo scrutano, forse sorridono… Il pellegrino si ferma al limitare di uno strapiombo; la torcia si spegne, egli contempla la scarpata, sotto di lui nuvole e mondi lontani. Al sorgere del sole, la luce intensa provoca una drammatica trasformazione nel visitatore: dal suo corpo erompono rami. Il suo destino si compie, si trasforma anche lui in una colonna protesa verso l’infinito.

Il viaggio mistico dura solo sette intensi minuti, ispirati dall’arte gotica, da Gaudì, dai dipinti di Zdzisław Beksiński e da Rembrandt. Il regista impiega buona parte del tempo nella descrizione dettagliata dell’ambiente: una vera festa per l’occhio degli spettatori, che possono soffermarsi sui particolari della struttura, sul colonnato, sui pilastri. Una certa lentezza in questo caso è funzionale al dipanarsi della vicenda. Si crea nello spettatore un senso di attesa: solo preparando la giusta atmosfera si giunge al grandioso climax finale.

Piccoli dettagli fanno intuire che il tempio è in costruzione, o piuttosto, in formazione, dato che si tratta di un organismo vivente e non di un luogo progettato da un architetto. Le sequenze che ritraggono la navata tagliata dai raggi della luce, che piove obliqua dall’alto, si imprimono nella memoria dello spettatore. Il camminare guardingo ed estasiato del pellegrino ricorda quello di un esploratore alle prese con un luogo sacro e potenzialmente pericoloso. Gli sguardi dei volti che scorgono il pellegrino sono enigmatici, ricordano sia Giger che Leonardo. Ben si conclude la vicenda, che vede l’uomo fondersi col sacro, in una sequenza che potrebbe aver ispirato direttamente Aronofsky ne L’Albero della Vita.

Due pagine di sceneggiatura, una vicenda riassumibile in una frase, eppure il cortometraggio possiede una forza espressiva raramente raggiunta sullo schermo: assolutamente da vedere.