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Ken il Guerriero

Ken il Guerriero (Hokuto no Ken) nasce come manga nel 1983, frutto del lavoro di due giovani autori, Tetsuo Hara e Buronson (pseudonimo di Yoshiyuki Okamura); nel 1984 diventa un anime e ottiene un successo incredibile sia in Giappone che all’estero. La serie consta di ben 109 episodi (comprese alcune puntate riassuntive che dovrebbero contribuire a dipanare la trama), a cui poi si sommeranno i 43 del sequel Hokuto no Ken 2.

In Italia sbarca per la prima volta alla fine degli anni Ottanta, colpendo la fantasia del pubblico adolescente per la sua violenza (sebbene più accentuata nel manga) e per la cura delle immagini, ben diverse dalla semplicistica stilizzazione presente in alcune serie del Sol Levante.

La vicenda racconta di un mondo devastato dalle bombe atomiche, dominato dalla violenza e dall’anarchia, pieno di bande di scorridori dedite al saccheggio, interpretando in tal modo quella paura del nucleare così pressante negli anni della guerra fredda. In questo contesto, in cui la civiltà con le sue regole è venuta meno e vige solo la legge del più forte, alcuni uomini dotati di poteri fuori del comune diventano protagonisti. L’ambientazione fa naturalmente da sfondo alle tematiche classiche dell’animazione giapponese: l’ossessiva ricerca della giustizia, la lealtà, l’amicizia e il rispetto per i più deboli.

La narrazione prende avvio dal rapimento della giovane Julia da parte di Shin, fraterno amico del fidanzato della ragazza, il protagonista Kenshiro. Ken e Shin sono cultori rispettivamente di Hokuto e di Nanto, ossia le principali discipline marziali di questo mondo tormentato. I seguaci delle due Scuole – guerrieri resi invincibili da tecniche di combattimento estreme – si disputano il potere spesso alla testa di veri e propri eserciti.

Ken, in prima battuta, viene sconfitto e umiliato dall’ex amico, che gli infigge, come segno di spregio, sette ferite sul petto che riproducono la costellazione dell’Orsa Maggiore, il simbolo della Scuola di Hokuto. Profondamente cambiato, indurito da questa esperienza traumatica, il ragazzo partirà alla ricerca del rivale per liberare la fidanzata, affiancato nell’impresa da due ragazzini, tipica captatio benevolentiae nei confronti del pubblico minorenne: l’ingegnoso e divertente Bart e la dolce Lynn.

La faida contro Shin, che si concluderà con la sconfitta di quest’ultimo, rappresenta il primo capitolo dell’anime, una parentesi resa molto più ampia rispetto al manga con l’inserimento di una moltitudine di personaggi secondari, tutti famigli del guerriero di Nanto. Seguirà il vero scontro destinato a caratterizzare l’intera serie, quello innescato dalla rivalità tra i fratelli Ken, Raoul e Toki, adottati in tenera età da Ryuken, maestro della Scuola di Hokuto. A questi tre protagonisti si aggiungeranno uno stuolo notevole di guerrieri più o meno importanti (compreso un quarto fratello) e di trame parallele che, intersecandosi, creeranno un tessuto narrativo complesso, a tratti contraddittorio.

Chiave di lettura comune a tutti i capitoli è l’eterno confrontarsi degli esponenti delle due Scuole, Nanto e Hokuto, in un rapporto di odio e amore, contrasto e compenetrazione, che diviene rappresentazione simbolica del concetto taoista Ying e Yang.

La tecnica di Hokuto è basata sulla stimolazione di alcuni punti del corpo mutuati dall’agopuntura cinese, attraverso i quali è possibile paralizzare o addirittura fare esplodere parti del corpo dell’avversario. Kenshiro è l’unico successore designato della Scuola; la tradizione dell’Hokuto prevede infatti un solo maestro, mentre ai non prescelti viene impedito di praticare le tecniche apprese.

La guida di Nanto è invece affidata a 6 Sacri Guerrieri, in rappresentanza dei 6 principali stili di combattimento della Scuola, che in tutto ne conta 108, ognuno tramandato da una propria setta. Come nel kung-fu, le tecniche si rifanno alla postura degli animali, soprattutto uccelli, e permettono ai praticanti di tagliare gli avversari fino a farli letteralmente a pezzi.

A dispetto delle loro sembianze ipertrofiche, la forza sovrumana di questi combattenti non è muscolare, ma psichica: sono le loro facoltà mentali a farli emergere in un mondo di uomini possenti (spesso giganti) e brutali.

In Raoul tali poteri raggiungeranno l’apoteosi: egli è addirittura in grado di colpire gli avversari con il suo “spirito di combattimento” e abbatterli in esplosioni spettacolari grazie a raggi di pura energia.

Tutto ciò verrà ripreso e portato all’estremo in altre serie di arti marziali, come Dragonball, ma anche in numerosi manwa di Hong Kong (ad esempio Super Shen o 5° Generazione), epigoni della tradizione fumettistica giapponese e del mito di Bruce Lee di cui anche Ken il Guerriero si nutre.

Il protagonista, Kenshiro, è un ragazzo idealista dal carattere gentile, costretto però dalla rudezza dei tempi a temprarsi fino a sfoggiare quella ieratica indifferenza ben nota al pubblico. Questa caratteristica apparirà a molti fan abbastanza incoerente e poco credibile, al punto che gli autori, per contrasto, nel prequel Ken il guerriero: Le Origini del Mito (Souten no Ken) ambientato nella seconda guerra mondiale, con lo zio omonimo di Ken come protagonista, adotteranno una strada radicalmente diversa, creando un Kenshiro tabagista e amante delle donne.

Julia è una ragazza sensibile, spesso passiva di fronte agli eventi, ma con la dote straordinaria di avviarli: con il suo rapimento inizia l’intera vicenda, e saranno poi molti i personaggi che si contenderanno il suo amore. Kenshiro, Raoul e Toki ne sono invaghiti, anche se in modo diverso, Shin come si è detto la rapirà; in seguito appariranno, inoltre, un suo fratello, Ryuga, e un suo fratellastro (cugino nel manga), Juza, quest’ultimo condannato proprio da questa parentela a vedere respinto il proprio amore.

Se non è Julia a calamitare l’attenzione dei guerrieri della saga c’è la sua sosia Mamiya, di cui si innamorerà perdutamente l’Uccello d’Acqua di Nanto, Rei, e che per diverso tempo sarà l’amante forzata di un altro guerriero della stessa scuola, Yuda.

A un certo punto della storia, Julia arriverà a giocare un ruolo attivo, scoprendosi uno dei 6 Guerrieri Sacri di Nanto, con tanto di esercito personale che si schiererà con Kenshiro contro Raoul.

Quest’ultimo è per molti il personaggio più riuscito e intrigante della serie. Dotato di una forza smisurata (secondo alcuni la sua immagine sarebbe stata ispirata ad Arnold Schwarzenegger) e di altrettanta ambizione, si oppone al riconoscimento di Ken come successore della Divina Scuola di Hokuto. La sua sete di potere lo spingerà a alla conquista del mondo, progetto che naufragherà di fronte all’opposizione dello stesso Kenshiro.

Nello scontro tra questi due guerrieri si inserisce la figura del fratello Toki, al quale Raoul è molto legato, ma che incarna il suo esatto opposto: rappresentato volutamente come una sorta di Cristo redivivo, è un eroe gentile d’animo e altruista, con l’unica ambizione di utilizzare la propria arte per curare il prossimo, nonostante lui stesso sia gravemente malato. Nella lotta non è mosso dall’ambizione ma dal desiderio di fermare il fratello, avviato verso una strada oscura.

Potremmo considerare questo strano terzetto quasi una triade salvifica, con qualità straordinarie, ma altrettante mancanze: Raoul aspira a conquistare il mondo portando legge e ordine, ma è in grado di governare solo con la brutalità; Kenshiro è un salvatore errante, che viaggia di villaggio in villaggio sconfiggendo i cattivi e raddrizzando i torti, ma non è un conquistatore e l’ordine che lascia dietro di sé è destinato a essere sovvertito dal primo brigante di passaggio; infine c’è Toki, incapace di prepotenze, la cui abilità di guarigione farà gridare al miracolo numerose genti, ma la cui indole pacifica lo esclude a priori dal poter sostenere sulle spalle il peso del comando.

Purtroppo la storia sfrutta solo superficialmente le potenzialità metaforiche dei personaggi, e quando tenta, pur attraverso l’estremizzazione della violenza, di porre in risalto valori positivi lo fa in maniera bidimensionale: amore, dolore, ambizione… tutto è vissuto quasi con distacco, e le motivazioni che spingono i protagonisti ad agire sono spesso forzate e incoerenti.

L’aspetto sicuramente più negativo della serie animata, forse anche più del manga, è l’intricata successione di trame e sottotrame, a volte legate così misteriosamente da creare notevoli difficoltà di comprensione, se non addirittura confusione; il difetto di coerenza si evidenzierà maggiormente nella serie successiva, dove la necessità di nuovi personaggi e, soprattutto, di un nuovo cattivo creerà delle palesi contraddizioni.