Kronos - Sfida al Passato (The Time Tunnel)
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Kronos – Sfida al passato

“Due scienziati americani sono dispersi nelle spirali interminabili del tempo passato e futuro nel corso del primo esperimento del progetto americano più grande e segreto: il tunnel del tempo. Tony Newman e Doug Phillips corrono disperatamente verso una nuova avventura in un punto definito dei corridoi infiniti del tempo.

Kronos – Sfida al Passato (The Time Tunnel, 1966) è una serie televisiva americana ideata dal regista Irwin ‘The Master of Disaster’ Allen, noto per aver creato altri telefilm di successo come La Terra dei Giganti, Viaggio in Fondo al Mare e Lost in Space, e per aver successivamente diretto o prodotto film di genere catastrofico, tra cui L’Avventura del Poseidon e L’Inferno di Cristallo. In Italia Kronos è stata trasmessa per la prima volta agli inizi degli anni ’80.

In 30 episodi di 50 minuti ciascuno vengono narrate le disavventure di alcuni scienziati impegnati in una costosa e segretissima ricerca, il progetto Tic-Toc. Nelle profondità del sottosuolo hanno costruito una macchina che dovrebbe consentire viaggi nel tempo e nello spazio. A prima vista, la prodigiosa invenzione appare come un avveniristico tunnel controllato da enormi computer. Purtroppo il sistema è ancora in fase sperimentale e, mancando risultati eclatanti, il Governo ha intenzione di sospendere i finanziamenti. Pur di salvare il progetto, il giovane dottor Tony Newman (James Darren) decide di affrettare i tempi e testare di persona il funzionamento della macchina. Entra nel tunnel e si ritrova catapultato a bordo del Titanic, a poche ore dal tristemente famoso naufragio. Nel presente, il resto del team di ricerca segue su un grande monitor ogni sua azione, mentre lo scienziato Doug Phillips (Robert Colbert) decide di attraversare a sua volta il tunnel per andare in soccorso del collega. Per scampare al disastro imminente, i due protagonisti dovranno quindi provare a cambiare la Storia. La salvezza in realtà giunge dal presente: dalla base, il team riesce a ‘recuperarli’; le apparecchiature però sono ancora poco affidabili, i calcoli imprecisi, e così i due naufraghi del tempo finiscono per saltare da un’epoca all’altra, in attesa d’essere finalmente riportati nel XX Secolo.

La serie si basa su un’idea scientificamente improbabile, raccontata però in modo accattivante. Il funzionamento del tunnel viene accennato nel corso delle puntate iniziali, talvolta imbastendo teorie assai risibili; nella sostanza, si tratta di una sorta di precursore dello Stargate, un portale aperto verso altre epoche. Le leggi che regolano gli spostamenti o la possibilità di interagire con eventi e persone lontane nel tempo sono espedienti narrativi, al pari dei sabotaggi, dei complotti e delle innumerevoli difficoltà tecniche che minacciano il progetto. Lo spettatore naturalmente accetta le ingenuità pur di ritrovare puntualmente ogni settimana i suoi beniamini alle prese con eventi storici famosi.

Il telefilm fa ampio uso delle tecniche narrative tipiche delle produzioni seriali: una breve introduzione presenta i protagonisti e riassume l’antefatto, scopriamo l’argomento della puntata, e, dopo la sigla di apertura, l’avventura prende il via. Il finale vuole sempre l’arrivo dei protagonisti in un’altra epoca (di norma nel passato), in modo da lasciarli in nuovi guai e creare nella platea le giuste aspettative per la puntata successiva. Come in gran parte dei serial coevi, ci sono stacchi destinati in origine a ospitare la pubblicità, e la struttura di ciascun episodio sfrutta uno schema solido, ben collaudato: i due scienziati quasi sempre viaggiano nel passato, incontrano personaggi noti, rischiano la vita, se la cavano, e finiscono trasportati verso nuove avventure. La ricetta è semplice, e funziona bene, anche grazie alla efficace caratterizzazione dei personaggi principali.

Tony e Doug, studiosi di bell’aspetto, sono uomini tutto sommato fragili. La sofferenza del loro peregrinare nel tempo è sia fisica che psicologica: sottomessi dalle scelte del team di scienziati che controlla la macchina, la quale può strapparli a pericoli mortali ma anche a momenti di vita serena, possono solo sperare in un ritorno a casa, rinunciando a priori a ogni possibilità di ricostruirsi un’esistenza in un’altra epoca. Poco alla volta acquisiscono consapevolezza della difficoltà della loro situazione, e le riflessioni sulle conseguenze delle proprie scelte diventano sempre più gravose.

L’incidente che li ha intrappolati nel loro infinito viaggio rivela nei due motivazioni simili: il giovane e impulsivo Tony si avventura nel tunnel per dimostrare di aver ragione, salvare il progetto e magari passare alla Storia; analogamente, il più maturo Doug lo fa – come lascia trapelare qualche sua sporadica battuta – per assicurarsi una cattedra in qualche prestigiosa università e magari vincere il Nobel (oltreché per senso del dovere e amicizia). Sono uomini istruiti ambedue, ma la loro cultura scientifica è molto specifica e davanti alle numerose variegate difficoltà si dimostrano sostanzialmente impreparati. Della Storia conoscono solo eventi importanti, le loro nozioni su usi e costumi passati sono confuse, e loro stessi mancano sovente di apertura mentale. Troppo spesso si cacciano nei guai per comportamenti avventati, anacronistici, poco rispettosi di mentalità diverse dalla loro; al dialogo e alla diplomazia finiscono per preferire lo scontro fisico, ritrovandosi spesso prigionieri, scambiati per pazzi o torturati come spie. Mancano anche delle più elementari nozioni di primo soccorso. Prima di commuoversi alla vista dei due eroi ridotti a mal partito da avversari più forti o da eventi catastrofici, lo spettatore ha perciò occasione di riflettere su quali siano le cause vere di tanti problemi.

Ad ogni modo, l’empatia di solito ha il sopravvento, anche per merito dei personaggi del ‘presente’, impegnati nelle difficili operazioni di recupero. Gli scienziati della base seguono costantemente gli eventi, e non sono semplici figure incolori inserite solo per motivare alcuni passaggi obbligati funzionali alla trama: come nel coevo Star Trek, viene dato spazio all’introspezione e a poco a poco scopriamo dettagli sul loro carattere e sul loro passato.

Sebbene il telefilm mantenga caratteristiche da prodotto televisivo di intrattenimento, con sparatorie, azione e richiami continui al cinema di genere, i personaggi rielaborano gli stereotipi della cultura pulp e allo stesso tempo se ne distaccano, conquistandosi una propria fisionomia. La dottoressa Ann MacGregor (interpretata dalla bellissima Lee Ann Meriwether) in particolare resta sospesa tra passato e presente; talvolta è la consueta ragazza in pericolo, spesso mantiene il sangue freddo in situazioni disperate, in altri casi è pronta a ribellarsi agli ordini dei superiori. Al generale Heywood Kirk (Whit Bissell) spetta l’onere di mediare tra la ferrea disciplina militare e le questioni di coscienza, trovandosi più volte a dover compiere scelte difficili. Notevole è la caratterizzazione dei personaggi incontrati da Tony e Doug, alcuni realmente vissuti e altri ricavati da miti e leggende. Tutti i ritratti sono credibili, delineati con poche battute significative: Custer megalomane e crudele, Dreyfuss onesto e utopista, Billy the Kid ambiguo e folle, Machiavelli disilluso e pronto ad adattarsi alle più improbabili situazioni, proprio come l’accorto Ulisse…

La ricostruzione degli ambienti e dei costumi delle varie epoche è invece molto ingenua; ma prima di incolpare gli autori di grassa ignoranza o di asservimento alla moda vale la pena ricordare che Kronos è una produzione televisiva, realizzata con mezzi limitati. Irwin Allen preferì utilizzare set e costumi provenienti da film destinati al grande schermo; addirittura studiò le sceneggiature in modo da poter utilizzare sequenze scartate da film in costume. Ecco perché Tony e Doug visitano il West, l’Indocina, i castelli del Medioevo hollywoodiano, e non compaiono nel bel mezzo delle guerre giapponesi del XVII Secolo, o a Timbuctù, oppure davanti al cantiere di una cattedrale romanica. Che poi i nostri eroi capitino sempre nel bel mezzo di eventi significativi, incontrando soltanto personaggi celebri, è una scelta narrativa scontata e comprensibile. Negli anni Sessanta l’idea di insegnare la Storia attraverso spettacoli strutturati era pressoché sconosciuta: Kronos appartiene alla sua epoca, e il suo scopo è l’intrattenimento non la divulgazione. Ci sono addirittura incursioni nella fantascienza e nella mitologia, anche se si limitano a pochi episodi: gli alieni sono ostili, la magia funziona senza spiegazione di sorta… e gli spettatori si divertono così, senza troppe pretese. Nei confronti della Scienza, l’ingenuità e la disillusione convivono: le invenzioni sono mirabolanti, tuttavia gli studiosi sopravvalutano le proprie capacità e calcolano male i rischi.

In termini di sceneggiatura, ci sono situazioni al limite della credibilità: ad esempio Tony e Doug non cambiano mai d’abito, maglie e pantaloni tornano freschi di lavanderia ad ogni episodio; i due eroi se restano feriti guariscono in tempo per il successivo spostamento, dormono pochissimo, conversano in inglese/americano con chiunque e ovunque vadano, e le loro azioni non influiscono minimamente sugli eventi, che restano destinati a svolgersi così come noi li conosciamo. Nessun ‘effetto farfalla’ dunque, anche se nessuno spiega in modo convincente il perché. In apparente contrasto con tanta ‘necessaria’ approssimazione, si presuppone invece che il pubblico abbia qualche conoscenza degli eventi narrati, come lo scandalo Dreyfuss, l’assedio di Alamo, l’eruzione del Krakatoa, l’attacco a Pearl Harbor, il massacro di Little Big Horn, l’attentato a Lincoln, l’avvistamento della cometa di Halley… In questo senso il telefilm è popolare, ingenuo, ma non è stupido.

La fotografia è assai colorata, come le immagini della pop art. L’effetto speciale vero e proprio è il tunnel, che gira come una spirale, e psichedelico pare risucchiare chiunque gli si ponga davanti – spettatori inclusi! Proprio le migliori caratteristiche che a distanza di anni hanno trasformato lo show in un oggetto di culto lo hanno condannato a suo tempo a un rapido declino. Le sceneggiature seguivano invariabilmente lo schema, ed esauriti gli eventi più noti e appariscenti occorreva ricorrere a fatti meno conosciuti, da scegliersi però in base alla disponibilità di attrezzature e set. La produzione si fermò così a 30 episodi, con tanto di finale aperto: l’ultimo tentativo di recuperare gli sfortunati scienziati li trasporta nuovamente a bordo del Titanic.

The Time Tunnel ha avuto un tentativo di remake nel 2006, con la produzione di un omonimo tv movie di 54 minuti, il pilot di una nuova serie che però non venne mai realizzata.