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L’Erede di Vitar

Vitar è un pianeta facente parte di una lega intergalattica di cui la Terra, nota come sede di una specie arretrata, ignora completamente l’esistenza.

Il suo governo è una monarchia illuminata che ha permesso il raggiungimento di quel benessere sociale a cui qualsiasi popolo aspira: tutela dell’ambiente, diritto alla salute, al lavoro e, perché no, alla ricchezza. Con una sola anomalia: gli eredi al trono sono tenuti in isolamento completo fino al giorno del loro matrimonio, per evitare “libertà” che rischierebbero di mettere in crisi la linea di successione.

Il motivo è una vecchia legge, nota solo ai regnanti in carica e al primo ministro; essa stabilisce che chiunque dia un figlio – legittimo o illegittimo – all’erede al trono diventi automaticamente egli stesso coerede.

Attualmente l’erede è Feri, ragazza bellissima e volitiva; e il futuro consorte scelto per lei è Drel, figura affascinante quanto ambigua, sempre accompagnata dalla sensuale e scaltra Fleni. Poco prima delle previste nozze reali, i genitori di Feri muoiono improvvisamente, e la giovane principessa sospetta un coinvolgimento da parte del suo promesso sposo nel tragico evento; si rende conto inoltre della relazione che costui intrattiene con Fleni. Decide allora di fuggire per trovare qualcuno più degno di affiancarla sul trono, in accordo con la vecchia legge.

Giunge così sulla Terra, dove incontra Michael e Jason, due agenti della COSS, il Centro Operativo Sorveglianza Spaziale (uno squattrinato ente segreto governativo americano che si occupa di cercare forme di vita extraterrestri) diretto dal poco illuminato colonnello Morris.

Jason, single troppo preso dal lavoro e quindi incapace di impegnarsi in relazioni serie, risulterà subito affascinato dall’aliena, mentre Michael, innamoratissimo della sua Mary, guarderà con sospetto la nascita di questa attrazione irresistibile che andrà avanti anche quando Feri assumerà – grazie a un ciondolo che racchiude tecnologia extraterrestre e che fa un po’ da deus ex machina per ogni situazione – nuove sembianze e una nuova identità entrando prepotentemente, sotto altre vesti, nella vita dell’agente.

Fra i due sboccerà l’amore, e Jason, una volta conosciutane la provenienza, deciderà di seguire Feri su Vitar dove affronterà il rivale Dren…

Romanzo di esordio di FEDERICA RAMPONI, già autrice di racconti, L’Erede di Vitar è soprattutto una storia d’amore, all’interno della quale l’ambientazione fantascientifica costituisce una semplice variante, che infatti viene presto eliminata spostando la scena sulla Terra.

Lo stile e i dialoghi di questa parte fantascientifica – se così si può definire – risentono molto di una ricerca quasi pedante di termini e situazioni che sottolineino l’alienità del contesto, perdendo in naturalezza e originalità; al contrario, quelli della parte “terrestre” riflettono il maggior agio dell’autrice, scorrendo fluidi, agevolati da alcune battute efficaci e da situazioni umoristiche e ironiche. Mentre i personaggi principali rispecchiano pienamente i canoni tipici del romanzo rosa, maggior pregio rivelano quelli secondari, come Michael o il colonnello Morris, quest’ultimo una vera e propria caricatura del burocrate tipo, protagonista di momenti esilaranti.

Poco spazio purtroppo è stato dedicato al confronto fra culture, all’analisi della società e degli usi terrestri attraverso il punto di vista di un’aliena che si trova a vivere forzatamente sul nostro pianeta; si è preferito invece sottolineare i dubbi e le “angosce”, i vari “mi ama o non mi ama”, “posso o non posso”, tipici delle schermaglie d’amore.

Allo stesso modo, anche la descrizione della società vitariana è quella stereotipata degli alieni che hanno raggiunto armonia e perfezione, con l’eccezione chiaramente delle pecore nere Drel e Fleni.

Nonostante questo, il libro procede in modo godibile, con un buon intreccio di eventi. L’augurio è che per il futuro l’autrice acquisisca maggiore confidenza con il genere, così da valorizzare anche quegli elementi che realmente classificano un libro come fantascientifico, senza nulla togliere al piacere di una bella storia d’amore, magari con protagonisti un po’ meno scontati.