L'Età Sottile - Copertina
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L’Età Sottile

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Chi padroneggia il panorama del fantastico italiano riconosce nel nome di Francesco Dimitri quello di un autore che, pur con risultati talvolta opinabili, sa rivisitare con originalità un genere che da sempre arranca nel nostro Paese, tra cattive imitazioni di Tolkien e young adult poco originali e mal scritti.

Le opere di Dimitri attirano di solito un pubblico di età borderline, per via del linguaggio immediato e occasionalmente raffinato, ma anche per scene maliziose che poco si adattano ai più giovani, in un quadro ambiguo dove realtà e soprannaturale dapprima si sfiorano e poi si fondono.

L’età sottile vuole inserirsi invece nel panorama dei romanzi per ragazzi – come suggerisce il titolo stesso, che fa riferimento a quel duttile particolare periodo della vita sensibile a cambiamenti fisici e prospettici – con un protagonista sedicenne, Gregorio, alle prese con un duro percorso di formazione scandito dalla magia.

Attirato dalla proposta di Levi, misterioso stregone che colleziona apprendisti per uno scopo imprecisato, Gregorio si addentra nelle pratiche magiche imparando, prima di tutto, a conoscere se stesso e le percezioni del suo corpo. La magia si incastra perfettamente nel mondo reale, il mondo della Carne che è complementare a quello del Sogno e dell’Incanto, e del Piano astrale; la si percepisce nelle fratture della vita, quando questa ti spinge al limite, a godere intensamente dell’attimo anche – e persino – in punto di morte. La magia si manifesta nel momento intenso e palpitante dell’alterazione di coscienza, costringendo ad arrendersi al suo potere e a divenire parte di essa: l’eccitazione sessuale, le esperienze di premorte, l’assunzione di sostanze stupefacenti (con palese riferimento allo sciamanesimo).

Dimitri esplora ogni aspetto del confronto con l’autorità – Levi, cui deve obbedienza e sincerità, anche a costo di compromettere i legami affettivi più importanti – e contemporaneamente prende coscienza d’essere al di sopra delle leggi umane: la magia è potere assoluto, ma su di essa vige la regola del do ut des, per questo è costantemente presente la minaccia del pericolo e della morte.

Se quello che molti considerano il migliore dei romanzi di Dimitri, Pan, è intriso di una ridondante impronta di paganesimo – un inno costante accompagnato dalla critica estenuante, seppur giustificata, al cristianesimo – L’età sottile è invece perfettamente bilanciato, più insinuante e intrigante, complice forse il fatto che le ‘teorie’ dell’autore sono già state ampiamente introdotte nelle opere precedenti. Frequentissimi sono infatti i riferimenti a Pan, che concernono sia le dottrine sia i personaggi: accenni a Michele, a Dagon, a Nemi non sono rari. Ma ciò che Dimitri fa è soprattutto concretizzare, forse ancora più che in Pan, la possibilità di un mondo extrasensoriale che si riflette nella libertà dai dogmi sociali, religiosi, culturali. Lo fa presentando l’elemento magico come banalmente vicino, incredibilmente accessibile, affascinante e temibile, eppure pronto a essere assorbito. Quello di Gregorio verso la maturità è un percorso terribile, dove lui si fa artefice del destino altrui, oltre che del proprio. Ma è un percorso di libertà, di frenesia, per certi versi invidiabile: pochi di noi conoscono i propri limiti, troppo stagnanti nella tranquillità della routine.

L’età sottile è, per chi scrive, un ottimo romanzo, ma non esente da qualche elemento criticabile: nel rapporto genitori-figli, in quello con il proprio mentore – di assoluta fiducia prima, di dubbio poi, e di ripristinata stima alla fine, alla ‘Harry Potter-Albus Silente’ –, e in alcune caratteristiche degli altri apprendisti si riscontra qualche stereotipo. Una certa scena finale, dove si ritrova un altro tipo di legame padre-figlio, risulta più pregna di patetismo che di pathos, e le motivazioni che spingono il figlio contro il genitore appaiono, se non inverosimili, quasi caricaturali.

Sono tuttavia le uniche critiche che posso permettermi di muovere a questo formidabile romanzo, coinvolgente dall’inizio alla fine nonostante le 396 pagine. Adatto a tutte le età, L’età sottile è una pagliuzza d’oro nel fiume piuttosto torbido e reboante del fantasy italiano.