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L’Impero dei Mostri

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Ottenere un successo di pubblico con un documentario non è mai facile. Alla BBC questo risultato è stato raggiunto negli anni passati grazie a una miniserie incentrata sui dinosauri e animata in 3D con tecniche all’avanguardia, sulla scia delle produzioni di STEVEN SPIELBERG.

Walking with Dinosaurs, passato anche sulle nostre reti nazionali, aveva colpito per la spettacolare cura dei dettagli, per la panoramica che offriva sulla vita dei grandi rettili ormai estinti e, forse, per la novità che costituiva nel campo dei documentari naturalistici.

Il progetto non si è fermato a questo primo successo, ha replicato con Walking with Beasts e, recentemente, chiuso con il terzo e ultimo episodio, un prequel intitolato L’Impero dei Mostri (Walking with Monsters, in originale).

Si tratta nuovamente di un documentario che si avvale dell’animazione computerizzata, aggiunta a riprese di scena “catturate” in giro per il mondo dalla troupe. Concepita da ANDREW WILKS e prodotta da TIM HAINES e CHLOE LELAND, l’opera si propone di chiudere idealmente la narrazione dell’evoluzione della vita sulla Terra prima della comparsa dell’uomo. Dei tre episodi, L’Impero dei Mostri affronta la materia forse più rischiosa da presentare al pubblico. Tratta infatti delle prime forme di vita apparse sul nostro pianeta, creature sconosciute che non sfoderano certo l’appeal immediato dei dinosauri né la confortante familiarità dei mammiferi evolutisi dopo l’estinzione di massa dei rettili, avvenuta 65 milioni di anni fa.

Gli argomenti presentati in questo nuovo capitolo della saga prendono alla sprovvista lo spettatore che, ormai assuefatto alla vista di Tirannosauri e Velociraptor, si rende invece conto di cosa sia accaduto sulla Terra prima che i dinosauri vi facessero la loro comparsa. L’azzardo della BBC nel proporre questo tema è apprezzabile e il documentario risulta interessante fin dai primi minuti.

La narrazione parte dalla fine del periodo Cambriano Inferiore (530 milioni di anni fa) e risale a tappe fino al Triassico, la prima età dei dinosauri. Inizialmente l’azione si svolge in ambiente acquatico: è infatti alla presenza dell’acqua che il pianeta Terra deve la nascita della vita. Il documentario si sofferma sulle prime, semplici creature, mostrando l’evoluzione degli organismi primordiali in pesci arcaici veri e propri, la presenza di meduse simili a quelle odierne, gli antenati di polipi e seppie (caratterizzati da una lunghissima conchiglia appuntita) e gli inquietanti scorpioni giganti, che costituivano la classe predatoria più temibile.

Dal Cambriano si passa al Siluriano Superiore (420 milioni di anni fa) e quindi al Devoniano Superiore (360 milioni di anni fa), seguendo la trasformazione in zampe delle pinne di alcuni pesci, finalmente in grado di uscire dall’acqua e di aggirarsi sulla terraferma contribuendo alla differenziazione delle specie e alla nascita di nuove prede e nuovi predatori.

Alcuni anfibi si adattano a sopportare il calore del sole e la disidratazione, caratteristica che li affranca sempre più dall’ambiente di origine. Le piante si sviluppano e diffondono, rilasciando ossigeno nell’atmosfera.

Nel Carbonifero (345 milioni di anni fa) il livello d’ossigeno raggiunge valori molto superiori a quelli odierni, favorendo la comparsa di insetti e aracnidi giganteschi. Si sviluppano i primi rettili, e le foreste si estendono in maniera considerevole.

Il Permiano (diviso in Inferiore e Superiore) è il periodo di splendore dei Terapsidi, creature che racchiudono caratteristiche tanto dei rettili quanto dei mammiferi, e che vivono in un’epoca drammatica per la Terra, segnata da cambiamenti climatici catastrofici. Il Permiano Inferiore (280 milioni di anni fa) viene infatti descritto come caratterizzato da stagioni ad elevata escursione termica, ma comunque in grado di offrire risorse a nuove e sempre più differenziate specie animali e vegetali. Il Permiano Superiore (250 milioni di anni fa) conosce invece un drastico aumento delle temperature globali (superiori di circa il 60% rispetto a quelle odierne). Questo riscaldamento trasforma la Terra in una sorta di immenso deserto, causando l’estinzione di gran parte delle creature evolutesi fino a quel momento, rischiando quindi di cancellare la vita dalla faccia del pianeta.

Il Triassico segna la fine dei Terapsidi e l’inizio del regno dei grandi rettili: i dinosauri.

D’obbligo il commento sui due punti chiave di questa produzione: la resa grafica e l’attendibilità scientifica.

Il primo aspetto, a dire la verità, risulta un po’ carente. Forse l’abitudine odierna ai prodotti d’animazione computerizzata rende il palato un po’ troppo fine e l’occhio allenato a percepire le sviste, ma alcune pecche sono abbastanza evidenti. Le creature animate non sempre si fondono con l’ambiente circostante, a causa di difetti grafici quali la provvisoria mancanza di ombre sul terreno o di riflessi sull’acqua. Al contrario, le texture sono bellissime, curate e apprezzabili, soprattutto nella resa della pelle scagliosa, dell’effetto bagnato e della porosità del guscio delle uova. Tuttavia, la riproduzione di insetti e crostacei sembra sia risultata davvero ostica agli artisti del documentario. Il tanto ricercato realismo viene così ridimensionato.

Inoltre, i fotogrammi vengono spesso riutilizzati all’interno di una stessa sequenza, una caduta di stile impossibile da non notare, che impoverisce il “prodotto” privandolo dell’accurata bellezza di Walking with Dinosaurs, comunicando una sensazione di minor impegno e professionalità.

Per ciò che riguarda l’attendibilità scientifica, il documentario va preso con le pinze. Chi si interessa a questi argomenti non può che restare perplesso di fronte al tono privo di incertezze che accompagna le immagini. Se già occorre tatto quando si parla dei dinosauri, che pure sono le creature più studiate e conosciute dalla paleontologia, tanta più dev’essere la cautela nel fornire informazioni sulle creature misconosciute che li hanno preceduti di centinaia di milioni di anni.

Le abitudini e talune caratteristiche degli esseri viventi presi in esame sono invece proposte con frasi nette, decise, quasi che gli scienziati abbiano potuto verificare con i loro occhi i comportamenti di questi animali preistorici. Per una questione didattica – e di rispetto verso lo spettatore medio che, meno ferrato, può prendere per oro colato quelle che restano solo supposizioni, più o meno suffragate da indizi fossili – sarebbe stato più professionale non usare toni categorici e porre l’accento sulla natura ipotetica di certe informazioni.

Già al tempo di Walking with Dinosaurs, i produttori erano stati criticati da diversi esponenti della comunità scientifica per questa errata abitudine di dare per certe teorie ancora in discussione, con il rischio di fuorviare lo spettatore. Purtroppo, a quanto pare, il messaggio non è stato recepito.

Anche il taglio da film horror dato alle scene preda-predatore, riproposte a ogni cambio d’epoca e condite con effetti splatter, finisce con l’annoiare, rendendo manifesto un approccio hollywoodiano ad un argomento che cinematografico non è.

Al di là di questa carenza, che va comunque segnalata, L’Impero dei Mostri è un documentario ben fatto, interessante e coraggioso, che merita di essere visto da grandi e piccini anche solo come introduzione a un argomento tanto affascinante e ancora di nicchia. Una piacevole, seppur parziale, panoramica sull’evoluzione della vita precedente la comparsa dei grandi dinosauri.