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L’Occhio del Sole

Quale seguito del romanzo fantascientifico L’Occhio del Tempo, quest’anno l’EDITRICE NORD ha presentato il nuovo lavoro di ARTHUR C. CLARKE e STEPHEN BAXTER, L’Occhio del Sole, in cui l’autore di 2001: Odissea nello spazio e lo scrittore laureato in matematica si confrontano nuovamente con la razza aliena dei Primogeniti e con la sua pericolosa curiosità nei riguardi della vita sul pianeta Terra.

Il titolo originale, Sunstorm (vale a dire Tempesta Solare) annuncia in una sola parola la trama del romanzo: la gestazione e lo sfogo di un’apocalisse pronta a spazzare via l’intero genere umano.

Tutto inizia il 9 giugno 2037. Bisesa Dutt, donna soldato già incontrata ne L’Occhio del Tempo, si ritrova nel suo appartamento dopo essere stata strappata al pianeta Mir, ove ha vissuto per cinque anni, rapita dai Primogeniti. Ciò che la sconvolge è essere riapparsa a Londra il giorno stesso in cui l’esercito ha registrato la sua sparizione dall’Afghanistan. Inoltre, Bisesa sa – tramite una visione indottale proprio dai Primogeniti – che qualcosa di orribile correlato al Sole sta per avvenire.

Nello stesso momento, nella stazione per studi cosmici sulla Luna, lo scienziato Mikhail Martynov riceve la visita di Eugene Mangles, giovane genio dei neutrini. Quest’ultimo ha scoperto un’anomalia spaventosa nell’attività solare, prologo di una futura catastrofe le cui prime avvisaglie si manifestano sotto forma di un’intensa tempesta elettromagnetica che sta colpendo la Terra. A Londra, l’Astronomo Reale Siobhan McGorran assiste attonita al caos derivatone: esplosioni, incendi, incidenti più o meno gravi e cortocircuito di quasi tutti i meccanismi elettronici, evento drammatico per una società dipendente da scienza e tecnologia al punto da essere costantemente affiancata da due Artificial Intelligence con personalità proprie (Aristotele sulla Terra e Talete sulla Luna), in qualità di voci recanti consigli e informazioni.

Ad una iniziale confusione, si sostituisce l’orrore nello scoprire in dettaglio le deduzioni di Eugene Mangles. Il 20 aprile 2042 il Sole emetterà una tale quantità di calore e radiazioni da spazzare via qualsiasi forma di vita dal pianeta Terra. La scadenza è certa, e non c’è modo di evitare la tempesta solare. Siobhan, Bud Tooke (il coordinatore degli scienziati di stanza sulla Luna) e i ricercatori della base sperimentale marziana si riuniscono più volte, di persona e in videoconferenza, per racimolare dati più precisi ed idee utili.

L’unica soluzione possibile sembra sia costruire uno scudo da mantenere in orbita attorno alla Terra, un lavoro immane, soprattutto tenendo conto dei pochi anni a disposizione e delle complicazioni correlate a leggi fisiche di cui è necessario tener conto. Per gestire le incognite, si pensa di rivestire lo scudo di pelle artificiale, in cui verrà installata una nuova AI.

Spronato dal Ministro di Eurasia, Miriam Grec, e dalla presidentessa degli Stati Uniti Alvarez, quasi tutto il mondo si unisce nello sforzo economico e tecnologico, nella speranza di salvare il genere umano e l’ecosistema terrestre.

Nel frattempo, Bisesa cerca di convincere l’esercito dell’implicazione dei Primogeniti nel disastro cosmico che sta per scatenarsi, e troverà ascolto in Siobhan McGorran. Le congruenze con i modelli di Eugene Mangles danno ulteriore peso alle parole della donna soldato: i Primogeniti, razza evoluta che, in nome di un equilibrio cosmico, non esita ad eliminare forme di vita caotiche come quella umana – ree di consumare l’energia dell’Universo – millenni addietro ha deviato nel nostro Sistema Solare un pianeta gassoso grande quindici volte Giove, facendolo inglobare dal Sole. Lo sconvolgimento all’interno della stella è tale da provocare, come presto avverrà, una eiezione di materiale catastrofica. Gli “Occhi” dei Primogeniti, meccanismi sferici in orbita nel Sistema Solare, sono già schierati per assistere all’evento.

All’arrivo del fatidico anno 2042, mentre le città più grandi ancora costruiscono cupole per proteggersi dagli effetti secondari della tempesta solare, viene attivata la terza AI, Atena: sarà lei a dirigere lo scudo mantenendolo costantemente nella giusta posizione. In un’atmosfera di impegno e attesa, ma anche di panico e fanatismi – come dimostra l’attentato che costa la vita a Miriam Grec – gli abitanti della Terra si apprestano ad affrontare l’evento finale.

La squadra di tecnici di Bud Tooke è pronta a contenere le eventuali falle nel sistema di Atena; Mikhail e Eugene, rimasti sulla Luna, continueranno a controllare l’aderenza del fenomeno ai loro modelli; sulla Terra, sia Bisesa che Siobhan cercano di fare del loro meglio per proteggere le rispettive famiglie; le tre AI – Aristotele, Talete e Atena – si riuniscono privatamente e discutono della situazione, spedendo cloni di sé nel cosmo per essere certe di sopravvivere, almeno in parte, alla terribile tempesta.

Infine, l’eruzione solare inizia.

Lo scudo fa il suo dovere: Atena è costretta a sacrificarsi, ma la barriera regge. Molti tecnici muoiono, lassù nello spazio, e la Terra è devastata da incendi, sconvolgimenti atmosferici e uragani spaventosi, ma gli esseri umani, pur avendo subito perdite e lutti, sono ancora vivi e già pronti a ricostruire. Su Marte, paradossalmente, gli effetti della tempesta fanno rinascere una vita in stasi da milioni di anni. Ciò che è accaduto, però, sottolinea l’impellenza di scoprire qualcosa di più sui Primogeniti. L’insuccesso probabilmente non impedirà agli alieni di tentare un’altra micidiale mossa.

Nelle profondità del cosmo, i cloni di Aristotele, Talete e Atena vengono ricevuti da un impianto radio e si risvegliano…

Giunti a conoscere le sorti dell’umanità alla fine de L’Occhio del Sole, arriva il momento di tirare le somme di ciò che questo romanzo lascia nel lettore, e purtroppo non è molto. Il sapore complessivo è poco persistente, le atmosfere spesso nette, luci ed ombre che rimandano ad ambienti lunari, piuttosto che solari. Difatti, le scene più azzeccate risultano essere quelle ambientate sul nostro satellite. Nelle frasi, nei dialoghi, serpeggiano una freddezza e un non so che di stereotipato che rendono nulla una possibile imprevedibilità. È come accontentarsi di guardare una mappa delle costellazioni senza avere il coraggio di avventurarsi in prima persona nello spazio.

Nessuno dei pur molti personaggi risulta abbastanza tratteggiato da suscitare sincera simpatia o vera antipatia. Le poche informazioni personali che ci vengono elargite ottengono il solo effetto di ridurre i protagonisti ad immagini bidimensionali, figurine abbozzate sommariamente per riempire caselle di personaggi-tipo. L’omosessualità di Mikhail Martynov e la sua passione per il giovane Eugene rimangono informazioni marginali senza alcun peso nella storia. Il rapporto difficile tra Bisesa e la figlia Myra non ha mai uno sfogo. L’atto terroristico che causa la morte di Miriam sembra un evento meno drammatico di un incidente stradale. La particolare presenza di sole donne ai vertici del potere sa di ragionato tributo al femminismo. Restano impressioni vaghe, remote, che non concedono la possibilità di una vera empatia. Arrivati alla fine, solo le tre AI risultano chiaramente delineate.

Questo toglie molto pathos agli ultimi capitoli: il lettore segue lo svolgersi dell’apocalisse senza partecipazione, non avendo maturato attaccamento emotivo verso i protagonisti. Quasi ci si trova ad augurarsi un po’ di brio con un finale davvero catastrofico. Si scopre invece che l’epilogo è fin troppo ottimistico: una perdita di circa un decimo della popolazione mondiale – che appare poca cosa rispetto all’annientamento globale preventivato – e un pianeta Terra che dopo soli cinque anni sembra già avviato verso una sorprendente guarigione.

La frammentarietà della trama – divisa in sei parti, più di cinquanta capitoli in totale – dà la sensazione di stare “assumendo” la storia in pillole una via l’altra, sensazione accentuata dal fatto che in sole 350 pagine si dipanano ben cinque anni di storia.

Anche i Primogeniti risultano remoti, e i loro ragionamenti quasi illogici. Costituiscono una pericolosa razza aliena, per il genere umano, ma la totale distanza materiale e intellettuale toglie loro la possibilità di affermarsi come reale minaccia, di incarnare uno spauracchio che possa suscitare vero timore.

Il grande problema de L’Occhio del Sole, però, risiede nella quantità di spiegazioni scientifiche che costellano la trama. Volendo fare una proporzione, più della metà del testo è composto da lezioni di fisica cosmica e concetti astronomici – un peso enorme per chiunque non coltivi una esagerata passione per l’argomento –, spiegazioni che non si amalgamano con i dialoghi e il resto della trama ma rimangono disgiunte quasi fossero citazioni da saggio scientifico. Chi ama l’astronomia, sorbisce le lezioni con pazienza, chiedendosi quando riprenderà la storia.

Perfino sul finire, l’ultimo colloquio telefonico tra Siobhan e la figlia Perdita, l’una al sicuro a Londra e l’altra recatasi per un capriccio in Sri Lanka, viene interrotto con malagrazia da una panoramica sulla geografia della zona. Difficile commuoversi alla morte di Perdita dopo aver scorso un elenco di nomi di isole e specie vegetali.

Una volta rassegnati a incontrare spesso dissertazioni di questo tipo, di quando in quando saltano all’occhio ingenuità che sarebbero passate del tutto inosservate in una situazione di minore puntigliosità scientifica. Si storce un po’ il naso quando, dopo un viaggio verso la base ultra-tecnologica lunare e uno sguardo alle fantascientifiche tute “intelligenti”, Siobhan McGorran si trascina dietro il bagaglio in un prosaico trolley; o quando, dopo una dettagliata e interminabile spiegazione sui terribili disturbi causati dalla forza gravitazionale del pianeta – l’arma finale dei Primogeniti – al Sistema di Altair (da cui esso proviene), si scopre che il suddetto pianeta è stato sparato nel Sistema Solare, l’ha attraversato senza causare la minima perturbazione nei moti planetari, e si è inabissato nel Sole provocando effetti a scoppio ritardato di qualche millennio. Irrita soffermarsi, nel bel mezzo della lettura, a considerare incongruenze di questo genere, quando probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto se gli autori non avessero fatto tanto per spiegare questa regola fisica solo poche pagine prima.

L’Occhio del Sole non è un cattivo romanzo di fantascienza. Ha tutto ciò che serve: una razza aliena ostile, un complotto cosmico, viaggi nel tempo e nello spazio, catastrofi a livello interplanetario, un manipolo di eroi pronti a immani imprese per salvare il genere umano.

Di certo potrebbe essere la base per un film di fantascienza catastrofico, e con un cast di volti noti sarebbe probabilmente in grado di sbancare il botteghino. Il romanzo manca però di cuore: si riduce ad un esercizio meccanico. È una storia da leggere senza grandi pretese, e la possibilità di un seguito non lascia con il fiato sospeso.

L'Occhio del Sole

Tit. originale: Sunstorm

Anno: 2005

Autore: Arthur C. Clarke, Stephen Baxter

Edizione: Editrice Nord (anno 2009) Collana “Cosmo”

Traduzione: Gianluigi Zuddas

Pagine: 356

ISBN-13: 9788842916215

Dalla copertina:
Dopo cinque anni passati su Mir, il pianeta costruito dalla misteriosa razza dei Primogeniti con migliaia di “schegge temporali” prelevate dalla Terra, Bisesa Dutt si ritrova improvvisamente nel suo appartamento di Londra. Per lei sono trascorsi anni, ma per la Terra è passato un giorno solo. E proprio quel giorno, il 9 giugno 2037, il Sole investe il nostro pianeta con una tempesta di radiazioni letali. Ma questo è soltanto il prologo di uno spaventoso cataclisma che, secondo le previsioni degli scienziati, si scatenerà nell’aprile del 2042, quando il Sole proietterà un fascio d’energia tale da bruciare la Terra e da annientare ogni forma di vita… Bisesa Dutt è l’unica a sapere che la tempesta solare non è un evento naturale, bensì un atto aggressivo da parte dei Primogeniti, un nemico che ha deciso di cancellare l’umanità, come ha già fatto con altre razze, per il semplice motivo che gli esseri viventi consumano troppo in fretta l’energia dell’universo.