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La caduta dei Càzari

I Cazàri. La rivoluzione che portò il Giudaismo nell’élite dell’Impero Càzaro ebbe luogo con il kaghan Obadia discendente del mitico Bulan.

Un autore che racconta come i figli e i nipoti di Bulan intraprendessero molte lotte per cercare di affermare meglio il Giudaismo è al-Mas’udi. Il nostro non dice tuttavia, ma lo si può immaginare, che i kaghan lottavano per non rimanere relegati in un palazzo dorato e potessero invece partecipare personalmente di più nelle scelte politiche dell’élite di cui erano a capo. Possiamo insomma dire che il kaghan era arrivato probabilmente al punto di essere stufo di dover esclusivamente sacralizzare ogni suo atto politico o decisione, senza mai aver concordato un piano con i nobili che pure l’attorniavano. Di qui una guerra interna sottile e molto dura che persistette finché sul trono non salì il detto Obadia il quale, non appena prevalse, tentò di superare il vecchio sistema di potere per introdurne uno nuovo più accentrato nelle mani del kaghan ossia le sue.

All’inizio del suo regime, Obadia sentì la necessità di avere l’aiuto degli esperti che l’aiutassero a rafforzare la sua posizione di sovrano a Itil invitando alla corte rabbini e insegnanti dalla Diaspora persiana. Costruì la prima sinagoga e, chissà, decise di farsi persino vedere in pubblico nelle feste comandate. Questi atti però, costruire sinagoghe con la sua sponsorizzazione e fondare scuole rabbiniche, certamente indispettirono i tradizionalisti che videro allontanarsi da loro la figura del kaghan sacro e divino al modo turco e a Itil gli scontenti aumentarono. Crebbe una fronda e gli scontri fra fazioni avverse si fecero più frequenti e minacciosi.

Secondo noi è da considerare che si potesse sfruttare per la lotta politica pure il fenomeno caspico che abbiamo descritto con le sue funeste conseguenze pratiche che poteva comodamente essere ascritto dal punto di vista della sacralità del potere turca proprio a Obadia come la punizione divina per il nuovo ordine religioso da lui introdotto. Di qui ne seguiva la legittimità di opporsi al fine di sopprimere il kaghan fedifrago. Insomma la persa la sacralità del kaghan andava ripristinata nei successori di Obadia altrimenti decadeva gran parte della solidarietà della parte del popolo non giudea con tutta la struttura statale. Una forte opposizione in questo caso era rappresentata dalla nobiltà capeggiata dal bek. Infatti col passar del tempo la carica di bek era diventata permanente quasi come un Visir e rappresentava perciò quella parte che assorbiva gran parte delle entrate dello stato e le gestiva non soltanto per mantenere delle forze armate dislocate a governare nei diversi punti strategici, ma anche per altre incombenze in cui il kaghan non aveva mai messo il becco.

In conclusione molti indizi ci portano a credere che le lotte scoppiate in quel IX sec. d.C. furono imperniate giusto su questi aspetti del potere càzaro e periranno così il kaghan Obadia e i suoi figli, Ezechia e Manasse, prima che il potere passi a suo fratello, Hanukka-Enoch.

Orbene, se è logico che qualsiasi trasformazione al vertice che avvenisse a Itil non si rifletteva automaticamente in tutto il territorio soggetto, era reale pure il timore di Itil che nei posti, dove magari il paganesimo della nobiltà locale sopravviveva, la religione costituisse l’elemento politico primario per scatenare la voglia di secedere, non appena le notizie sulle riforme in atto avessero raggiunto quelle periferie.

E intanto i primi a secedere sono i vicini e affini Magiari (ugro-finni molto turcizzati) che un po’ alla volta nel decennio 820-830 lasciano la terra più prossima al Volga e si fermano nella nominata Mesopotamia/Atelkuzu (Etelköz in ungherese moderno). Quest’area appena a sud di Kiev, è chiamata anche Terra di Levedia ossia porta il nome del capo magiaro che il kaghan aveva tentato di “ancorare” in vari modi alla nobiltà càzara giudea. L’episodio ce lo racconta Costantino Porfirogenito ed è abbastanza curioso. Il kaghan aveva dato in sposa a Levedia una sua figlia giusto allo scopo di fondare una dinastia comune, ma purtroppo costui si era rivelato impotente. Dopo un’aspettativa lacrimosa di tre anni il kaghan aveva spinto affinché al posto di Levedia succedesse Arpad e, sebbene ciò avvenisse, la secessione non risultò comunque scongiurata.

I Magiari nella loro originaria posizione avevano costituito un baluardo sicuro contro le invasioni dei nomadi dall’est e, se ora questa barriera veniva a cadere proprio mentre la confusione nelle steppe ucraine cominciava a disturbare i traffici, ciò avrebbe causato grossi danni economici all’Impero Càzaro. Fu questa una delle ragioni che spinsero Itil a intervenire in fretta in qualche modo, una volta fallito il piano Levedia. Addirittura, con l’aiuto tecnico di Costantinopoli, nel 838 si decise di costruire un check-point sul punto più vicino fra il Don e il Volga, un passaggio molto usato per entrare nel Mar Nero, e di qui controllare i movimenti di qualsiasi gente nomade che tentasse di passare da grassatori per taglieggiare i mercanti. E’ il forte di Sarkel, fatto di pietra (in russo Belaia Veža) al quale anche l’Impero Romano era direttamente interessato e che oggi è sott’acqua in seguito alla costruzione del canale navigabile Volga-Don (M.I. Artamonov, v. bibl.).

E finalmente in questi anni (839) appaiono sulla scena europea i Rhos/Rus’!

Gli Annali dell’Abbazia di san Bertino infatti raccontano che un gruppo di viaggiatori giunse alla corte di Ludovico Il Pio con un salvacondotto dell’Imperatore Teofilo e il gruppetto chiedeva di poter ritornare nella loro patria nel Baltico attraversando il territorio dell’Impero d’Occidente giacché non avevano potuto transitare dalla Pianura Russa a causa di disordini nella steppa ucraina. Ludovico, non avendo mai sentito parlare di una gente chiamata Rhos/Rus’, chiede a che stirpe appartengano e chi sia il loro re. La risposta è: Siamo svedesi e il nostro sovrano è il kaghan. La notizia è interessante giacché ci suggerisce che i Càzari (non c’era altro kaghan nelle steppe ucraine a quei tempi) si servono o in qualche modo tengono sotto il loro dominio degli Svedesi nella Pianura Russa e che, da buoni alleati di Costantinopoli, li affida all’Imperatore Teofilo. In più l’episodio ci dice che la via Volga-Baltico è già aperta e funzionante, mentre quella del Dnepr-Mar Nero è ancora ignorata. Il contatto fra la Scandinavia e il Volga, d’altronde, è conosciuto già dall’Età del Bronzo, ma è nel VII-VIII sec. d.C. che esso s’intensifica e si anima quando gli Svedesi fondano la stazione di Ladoga (Vecchia) alle foci del fiume Volhov, il fiume della futura repubblica di Grande Novgorod, allo scopo di incrementare il commercio interbaltico. Se la riva meridionale del Lago Ladoga fino al X sec. d.C. restò nelle mani organizzative dei Bulgari del Volga, la collaborazione fra Bulgari e Svedesi fu comunque il pilastro-sostegno dell’economia bulgara, ma anche di quella dei Càzari di Itil almeno fino al 921.

Il pericolo più imminente al momento erano però i Peceneghi che come abbiamo detto solo i Magiari erano stati capaci di contenere e che ora spingevano per penetrare nelle steppe ucraine, non tanto alla ricerca di nuove pasture, quanto diretti verso il Danubio dove sapevano che parte dei Bulgari vi si erano insediati e che ora vivevano nel benessere.

Alle loro prime intrusioni Hanukka reagisce tentando di usare il suo potere sui vicini Ghuz ai quali chiede di ricacciarli nelle steppe dell’est. Che cosa offra in cambio non lo sappiamo, ma la guerra in effetti c’è e i Peceneghi, respinti dai Ghuz, sono costretti ad allontanarsi. Dove andranno? Evidentemente non sono molti in numero perché dopo qualche tempo li vediamo in bande vaganti nelle steppe ucraine fin sotto Kiev. Anzi! Assolutamente impoveriti dei loro animali e dispregiati dai Càzari appaiono persino come schiavi pagani venduti nel mercato di Itil!

La steppa ucraina risulterà occupata “stabilmente” da loro soltanto quando il dominio càzaro frammentato, ma non distrutto, non riuscirà a mantenere i controlli necessari e susciterà nei Peceneghi un certo irredentismo, se così possiamo chiamarlo, per cui essi saranno pronti a lottare per l’indipendenza dal “giogo càzaro” e pronti pure a passare sotto altri governi.

Un’altra rivolta è dei tre clan càzari dei Kabari che Itil riesce a soffocare ricorrendo non più alle forze degli alleati e dei soggetti, ma di nuovocon l’aiuto dei Ghuz e addirittura dei Peceneghi. Gli scavi archeologici fatti a Sarkel prima che finisse sotto l’acqua ci dicono infatti che il check-point era stato affidato a queste due genti nomadi… contro Magiari e ribelli Kabari!

Nel 895, i Magiari alfine lasciano Atelkuzu e migrano trascinando con loro i Kabari finché nel 898 insieme con loro non si installano in Pannonia, ultimo lembo confacente di steppa in Europa. Di qui partiranno per le razzie in tutta l’Europa Centrale finché, battuti presso Augsburg (Augusta Vindelicorum), decidono di abbandonare il nomadismo (come già da secoli avevano fatto i vicini Bulgari del Danubio) e intorno al 1000 d.C. si fanno battezzare entrando nella sfera d’influenza costantinopolitana.

Racconta a questo proposito l’Imperatore Costantino VII Porfirogenito nel suo famoso De Administrando Imperio – per noi una preziosa fonte scritta nella prima metà del X sec. d.C. sulla base dei documenti degli archivi imperiali di Costantinopoli – che i Peceneghi mentre erano alla ricerca di un posto al sole, trovarono i posti abitati dai Magiari privi di difesa. Li assaltarono e li saccheggiarono e fuggirono via. Quando i Magiari tornarono e videro lo scempio, non potendo vendicarsi lasciarono la Atelkuzu e chiesero all’Impero Romano di potersi allogare in Pannonia, dove infatti si trovano ancora oggi. Il racconto naturalmente è romanzesco e possiamo pensare che fossero gli stessi Magiari che lo raccontarono per giustificare la loro volontà di lasciare la zona infestata e al contrario di imperversare sull’Occidente europeo abbandonando per sempre i Càzari al loro destino con una rottura definitiva e netta.

Nel 943 d.C. sotto la reggenza di Romano I Lecapeno furono cacciati i Giudei residenti da Costantinopoli. Fu un’evidente dimostrazione di un astio e di una politica anti-càzara giacché, com’era naturale questi Giudei ripararono a Itil.

Comunque sia anche questa fu una sequenza di eventi negativi per lo stato càzaro.

A Hanukka succede ora suo figlio Isacco e, tenendo conto che la successione passava da padre in figlio (Giuseppe scrive infatti che secondo le tradizioni dei padri solo il figlio poteva sedere sul trono del padre e mai nessuno che non appartenesse alla stirpe di Bulan), seguono Zabulon, Mosé (o Manasse), Nissim, Aronne, Menachem (questo nome è incerto), Beniamino e ancora Aronne e finalmente il kaghan Giuseppe.

Alla fine del IX sec. d.C. quindi la steppa a sud di Kiev ormai è in balia di 8 separate bande peceneghe con le quali i Càzari devono continuamente patteggiare per riuscire a sopravvivere con la fama di difensori e protettori dei traffici che di qui continuano a passare. Non solo, i Peceneghi essendo stati “pagati” per i loro servigi militari col bottino che essi stessi sono riusciti a raccogliere e non essendo obbligati a condividerlo coi loro “mandanti”, assaporano la sfarzo e la ricchezza e accresce in loro la voglia di insistere con l’attività predatoria. Ne soffriranno ancora le genti ormai cristianizzate della compagine càzara. Fanagoria sarà saccheggiata più volte e gli Alani cercheranno l’aiuto di Costantinopoli contro Càzari e Peceneghi e Gardizi – nel XI sec. d.C. – riferendosi a queste imprese saccheggiatrici scriverà che i Peceneghi erano noti per possedere non solo molti capi di bestiame, ma anche oggetti d’oro e d’argento… Un bel salto di qualità in pochi decenni!

Il check-point Sarkel per tutto il periodo della prima metà del X sec. d.C. e oltre è ancora importantissimo per Itil giacché attraverso lo spartiacque Volga-Don dove si trova passano i prodotti alimentari diretti alla corte del kaghan, fra le altre merci, e sembra che persino gli Alani, cristiani, dessero una mano a Costantinopoli nel creare ostacoli al trasporto verso il Volga.

Dando uno sguardo alla situazione attuale nella Pianura Russa, ci accorgiamo che la steppa ucraina non è più considerata un itinerario molto sicuro dai mercanti verso la fine del sec. IX e che ora è preferibile aggirare il Caspio dal sud o avere i contatti col nord saltando Itil e dirigendosi lungo le strade terrestri verso il Baltico via Grande Bulgar, la nuova capitale bulgara. Anche le vecchie strade terrestri via Bielorussia (Druzk) e Turingia (Raffelstetten) stanno aumentando i traffici diretti a Costantinopoli e nel nuovo Impero Romano d’Occidente saltando i Càzari e, anzi!,  comincia a crescere l’importanza della via fluviale dal nord, il Dnepr via Kiev/Cernìgov.

Postazioni interne degli Svedesi/Variaghi/Rus’ si trovano ormai numerose qui e là lungo i fiumi che sboccano nel Baltico, ma che permettono di penetrare nella Pianura Russa: Nieman, Dvinà/Daugava, Narva, Volhov e altri minori. Gli “intrusi scandinavi” hanno scoperto di potersi mettere in viaggio a monte dei grossi fiumi russi che portano a sud: Dnepr, Don e Volga e che quindi la via per la scintillante Costantinopoli è praticabile, senza più doversi preoccupare dei Càzari. Gli Svedesi però non sono in alcun modo uniti fra di loro e ogni banda si muove per suo conto per cui le notizie passano con difficoltà da un “esploratore” all’altro e non esistono imprese di colonizzazione in comune. I primi insediamenti sulle coste interne meridionali baltiche, d’altronde vicinissime alla costa di Uppsala, sono al momento stagionali e solo quello di Aldeigjuborg/Ladoga Vecchia è diventato fisso e frequentato con regolarità nella bella stagione.

Su tutti questi movimenti c’è per noi il problema delle fonti russe, le Cronache dei Tempi Passati. I monaci del Monastero delle Grotte di Kiev che le avevano stese intorno al XII sec. d.C., come abbiamo detto al principio del nostro lavoro, intendevano mettere insieme una visione unitaria dei diversi popoli della Pianura Russa e una loro convergenza in una supposta omogenea e superiore cultura slava sotto guida cristiana. Rilevavano perciò la storia di uno stato sotto Vladimiro di Kiev verso la fine del X sec. indipendente e unitario e persino vincitore sulle genti di altre fedi diverse dalla cristiana. Si raccolsero e si raccontarono così tanti miti dei Variaghi come quello in cui erano penetrati nel Volhov invitati dalle popolazioni locali a porsi a capo di una serie di città confederate nel grande nord. Da loro sarebbe nata la dinastia dei Riurikidi, che s’estinguerà con Ivan detto (in Occidente) il Terribile nel XVI sec. d.C. La Chiesa Russa tendeva soprattutto a nascondere la presenza e la preminenza dei Bulgari (perfidi musulmani) nell’antica repubblica di Grande Novgorod o il ruolo dei Càzari (odiati ebrei) e dei Bulgari (insieme con i Magiari, scandalosi pagani) nella fondazione e nella gestione di Kiev, trasformando questi antichi popoli in oppressori. A questo punto non possiamo far altro che  usare con parsimonia le informazioni che vengono da esse, pur tenendole presenti come possibili documenti da consultare con le premesse sopra esposte.

Per quanto riguarda l’atteggiamento dei Càzari verso i Rus’, gli Svedesi sono considerati gente selvaggia e spietata, ma, quanto a armigeri, sono buoni e a buon prezzo per intraprendere spedizioni punitive – su indicazione, ma senza la firma del vertice càzaro – sui popoli “ribelli” intorno al Caspio e nel Mar Nero o persino contro Costantinopoli.

E infatti al-Mas’udi scrive: “...nell’anno 300 dall’Egira (912-913 d.C.) circa 500 navi dei Rus’, ciascuna con a bordo un centinaio di armigeri, ebbero l’autorizzazione (ossia l’incarico) dal governo càzaro di passare dal Mar Nero a Mar Caspio (per una spedizione punitiva, molto probabilmente). La base del contratto era che il bottino che i Rus’ avessero conseguito lungo le coste caspiche (ribelli?) sarebbe stato spartito a metà coi Càzari (mandanti). … Le navi dei Rus’ si sparsero per tutto il mare nel Ghilan, nel Dailam, nel Tabaristan, a Abezgun sulla riva del Gurgan, nella regione dei fuochi eterni in Azerbaigian … spargendo sangue, catturando donne e bambini, saccheggiando proprietà … mettendo a fuoco case … Sulla via del ritorno dalla spedizione punitiva si fermarono su un’isola lontana qualche miglio dalle fonti di nafta (i fuochi eterni) … per molti mesi…” Il racconto prosegue e si sa che i russi, arrivati a Itil nella zona del mercato a loro riservata da pagani che erano, furono assaltati dai musulmani e privati del bottino che avevano portato a vendere, sebbene (racconta sempre il nostro autore) fossero stati avvertiti di questo pericolo dai Càzari. Dovettero quindi fuggire risalendo il Volga, ma poi di loro non se ne seppe più nulla oltre ad essersi scontrati prima coi Burtasi e poi coi Bulgari.

Infatti, benché ormai non riuscissero più ad avere una prevalenza nella zona del Mar Nero dopo gli eventi che abbiamo raccontato, in questa metà del X sec. d.C. i Càzari controllavano ancora gli itinerari diretti a quel mare e continuavano ancora a esigere tributi ai popoli delle foreste nordiche mantenendo una guarnigione a Kiev mentre i “fratelli” Bulgari facevano la spola fra Dnepr e Volga.

Nel 921 i Bulgari avevano abbandonato Kiev per sempre e il loro capo Almyš si era trasferito nella nuova capitale alla confluenza del Volga col Kama e, pur non dicendolo apertamente ai Càzari, si era fatto “incoronare” ufficialmente emiro dal legato del califfo, al-Muqtadir, e era così entrato nella sfera degli interessi musulmani. Sono i Bulgari probabilmente che, vedendo  il continuo viavai lungo i fiumi russi e come costoro cominciano a intromettersi nelle faccende mercantili sempre più massicciamente, non impediscono agli Svedesi di raggiungere Itil, quale che sia il loro scopo. Fortunatamente le bande armate sono tante, ma slegate fra loro, a parte il nome che accettano, Rus’, per farsi riconoscere. La loro penetrazione da stagionale sta però diventando una stabile presenza e alcune bande si stabiliscono a Polozk, Ladoga, Gniòzdovo…

Diciamo questo perché il kaghan Giuseppe che deve esser vissuto proprio intorno alla seconda decade del X sec. d.C., visto che la risposta a Hasdai giunse in Spagna prima che quest’ultimo morisse intorno al 1014, descrive una realtà che non è più attuale, ma si riferisce a un periodo del passato piuttosto idealizzato. Ecco che scrive a Hasdai ben Shaprut: “Con l’aiuto dell’Onnipotente io sto a guardia della foce del fiume (Volga) e non permetto che i Rus’ che arrivano per nave di mettersi sul mare (Caspio) per andare contro gli Arabi come non permetto che nemici (della Càzaria) arrivino via terra (via Derbent). Io (i Rus’li combatto perché, se dessi loro anche un’ora di libertà, distruggerebbero tutti paesi musulmani fino a Baghdad.” Oltre a notare qui la diplomazia di Giuseppe che sta scrivendo al Visir di una potenza araba e fa finta di essere amico dei musulmani e che ciò non è vero, questi Rus’ al principio delle loro attività compiono imprese militari e campagne punitive di qualsiasi genere per conto del kaghan càzaro mostrandosi spietati e senza scrupoli, come sono stati abituati. E’ vero pure che sono convenienti in questa loro spietatezza perché sono pagati col bottino che ne ricavano e a volte lo se lo spartiscono col kaghan stesso.

Naturalmente, ci sono imprese che fanno fallimento e che perciò sono seguite dalla decimazione dell’intera banda Rus’ colpevole dell’insuccesso che ritorna a Itil.

Le Cronache Russe rifiuteranno di tramandare questa “servitù càzara” dei cosiddetti Riurikidi per non “guastare” il loro itinerario storico “glorioso” dei Rus’… Fra i capi delle bande infatti compare il più famoso dei primi Riurikidi, Oleg (versione russa dello svedese Helgi), che più o meno sarà a servizio del kaghan dal 879 fino al 912 quando morirà da qualche parte nel Centro Asia. Le Cronache Russe racconteranno invece la favola della sua morte a causa di un serpente che venne fuori da teschio del suo cavallo mentre Oleg si trovava presso le rive baltiche in procinto di ritornare in Svezia!

I Rus’ però ancora una volta sono al servizio dei Càzari nel 940 d.C., provenendo con molte probabilità proprio da Kiev. Passarono il Bosforo Cimmerio e entrati nel Caspio da Itil all’altezza della foce del fiume Kurà risalirono fino al Širvanšah e s’impadronirono di Partava, la capitale di questo piccolo regno, abitato dagli Arabi trapiantati al tempo dei primi assalti musulmani al Caucaso. Qui per vari motivi l’armata dei Rus’ fu decimata dalla dissenteria e i pochi sopravvissuti se ne tornarono… Dove? Non lo sappiamo, giacché le Cronache Russe non menzionano l’impresa.

La storia però va avanti e ogni sforzo di Giuseppe di sopravvivere proverà quanto inutile fosse questo sforzo di opporsi o di collaborare coi Rus’

Anzi! Alla fine del IX sec. d.C. una banda di Rus’ si impadronisce definitivamente di Kiev, secondo le Cronache, sotto la direzione del detto Oleg che porta con sé il figlio di Riurik, Igor (svedese Ingvar). A Igor segue sua moglie Olga (sved. Helga, muore nel 969 d.C.), amica di Costantino Porfirogenito e a lei il figlio Sviatoslav. Quest’ultimo parte in quarta e convince la gente slava dei Viàtici dell’Oka a unirsi a lui contro i Càzari. Riesce a superare gli ostacoli dei Bulgari del Volga e scende lungo il fiume fino a Itil. La notizia riportata dalle Cronache Russe è: “Anno 6473 (964-965 d.C.) – Scese Sviatoslav contro i Càzari.  Avendolo saputo i Càzari gli andarono incontro con il loro esercito e con a capo il loro kaghan. Si combatté e Sviatoslav prevalse e prese la loro capitale e Belaia Veza. E vinse Kasoghi e Alani.”

Fu un brutto colpo per i Càzari, sebbene sia sbagliato pensare che la capitale di cui parlano le Cronache Russe fosse Itil sul Volga perché non ci sono prove che Sviatoslav riuscisse a scendere lungo il Volga è più verosimile che assaltasse Samandar II visto che il kaghan col suo esercito andò via terra contro di lui…

Anche i Ghuz alla fine percepiscono la debolezza dei vecchi amici e congeneri di Itil e nel 965 ne approfittano. Passano il fiume Jaik (oggi Ural) e invadono la riva sinistra del Volga. I Càzari erano stati già avvertiti della loro manovra e avevano chiesto aiuto alla Choresmia affinché attaccassero gli invasori da tergo. Purtroppo la Choresmia è lontana e prima di agire il sovrano samanide di turno chiede al kaghan di rinunciare al Giudaismo e passare all’Islam poiché solo così potrà dare l’aiuto materiale richiesto. Insomma, ancora una volta bisogna chinar la testa e accettare…

I Ghuz sono al momento arrestati, ma adesso Itil dipende sfortunatamente dalla Choresmia e, avendo rinunciato alla religione giudaica, provoca pure il massiccio esodo degli intellettuali ebrei residenti che non hanno più lo stimolo per la loro propaganda religiosa.

Sviatoslav nel frattempo si è impadronito di Sarkel e di Tamatarkha e la via commerciale fino al Mar Nero è passata sotto il suo controllo.

Le Cronache Russe dicono che Sviatoslav aveva attaccato nel 965 l’emirato bulgaro. In realtà l’assalto non aveva fatto grossi danni poiché la vecchia Bulgar sul Volga col suo porto insabbiato era stata abbandonata già da un bel po’ e la nuova capitale più all’interno era difficile da raggiungere, difesa com’era da una cintura di forti ben armati. Anzi! La Bulgaria del Volga durerà molto a lungo, fino all’arrivo del Tataro-Mongoli nel 1236, e costituirà il supermercato alimentare per Kiev.  Soltanto il gruppo bulgaro che fa la spola con l’estremo nord, si distaccheranno dal centro sul Volga e fonderanno la repubblica di Grande Novgorod sulle rive del Volhov molto più a monte. Si slavizzeranno completamente, senza però piegarsi a Kiev con cui sarà in continua lotta per restare indipendente fino al 1478.

Su questi rivolgimenti i Càzari ora musulmani purtroppo non hanno più niente da ridire.

A loro resta soltanto qualche balzello da raccogliere qui e là lungo il tratto della via commerciale che va dal Daghestan e dal Caspio al Don via Terek e Sulak e poco altro. Per di più nessuna potenza della zona considera i Càzari dei partner autorevoli importanti coi quali fare i conti come era stato nel passato e sono ormai Peceneghi, Ghuz e Alani a farla da padroni.

L’ultimo scontro con i Rus’ e l’Impero Romano sarà nel 1016 e a metà secolo XI con l’invasione dalle steppe dell’est dei nomadi Polvzi (chiamati dai Veneziani e dai Genovesi Cumani) e la storia dei Càzari finisce, sebbene Itil vivacchierà più o meno fino al XIII sec. d.C.

In tutto questo vediamo che ha giocato un pesantissimo ruolo la trasgressione caspica.

Se ritorniamo al grafico delle acque caspiche possiamo subito notare che il livello delle acque sale di ben 4 metri nel XII sec. e è chiaro che Itil non può che essere stata abbandonata già prima. Dopodiché il picco si raggiunge nel XIII sec. con altri 5 m di acque in salita.

Se teniamo presente che la corrente del Volga è molto forte alla foce e che la massa di limo trasportata è enorme si può subito immaginare come le mura del Palazzo Reale una volta sott’acqua crollano abbattute dalle acque e livellate dal limo in modo tale che non si forma neppure un bugor più alto degli altri a denunciarne la presenza. Inoltre, tenendo presente l’ordinanza del kaghan sulla questione del materiale per costruire (mattone cotto per il kaghan e mattone crudo per qualsiasi altra costruzione), è quasi inutile sperare di trovare in piedi delle “belle” rovine càzare oggi come oggi fotografandole sotto ben 3 m d’acqua. Infatti questa è un’altra difficoltà lavorare contro una corrente forte e in un ambiente che, con la formazione di bracci di fiume paralleli, è diventato paludoso e tormentato da micidiali zanzare in estate quando si potrebbe far ricerca archeologica. In breve è ancora di là da venire portare alla luce ciò che il Volga tiene nascosto di questa antica civiltà.

Che cosa invece è rimasto dei Càzari come gente? Un popolo non scompare con un semplice colpo di spugna e, benché abbia perso territorio e capi, di certo è sopravvissuto da qualche parte, magari con altro nome.

E’ pensabile che molti di loro si rifugiassero nel Caucaso e che altri invece migrassero in occidente come già avevano fatto i Kabari, magari passando alla fede cristiana, e così la favola dell’Ebreo Errante, stavolta càzaro, continuasse a vivere nel mondo delle favole etniche!

Tuttavia in Crimea fu istituita la Metropolia della Ghazaria che raccoglieva i Càzari convertiti, che pure c’erano dai tempi di san Cirillo, aggregandoli in un gruppo multietnico con i Goti e i Cumani. Un gruppo abbastanza litigioso al suo interno tanto che Ghazaria, il nome della diocesi e per i veneziani dell’intera Crimea, sopravvive nell’italiano “gazzarra”.

Abbiamo anche notizia, sempre qui in Crimea, dell’esistenza nelle valli montagnose centrali di abitazioni trogloditiche chiamate Fortezza degli Ebrei (in tataro locale Čufut Kale) che furono abbandonate nel 1400 quando il sovrano lituano Vytàutas arruolò i suoi abitanti per portarli con sé a far da Guardia Personale nel suo Castello di Trakai, presso Vilnius. Oggi sono circa 40 mila persone che parlano tataro e professano un Ebraismo settario detto dei Caraiti e essi stessi si chiamano appunto Karaim. Sono forse gli ultimi veri Càzari?

Lungo i declivi settentrionali del Caucaso (o Anticaucaso), il grandioso massiccio montagnoso fra il fiume Don e il Volga, fra il Mar Nero e il Mar di Choresmia (Mar Caspio) vivono inoltre gli Ebrei di Montagna. Di fede giudaica rabbinica classica, conservano il ricordo di appartenere a una delle 10 tribù perdute d’Israele e di essersi trasferiti in questi luoghi al tempo dell’esilio babilonese più antico. Un’origine del genere però ha poco significato in sé perché è stata attribuita da certi autori spesso in modo superficiale a moltissimi gruppi ebraici tanto che qualcuno di essi l’ha presa per vera per avvolgere in un alone di mistero le proprie radici. Chiamano se stessi Eùdi o meglio Giuhur (varianti del persiano Juhud ossia Giudei) e parlano un dialetto iranico con numerose intrusioni di parole aramaiche e persino antico-ebraiche altrove dimenticate. Molte loro abitudini e costumi sono stati presi dalle genti circostanti ed è difficile provare, chissà, una sicura ascendenza càzara (se così fosse, dovremmo accusarli di aver abbandonato la lingua primaria, il turco-càzaro). In breve, se la loro presenza è incontestabilmente antica, il problema insoluto di fissare cronologicamente il loro arrivo in territorio una volta càzaro resta, se mancano le testimonianze. Igor Semiònov che li ha studiati meglio di altri scrive che il loro arrivo risalirebbe al tempo delle persecuzioni zoroastriane in cui la Diaspora babilonese era stata coinvolta, ma noi siamo dell’opinione che, come gli ebrei della Georgia e del Daghestan (in quest’ultimo paese sono chiamati Tati e parlano anch’essi persiano), siano resti di contingenti armati di forti confinari càzari ormai scomparsi. Prova ne sia che fino al XIX sec. d.C. conservarono il diritto di entrare nelle loro sinagoghe con le armi indosso! Noi vedremmo in loro persino dei militari transfughi che avevano combattuto e che qui si erano fermati dopo scontri non vittoriosi fra i tanti che abbiamo descritto.

E che facce avevano i Càzari?

La domanda è legittima poiché con le comunicazioni di quei tempi e i matrimoni endogamici era sempre possibile che l’aspetto della gente diventasse col passar del tempo abbastanza omogeneo all’interno di un clan e, logicamente, ancor di più all’interno delle famiglie. Al-Istakhri si interessa di questo punto e scrive: “… non sono come i Turchi, hanno capelli neri e sono divisi in due razze: Una chiamata Karagiuk (le persone) hanno una pelle  talmente nera da sembrare degli indiani, l’altra razza ha la pelle rosea, d’aspetto bello e nobile…” Veramente poco per poter immaginare un viso e un corpo umano!

Una curiosità sull’aspetto dei Càzari la si trova nel Bug-chor de Drug, manoscritto tibetano numerato Pt 1283 trovato a Dunhuang da Pelliot e stilato fra il VII e il IX sec. d.C.. Qui lo studioso G. Clauson evidenzia nell’elenco delle genti che compongono lo stato turco sotto il kaghan Bug-chor/Mo-zho (?) i Ghuz che sono divisi in due tribù geograficamente distinte. Nel testo tibetano sono chiamate rispettivamente Hara-gu-su e Gesir-gu-su, denominazioni che corrispondono al turco Kara Ghuz e Kyzyl Ghuz ossia Ghuz del nord e Ghuz del sud, visto che i turchi indicavano i punti cardinali con i colori: Kara=Nero=Nord e Kyzyl=Rosso=Sud (J. Bačić, v. bibl.).

E chi potrebbero essere i Kara Ghuz, se non i Karagiuk di al-Istakhri? Se così fosse, allora i Kyzyl Ghuz potrebbero essere gli altri Càzari, quelli… d’aspetto bello e nobile?


Bibliografia

Sui Càzari e la loro storia ottime e precise informazioni si trovano in:

1. M. Magomedov – Prikaspiiskaia Hazarija, Mahačkalà 2004 con tutti i lavori archeologici diretti da questo archeologo in Daghestan, 2. M.I. Artamonov – Istorija Hazar, Sankt-Peterburg 2011, che è una vera miniera di eventi ben documentati insieme con D.M. Dunlop – The History of the Jewish Khazars, New York 1967, K.A. Brook – The Jews of Khazaria, New York 2010 (altra miniera storica) e A. Roth – Chasaren, das vergessene Grossreich der Juden, Neue Isenburg 2006 lavoro puntiglioso e aggiornato. Inoltre L.N. Gumiliov – Otkritie Hazarii, Moskva 2001 che presenta tutta una serie di articoli di questo archeologo che ha scavato nel Volga negli anni ’60 del secolo scorso e S.A. Pletniova – Hazary, Moskva 1976 che offre molti spunti interessanti dal punto di vista archeologico. Di poco conto è invece la raccolta di J. Piatigorsky/J. Sapir, L’Empire Khazar VIIe-XIe siècle, L’énigme d’un peuple cavalier, Paris 2005 salvo alcuni punti.

Sulla steppa euroasiatica inevitabile è

G.E. Markov – Kočevniki Azii, Struktura hoziaistva i obščestvennoi organizacii, Moskva 2010, V. Kargalov – Rus’ i Kočevniki, Moskva 2004 insieme con A. Bell-Fialkoff (red.) – The Role of Migration in the History of the Eurasian Steppe, Sedentary Civilization vs. “Barbarian” and Nomad, London 2001 mentre per una storia sommaria dei popoli della steppa c’è S. Soucek – A History of Inner Asia, Cambridge Univ. 2000 che ci è sembrato sufficiente per il nostro argomento, ma senza mai escludere D. Christian – A History of Russia, Central Asia and Mongolia, Inner Asia from Prehistory to the Mongol Empire, Malden 1998 e E. Hildinger – Warriors of the Steppe, a Military History of Central Asia 500 B.C. to 1700 A.D., Cambridge 1997. Utile per un quadro più vasto è L.I. Albaum & B. Brentjes – Herren der Steppe, Zur Geschichte und Kultur mittelasiatischer Völker in islamischer Zeit, Berlin 1976, come anche I. Lébedinsky, Les Nomades, les peuples nomades de la steppe des origines aux invasions mongoles (IXe siècle av. J.-C. – XIIIe siècle après J.-C.), Paris 2007 e il ridotto P.B. Golden – Central Asia in World History, Oxford Univ. 2011. Alcuni argomenti interessanti sono esposti in modo popolare in J. Davis-Kimball – Warrior Women, an Archeologist’s Search History’s Hidden heroines, New York 2002, e J. Weatherford, The Secret History of the Mongol Queens, New York 2010 e su topiche più antiche nelle ricerche di L.A. Borovkova – Narody Srednei Azii, Moskva 2008 e di G.A. Fiodorov-Davydov – Die Goldene Horde und ihre Vorgänger, Leipzig 1968.

Sui Turchi e sulla loro storia indispensabili sono:

J.-P.-Roux – Histoire des Turcs, Deux mille ans du Pacifique à la Méditerranée, Paris 1984, René Grousset – The Empire od the Steppes, New Brunswick 1970 oltre all’intramontabile H. Vambéry – Das Türkenvolk in seinen ethnologischen und ethnographischen Beziehungen, Elibron Classics (reprint del 1882) 2006 o J.-P. Roux – La religione dei Turchi e dei Mongoli, Genova 1990, ma anche L.N. Gumiliov – Drevnie Tiurki, Moskva 2004. Sui turchi di Crimea ho consultato T.M. Fadeeva/A.K. Šapovnikov – Kniažestvo Feodoro i ego kniaz’ja, Simferopol’ 2005 e V.E. Vozgrin -Istoričeskie sud’by krymskih tatar, Moskva 1992 mentre per i documenti tibetani il link è sul web Old Tibetan Documents On Line. Da aggiungere W. Pohl – Die Awaren, München 2002 e W. Pohl – Die Völkerwanderung, Eroberung und Integration, Stuttgart 2005.

Sul Caucaso c’è poco, ma è utile

M. Tsaroieva – Peuples et religions du Caucase du Nord, Paris 2011 e il reprint del 1898 Živopisnaia Rossija, Kavkaz Tom IX, Moskva 2008 mentre per il Centro Asia c’è M. Bernardini, il Mondo iranico e turco dall’avvento dell’Islam all’affermazione dei Safavidi, Torino 2003. Invece i lavori sulla Via della Seta sono molti, ma fra essi ho scelto R. Foltz – Religions of the Silk Road, Premodern Patterns of Globalization, New York 2010 e l’antologia di testi di S. Whitfield, Life Along the Silk Road, London 1999 aggiungendovi S. Cheng – Multicultural China in the Early Middle Ages, Philadelphia 2012 e R. Grousset – Die Reise nach Westen oder wie Hsüan-tsang den Buddhismus nach China holte, Köln 1986.

Sugli Ungheresi turcizzati e il loro ruolo di collaboratori dei Càzari sono partito da

1. A. Róna-Tas – Hungarians and Europe in the Early Middle Ages, an Introduction to Early Hungarian History, Plymouth 1999, 2. H. Vambéry (reprint del 1882), Der Ursprung der Magyaren, eine ethnologische Studie, Elibron Classics 2006 fino a 3. I. Dienes – Die Ungarn um die Zeit der Landnahme, Budapest 1972 e ancora 4. C.A. Macartney – The Magyars in the Ninth Century, Cambridge Univ. 1968.

Sugli Alani unico profondo e documentato dal punto di vista archeologico e storico è il lavoro di V. Kouznetsov & I. Lébedinsky – Les Alains, Cavaliers des steppes, seigneurs du Caucase Ie-XVe siècles apr. J.-C., Paris 2005 che ho preferito a qualsiasi altro per la sua completezza.

Sui Bulgari ho preferito

M. Magomedov – Drevnee bolgarskoe Carstvo na Kavkaze, Mahačkalà 2005 e R. Frye – Ibn Fadhlan’s Journey to Russia, Princeton 2006 più naturalmente i miei ACM – I signori del Grande Fiume, Meda 2011 e ACM – Scorrono le acque dell’Itil, München 2012 e per l’organizzazione dell’esercito D. Nicolle/V. Shpakovsky – Armies of the Volga Bulgars & Khanate of Kazan, 9th-16th Centuries, Oxford 2013.

Sugli Ebrei la letteratura è vastissima e non è stato, naturalmente, possibile consultarla tutta e quindi la scelta si è circoscritta a: 1. S.D. Goitein – Jews and Arabs, a Concise History of Their Social and Cultural Relations, New York 1974 2. J. Attali – Les Juifs, le Monde e l’Argent, histoire économique du peuple juif, Paris 2005 3. W. Keller – Und werden zerstreut unter alle Völker, München 1966 4. S. Shapiro – Jews in Old China, New York 1984 5. I. Epstein – Il Giudaismo, Milano 1967 6. La cultura ebraica, a cura di Patrizia Reinach Sabbadini, Torino 2000 e infine S. Ph. De Vries – Jüdische Riten und Symbole, Hamburg 2010 e delle idee si trovano in B. Lewis – Culture in conflitto, Cristiani, ebrei e musulmani alle origini del mondo moderno, Roma 1997.

Per la regione Baltica: 1. D. M. Wilson (edit.) – Kulturen im Norden, die Welt der Germanen, Kelten und Slawen 300-1100 n. Chr., München 1980 2. W. Froese – Geschichte der Ostsee, Völker und Staaten am Baltischen Meer, Gernsbach 2002 3. J. Herrmann (et al.) – Wikinger und Slawen, Berlin 1982.

Per la storia araba anche qui la letteratura è vastissima e mi sono limitato a 1. J.J. Saunders – A History of Medieval Islam, London 2002, 2. B. Brentjes – Mitttelasien, eine Kulturgeschichte der Völker zwischen Kaspischen Meer und Tien-Schan, Leipzig 1977, 3. J. Sourdel & D. Sourdel – Dictionnaire historique de l’Islam Paris 2007, 4. A. Hourani – Storia dei Popoli Arabi, da Maometto ai nostri giorni, Milano 1991 5. W. Durant – Arabi ed Ebrei nel Medioevo, Cuneo 1994, 6. E. Ashtor – Storia Economica e Sociale del Vicino Oriente nel Medioevo, Torino 1982, 7. B. Lewis The Middle Esat, 2000 Years of History from the Rise of Christianity to the Present Day, London 1995. Per la sacralità del sovrano c’è un bello studio che ho consultato: A. Al-Azmeh – Muslim Kingship, Power and the Sacred in Muslim, Christian and Pagan Polities, London 2001 e per come i cristiani vedevano gli arabi in Europa J.V. Tolan – Les sarrasins, l’Islam dans l’imagination européenne au Moyen Age, Paris 2003.

I documenti sono stati ripresi da varie antologie fra le quali: 1. S. Gordon – When Asia was the World, Philadelphia 2008, 2. E.N. Adler – Jewish Travelers in the Middle Ages, New York 1987 3.  Brettschneider – Medieval Reasearches from Eastern Asiatic Sources, (reprint del 1888) Elibron Classics 2005 4. Y. Ha-Levi – Il re dei Khàzari, Torino 1991 5. S.C. Levi & R. Sela – Islamic Central Asia, an Anthology of Historical Sources, Bloomington 2010 e Wikipedia. In particolare per le Cronache Russe D.S. Lihačov – Russkie Letopisi XI-XVI vekov, Sankt-Peterburg 2006 e E. Pčelov – Riurikoviči, istorija dinastii, Moskva 2003 e il classico R. Picchio – La letteratura russa antica, Milano 1993.

Per la geografia ho consultato: L. Touchart – Le milieux naturels de la Russie, une biogéographie de l’immensité, Paris 2010, M. S. Blinnikov – A Geography of Russia and Its Neighbors, New York 2011 e il Palgrave Concise Historical Atlas of Central Asia di R. Abazov, New York 2008. e sul Caspio il trattatello di A.G. Kasymov – Kaspiiskoe More, Leningrad 1987 e specialmente per la nomenclatura geografica medievale J. Bačić – Red Sea – Black Russia, prolegomena to the history of North Central Eurasia in the Antiquity and the Middle Ages, New York 1995.

Su Costantinopoli e la Persia. Anche qui c’era l’imbarazzo della scelta e così mi sono mantenuto fra G. Ostrogorsky – Storia dell’Impero Bizantino, Torino 1968 e G. Dagron – Empereur et Prêtre, Paris 1996 e l’antologia di A. J. Toynbee – Costantino Porfirogenito e il suo mondo, Firenze 1987.  Sulla Persia ho seguito in particolare R. N. Frye – The Heritage of Central Asia, from Antiquity to Turkish Expansion, Princeton 2007 e il classico A. Bausani – I Persiani, Firenze 1962.

Un argomento complicato è il commercio internazionale del Medioevo che include la Via della Seta, ma anche altre topiche importanti come il sorgere di numerose corti nell’Europa del Nord che diventano centri d’acquisto e che guardano a Est e a Nord. Lavori importanti che ho consultato sono un certo numero e son partito con la Cambridge Economic History of Europe, Volume II, Trade and Industry in the Middle Ages, Cambridge 1987, N.J.G. Pounds – An Economical History of Medieval Europe, Harlow 1983 e in particolare per la  Pianura Russa S.V. Cvetkov/I.I. Černikov – Torgovye Puti, Korabli Keltov i Slavian, Sankt-Peterburg 2008 e I.M. Kulišer – Istorija Russkoi Torgovli i promyšlennosti, Celiabinsk 2008. Per il Mediterraneo ho seguito M. Lombard – L’Islam dans sa première grandeur VIIIe-XIe siècle, Paris 1971 e R. Bartlett – The Making of Europe, Conquest, Colonization and Cultural Change 950-1350, London 1994 e ancora M.M. Postan – Medieval Trade and Finance, Cambridge 1973 con E.S. Hunt/J.M. Murray – A History of Business in Medieval Europe, 1200-1150, Cambridge 1999. Alcune topiche interessanti le ho trovate in H. Norris – Islam in the Baltic, London 2009 e in J. Martin – Treasure of the Land of Darkness, Cambridge 2004, ma anche in V.B. Perhavko – Istorija Russkogo Kupečestva, Moskva 2008 e, sebbene con qualche errore, in H. Schreiber – Merchants, Pilgrims and Highway Men, a History of RoadsThrough the Ages, New York 1962.

E infine per I Rus’ e per gli Slavi ho usato il mio ACM – La Rus’ di Kiev fra mafie e colpi di stato, München 2012 e poi B.A. Rybakov – Kievskaia Rus’ i russkie kniažestva – Moskva 1993, N. Karamzin – Istorija Rossiiskogo Gosudarstva, (reprint) Sankt-Peterburg 1998, S.M. Soloviov – Istorija Rossii, Moskva 2001, E.A. Mel’nikova (edit.) – Drevniaia Rus’ v svete zarubežnyh istočnikov, Moskva 1999, G. Schramm – Altrusslands Anfang, Freiburg i.B. 2002, J. Herrmann – Zwischen Hradschin und Wineda, frühe Kulturen der Westslawen, Leipzig 1976, L.N.- Gumiliov – Ot Rusi do Rossii, Sankt-Peterburg 1992. Una visita breve nell’antropologia della famiglia in E. Todd – La troisième planète, Structures familiales et systèmes idéologiques, Paris 1983.

La Bibbia è la Versione di Re Giacomo edita dalla New York Bible Society.

Per gentile concessione di Aldo Marturano©