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La Figlia del Re degli Elfi

Lord Dunsany, il sognatore ribelle

C’era una volta, un secolo fa, un Impero. Era vasto, potente e apparentemente sconfinato; si faceva vanto del livello tecnologico raggiunto e della propria modernità. Nei circoli culturali, nelle università, e finanche per le strade, era tutto un fervere ed un sognare – fra bombette, strilloni ed ombrelli al braccio, fra i primi treni ed i primi cinematografi – di macchine e di viaggi verso la Luna, o nei mari più profondi. Ciò che vi imperava era lo scientismo e l’immaginario riguardava le “Magnifiche e Progressive Sorti dell’Umanità”.

Venne un uomo, nella capitale di detto Impero, figlio di una terra resa schiava da quel potere e da quella modernità: il suo nome era Edward, Lord of Dunsany.

Costui vide le fabbriche e ne notò le ciminiere che attossicavano il cielo; guardò al gran fiume che tagliava l’orgogliosa capitale, e ne vide le acque putrescenti che fluivano inerti al mare. Vide la struggente bellezza dell’Irlanda, l’Ibernia del mito e sua terra d’origine, asservita ai nuovi conquistatori e la sua originaria cultura negletta e proibita. Tutto ciò che era antico, a quei tempi, si descriveva come “vecchio”, e ciò che era secondo natura, si proponeva come “povero” o “rozzo”.

Lord Dunsany si ribellò a tutto questo e, forte della sua cultura e della sua posizione aristocratica, riversò le proprie energie su carta e si riunì a figure come YEATS, SHAW, JOYCE e molti, molti altri, nel movimento del Golden Dawn. Erano gli anni turbolenti in cui altri patrioti irlandesi prendevano materialmente le armi, e ripercorrevano la ciclica strada della rivolta aperta, della repressione sanguinosa e dell’esilio.

Questo irresistibile moto di ribellione portò l’autore a viaggiare in altri tempi e dimensioni, nonché a visitare per primo mondi fantastici completi di storia e di mito. La sua influenza fra i sognatori fu enorme: da LOVECRAFT a HOWARD, da TOLKIEN alla LE GUINN, MOORCOCK, BORGES ed EDDINGS, tutti gli furono debitori, e noi con loro, giacché quel sognatore ribelle è all’origine di gran parte di ciò che oggi chiamiamo “Fantasy”.

Un gran peccato che le sue opere siano quasi del tutto sconosciute, anche ai patiti del fantastico, nelle magre sponde d’Italia.

Famoso per opere teatrali come The Glittering Gate (1909), ma anche per short stories come The Gods of Pegãna (Gli Dei di Pegana, scritta nel 1905), Dunsany ha prodotto più che altro storie brevi viaggiando in lungo ed in largo per le lande di Fantasia, senza tuttavia dimenticare mai il mondo che lo circondava. Citiamo ad esempio l’esilarante e significativo The Day of the Poll (1910) in cui si potrebbe riconoscere molto dei tempi nostri; la raccolta Tales of three Hemispheres, scritta in un tempo in cui tutto si misurava, e si credeva che un numero non fosse interpretabile (anni prima della teoria dei Paradigmi della Scienza formulata da E. Kuhn); l’esotico racconto The Sword of Welleran (La spada di Welleran, del 1908), in cui un’antica civiltà perduta, minacciata dai vicini invasori, ritrova gli eroi del passato che tornano a difenderla, guidati dalla spada dei Welleran, quasi un idolo dotato di volontà propria.

Di tutta la vasta, varia e seminale, produzione di Dunsany, In Italia è stato pubblicato (per merito della Casa Editrice della Terra di Mezzo) il romanzo: La Figlia del Re degli Elfi, ovvero la ricerca del sottile confine che separa il quotidiano dalla magia.

Auspichiamo vivamente che qualcuno dei nostri editori, meritevoli di aver pubblicato recentemente opere di autori Fantasy d’inizio ‘900, vogliano regalare anche a noi il piacere di conoscere i Demoni e gli Dei di Lord Dunsany, il Lord dei Sognatori.

LA FIGLIA DEL RE DEGLI ELFI

Il regno di Erl e il mondo incantato di Elfi, Elfland nella dizione inglese, coesistono da tempo immemorabile, separati da un’impalpabile barriera. Nel primo, l’esistenza di uomini, animali e cose è soggetta all’inesorabile scorrere del tempo e al mutare delle stagioni; nel secondo, la vita di ogni creatura magica trascorre immutabile e immutata nel corso dei secoli, cristallizzata nella sua immortale bellezza.

Solo a volte gli umani, e specialmente i bambini, attraversano il confine di Elfi attirati dalla sua misteriosa diversità, ma non fanno più ritorno.

Tutto sembra procedere così da sempre, ma, poiché il mondo umano è mutamento, un bel giorno il Parlamento del regno di Erl rivolge al suo sovrano una singolare richiesta: un nuovo monarca dotato di poteri magici, che possa dare più lustro e importanza al regno.

Il vecchio re (e questo accade davvero solo nel mondo delle fiabe) non solo acconsente, ma incarica il suo primogenito Alverico dell’unica missione in grado di realizzare il desiderio del popolo: penetrare nel regno incantato di Elfi e rapire Lirazel, la figlia del Re degli Elfi, per sposarla. Dalla loro unione potrà nascere l’erede al trono che il popolo vuole, metà umano e metà magico.

Grazie alla spada incantata forgiata apposta per lui dalla strega Ziroonderel, Alverico riesce nell’impresa. Ma, ad Elfland, il tempo scorre in modo assai diverso da quello degli uomini: quando Alverico, dopo una sola notte passata nel regno incantato, ritorna in quelle che Dunsany chiama “Terre Conosciute”, scopre che ad Erl sono passati dieci lunghi anni, durante i quali suo padre è morto.

Divenuto pertanto re, Alverico sposa la sua amata, che gli dona un figlio, Orione. Ma la reale famiglia non è affatto destinata a vivere felice e contenta, perché questo non è il gioioso epilogo d’ogni favola che si rispetti, bensì appena l’inizio.

Lirazel rimpiange la sua terra natale e un giorno, con l’ausilio di una potente magia paterna, ritorna ad Elfi abbandonando figlio e marito.

La barriera magica che separa i due mondi si è intanto rarefatta, permettendo a poco a poco l’arrivo ad Erl di uno stuolo di creature inquietantemente attive, che iniziano a infestare il piccolo reame. Fantasmi, gnomi e fuochi fatui corrono e svolazzano tra i perplessi e un po’ scioccati abitanti, s’insediano nelle loro case e spaventano persone e animali, portando un notevole turbamento.

Il re Alverico decide di andare a riprendersi la moglie fuggita, compito che si dimostrerà molto più difficile del previsto: è proprio la magia della sua spada incantata ad impedirglielo, per motivi che sarà Ziroonderel a svelargli, ma dopo anni e anni di lunghe e inutili peregrinazioni.

Alla fine, il Re degli Elfi opererà il suo ultimo e più terribile incantesimo, per donare nuovamente il sorriso all’amatissima figlia che non riesce a dimenticare le persone care abbandonate nel mondo degli uomini. Proprio nel momento in cui gli abitanti di Erl cercano di liberarsi da tutta la magia incautamente desiderata, attraverso gli inutili conciliaboli dei dodici vecchi del Parlamento e le maledizioni del prete del villaggio, il magico confine del Crepuscolo apparirà all’orizzonte, avanzando come un’onda di sole, ingoiando il piccolo reame nella sua eterna bellezza cristallina e facendolo diventare parte di Elfi. Epilogo Romantico e poetico, eppure non lascia per nulla la sensazione di lieto fine.

Molto più di una storia tradizionale in cui l’eroe conquista la principessa, Lord Dunsany (Edward John Moreton Drax Plunkett, XVIII barone di Dunsany, 1878 -1957) ci narra una favola allegorica di straordinario potere mitopoietico, dove le parole stesse sono a colori e le immagini descritte cantano un linguaggio singolarmente musicale. La quest dell’eroe, la sua arma incantata, e soprattutto l’elemento magico, sono temi classici di tutta la produzione fantastica successiva, ma l’opera di Dunsany non racconta il fantasy, bensì lo evoca attorno al lettore. La spada di Alverico nasce dalle arti arcane di una strega, dai fulmini raccolti nel suo giardino, dal canto di dolci ricordi perduti e l’urlo di terribili maledizioni, nonché dal fuoco magico alimentato dalle “ossa di un materialista”. E questa particolare immagine creativa è un diretto accenno critico nei confronti di quelle ideologie umanistiche e razionalistiche tipiche della società in cui Dunsany si trova a vivere, in base alle quali tutto deve essere scientificamente dimostrato e dimostrabile.

La capacità onirica che questo autore dimostra nel descrivere un mondo del chissà dove e del chissà quando, in cui le colline azzurre di Elfland (il Confine del Crepuscolo) sfumano tra le siepi e i campi coltivati delle Terre Conosciute degli Uomini, ha il suono stesso della fantasia ed è capace di mescolare presente e passato, sogno e realtà. Non vi è alcuna lotta tra il Bene e il Male, perché il tema centrale è l’impatto dell’immaginario sulla vita reale e sulle regole che la governano: un’osservazione attenta dell’animo umano, sempre teso a desiderare qualcosa di diverso da ciò che ha, salvo rimpiangerne poi le conseguenze. Il popolo di Erl desidera la magia senza conoscerla veramente, Lirazel è affascinata dal mondo degli umani ma non riesce ad integrarsi con esso e neppure a dimenticarlo una volta tornata a casa, la spada magica di Alverico prima gli permette di arrivare allo scopo desiderato e poi glielo allontana inesorabilmente. E Orione, il fanciullo proveniente da due mondi, incarna con inquietudine il dualismo che lo rende appartenente sia ad Erl che ad Elfi, e irrimediabilmente attratto dalla sua metà magica.

Non si parla di amore tra i due protagonisti, ma piuttosto di attrazione tra due realtà opposte, ciascuna delle quali offre all’altro il fascino irresistibile della diversità ma anche le difficoltà che ne derivano. Lirazel incarna la magia: è una creatura fatata e completamente pagana, non tiene a mente le regole degli uomini pur cercando di adattarvisi. Cerca di compiacere il marito come una bambina ubbidiente, ma non riesce a comprendere fino in fondo cosa desideri veramente da lei quel mondo in cui tutto cambia. Adora gli spiriti elementari della natura, i sassi che può toccare e le stelle che può ammirare, e per questo, agli occhi di chi la circonda, è sempre e comunque una creatura “diversa”, una “sirena che ha scordato il mare”.

La difficoltà di conciliare l’immaginario fantastico con ragione e fede, nel romanzo di Dunsany si mostra in pieno, esattamente come accade nella realtà: c’è chi nega e chi combatte, c’è chi subisce.

Ma c’è anche chi guarda con curiosità verso le Colline del Crepuscolo, desiderando di varcarne il confine, con le bellezze ed i rischi che questo comporta. Il regno di Erl ottiene tutta la magia un tempo desiderata, e diventa parte di essa; ma scompare dalle Terre Conosciute, uscendo per sempre dal ricordo degli uomini.

E forse la morale, se vogliamo trovarne una, “è antica di oltre duemila anni”: bisogna porre molta attenzione in ciò che si desidera, perché gli dei, prima o poi, lo concedono.