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La Forma del Delirio

Una domenica normale di una vita normale in una città prettamente italiana… Per Sergio, giovane avvocato, si preannuncia però una giornata diversa dal solito: i suoi migliori amici, Jonathan e Valerio, venuti a contatto con una strana sfera dotata di misteriosi poteri, sono profondamente cambiati. E di certo non in meglio.

Nel tentativo di comprendere la situazione, e soprattutto di difendere Alessia, la ragazza di Jonathan, dalle inaspettate aggressioni del fidanzato, anche Sergio si ritrova suo malgrado “toccato” dal costrutto demoniaco, che lo rende preda di forze oscure portatrici di follia sanguinaria: le Umbrae. Comincia così la sua doppia battaglia, contro gli istinti omicidi che iniziano a infestarlo con potenza sempre maggiore, e contro le entità da cui tali istinti hanno origine. Dalla sua parte ci sono Alessia, naturalmente, e Marcello, esperto di antiche magie, che entra in scena quando il gioco comincia a farsi duro.

La trama si sviluppa velocemente, svelando la minaccia di un’invasione da parte di creature diaboliche, scongiurabile solo da antichi e nuovi alchimisti, filtri misteriosi e atti di coraggio da parte dei protagonisti. E il vincitore sarà sempre e comunque l’amore.

L’idea di fondo del romanzo, se non originalissima, si presenta interessante e riesce a creare, almeno inizialmente, un certo senso di suspense. La ‘forma del delirio’, che dà il nome al romanzo di EMILIANO MARAMONTE, è la sfera dai terribili poteri, capace di aprire un varco tra “le pieghe della realtà” (in cui da sempre si annidano le legioni del Male) e il mondo umano. Vecchi manoscritti, formule dal sapore magico e presenze demoniache evocano efficacemente una certa atmosfera horror, specie quando a tutto questo si uniscono eroi divisi tra il bene il male, amori più o meno silenziosi e fanciulle in pericolo. Tuttavia, complessivamente, il romanzo delude: ma non per colpa di un intreccio narrativo comune a molte storie horror, bensì per il modo in cui esso viene sviluppato. I lettori del fantastico amano determinate trame, con determinati tipi di personaggi, e non si stancano di leggerle; ciò che chiedono è esserne comunque catturati. Purtroppo in questo romanzo l’obiettivo non è del tutto centrato: la storia è piacevole e scorre senza pause, ma mostra la tendenza a spiegare cose ovvie, lasciando peraltro nel vago situazioni che invece sembrerebbero portanti. Alcuni escamotage usati nello sviluppo della trama lasciano un po’ perplessi, come ad esempio il modo in cui avviene il contatto fatale tra il protagonista e la sfera diabolica: nel tentativo di sottrarsi ad essa, Sergio se la mangia.

I personaggi, nel complesso, appaiono piuttosto convenzionali, non solo nel loro aspetto funzionale (i cattivi, il buono-cattivo-suo-malgrado, la ragazza coraggiosa, l’alleato studioso che si sacrifica anche per una propria personalissima vendetta, la bambina in pericolo) ma anche nella caratterizzazione. Presentano atteggiamenti e dialoghi per un certo verso prevedibili, ma allo stesso tempo discontinui, senza il collegamento (psico)logico necessario a motivare le conseguenti azioni, mancanza che in questo caso non aumenta il pathos, ma crea anzi qualche sconcerto nel lettore. Sergio, anche prima di venire “contagiato”, sembra passare da stati di rabbia semi-isterica a paura folle, senza mezze misure utili a rendere più equilibrata la sua figura di protagonista principale.

Alcune scene risultano inoltre poco credibili e forse ingenue: difficile ammettere che Marcello, pur con intenti più che giustificabili, rischi di portarsi a casa Sergio posseduto (diventato il maggiore pericolo per l’umanità), senza cercare almeno di renderlo inoffensivo (anziché accoglierlo quasi come un’ospite); oppure che la bambina circondata dall’esercito dei demoni, capaci di uccidere chiunque con il loro gelido tocco, riesca a liberarsene mordendone uno.

Il finale presenta un’efficace azione in crescendo, con battaglia conclusiva e sconfitta delle legioni diaboliche, ma in qualche modo perde vigore proprio nelle ultime scene: Alessia, portatrice inconsapevole dell’arma decisiva (la Virtus Candida) contro le malefiche entità, riesce a sconfiggerle con un semplice bacio sulle labbra dato a Sergio, ormai ridotto a un tramite incosciente tra i due mondi. L’amore ha sicuramente una forza straordinaria, ma, senza intendere in senso biblico l’esortazione di Marcello “Unisciti a lui!”, forse sarebbe stato più emozionante un finale maggiormente sofferto.

In conclusione, una buona idea di base, con un suo fascino indubbio grazie anche ad alcune terminologie evocative di sapore antico (le Umbrae, il Motus, ovvero la manifestazione massima della possessione, il Remedium, una sorta d’antidoto antimostri), narrata con stile scorrevole e serrato, che avrebbe richiesto però una maggior attenzione alla trama.