La Luna è una Severa Maestra (The Moon is a Harsh Mistress, Robert A. Heinlein)
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La Luna è una Severa Maestra

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Anteprima testo

La Luna è una Severa Maestra (The Moon is a Harsh Mistress, di Robert A. Heinlein)

Parte prima

Storia della Luna dall’età coloniale alla rivoluzione

1

La Lunaya Pravda di oggi riferisce che il Consiglio comunale di Luna City ha approvato in prima lettura la legge che impone esame preventivo, licenza e ispezioni periodiche (e tasse) ai commercianti entro la cerchia pressurizzata municipale. Riferisce inoltre che stasera si terrà un grande raduno dei Figli della Rivoluzione.

Il mio vecchio mi ha dato due insegnamenti: occupati degli affari tuoi, e non fidarti mai. La politica non mi ha mai tentato. Quel giorno, lunedì 13 maggio 2075, mi trovavo nella sala dei calcolatori dell’Ente Lunare e stavo visitando il capo calcolatore Mike, mentre gli altri cervelli elettronici sussurravano tra loro.

Mike non è il nome ufficiale, è il nomignolo che gli ho affibbiato io, prendendolo in prestito dal personaggio Mycroft Holmes, protagonista di un romanzo scritto dal dottor Watson prima che venisse fondata l’IBM. Questo personaggio del romanzo non fa altro che stare seduto e pensare… esattamente come fa Mike. Mike è un bel tipo d’intellettuale. Il calcolatore elettronico più acuto che abbia mai incontrato.

Non il più rapido: i Laboratori Bell di Buenos Aires, giù sulla Terra, hanno un cervello che è dieci volte più piccolo di Mike ma che quasi risponde prima che gli si rivolga una domanda. Ma è davvero importante ottenere la risposta nel giro di microsecondi, invece che di millisecondi, una volta che la risposta sia esatta?

Non voglio dire, con questo, che le risposte di Mike fossero necessariamente esatte: non era un calcolatore onesto al cento per cento.

Quando Mike fu installato a Luna City era un pensatore cristallino, con logica flessibile (Calcolatore Mark IV, modello L; altamente opzionale, logico, plurivalutativo), un Holmes Quattro. Calcolava le traiettorie balistiche delle navi da carico senza pilota e faceva funzionare la catapulta. Questo compito lo teneva impegnato, sì e no, per l’uno per cento del suo tempo, e l’Ente non credeva nell’ozio. Ampliarono i suoi compiti all’infinito: gli applicarono circuiti elettronici di decisione-azione, per metterlo in grado di dirigere gli altri calcolatori, serie su serie di memorie addizionali, altre serie di reti neuroassociative, una fila interminabile di numeri di dodici cifre, una memoria immediata enormemente più vasta. Il numero di neuroni in un cervello umano è di dieci alla decima potenza. Dopo tre anni, Mike aveva un numero quasi doppio di neuristors.

Fu allora che si svegliò.

Non voglio stare a discutere se una macchina può davvero essere viva, davvero essere auto-cosciente. Un virus è auto-cosciente? Nyet, cioè, no! E un’ostrica? Ne dubito. Un gatto? Quasi certamente. Un essere umano? Non so se tu lo sei, tovarisch, ma io lo sono. In qualche punto del passaggio evolutivo da micromolecola a cervello umano, l’autocoscienza fece la sua comparsa. Gli psicologi affermano che questo accade automaticamente ogni volta che un cervello acquista un certo numero, molto elevato, di circonvoluzioni associative. Non vedo quale differenza ci sia se queste sono fatte di sostanze proteiche o di platino.

(E l’anima? Il cane ha un’anima? E uno scarafaggio?)

Bisogna tenere presente che Mike fu costruito, prima che le sue capacità venissero accresciute, per rispondere a domande su una base di dati insufficienti; per ipotesi, insomma, come fate voi. Questo è il significato dei termini altamente opzionale e plurivalutativo che i fabbricanti gli hanno attribuito. Così Mike ebbe, fin dall’inizio, un certo libero arbitrio e ne acquistò in maggiore misura con le ulteriori modifiche e imparando da sé. E non chiedetemi di definire il libero arbitrio. Se vi è di conforto il pensiero che Mike si limita a buttare in aria numeri a casaccio e apre e chiude circuiti elettronici fino a trovare il numero che meglio si adatta, fate pure.

Ormai Mike disponeva di circuiti visivi, d’ascolto e vocali oltre alle scatole con relativi circuiti di decisione-azione, lettura e stampa, ed era in grado di capire non solo le schede di programmazione classica, ma anche il linguaggio in codice Loglan e l’inglese. Riceveva anche in altre lingue e faceva traduzioni tecniche… oltre a leggere ininterrottamente. Quando gli si davano istruzioni, però, era meglio servirsi del Loglan. Rivolgendosi a Mike in inglese, si rischiava di ottenere risposte equivoche: il significato plurimo delle parole in lingua inglese concedeva troppo gioco ai suoi circuiti di scelta.

E Mike continuava ad assumere nuovi compiti. Nel maggio 2075, oltre a controllare il traffico delle navi robot e la catapulta e a fornire indicazioni di rotta o di pilotaggio automatico alle navi con equipaggio a bordo, Mike sovrintendeva all’intera rete telefonica lunare e alle comunicazioni radio-televisive con la Terra, regolava l’aria, l’acqua, la temperatura, l’umidità e tutto il sistema di fogne di Luna City, Novy Leningrad e numerose altre grotte sotterranee minori. Era invece esclusa dalla sua giurisdizione Hong Kong Luna. Inoltre teneva l’amministrazione dell’Ente Lunare e pagava i dipendenti e, su circuiti a disposizione di tutti, faceva lo stesso dietro compenso per numerose imprese private e banche.

Alcuni cervelli elettronici, in quanto logici, sono soggetti a esaurimenti nervosi. Per esempio, un centralino telefonico sovraccarico si comporta come un bambino spaventato. Mike non aveva disturbi nervosi; invece aveva acquistato una vena di umorismo, ma di bassa lega: se fosse stato un uomo, sarebbe stato un tipo da evitare. Il suo ideale di scherzo era a livello di caserma: ribaltare un letto, o riempire di polvere che dàprurito la tuta a pressione del compagno di camerata.

Dato che, per fortuna, non aveva i mezzi per realizzare queste imprese, Mike si divertiva a dare risposte false applicando una logica paradossale, oppure a combinare scherzi come quello di compilare busta paga e assegno di un usciere dell’ufficio di Luna City dell’Ente per l’ammontare di 10.000.000.000.000.185,15 dollari… un numero di cui solo le ultime cinque cifre corrispondevano all’ammontare dovuto. Mike era un simpatico bamboccione da prendere a sculacciate.

*

Combinò quest’ultimo scherzo nella prima settimana di maggio e toccò a me riparare il guasto. Lavoravo in base a un contratto privato, non come dipendente dell’Ente. Voi capite… o forse no; i tempi sono mutati. Nei giorni del cattivo tempo andato, molti tecnici, artigiani e professionisti lavoravano in proprio; ma poi continuarono a fare lo stesso lavoro alle dipendenze dell’Ente, felici di riscuotere la paga alla fine del mese. Io, invece, sono nato libero.

La differenza si vede. Uno dei miei nonni fu spedito quassù da Johannesburg accusato di violenza a mano armata e vagabondaggio, l’altro fu esiliato per attività sovversive alla fine della Guerra Atomica. Mia nonna materna giurava di essere venuta sulla Luna in viaggio di nozze, ma io sono andato a vedere i documenti anagrafici: era stata arruolata (obbligatoriamente) nei Corpi di Pace. Il che vuol dire proprio quello che state pensando: delinquenza minorile, di tipo femminile. Dato che si unì in uno dei primi matrimoni di clan (la Banda Stone) e divise sei mariti con un’altra donna, l’identità del nonno materno è alquanto dubbia. Questo però succedeva anche prima e io, per lo meno, sono stato molto felice del nonno che mi fu scelto. L’altra nonna era tartara, nata presso Samarcanda, condannata a un periodo di rieducazione sul satellite Oktayabrskava Revolyutsiya, poi volontaria per la colonizzazione della Luna.

Mio padre giurava che molti nostri antenati avevano precedenti altrettanto nobili: per esempio, un’ava impiccata a Salem per stregoneria, un bis-bis-bis-bisnonno pirata, un’altra bisnonna imbarcata con i primi deportati di Botany Bay.

Orgoglioso come sono dei miei avi, pur lavorando per il Governatore, non mi piegherei mai a mettermi alle sue dipendenze dirette. Forse la differenza potrà sembrare inesistente, dato che sono diventato il servo di Mike dal giorno in cui l’hanno tolto dall’imballaggio. Ma per me conta molto. Il giorno che mi salta in mente, posso fare le valigie e mandarli tutti all’inferno.

Oltretutto è più vantaggioso lavorare in base a un contratto privato che prendere lo stipendio di dipendente pubblico, passato dall’Ente. I tecnici che capiscono qualche cosa di calcolatori elettronici scarseggiano. Quanti Lunari sono in grado di andare sulla Terra e restare fuori dall’ospedale per il tempo sufficiente a seguire il corso di specializzazione, e senza rimetterci la pelle?

Ve ne citerò uno: io. Sono stato giù due volte: la prima per tre mesi, la seconda per quattro, e ho seguito i corsi. Ma mi è costato un duro periodo di preparazione, addestramento nel centrifugatore, obbligo di vivere con i pesi addosso, persino a letto. E anche così, giunto sulla Terra, non ho mai corso rischi, non ho mai avuto fretta, mai salito scale, mai fatto uno sforzo che potesse darmi affanno al cuore. Quanto alle donne, sulla Terra non ci ho nemmeno pensato; e con la gravità che pesa addosso, laggiù, non c’è voluto un grande sforzo a non pensarci.

Ma i Lunari, per lo più, non cercavano nemmeno di lasciare Il Sasso… troppo rischioso per chiunque sia stato sulla Luna per più di poche settimane. I tecnici specializzati spediti quassù per installare Mike avevano un contratto a breve scadenza calcolato in base al tempo necessario per concludere il lavoro in fretta, prima che il mutamento fisiologico, irreversibile, li tenesse ancorati per sempre a quattrocentomila chilometri dalla Terra.

Nonostante i due corsi di specializzazione non sono un tecnico finito; le matematiche superiori non sono per me. Non posso essere definito un esperto in elettronica, né un fisico. Probabilmente non sono il miglior micromeccanico sulla Luna e certamente non sono uno studioso di psicologia cibernetica.

Ma in ciascuno di questi campi ne so più di uno specialista. Sono uno specializzato generale. Le macchine hanno, come me, qualcosa che gli specializzati non hanno: il mio braccio sinistro.

Mi spiego: dal gomito in giù mi manca completamente. Però ho una dozzina di avambracci sinistri di ricambio, ciascuno specializzato, più uno che sembra un braccio di carne e ossa e che funziona come tale. Per esempio, con il braccio sinistro adatto (il numero tre) e un paio di occhiali stereoscopici, posso fare riparazioni in ultramicrominiatura che risparmiano la fatica e la spesa di staccare un pezzo dalla macchina e mandarlo dal costruttore sulla Terra; il braccio numero tre, infatti, dispone di micromanipolatori minuscoli come quelli usati dai neurochirurghi.

È per questo che mi hanno chiesto di scoprire perché Mike voleva far buttare via dieci milioni di miliardi di dollari all’Ente, e di riparare il guasto prima che Mike pagasse a qualcuno anche solo diecimila dollari in più.

2

Firmai il contratto, paga oraria più assegno personale, ma non mi preoccupai di esaminare i circuiti dove logicamente avrebbe dovuto trovarsi il guasto. Una volta entrato, e chiusa a chiave la porta, appoggiai per terra la borsa degli arnesi e mi sedetti. — Ciao, Mike.

Mi rispose con un bagliore intermittente di luci. — Salve, Man.

— Che cosa sai dirmi?

Esitò. Lo so… le macchine non esitano. Ma tenete presente che Mike è stato costruito per funzionare sulla base di dati incompleti. Ultimamente si era autoriprogrammato per mettere enfasi nelle parole; le sue esitazioni erano d’effetto drammatico. Forse quelle pause gli servivano solo per esaminare una serie di dati a caso e vedere se combinavano con i dati delle sue memorie.

— In principio — declamò Mike — Dio creò il Cielo e la Terra. E la Terra era priva di forma e disabitata, e l’oscurità avvolgeva le profondità dell’infinito. Allora…

— Fermati! — esclamai. — Cancella tutto. Torna indietro a zero. — Avrei dovuto saperlo che non bisogna fargli domande così ampie: poteva recitarmi l’intera Enciclopedia Britannica, dall’ultima parola alla prima, e continuare con tutti i libri esistenti sulla Luna. Un tempo sapeva solo leggere microfilm ma, alla fine del ’74, gli avevano applicato un nuovo occhio fotografico con speciale leggio, e da allora leggeva tutto.

— Mi hai chiesto che cosa ti sapevo dire. — I suoi occhi di lettura si accesero e si spensero. Era il suo modo di sogghignare. Mike sapeva anche ridere, con un suono orribile, ma riservava le sue risate per situazioni veramente comiche: una calamità cosmica, per esempio.

— Avrei dovuto chiederti che cosa sai dirmi di nuovo. Ma non leggermi i giornali di oggi, era un modo cortese di salutarti, oltre a un invito a riferirmi qualsiasi cosa che tu creda possa interessarmi. Se non c’è niente, annulla il programma.

Mike ponderò le mie parole. Era la più straordinaria mistura d’ingenuità infantile e di saggezza matura. Non aveva istinti, almeno penso che non ne potesse…