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La Macchina del Tempo

The time machine è probabilmente il primo romanzo in cui il viaggio del tempo venga giustificato con una terminologia pseudoscientifica, piuttosto che mistica o genericamente soprannaturale. L’invenzione di Wells è ormai talmente radicata nella cultura popolare che è difficile immaginare un momento in cui la macchina del tempo, i timidi Eloi e i perfidi Morlock non fossero ancora stati inventati.

Dalla radio ai fumetti al cinema non esiste forse media che non abbia fornito la propria versione, spesso riveduta secondo una sensibilità personale, di questa storia.

Tutti conoscono la vicenda: un inventore – siamo in epoca vittoriana – concepisce una macchina per viaggiare nel futuro. Raggiunge un’epoca in cui la razza umana si è divisa in due stirpi: i mostruosi Morlock e gli Eloi. Questi ultimi sono sostanzialmente identici agli umani della nostra epoca, ma vivono in un apatico benessere e vengono allevati dai Morlock come bestiame

L’eroe sconfigge i Morlock, vive una storia d’amore con una splendida Eloi e tutto finisce bene.

Ma è davvero cosi?

DISCENDENTI DELL’UMANITÀ MA NON UMANI

La prima grossa sorpresa, leggendo il romanzo, la si trova nella descrizione fisica degli Eloi. Normalmente, nelle varie trasposizioni di questa storia, li si rappresenta come esseri umani diversi da quelli attuali solo per il loro temperamento più ingenuo. Questo non solamente nei film, che hanno ovvi problemi di budget per gli effetti speciali, ma anche nelle occasioni in cui, per esempio in un fumetto, si desidera citare i personaggi di Wells. La scelta è probabilmente legata al desiderio di avere dei personaggi con cui si possa più facilmente solidarizzare. In questo modo gli Eloi diventano l’umanità minacciata dai mostri. Se da un lato questo aiuta a costruire una struttura narrativa solida, dall’altro tradisce profondamente il pensiero di Wells, introducendo una possibilità di riscatto che nel libro, semplicemente, è assente. Gli Eloi del libro, alti poco più di un metro, sono la versione sminuita dell’umanità, tanto nel corpo quanto nella mente. Attirano la simpatia del lettore e dell’anonimo protagonista, ma non c’è dubbio che la civiltà umana abbia ormai raggiunto un punto di non ritorno. Ovviamente, anche una storia d’amore del protagonista con una Eloi è inconcepibile. Weena, che il viaggiatore salva dall’annegamento, sarà sua compagna per tutta l’avventura, ma non appartiene alla stessa specie.

L’EVOLUZIONE, IL DECLINO INEVITABILE DELL’UMANITÀ E LA MORTE ENTROPICA

Perché il romanzo è di un pessimismo straordinario. Non tanto per la descrizione di un mondo in rovina e di un’umanità ridotta a una condizione orribile. Un futuro distopico può includere in sé i semi del riscatto o essere un monito di disastri possibili. Wells immagina per la civiltà un declino irreparabile e assoluto.

Partendo dalle sue convinzioni socialiste, immagina il suo mondo futuro come la forma più estrema di lotta di classe. Gli operai, osserva già al suo tempo, lavorano spesso in condizioni così estreme da vedere raramente la luce del sole. In futuro la cosa si estremizzerà ulteriormente: la parte produttiva della società cacciata sottoterra mentre i ricchi vivono alla luce del sole in una società dell’inutile, fatta di rituali sempre più sofisticati. E così, separati sia fisicamente che culturalmente, eliminata qualsiasi forma di mobilità sociale, nelle centinaia di migliaia di anni, le due classi sociali si evolvono in specie distinte. I Morlock, sotterranei, che non sopportano la luce, e gli Eloi, che in assenza di qualsiasi forma di sfida hanno atrofizzato il proprio corpo e la propria mente riducendosi a imbelli con corpi da bambino.

Perché, osserva sempre il protagonista del romanzo, in assenza di una necessità, la forza non è più un vantaggio ma un difetto che tormenta chi ne è dotato e non sa come sfogare le proprie energie. La caduta dell’umanità è quindi implicita nella grandezza delle sue scoperte. Raggiunta la compiutezza tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, senza più nulla da scoprire (la crisi della fisica classica verrà solo in seguito e nell’ottocento questa era effettivamente l’opinione diffusa) non può esserci che una spinta alle comodità. E dalle comodità discende un inevitabile declino.

Ma Wells non si ferma qui. Quando il protagonista riesce finalmente a recuperare la sua macchina dai Morlock, fuggendo, spinge la leva in avanti. E nel farlo offre a noi lettori alcuni scorci di un futuro ancora più remoto e ancora più desolato. Oramai nulla che assomigli all’umanità ne fa più parte. La Terra, illuminata da un sole rosso, ha ormai smesso persino di ruotare su sé stessa e si avvicina gradualmente alla morte.

CONSIDERAZIONI STILISTICHE: QUALCOSA DI VECCHIO, QUALCOSA DI NUOVO

Il romanzo si presenta come la trascrizione del racconto del viaggiatore temporale, destinato a rimanere anonimo, fatto a un gruppo di amici ospiti abituali a casa sua. Costoro sono dapprima increduli e poi man mano, chi più chi meno, convinti dalle parole e dalle prove presentate dal viaggiatore: alcuni fiori bizzarri, un esperimento con un minuscolo prototipo della macchina. È una struttura tutt’altro che insolita per i romanzi dell’epoca, soprattutto per quelli che presentano eventi bizzarri e incredibili. Il narratore, presentandosi come una persona qualunque, avanza nei confronti del protagonista i dubbi che si suppone si agitino nella mente del lettore. Quando poi le prove dell’autenticità dei fatti convincono il personaggio, anche il lettore viene portato a sospendere la propria incredulità. A quel punto, inizia la storia vera e propria, con il narratore che sostiene di riferire semplicemente le parole del protagonista.

Ma se la struttura del racconto ha poco di originale, e le rovine ciclopiche incontrate nel futuro appartengono a un immaginario ben radicato dal Romanticismo in poi, le descrizioni del viaggio stesso sono invece molto interessanti. Sembrerebbe quasi che Wells abbia veramente usato la sua macchina del tempo per visionare i film tratti dalla sua opera e riportarne la descrizione, tanto questa è visiva e cinematografica. Il sole e la luna accelerano la loro corsa fino a diventare indistinguibili, solo una striscia bianca nel cielo. La cameriera sfreccia a velocità soprannaturale attraverso la stanza. Insomma, la descrizione di un film proiettato a velocità accelerata. Il romanzo è del 1895 e questa raffigurazione, a seconda che si voglia credere o meno a un’eventuale influenza dei primi film muti che potrebbero avere offerto uno spunto, è come minimo innovativa e come massimo genialmente visionaria.