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La Pirateria

I CORSARI DI MALTA E I BARBARESCHI

Spinti dalla fede e stimolati dalla possibilità di arricchirsi, dalla loro piccola isola i corsari di Malta capeggiarono la lotta contro i barbareschi, con la protezione dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni (o di Malta, o Ospitalieri), intraprendendo una campagna contro gli infedeli dell’Islam.

Inizialmente fu forte la motivazione religiosa; con il passare del tempo prevalsero però gli interessi economici: l’Ordine continuò a finanziare e organizzare le scorrerie, ma per i Maltesi, i Corsi e i Francesi che componevano l’equipaggio delle galee, lo stimolo principale diventò il bottino.

Nel 1565, all’assedio dell’isola da parte della flotta dell’Impero Ottomano, i Cavalieri resistettero asserragliati all’interno di una fortezza, sulle coste nord orientali: i Musulmani, in numero superiore non riuscirono a occupare Malta.

Gli stati barbareschi erano città stato (Algeri, Tripoli e Tunisi) situate sulle coste africane del Mediterraneo, la cui principale attività era rappresentata dalla guerra marittima di corsa, soprattutto ai tempi delle Crociate. Con le loro navi agili e veloci, i corsari barbareschi attaccavano e speronavano le navi provenienti da Venezia e da Genova, in cerca di bottino e di uomini da vendere al mercato degli schiavi o da cui ricavare un riscatto.

I più famosi corsari barbareschi erano temuti in tutto il Mediterraneo ed erano considerati eroi nel mondo islamico, in particolare due di essi, ORUÇ e KHAYR AD-DIN, che gli europei soprannominarono “fratelli BARBAROSSA” per via del colore della loro barba.

Oruç fu ucciso in battaglia; suo fratello guidò la resistenza contro gli attacchi spagnoli e fu poi nominato ammiraglio dell’Impero Ottomano. Morì nel 1546, rispettato anche dai nemici, il più celebre dei quali, l’ammiraglio ANDREA DORIA, lo impegnò in molte storiche battaglie navali.

Nelle galee barbaresche il capitano, chiamato rais, era responsabile della navigazione, ma il comando spettava al capo dei giannizzeri, l’agha. Le condizioni di vita degli schiavi che remavano a bordo di queste navi erano durissime, molti morivano a causa della fame e delle percosse, prontamente rimpiazzati dalla continua cattura di altri prigionieri.

Un destino analogo toccava tuttavia agli stessi corsari quando venivano a loro volta presi. FRANCIS VERNEY (1584-1615) fu uno di quegli europei che “si fecero turchi” e si unirono ai corsari barbareschi; dopo aver depredato alcune navi inglesi, finì catturato da una galea siciliana e trascorse due anni di schiavitù che fiaccarono il suo spirito: morì a soli 31 anni.

LE LETTERE DI CORSA

I corsari erano armatori privati che in tempo di guerra erano autorizzati dallo Stato, mediante lettere di corsa o di marca, ad attaccare e saccheggiare le navi nemiche, principalmente mercantili, per ostacolarne il commercio. La lettera di marca era una licenza di pirateria che assicurava vantaggi alle due parti: l’equipaggio della nave beneficiava del permesso di saccheggiare impunemente, e il re, oltre a ricevere una parte del bottino, poteva contare su una nave da guerra senza affrontare alcuna spesa.

Fu Enrico III d’Inghilterra, nel XIII secolo, a emettere le prime lettere di marca conosciute. Ve n’erano di due differenti tipi: oltre a quella già menzionata, usata in tempo di guerra, i mercanti che avevano perso le navi o il carico per colpa di pirati potevano richiederne una anche in tempo di pace, che permetteva loro di attaccare vascelli appartenenti allo stato d’origine del pirata, per recuperare le perdite.

Nel 1581, la regina Elisabetta I d’Inghilterra nominò cavaliere l’avventuriero e corsaro FRANCIS DRAKE (1540-1596), che chiamava “il mio pirata”. Le guerre di corsa di Drake assicurarono alle casse della corona inglese, un bottino ingentissimo.

Il navigatore inglese WALTER RALEIGH (1552 ca-1618) incoraggiava la pratica della guerra di corsa, riconoscendo che assicurava enormi guadagni al suo Paese; promosse anche guerre corsare per proprio tornaconto, e armò navi nella speranza di poter finanziare, con il ricavato, una colonia nell’America Settentrionale.

La guerra di corsa giovava non solo all’Inghilterra ma anche alla Francia.

Uno dei più famosi corsari francesi, RENÉ DUGUAY-TROUIN (1673-1736), nacque sulla costa bretone presso Saint-Malo, un porto che nel XVII secolo proprio con i profitti della guerra di corsa s’era tanto arricchito da concedere prestiti persino a re Luigi XIV.

JEAN BART (1651-1702), depredava le navi nel Canale della Manica e nel Mar del Nord; un secolo più tardi, ROBERT SURCOUF (1773-1827) praticò la guerra di corsa nell’Oceano Indiano dalla sua base all’isola Mauritius − allora proprietà francese − attaccando i mercantili inglesi in rotta verso l’India.

I CORSARI DEL NUOVO MONDO

I tesori del mar delle Antille lasciarono estasiati gli Europei del XVI secolo; l’esploratore e scrittore spagnolo Bernal Diaz si meravigliò alla vista di un disco d’oro fatto a forma di sole grande quanto la ruota di un carro.

In effetti gli Spagnoli, che per primi giunsero in quelle terre, non si fecero scrupolo di saccheggiare tutto ciò che poterono, riducendo in schiavitù la popolazione indigena obbligandola a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni. Le durissime condizioni di vita, le torture inflitte a coloro che tentavano di ribellarsi, e le malattie importate dall’Europa causarono la morte di moltissimi schiavi costringendo gli spagnoli a rifornirsi di manodopera in Africa e alimentare in tal modo un’altra lucrosa quanto immorale attività: la tratta degli schiavi.

Ben presto anche i nemici della Spagna misero le vele al vento e navigarono verso il mar delle Antille nella speranza di accaparrarsi una fetta di quel ricco bottino. Lo spettacolare successo delle loro spedizioni incoraggiò molti avventurieri a fare rotta verso questo mare; pronti a tutto pur di arricchirsi, furono molti coloro che valicarono la linea sottile che divide la corsa dalla pirateria, attaccando indistintamente navi di ogni provenienza.

I Francesi furono i primi a depredare i galeoni spagnoli; il navigatore genovese GIOVANNI DA VERRAZZANO (1485 ca-1528 ca) in forza alla flotta francese e celebre per aver scoperto la baia di New York, riuscì a catturare, nel 1522, tre navi spagnole.

Ben presto arrivarono anche gli Inglesi, tra cui gli avventurieri THOMAS CAVENDISH (1560-1592), e JOHN HAWKINS (1532-1595), e il già citato Francis Drake.

I galeoni carichi, costretti a dirigersi a nord dei Caraibi per trovare il vento favorevole per il viaggio di ritorno in Spagna, erano molto vulnerabili agli attacchi di questi corsari, che li aspettavano al varco.

I primi corsari navigavano su piccoli velieri, come i brigantini da 50-100 tonnellate di stazza, con un equipaggio di 40-50 uomini. Più tardi si usarono navi fino a 300 tonnellate, che imbarcavano molti marinai di riserva utilizzati per governare i vascelli catturati.

I tesori del Nuovo Mondo giungevano in Europa su galeoni spagnoli equipaggiati con circa duecento marinai e con un armamento che poteva comprendere fino a sessanta cannoni. Erano navi ben costruite, con uno scafo di legno robusto e un’ampia attrezzatura velica, tuttavia difficili da manovrare e spesso incapaci di competere con i più veloci e maneggevoli vascelli pirata. Come misura precauzionale, le navi che trasportavano i tesori attraverso l’Atlantico erano allora spesso costrette a viaggiare in convogli formati da decine di unità.

I BUCANIERI

Nel 1603 il re inglese Giacomo I aprì un capitolo sanguinoso nella storia del mar delle Antille.

Per porre fine al caos causato dai saccheggi nei Caraibi, ritirò tutte le lettere di marca, provocando conseguenze disastrose. Ai corsari si sostituirono infatti i pirati veri e propri.

I coloni di Hispaniola (l’odierna Haiti), chiamati bucanieri − generalmente Francesi, Olandesi e Inglesi che vivevano fornendo alle navi di passaggio carne, grasso e pelli ricavati dal bestiame che si era riprodotto rapidamente nell’isola − spinti dalla povertà e dalla persecuzione da parte spagnola, si aggregarono in bande, cominciando ad attaccare prima piccole navi spagnole e poi prede sempre più grosse. Pregiudicati, fuorilegge, schiavi fuggiti, s’unirono ai bucanieri ubbidendo alle loro leggi e sottostando alla ferrea e crudele disciplina imposta dai capi.

JEAN-DAVID NAU, detto L’OLONESE (1630 ca-1671), il più crudele dei bucanieri, pare torturasse le sue vittime con macabra originalità. Non da meno era ROC BRASILIANO (probabile vero nome Gerrit Gerritszoon, 1630 ca), ubriacone pazzo e brutale.

Sir HENRY MORGAN, gallese (1635-1688), aveva innate capacità di comando, e i suoi arditi attacchi ai possedimenti spagnoli, soprattutto a Panama, gli valsero la nomina a baronetto inglese, e il titolo di governatore della Giamaica.

Durante le guerre del XVIII secolo, molti bucanieri si trasformarono in corsari; ma quando ritornò la pace non riuscirono a rinunciare a quella vita libera e avventurosa: la maggior parte riprese a compiere scorrerie, depredando navi d’ogni bandiera e lasciandosi dietro una scia di terrore.

Sono questi gli anni di pirati come BARTHOLOMEW ROBERTS, detto BLACK BART (1682-1722), che in circa 3 anni catturò più di 450 navi. Terribile fu EDWARD TEACH (1680 ca-1718), detto BARBANERA, noto per i suoi atti di crudeltà.

L’attività di questi bucanieri − in seguito chiamati anche filibustieri − rintanati in covi attrezzati come l’isola di Tortuga − dove amavano definirsi “Fratelli della Costa” −, o Port Royal (oggi sobborgo di Kingston, capitale della Giamaica), e successivamente Nassau, New Providence nelle Bahamas, Antigua e i porti delle Barbados, fiorì per tutto il XVII secolo.

I PIRATI DELL’OCEANO INDIANO

Quando il ricco raccolto del mar delle Antille cominciò a scarseggiare, molti pirati si spostarono a oriente, nelle acque dell’Oceano Indiano, attirati dalle flotte dei principati indiani e dalle grandi navi mercantili delle Compagnie delle Indie Orientali. Alcuni di loro trovarono un rifugio sicuro in Madagascar, la grande isola al largo delle coste orientali dell’Africa, che si trovava nella posizione ideale per controllare le rotte commerciali per le Indie e i pellegrinaggi dei Musulmani verso la Mecca. Venne poi costruita una roccaforte anche sulla vicina isola di Sainte-Marie, facilmente difendibile in caso d’attacco.

Dopo aver doppiato il Capo di Buona Speranza, gli “East Indiaman” (grandi velieri europei che nei secoli XVII e XVIII facevano la spola tra l’Europa e l’Asia) per recarsi in India e in Cina dovevano scegliere rotte che passavano necessariamente a poche miglia di distanza dal Madagascar. Nel viaggio verso l’Asia erano carichi d’oro e d’argento, in quello di ritorno trasportavano porcellane cinesi, sete e spezie: si trattava delle prede favorite dei pirati.

L’inglese HENRY AVERY (1653 ca) divenne famoso per aver catturato la nave del Gran Mogul indiano, la Ganj-i-Sawai, che trasportava pellegrini e tesori da Surat a La Mecca; il trattamento brutale che riservò ai passeggeri scatenò l’ira del Mogul, che chiese un indennizzo alle autorità inglesi. Un’altra celebrità fra i pirati fu l’americano THOMAS TEW che venne ucciso nel 1695 durante una spedizione compiuta insieme ad Avery. A dare la caccia a questi fuorilegge fu inviato nell’Oceano Indiano WILLIAM KIDD (1645 ca-1701) uomo d’affari di New York d’origine scozzese, il quale tuttavia, convinto dall’equipaggio corrotto, commise parecchi atti di pirateria, e al suo ritorno in America fu impiccato.

Quando i pirati catturavano una nave, spesso trovavano un carico d’umana sofferenza: nelle stive buie si accalcavano infatti centinaia di schiavi africani diretti alle colonie americane. Nel XVII e XVIII secolo, la tratta degli schiavi era un affare redditizio: i deportati dall’Africa erano rivenduti in America a 10 o anche a 15 volte il prezzo pagato. Sedotti da questi grossi profitti, i pirati divennero a loro volta negrieri, oppure vendettero per proprio conto i carichi di schiavi catturati in mare.

JOHN HAWKINS fu il primo corsaro inglese a rendersi conto delle “potenzialità” di questo commercio e, nel 1562, compì il primo di tre viaggi come negriero: dall’Inghilterra all’Africa occidentale, dove imbarcò 300 schiavi, e poi ai Caraibi dove vendette il suo carico umano nell’isola di Hispaniola.

Le navi negriere erano solite partire dall’Inghilterra o dall’America colme di merci di poco valore che venivano utilizzate per acquistare gli schiavi dai capi tribù africani, poi proseguivano verso i Caraibi; questa parte del viaggio era chiamata “il passaggio di mezzo”. Sulle isole come la Giamaica gli schiavi erano poi barattati con merci come zucchero, melassa o legname, che venivano imbarcate per il viaggio di ritorno. Così, ogni fase della spedizione assicurava un profitto.

I marinai di una nave negriera vivevano con la paura costante di una rivolta da parte degli schiavi, molto più numerosi di loro, pertanto qualsiasi accenno di ribellione durante la navigazione era represso selvaggiamente.

Non venendo adottate misure igieniche, le malattie si diffondevano con rapidità, e la mortalità era alta; a volte i cadaveri rimanevano incatenati accanto ai vivi per giorni interi. Paragonato a queste sofferenze, arruolarsi su una nave pirata diventava una prospettiva allettante: per questo molti schiavi fuggiti chiedevano di prestar servizio sotto i capitani dei Caraibi, che li accettavano a bordo di buon grado.

L’Inghilterra abolì la schiavitù nel 1833 e gli Stati Uniti d’America la seguirono trent’anni più tardi.

I CORSARI AMERICANI

La Rivoluzione Americana (1775-1783) mostrò l’efficacia dei corsari come poche altre guerre avevano fatto nei secoli precedenti.

La piccola Marina Continentale americana combatté i dominatori inglesi con pochissime navi, ma una flotta di navi corsare, enormemente superiore per numero, attaccò i mercantili inglesi, ostacolandone il commercio.

JOHN PAUL JONES (1747-1792) effettuò audaci scorrerie in terra britannica, meritandosi lì l’appellativo di “pirata” e in America quello di eroe nazionale.

JEAN LAFITTE (1776 ca-1826 ca), dichiarato fuorilegge per contrabbando di schiavi, ottenne la grazia per aver difeso la Louisiana dagli attacchi inglesi nella guerra del 1812.

LA FINE DEI PIRATI

Dopo aver prosperato per tre millenni, la pirateria organizzata e le guerre di corsa si conclusero nel XIX secolo.

All’inizio del 1800 i corsari erano ancora un flagello pericoloso, sebbene ormai le marine delle grandi potenze non avessero più bisogno dell’aiuto di navi da guerra private. Nel XVIII secolo la marina britannica mise appunto delle navi da guerra, vere e proprie fortezze galleggianti, in grado di competere con qualsiasi nave pirata.

Nel 1856 la maggior parte delle nazioni marittime firmò un trattato, la dichiarazione di Parigi, che bandiva le lettere di marca. Il XIX secolo segnava inoltre l’avvento del vapore, e le marine dell’Inghilterra e degli Stati Uniti costruirono navi capaci di andare ovunque anche in assenza di vento; i pirati, che facevano ancora affidamento sulla propulsione a vela, non poterono tenersi al passo.

LE PUNIZIONI

I pirati colti sul fatto e giudicati colpevoli rischiavano la forca. Tuttavia erano pochi coloro che finivano davanti alla giustizia e, tra questi, molti venivano comunque graziati. Per i corsari, la cattura significava più realisticamente il carcere; le prigioni erano però luoghi malsani dai quali era difficile uscire vivi.

L’Inghilterra introdusse nel 1776 le prigioni galleggianti, situate sull’estuario del Tamigi, all’inizio erano ricavate da navi in disarmo, erano umide e affollatissime, ed esservi rinchiusi era la peggior punizione, dopo la morte. Per un pirata incarcerato, una cella “singola” sarebbe stata considerata una sistemazione di lusso.

Le condanne a morte venivano eseguite per mezzo d’impiccagione pubblica.

I pirati dovevano rispondere anche a un loro codice interno, che prevedeva punizioni molto dissuadenti.

Chi derubava i propri compagni o disertava il combattimento veniva abbandonato su un’isola deserta, e quel luogo diventava per lui una prigione senza pareti: il mare impediva la fuga e le possibilità di venire avvistati da una nave di passaggio erano quasi inesistenti.

Ecco alcune regole, derivate dal libro sui pirati A General History of the Robberies and Murders of the most notorious Pyrates di Charles Johnson (1724):

I. Ognuno ha il diritto di voto, ha diritto a provviste fresche e alla razione di liquore;

II. Nessuno deve giocare a carte o a dadi per denaro;

III. I lumi e le candele devono essere spenti alle otto di sera;

IV. Tenere il proprio pezzo (moschetto), la pistola e la spada, puliti e pronti a essere usati;

V. Non è consentito salire a bordo ai ragazzi e alle donne;

VI. Chi diserta in battaglia è punito con la morte o con l’abbandono in mare aperto.

La pena per violazioni minori era la tipica frusta che si usava in mare: il “gatto a nove code”. Lo stesso marinaio che doveva subire la punizione la preparava, srotolando una fune in tre parti, a loro volta suddivise in tre funicelle, e poi annodando ogni estremità. Un “gatto” era usato una volta sola perché le corde insanguinate, se riutilizzate, potevano infettare le ferite.

LA VITA DEL PIRATA

Per i pirati affamati, il menù non era molto vario, e quando c’era carne fresca di solito si trattava di tartarughe, abbondanti in tutte le isole dei Caraibi. Agili in mare, erano lente a terra e facili prede; a bordo della nave, il cuoco poteva tenerle vive nella stiva fino a quando arrivava il momento di cucinarle. Le loro uova erano poi una ghiottoneria molto apprezzata.

Per rifornirsi d’uova e carne fresca, si trasportava anche pollame vivo. Quando il cibo scarseggiava e il pesce non abboccava, i pirati sopravvivevano con gallette o carne secca, che innaffiavano con birra o vino. A bordo di una nave la galletta era il cibo principale.

Nei lunghi viaggi, una dieta povera poteva far ammalare i marinai di scorbuto, causato dalla mancanza di vitamina C; nel 1753 fu scoperto che mangiare frutta fresca, agrumi in particolare, preveniva questa malattia.

Non si conoscevano metodi per conservare l’acqua, che diventava in poco tempo imbevibile, si preferiva quindi la birra: tutte le navi ne trasportavano grandi quantità, generalmente in barili e non in bottiglie.

Quando i pirati abbordavano una nave, lo facevano con la speranza di trovare la stiva colma di tesori; se avevano fortuna, il bottino poteva far diventare l’intero equipaggio ricchissimo. La predazione della Ganj-i-Sawai da parte di Avery nel 1694 fruttò a ogni membro dell’equipaggio una ricompensa enorme: secondo il tenore di vita di quei tempi, tutti diventarono miliardari.

Ma casi come questo erano estremamente rari. La maggior parte delle volte ci si divideva bottini assai più modesti, oppure, nei casi veramente sfortunati, si trovava una stiva con un carico ingombrante e di poco valore. Per rifarsi, i pirati derubavano allora i passeggeri.

La spartizione del bottino doveva essere equa: considerando il valore di un’unità per la ricompensa del marinaio, il capitano riceveva 2,5, il chirurgo di bordo 1,5, il maestro d’ascia − che non aveva rischiato la vita nei combattimenti − solo tre quarti, i mozzi solo la metà.

Pigiati per mesi in una nave maleodorante uno accanto all’altro, i marinai non potevano far altro che sognare la vita a terra, e, quando sbarcavano in un porto, molti erano abbastanza ricchi da soddisfare qualsiasi desiderio, così sperperavano il loro bottino nelle donne (durante le soste, le donne, normalmente bandite nelle navi pirata, salivano perfino a bordo), nel gioco e nel bere. Al posto del vetro, costoso e fragile, i tavernieri servivano le bevande in boccali di peltro, che ben sopportavano le notti di baldoria.

Vista la loro facilità nello spendere grosse somme di denaro anche per oggetti di scarso valore, i pirati erano ben accetti in molti porti, e alleggeriti con gran velocità da abili giocatori bari. Port Royal, in Giamaica, rappresentava una specie di calamita per i pirati del XVII secolo in cerca di piacere e divertimento; quando, nel 1692, il porto fu distrutto da un terremoto, molti la giudicarono una punizione divina per la dissolutezza che lì regnava.

La vita a terra non era però una festa ininterrotta: con le alghe e i cirripedi che s’attaccavano allo scafo, e i vermi che perforavano il legno, per tenere il mare senza troppi rischi d’affondamento le navi richiedevano una manutenzione costante. Il calafataggio era indispensabile per evitare infiltrazioni d’acqua, e comportava la riparazione delle giunture tra le tavole, che venivano pulite, riempite di stoppa e sigillate con pece bollente.

I PIRATI NELLA LETTERATURA

Molti scrittori circondarono di un alone romantico le avventure dei pirati, trasformandoli in veri e propri eroi. Alcune opere, come quelle di ALEXANDRE-OLIVIER EXQUEMELIN (1645 ca-1707 ca), raccontano la vera vita di questi avventurieri con dettagli spesso raccapriccianti.

Ne L’Isola del Tesoro (1883) di ROBERT LOUIS STEVENSON, Jim Hawkins e il losco Long John Silver fanno vela con la nave Hispaniola imbottita di pirati alla ricerca di un tesoro sepolto; i forzieri sepolti in isole deserte e ricolmi di ricchezze sono un classico dei racconti sui pirati, eccitano la curiosità dei lettori ma non hanno nessun riscontro con la realtà.

Il poeta inglese GEORGE BYRON (1788- 1824) contribuì notevolmente a creare il mito del pirata romantico, con il suo famoso poema Il Corsaro (1814).

CHARLES ELLMS nel 1837 pubblicò The Pirates Own Book, un misto di leggende e storie vere che divenne molto presto un “best seller”.

A General History of the Robberies and Murders of the Most Notorius Pyrates, del capitano CHARLES JOHNSON (ma la vera identità dell’autore è sconosciuta) fu pubblicato nel 1724 e descrive, a pochi anni dalla loro cattura o esecuzione, le gesta di pirati come Barbanera, Bartholomew Roberts, Mary Read e Anne Bonny.

Migliaia di bambini, infine, hanno seguito le gesta di Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere creato da JAMES MATTHEW BARRIE, e del suo avversario pirata Capitan Uncino.

Famosissime sono anche i cicli pirateschi scritti da EMILIO SALGARI sui pirati della Malesia e sui corsari delle Antille.

Mario Veronesi

Tratto dall’articolo “Pirateria dai Romani fino all’era moderna” di Mario Veronesi, Cronologia.it
Sintesi e adattamento: Redazione TdC
Versione integrale: http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/pirati1.htm
Si ringrazia Franco Gonzato (Cronologia.it) per la concessione

I PIRATI CELEBRI

KLAUS STÖRTEBEKER

Nato intorno al 1360 a Wismar (Germania), una città che si affaccia sul Mar Baltico, fu uno dei più celebri pirati tedeschi, conosciuto anche come “Corsaro Rosso”, capo di una banda di corsari denominati “Vitalienbrüder” che operarono contro i Danesi durante la guerra tra Danimarca e Svezia.

KEMAL REIS

Vero nome: Ahmed Kemaleddin; nacque a Gallipoli (Turchia) intorno al 1451, fu un corsaro turco, e ammiraglio dell’Impero Ottomano. Fu anche lo zio dell’ammiraglio cartografo Piri Reis.

Comandò la flotta turca del governatore di Eubea, isola greca sotto il controllo Ottomano.

Nel 1487, incaricato dal sultano Bayezid II di difendere i possedimenti del governatore di Granada, in Spagna, Kemal Reis occupò la città Malaga, e proseguì depredando gli insediamenti costieri della Corsica.

Tra il 1490 e il 1492 trasportò fuori dalla Spagna profughi musulmani ed ebrei sbarcandoli nei territori ottomani. In quello stesso periodo, Kemal Reis tentò di bloccare l’avanzata spagnola bombardando i porti di Elche, Almerìa e Malaga.

Tra il 1496 e il 1498 compì varie azioni contro vascelli e possedimenti dei Veneziani e dei cavalieri Ospitalieri.

Nell’agosto del 1499, al comando della flotta Ottomana, batté i Veneziani nella Battaglia di Zonchio (I Battaglia di Lepanto), e bissò il successo nell’agosto del 1500 nella Battaglia di Modone (II Battaglia di Lepanto).

Nel 1501 occupò l’isola di Pianosa, effettuò un’incursione in Sardegna e altre contro i Veneziani e gli Spagnoli, spingendosi poi nell’Atlantico fino alle Canarie.

Nel 1502 occupò l’isola di Coo, nel Dodecaneso, e attaccò altri possedimenti veneziani e francesi.

Ammalatosi sul finire del 1503, rimase inattivo fino alla primavera del 1505, quando, impegnato nuovamente contro gli Ospitalieri, assalì le coste di Rodi e di altre isole, e successivamente le coste della Sicilia, per poi, nel 1506, nuovamente bombardare Almerìa e Malaga, e assalire Leros e altre isole del Dodecaneso.

Tra il 1507 e il 1509 fu ancora impegnato contro gli Ospitalieri e i Veneziani.

Perse la vita all’inizio del 1511, quando un flotta di 27 vascelli da lui comandata fu sorpresa e affondata da una violenta tempesta nel Mediterraneo.

KHAYR AD-DIN detto “Barbarossa”

Vero nome: Yakupoğlu Hızır; nacque intorno al 1470 a Midilli (attuale Lesbos, Grecia), figlio di un cavaliere turco.

Lui e i suoi quattro fratelli divennero marinai e commercianti; successivamente, per contrastare le incursioni dei corsari Ospitalieri di Rodi, si dedicarono anch’essi alla corsa.

Mentre uno dei fratelli, Ishak, morì giovane proprio in battaglia contro gli Ospitalieri, un altro, Oruç, acquistò una certa fama come comandante corsaro al servizio del principe ottomano Shehzade Korkud e del sultano Qansuh al-Ghawri.

Nel 1503, Khayr ad-Din si unì al fratello Oruç Reis presso la base di quest’ultimo, all’isola di Gerba (Tunisia). Dal 1504 al 1515, i due − ai quali in seguito si unì anche il terzo fratello, Ishak − condussero azioni corsare contro vascelli papali, genovesi, spagnoli, inglesi, depredarono le coste della Calabria, della Liguria, della Sicilia, della Sardegna, dell’Andalusia, delle Baleari, e attaccarono città come Valencia, Alicante, Ceuta, Jijel, Mahdia, dedicandosi inoltre all’evacuazione dei profughi musulmani dalla Spagna cristiana.

Nel 1516 i tre fratelli presero possesso di Algeri, cacciando gli Spagnoli. Nel 1517, Oruç Reis, per poterli meglio difendere, offrì i propri possedimenti (che nel frattempo si erano allargati nell’entroterra) come provincia all’Impero Ottomano, ottenendo la nomina a governatore.

Nel 1518, Oruç e Ishak rimasero uccisi nel tentativo di difendere la città di Tlemcen, assediata dagli Spagnoli.

Dal 1518 al 1532, Khayr ad-Din proseguì le sue attività corsare, continuando a trasportare musulmani della Spagna al Nord Africa, depredando vascelli spagnoli, italiani e francesi, saccheggiando città come Tolone, Crotone, Castignano, Reggio Calabria, Messina, Marsiglia, Piombino, Tripoli, seminando panico nelle coste e nelle isole di tutto il Mediterraneo. Nel 1532, il sultano Solimano I lo nominò ammiraglio della marina ottomana e governatore dell’intero Nord Africa.

Il 28 settembre del 1538, nella Battaglia di Prevesa (Grecia), la flotta ottomana comandata da Khayr ad-Din riportò una clamorosa vittoria contro quella della Lega Santa (Spagna, Repubbliche di Venezia e Genova, Papato e Cavalieri di Malta), allestita da Papa Paolo III e guidata da Andrea Doria.

Nel 1540 Carlo V di Spagna tentò senza successo di portare Khayr ad-Din dalla propria parte offrendogli le stesse cariche che ricopriva per l’Impero Ottomano, e, dopo il rifiuto di Barbarossa, altrettanto inutilmente provò ad assediare Algeri inviando una flotta comandata da Andrea Doria.

Nel 1543, dopo aver occupato Reggio Calabria, Khayr ad-Din giunse quasi a minacciare Roma, prima di proseguire e saccheggiare altre città tra cui Nizza, San Remo, Monaco e La Turbie, ottenendo inoltre il rilascio di vari prigionieri turchi, tra cui il corsaro e ammiraglio TORGUT REIS.

Nel 1545, si ritirò definitivamente dalle scene di guerra e andò a vivere a Costantinopoli, dove morì il 4 luglio del 1546.

Nel 1492 sulle coste dell’Africa, si riversarono a centinaia di migliaia i mori di Spagna cacciati da Ferdinando e Isabella, nell’unificazione della Spagna, contribuendo senza saperlo, alla fondazione di quegli stati barbareschi che lottarono strenuamente contro la loro futura dominazione.

JOHN HAWKINS

Nacque a Plymouth (Inghilterra) nel 1532. Fu uno dei primi trafficanti inglesi di schiavi, seguendo l’esempio di John Took e William Towerson. Formò addirittura un sindacato di negrieri per meglio investire nella lucrosa tratta.

Fu il suo primo viaggio nel Nuovo Mondo, nel 1562, a indurre la Spagna a negare il permesso di commercio nelle Antille a tutti i vascelli inglesi. Hawkins compì altri due viaggi nel 1564 e nel 1567, quest’ultimo insieme al cugino FRANCIS DRAKE, non disdegnando di operare come corsaro, scontrandosi spesso con gli Spagnoli.

Nel 1570 finse di partecipare al celebre “complotto Ridolfi” − una cospirazione per uccidere la regina Elisabetta I e rimpiazzarla con Maria Stuarda − contribuendo invece a sventarlo. Per questo aiuto, l’anno successivo venne fatto membro del Parlamento inglese. Dal 1573 al 1589 fu Tesoriere della Marina Reale, e apportò riforme finanziare e miglioramenti nella costruzione dei vascelli.

Nel 1588, con il grado di Vice Ammiraglio a bordo della Victory, comandò insieme a FRANCIS DRAKE e MARTIN FROBISHER la flotta inglese nello scontro con l’Invincibile Armata spagnola, servizio che gli valse il titolo di cavaliere.

Nel corso di un ennesimo viaggio compiuto con Francis Drake nel 1595, ambedue si ammalarono e morirono a Porto Rico.

MARTIN FROBISHER

Nato a Wakefield nello Yorkshire (Inghilterra), intorno al 1535, ultimo di cinque fratelli. Tra il 1553 e il 1559 compì vari viaggi in Africa, finendo anche in ostaggio di fuorilegge per alcuni mesi. Dal 1559 al 1562 si accompagnò con un pirata di nome STRANGEWAYS, e tra 1571 e il 1572 fu accusato egli stesso varie volte di pirateria, senza tuttavia finire mai in giudizio.

Divenne invece famoso per i suoi tre viaggi nel Nuovo Mondo alla ricerca del Passaggio a Nord-Ovest, tra il 1576 e il 1578, il primo dei quali fu particolarmente avventuroso a causa di incontri non sempre amichevoli con i nativi.

In Canada aprì inoltre diverse miniere d’oro, intorno alla Frobisher Bay, la baia che prese il suo nome.

Operò anche come corsaro contro le navi francesi, e ricevette il titolo di cavaliere per il suo contributo contro la spedizione dell’Invincibile Armata spagnola nel 1588.

Nel 1585, come comandante della Primrose, viaggiò nella flotta di FRANCIS DRAKE.

Morì il 22 novembre del 1594 a Plymouth, in seguito alle ferite riportate da un colpo di cannone durante l’assalto alla fortezza spagnola di Fort Crozon, nei pressi di Brest.

FRANCIS DRAKE

Nacque nei pressi di Tavistock nel Devonshire (Inghilterra), intorno al 1540, figlio di un coltivatore e maggiore di 12 fratelli. Iniziò la sua vita da marinaio all’età di tredici anni, imbarcandosi in una nave mercantile. A vent’anni era già capitano. Navigò a lungo nel Mare del Nord, poi, insieme al cugino JOHN HAWKINS, veleggiò verso il Nuovo Mondo, dove ebbe occasione di depredare vari vascelli spagnoli.

Nel marzo del 1573, riuscì a catturare un convoglio spagnolo nei pressi di Nombre de Dios (Panama) facendo un bottino tale da essere costretto a lasciarne una parte per non appesantire eccessivamente la sua nave.

Nel 1575 Drake era presente durante il terribile massacro di Rathlin Island (Irlanda del Nord), perpetrato dalle truppe al comando di John Norrey (inviate dal Conte di Essex contro il clan McDonnell) che uccisero centinaia di persone già arresesi, in maggior parte donne e bambini.

Francis Drake, a bordo della Falcon, era a capo della flotta che trasportava le truppe; al momento del massacro era impegnato a bloccare l’arrivo dei rinforzi navali scozzesi.

Tra il 1577 e il 1580, in missione per la regina Elisabetta, compì con la Golden Hind la circumnavigazione del globo, attraversando lo stretto di Magellano, risalendo le coste americane nel Pacifico fin oltre la California − e attaccando colonie spagnole come Valparaíso −, veleggiando poi verso le Filippine, e l’Oceano Indiano, doppiando infine il capo di Buona Speranza e rientrando nell’Atlantico. Tornato in Inghilterra con le stive piene di spezie e merci preziose, fu accolto con tutti gli onori. Nel 1581, la regina lo nominò cavaliere.

Nel 1585, allo scoppio della guerra tra Inghilterra e Spagna, Drake navigò nuovamente verso i Caraibi e attaccò i porti di Santo Domingo, Cartagena e Saint Augustine. Di ritorno, occupò la città di Cadice, distruggendo una ventina di vascelli spagnoli.

Nel 1588, nominato vice ammiraglio della flotta inglese, sotto il comando di Lord Howard di Effingham, partecipò alla Battaglia di Gravelines e sconfisse l’Invincibile Armata spagnola inviata all’invasione dell’Inghilterra.

La sua carriera di navigatore terminò dopo un fallito attacco al porto di San Juan (Porto Rico): il 27 gennaio 1595 morì per dissenteria a Portobelo (Panama).

THOMAS CAVENDISH

Nacque a Trimley St. Martin, vicino a Ipswich (Inghilterra) nel 1560.

Nel 1585 comprò una nave, la Elizabeth, con la quale partecipò alla spedizione di Sir Richard Grenville in Virginia. Il 27 giugno 1586, a bordo del vascello Desire a capo di una piccola flotta, salpò col proposito di ripercorrere le orme di FRANCIS DRAKE ed effettuare la circumnavigazione del globo. Durante il viaggio catturò una dozzina di navi spagnole e attaccò alcune città. Rientrò in Inghilterra il 9 settembre 1588 con la stiva colma di ricchezze.

Nel 1591 compì una seconda spedizione a bordo della Lester, accompagnato da JOHN DAVIS al comando della Desire, e insieme saccheggiarono il porto di Santos (Brasile).

Cavendish morì durante il viaggio di ritorno, probabilmente nell’Isola dell’Ascensione.

CHRISTOPHER NEWPORT

Nacque nel 1561. Fu un corsaro inglese che operò nei Caraibi prevalentemente contro vascelli spagnoli. La sua carriera durò oltre vent’anni.

Nell’agosto del 1592, mise a segno la cattura al largo delle Azzorre del Madre de Dios, un vascello portoghese carico di merci preziose.

Nel 1606 fu ingaggiato dalla Virginia Company of London per trasportare coloni dall’Inghilterra alla Virginia. Salpò in dicembre al comando della Susan Constant, insieme ad altre due navi (la Godspeed e la Discovery), e approdò il 26 aprile del 1607 a Cape Henry. Nell’entroterra venne fondata la colonia di Jamestown, che fu il primo insediamento inglese in Nord America.

Nei successivi 18 mesi, Newport effettuò altri tre viaggi trasportando approvvigionamenti dall’Inghilterra a Jamestown.

L’ultimo, nel 1609, lo comandò a bordo del Sea Venture, come vice ammiraglio di una flotta di nove velieri. Il convoglio s’imbatté però in tre giorni di tempesta, e la Sea Venture, per evitare l’affondamento, fu fatta arenare nelle Bermuda, che dopo di allora divenne un insediamento stabile inglese. Dallo smantellamento del veliero vennero ricavate due imbarcazioni con le quali i naufraghi raggiunsero Jamestown, dove, nel frattempo, il mancato arrivo degli approvvigionamenti dall’Inghilterra aveva decimato i residenti. L’episodio del naufragio della Sea Venture − il cui resoconto fu fornito nel 1610 dallo scrittore William Strachey, che fu uno dei sopravvissuti − pare abbia ispirato a Shakespeare l’opera La Tempesta.

Nel 1613, Newport navigò in Asia per la Compagnia delle Indie Orientali. Morì a Giava nel 1617.

JAN JANSZOON

Nacque ad Haarlem intorno al 1570, operò come corsaro per la Spagna contro i ribelli olandesi durante la Guerra degli Ottant’anni, poi si trasferì nella Costa dei Barbari, dove da corsaro intraprese la più lucrosa carriera di pirata.

Nel 1618 si accompagnò con IVAN DIRKIE DE VEENBOER (Sulaiman Rais), un corsaro olandese convertito alla religione islamica, e fissò la sua base nel porto di Salè, che, sotto l’egida di un Consiglio di pirati di cui Janszoon divenne presidente, si dichiarò indipendente dal Sultanato del Marocco. Si converti anch’egli all’Islam e assunse il nome di Murat Rais.

Nel 1627 assalì la città danese di Reykjavík (Islanda), catturando centinaia di uomini, venduti poi come schiavi ad Algeri o rilasciati dopo il pagamento di un riscatto. Durante il viaggio, non trascurò di assalire anche diversi vascelli.

Nel 1631 ripeté la stessa razzia nelle coste inglesi e irlandesi, saccheggiando Baltimore, vicino a Cork (Irlanda).

Intorno al 1635, Janszoon venne catturato dai Cavalieri di Malta, e rimase prigioniero fino alla sua fuga avvenuta nel 1640.

Dopo il 1641 sparisce dalle cronache, probabilmente ritiratosi. Le sue vicende successive e la data della sua morte rimangono sconosciute.

PIET PIETERSZOON HEIN

Nacque il 25 novembre 1577 a Delfshaven (odierna Rotterdam), Olanda. Come figlio di un capitano, cominciò a navigare molto giovane, e, catturato, dovette prestare servizio anche su una nave negriera spagnola, prima di essere liberato.

Tra il 1607 e il 1618 fu imbarcato in vari vascelli, principalmente in Asia, ottenendo i primi comandi. Tra il 1623 e il 1627, nominato vice-ammiraglio nella Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, compì vari raid, attaccando insediamenti portoghesi in Brasile e in Angola.

Nel 1628, incaricato di intercettare la flotta spagnola che si occupava del trasporto di oro e argento dal Nuovo Mondo, riuscì a depredare una quindicina di vascelli. Sottratto loro il carico, le navi spagnole furono liberate e lasciate proseguire, con l’intero equipaggio; questo corretto modo di operare la guerra di corsa fu caratteristico di Hein. Durante tutto il suo servizio di corsaro per l’Olanda contro la Spagna, non operò mai azioni isolate e di pura pirateria.

Nel 1629 divenne ammiraglio e comandante in capo della flotta confederata olandese. Morì in battaglia, il 18 giugno di quello stesso anno, durante una campagna contro i corsari di Dunkerque.

ZHENG ZHILONG

Nacque nel Fujian, una provincia costiera nel sud-est della Cina, intorno al 1601, figlio di un ufficiale governativo. Verso l’età di 17 anni, lasciò la famiglia e si trasferì a Macao, dove si convertì al Cristianesimo e assunse il nome di Nicolas Gaspard. In seguito trovò lavoro a Nagasaki, in Giappone, alle dipendenze del commerciante Li Dan, che lo utilizzò come interprete − e complice − per gli Olandesi, che in quel periodo miravano al monopolio del commercio tra Cina e Giappone non disdegnando di collaborare con i pirati.

Alla morte di Li Dan, nel 1623, Zheng Zhilong ereditò le sue navi e si trasferì dapprima e Taiwan e poi su un’isola del litorale di Fujian, dove armò una grossa flotta pirata. Nominato ammiraglio dalla famiglia reale cinese, offrì i suoi servigi ai Ming per oltre un ventennio, accumulando enormi ricchezze, prima di ritirarsi.

Morì nel 1661.

WOODES ROGERS

Nacque intorno al 1619 a Bristol (Inghilterra).

Fu corsaro inglese e, dopo la sua nomina nel 1718 a governatore delle Bahamas, divenne uno dei maggiori artefici della lotta alla pirateria nei Caraibi, da lui condotta sia militarmente che diplomaticamente (attraverso la concessione di amnistie).

Del suo periodo corsaro, un lungo viaggio intorno al mondo dal 1708 al 1711 al comando della Duke, fu pubblicato un ampio resoconto nel 1712, con il titolo A Cruising Voyage Round the World. Nel corso di quella spedizione, il 2 febbraio 1709, fu recuperato alle Isole Juan Fernández (al largo della costa del Cile), Alexander Selkirk, il marinaio scozzese abbandonato nell’ottobre del 1704 dal capitano Thomas Stradling della Cinque Ports, durante una precedente spedizione comandata da WILLIAM DAMPIER (lo stesso Dampier era timoniere della Duke in quel 1709). Gli oltre quattro anni di vita da naufrago di Selkirk ispirarono poi il romanzo Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe.

Woodes Rogers morì il 16 luglio 1732 a Nassau, Bahamas.

JACOB COLLAART

Fu un ammiraglio Fiammingo che dal 1633 al 1637 operò come corsaro al servizio della Spagna durante la Rivolta Olandese. Nel 1635 riuscì a forzare con una piccola flotta il blocco navale olandese a Dunkerque, e condusse una serie di raid che portarono alla cattura o alla distruzione di più di 150 pescherecci. La sua azione fu così incisiva che il Parlamento olandese fu costretto a inviargli contro una flotta militare, che tuttavia non riuscì a impedirgli il rientro a Dunkerque.

Il 29 febbraio del 1636, Collaart fu intercettato nei pressi di Dieppe (Francia) dal capitano Johan Evertsen, e catturato dopo una strenua battaglia.

Morì l’anno successivo a La Coruña (Spagna).

FRANCESCO NAU detto “l’Olonese”

Il suo vero nome era Jean-David Nau, nato a Les Sables-d’Olonne nella Vandea (Francia) intorno a 1630; passò alla storia come uno dei pirati più feroci di ogni tempo, un aguzzino abituato a torturare in modo orribile i suoi prigionieri.

Giunse nei Caraibi intorno al 1660, e si narra che, nei primi anni della sua carriera, dopo essere rimasto vittima di un naufragio nei pressi di Campeche (Messico), venne scovato e attaccato dagli Spagnoli, che massacrarono tutti i suoi compagni; egli, secondo i racconti, riuscì a salvarsi coprendosi di sangue e fingendosi morto sotto ai numerosi cadaveri.

Nel 1666 fu uno dei filibustieri partecipanti alla spedizione che saccheggiò Maracaibo; mise poi a ferro e fuoco la cittadina di Gibraltar e depredò le coste del Lago Maracaibo e del Golfo del Venezuela.

Le sue malefatte non risparmiarono nemmeno le coste del Nicaragua e dell’Honduras, a spese soprattutto di poveri villaggi di nativi, che potevano fruttare ben magri bottini.

Una nuova, ambiziosa spedizione diretta in America Centrale terminò male: la nave dell’Olonese finì in secca nelle coste dell’Honduras, e l’equipaggio dovette difendersi per mesi dagli attacchi degli indigeni. I sopravvissuti tentarono di raggiungere i Caraibi con delle zattere ma, durante una delle varie soste, a Panama nel 1671, l’Olonese morì, vittima di un ennesimo attacco da parte dei nativi.

ROC BRASILIANO

Il suo vero nome fu probabilmente Gerrit Gerritszoon; nacque a Groningen (Olanda) intorno al 1630, ma emigrò successivamente in Brasile − da qui il suo soprannome − dove visse fino al 1654.

Fu corsaro in Brasile e successivamente a Port Royal, e compì varie azioni piratesche in compagnia di altri celebri pirati come HENRY MORGAN e l’OLONESE.

Famoso per la sua spietatezza, si dice che fosse quasi sempre ubriaco, e che si lasciasse prendere spesso la mano dal proprio sadismo infliggendo efferate torture ai suoi prigionieri. Pare che in un’occasione abbia arrostito vivi due coloni che avevano rifiutato di consegnargli i loro maiali.

Non si conoscono la data e le circostanze della sua morte.

HENRY MORGAN

Nacque nel Monmouthshire (Galles) intorno al 1635, e fu uno dei più famosi bucanieri dei Caraibi. Come capitò a molti pirati, pare che la sua carriera di fuorilegge fosse iniziata in seguito al suo rapimento da parte dei bucanieri.

Nel 1659 compì il suo primo saccheggio, a Santiago de los Caballeros (Repubblica Dominicana).

Nel 1665 fu al comando una nave armata dal corsaro EDWARD MANSFIELD, in una spedizione contro gli Spagnoli nelle isole di Providence e Santa Catalina ordinata da Thomas Modyford, governatore della Giamaica. Quando Mansfield venne catturato e ucciso, i corsari elessero Morgan come loro ammiraglio.

Nel 1667 venne inviato in missione di spionaggio a Cuba (era paventato un attacco spagnolo alla Giamaica, e il governatore necessitava di reperire informazioni), ma egli andò ben oltre il suo incarico: saccheggiò Port-au-Prince (Haiti), e assediò Portobelo (Panama) liberandola solo dopo pagamento di un lauto riscatto.

Nel 1669 fu il turno di Maracaibo (Venezuela), anch’essa depredata.

Nel 1670, Morgan riconquistò l’isola di Santa Catalina, in mano spagnola, ed espugnò la fortezza di San Lorenzo, nella costa di Panama, compiendo una strage tra i soldati; dopodiché risalì il Rio Chagres e depredò Panama City nel gennaio del 1671. Il raid non fu molto fruttuoso, perché gli Spagnoli avevano già provveduto a evacuare della città gran parte delle ricchezze, ma le conseguenze per Panama furono molto pesanti: la città dovette addirittura essere ricostruita.

Poiché l’attacco avvenne mentre era in vigore un trattato di pace tra Spagna e Inghilterra, una volta tornato in Giamaica, Morgan venne arrestato e tradotto a Londra, dove tuttavia, anziché una punizione ricevette il titolo di cavaliere, e venne poi rispedito nei Caraibi con la carica di Governatore della Giamaica.

Nel 1681 venne sostituito da Thomas Lynch, il quale riuscì poi a estrometterlo anche dal Consiglio della Colonia. Due anni più tardi venne pubblicato un libro di Alexandre Exquemelin sui bucanieri dei Caraibi, che compromise la reputazione di Morgan contribuendo a renderlo noto come uno dei più sanguinari pirati mai esistiti.

Sir Henry Morgan morì a Port Royal il 25 agosto del 1688, probabilmente per tubercolosi, o per problemi al fegato dovuti all’eccessivo consumo di alcol.

WILLIAM KIDD detto “Capitan Kidd”

Nacque in Scozia (si ritiene a Greenock, ma alcune ricerche recenti suggerirebbero Dundee) intorno al 1645. Operò come corsaro per il governatore del Massachusetts contro i Francesi, con una lettera di marca siglata personalmente da re Guglielmo III.

Nel 1696, al comando della nave Adventure Galley, fece rotta per l’Oceano Indiano col proposito di dare la caccia ai pirati del Madagascar. La spedizione subì però una serie di disavventure (colera a bordo, diserzione, ammutinamento, fallimenti nello scovare i pirati…) che portatono l’Adventure a compiere atti di “corsa” non del tutto ortodossi. Uno dei più controversi fu l’attacco avvenuto nel 1968 al veliero armeno Cara Merchant, battente bandiera francese ma comandato da un Inglese.

Al suo rientro in America, Kidd venne arrestato, condotto a Londra e rinchiuso nella famigerata Newgate Prison. Riconosciuto colpevole di pirateria, venne impiccato pubblicamente il 23 maggio del 1701. Dopo la duplice esecuzione − fu ripetuta due volte, poiché al primo tentativo la corda del cappio si spezzò −, il cadavere, ricoperto di catrame per evitarne la decomposizione, venne lasciato esposto, appeso all’interno di una gabbia, lungo la riva del Tamigi.

MICHEL DE GRAMMONT

Nato a Parigi intorno al 1645, era figlio di un nobile francese. Dopo aver ucciso in duello uno spasimante della sorella, poco più che tredicenne fu costretto e emigrare nell’isola di Hispaniola (odierna Haiti).

Operò come corsaro per la Francia. Nel 1678 partecipò a una sfortunata spedizione contro la colonia olandese di Curaçao, e a un’altra nei territori spagnoli del Venezuela, da Maracaibo a La Guaira, penetrando nell’entroterra fino a Trujillo. L’anno successivo prese le città di Toulha, Puerto Cabello e Vera Cruz, in Messico, quest’ultima saccheggiata nuovamente nel 1683. Nel 1685 fu la volta di Campeche.

L’anno seguente finì quasi sicuramente vittima di un naufragio, poiché il suo vascello scomparve durante una tempesta mentre viaggiava verso la Florida.

JEAN BART

Nato il 21 ottobre del 1650 nella città di Dunkerque (Olanda) − famosa per i suoi corsari − in una famiglia che aveva annoverato anche un ammiraglio al servizio della Spagna, all’età di dodici anni s’imbarcò come mozzo in una nave di contrabbandieri.

Nel 1666, s’imbarcò come marinaio su una nave della flotta olandese delle Province Unite, e nel 1667 ottenne il comando di un brigantino.

Allo scoppio della Guerra d’Olanda (1672-1678) Jean Bart assunse la carica di primo ufficiale a bordo del vascello corsaro francese Alexandre, e nel 1674 fu al comando del Le Roi David, col quale intercettò con successo una decina di navi inglesi (il 17 febbraio del 1674 l’Inghilterra aveva siglato la pace con le Province Unite, alleate della Spagna e avversarie della Francia).

Tra il 1676 e il 1678, come capitano su varie navi (La Royale, Grand Louis, La Palme, Dauphin), condusse con successo azioni contro almeno un’altra cinquantina vascelli inglesi e olandesi.

Il Trattato di Nimègue (10 agosto 1678) pose fine alla Guerra d’Olanda.

Nel 1681, con La Vipère, Jean Bart guidò una spedizione contro i pirati barbareschi nel Mediterraneo.

Nel 1688 scoppiò la Guerra della Grande Alleanza (Guerra dei Nove Anni); l’anno successivo, Jean Bart insieme a CLAUDE DE FORBIN, nel tentativo di proteggere un convoglio francese, attaccarono due navi da guerra inglesi, finendo catturati e reclusi a Plymouth, da dove però evasero dopo soli tre giorni di prigionia.

Nel 1691, Jean Bart riuscì a forzare il blocco inglese di Dunkerque con una piccola flotta di otto vascelli, con i quali compì una serie di ardite azioni corsare: catturò un convoglio di quattro mercantili scortato da due navi da guerra inglesi, poi una flottiglia di pescherecci di nuovo sotto scorta di un vascello inglese, e infine saccheggiò un castello e alcuni villaggi lungo le coste della Scozia. Questi successi gli valsero un invito ufficiale a Versailles da parte di Luigi XIV.

Nel 1694, venne incaricato di recuperare un convoglio di oltre cento navi cariche di grano catturate dagli anglo-olandesi. L’azione ebbe pieno successo e salvò la Francia dalla fame. Jean Bart venne decorato da re Luigi XIV in persona.

Il 17 giugno 1696, nella Battaglia di Dogger Bank, Jean Bart a bordo della Mature, al comando di una piccola flotta corsara, guidò con successo l’attacco contro un convoglio di oltre cento mercantili scortati da cinque vascelli olandesi, facendo 1200 prigionieri.

La pace siglata col Trattato di Ryswik il 20 settembre e il 30 ottobre del 1697 pose fine alla guerra, e di fatto chiuse anche la carriera di Jean Bart.

Il corsaro morì il 27 aprile del 1702.

WILLIAM DAMPIER

Nacque nel 1651 in Inghilterra, e divenne noto per aver cartografato parte della costa dell’Australia e della Nuova Guinea. Fu naturalista e navigatore, e occasionalmente bucaniere.

Nel 1679, fu membro dell’equipaggio di un vascello pirata che catturò alcune navi spagnole presso l’Istmo di Darien (Panama), e depredò alcuni insediamenti spagnoli lungo le coste del Perù.

Tra il 1683 e il 1691 compì la sua prima circumnavigazione del mondo, imbarcato in un paio di navi corsare che, sotto i capitani John Cock e Charles Swan, compirono varie razzie nei possedimenti spagnoli in Perù, nelle Galapagos e nel Messico, e poi ancora nelle Indie.

Quei viaggi stimolarono le sue attitudini di naturalista, e i suoi appunti vennero riuniti e pubblicati nel 1697 nel volume A New Voyage Round the World.

Nel 1699 l’Ammiragliato Britannico, interessato ai suoi studi, lo mise al comando del vascello Roebuck commissionandogli un nuovo viaggio di esplorazione in Australia e Nuova Guinea. La spedizione fu poco fortunata nel ritorno, poiché il Roebuck affondò il 21 febbraio del 1701 nei pressi dell’Isola dell’Ascensione e l’equipaggio rimase naufrago per più di un mese.

Rientrato in Inghilterra, Dampier dovette sostenere la corte marziale, accusato di crudeltà da un membro del suo equipaggio. Fu ritenuto colpevole e dovette dimettersi dalla marina inglese.

Al comando della nave corsara St. George, compì dal 1703 al 1707 la sua seconda circumnavigazione, durante la quale catturò alcuni vascelli spagnoli.

Il resoconto dei viaggi della Roebuck e della St. George vennero pubblicati da Dampier in due volumi: A Voyage to New Holland (1701) e A Continuation of a Voyage to New Holland (1709).

Una terza circumnavigazione la portò a termine tra il 1708 e il 1711 come timoniere della Duke, la nave del corsaro WOODES ROGERS.

Dampier morì a Londra nel marzo del 1715.

HENRY AVERY

Nacque a Plymouth intorno all’anno 1653, s’imbarcò giovanissimo prestando servizio in varie navi della marina britannica. Si dedicò principalmente alla tratta degli schiavi, che comprava nelle coste dell’Africa Occidentale e rivendeva nelle Antille.

Nel 1694 compì il suo unico, ma clamoroso viaggio piratesco, iniziato a La Coruña (Spagna) con il furto della nave Charles II − della quale era primo ufficiale −, ribattezzata Fancy. Veleggiò poi lungo la costa atlantica dell’Africa, doppiando il Capo di Buona Speranza e non disdegnando di assalire qualche nave durante il tragitto. Nell’agosto del 1694, raggiunto lo stretto di Bab al Mandab tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso, s’imbattè nel Ganj-i-Sawai, il più grande vascello della flotta di Aurangzeb sovrano dell’Impero Mogul; la nave viaggiava scortata dal Fateh Muhammed, il vascello che il giorno precedente aveva battuto la Amity del pirata THOMAS TEW (rimasto ucciso nello scontro).

La Fancy non ci pensò un attimo ad attaccare il veliero di scorta, che, forse indebolito dalla battaglia contro la Amity, si arrese senza opporre grossa resistenza. Il bottino fu considerevole ma Avery, non contento, si lanciò all’inseguimento del Ganj-i-Sawai, una nave pesantemente armata che, nonostante ciò, fu abbordata e, dopo un furioso combattimento, catturata.

Il trattamento riservato ai prigionieri fu atroce. E il bottino dei vincitori, in oro e pietre preziose, fu enorme. La cattura della Ganj-i-Sawai fu probabilmente l’impresa più redditizia della storia della pirateria.

Dopo una tappa all’Isola della Riunione, la Fancy raggiunse Nassau, dove l’equipaggio si divise. Avery fece ritorno in Gran Bretagna, sbarcando in Irlanda, e da quel momento fece perdere ogni sua traccia. Fu uno dei pochissimi pirati famosi a evitare la forca o la morte in combattimento.

THOMAS TEW

Pare sia nato in Inghilterra, ma non si conosce il luogo esatto né la data di nascita. Fu uno fra i più famosi corsari divenuti poi pirati.

Operò nel Rhode Island, dove visse a lungo, e nel Mar Rosso con lettera di corsa concessa dal governatore delle Bermuda. A bordo del vascello Amity, salpò nel 1692 con l’incarico di contrastare i commerci francesi in Gambia. Le sue inclinazioni piratesche presero però il sopravvento, e lo indussero a depredare navi turche e indiane, riportando a Newport, nell’aprile del 1694, un notevole bottino. In novembre era già pronto a ripartire, forte di una nuova lettera di corsa firmatagli dall’amico Benjamin Fletcher, governatore di New York. Giunto nuovamente nel Mar Rosso nell’agosto 1695, Tew si consorziò con altri pirati del calibro di HENRY AVERY, ma la sua carriera terminò nel settembre di quello stesso anno: finì ucciso dai colpi di cannone della Fateh Muhammed, durante l’attacco a un convoglio navale turco.

EDWARD ENGLAND

Di origine irlandese, il suo vero nome era Edward Seegar. Iniziò la sua carriera di fuorilegge dopo essere stato catturato dal pirata CHRISTOPHER WINTER, nei Caraibi. Fu molto attivo nell’Oceano Indiano negli anni dal 1717 al 1720. Non era particolarmente brutale, anzi era noto per risparmiare la vita ai prigionieri catturati durante i suoi raid, magnanimità che infine gli costò il comando. Nell’occasione del suo ultimo atto di pirateria, il difficile attacco al mercantile britannico Cassandra, si rifiutò di ucciderne l’equipaggio e fu per questo deposto dai suoi uomini e poi abbandonato nelle isole Mauritius, lui insieme ad altri due pirati rimastigli fedeli. Con una zattera, i tre riuscirono a raggiungere il Madagascar, dove England morì intorno al 1721.

RENÉ DUGUAY-TROUIN

Vero nome: René Trouin du Gué; nato a Saint-Malo (Francia) il 19 giugno del 1673, figlio di un armatore.

Iniziò la sua carriera imbarcandosi nel 1689 sulla Trinité, una nave impegnata nella guerra di corsa contro inglesi e olandesi. Tra il 1691 − anno del suo primo comando − e il 1697 compì con successo varie azioni corsare, con una parentesi di qualche mese, nel 1694, quando venne catturato dagli Inglesi e rinchiuso a Plymouth (da dove riuscì tuttavia a fuggire).

Durante la Guerra di Successione Spagnola (1701-1714), fu ufficiale nella marina francese, e fu partecipe di varie azioni corsare e di guerra, prima di venire spedito in Brasile dove, nel settembre del 1711, compì la sua impresa più celebre conquistando Rio de Janeiro.

Negli anni successivi ottenne promozioni, onori e varie cariche di comando. Il suo ultimo incarico, nel 1731, fu la repressione dei corsari barbareschi di Tunisi.

Morì a Parigi il 27 settembre del 1736.

BENJAMIN HORNIGOLD

Fu corsaro inglese durante la Guerra di Successione Spagnola, e in seguito pirata “gentiluomo”. Della sua ciurma fecero parte molti avventurieri che divennero poi a loro volta bucanieri famosi, come EDWARD TEACH “BARBANERA” e SAMUEL BELLAMY.

Nel 1718 quando WOODES ROGERS divenne governatore delle Bahamas, Hornigold ottenne l’amnistia insieme all’incarico di perseguire i pirati.

Scomparve poi nel 1719, presumibilmente vittima di un naufragio, mentre era impegnato in un viaggio commerciale in Messico.

EDWARD TEACH detto “Barbanera”

Nacque intorno al 1680, probabilmente a Bristol; non si conosce molto riguardo la sua origine (il nome stesso Edward Teach potrebbe essere falso) ma, una volta intrapresa la carriera di pirata, le malefatte compiute nei Caraibi a bordo della sua Queen Anne’s Revenge lo fecero ricordare come uno dei fuorilegge più famigerati.

Iniziò a dedicarsi alla pirateria − seguendo l’esempio di molti corsari − dopo il ritiro dell’Inghilterra dalla Guerra di Successione Spagnola (1701-1714), durante la quale aveva prestato servizio a bordo di un vascello inglese. Nel 1716 fu tra i pirati che rifiutarono l’amnistia reale.

Intorno al suo nome si sono creati aneddoti leggendari, che riportano episodi feroci o grotteschi, o di tale eccentricità da rasentare la follia, per buona parte messi in giro da Teach stesso che non nascondeva l’ambizione di voler cucire un mito sul proprio personaggio.

La sua impresa più famosa fu l’assedio del porto di Charleston (Carolina del Sud, Stati Uniti), nel maggio del 1718. Prima di allora, aveva comunque già depredato decine di navi in “società” col collega pirata BENJAMIN HORNIGOLD.

La sua carriera e la sua vita terminarono il 21 novembre del 1718, nell’insenatura di Ocracoke (Carolina del Nord) durante una furiosa battaglia con la Pearl comandata dal tenente di vascello Robert Maynard.

OLIVIER LEVASSEUR detto “La Bouche”

Nacque intorno al 1680, a Calais (Francia). Tra il 1716 e il 1719 operò nei Caraibi insieme a pirati noti, come BENJAMIN HORNIGOLD, SAMUEL BELLAMY, HOWELL DAVIS, THOMAS COCKLYN. Trasferì poi la sua base all’isola Sainte-Marie, di fronte alle coste del Madagascar, dove si associò col pirata JOHN TAYLOR.

Insieme, nel 1721, catturarono il Nossa Senhora do Cabo (poi rinominato Le Victorieux) con a bordo il viceré delle Indie Orientali Portoghesi e un lauto bottino.

Fu impiccato il 7 luglio del 1730 a Saint-Paul (Isola della Riunione).

BARTHOLOMEW ROBERTS detto “Black Bart”

All’anagrafe John Roberts, nato a Casnewydd-Bach nel Pembrokeshire (Galles) il 17 maggio 1682; è stato un pirata gallese, tra i più famosi mai esistiti.

Intorno al 1719, mentre era imbarcato su un vascello negriero lungo le coste del Ghana, venne fatto prigioniero dal pirata HOWEL DAVIS − anch’egli Gallese − e si unì alla sua ciurma; meno di due mesi più tardi, alla morte di Davis, era già stato eletto capitano.

Nel 1720, assaltò due volte il porto di Saint Kitts. Poco più tardi catturò e “giustiziò” il governatore della Martinica.

Svolse la sua attività di pirata dal Brasile ai Caraibi e lungo la rotta per le Indie; in poco più di due anni depredò più di 450 vascelli. Venne ucciso da un colpo di cannone a bordo della sua Royal Fortune, nei pressi di Capo Lopez (Gabon), durante un combattimento contro Chaloner Ogle capitano della nave da guerra britannica Swallow. Era il 10 febbraio 1722. Anche per questa azione, il capitano Ogle fu l’unico ufficiale della marina britannica a ricevere una specifica onorificenza per la lotta contro la pirateria.

JOHN RACKHAM detto “Calico Jack”

Soprannominato “Calico” dal nome del tessuto calicò, del quale erano fatti i vestiti che amava indossare, nacque a Bristol (Inghilterra) il 21 dicembre 1682. I suoi primi atti di pirateria li compì a bordo della nave Neptune, sotto il comando di CHARLES VANE, al quale poi succedette in seguito a un ammutinamento.

Divenne famoso per aver accolto a bordo del suo vascello due delle più note donne pirata della storia, la sua compagna ANNE BONNY e MARY READ.

Fu catturato insieme al suo equipaggio nell’ottobre del 1720, senza offrire grossa resistenza all’arresto, probabilmente perché la ciurma fu sorpresa ubriaca. Le cronache narrano che alla sua impiccagione, avvenuta il 18 novembre del 1720 a Santiago de la Vega (Giamaica), fosse presente Anne Bonny, la quale gli rimproverò la cattura con queste parole: “Se tu avessi combattuto da uomo, non moriresti impiccato come un cane!”

STEDE BONNET

Nato nella colonia inglese delle Barbados nel 1688, figlio di un proprietario terriero, beneficiò di una buona educazione e fu ufficiale nelle truppe coloniali britanniche. Si dedicò alla pirateria senza alcuna esperienza di navigazione − al tempo si disse che lo fece per fuggire dall’insopportabile moglie Mary Allamby − comprando, anziché rubarla, una nave battezzata poi Revenge, pagando di tasca propria una ciurma riottosa che spesso gli si rivoltò contro, e affiliandosi poi al famigerato EDWARD TEACH “Barbanera”. Catturato il 27 settembre del 1718 dal colonnello William Rhett al termine di una intensa battaglia all’estuario del fiume Cape Fear, fuggì di prigione ma venne ripreso e morì impiccato a Charleston il 10 dicembre del 1718.

SAMUEL BELLAMY detto “Black Sam”

Nacque a Hittisleigh nel Devonshire (Inghilterra) il 23 febbraio 1689, ultimo di sei fratelli; la madre Elizabeth morì durante il parto. Chiamato “Black Sam” per via dei capelli neri che portava lunghi e legati con un laccio, cominciò a fare il marinaio molto giovane, a Cape Cod, dove conobbe Maria Hallet, che divenne sua moglie, e PAUL WILLIAMS, col quale si mise in società per recuperare carichi affondati davanti alle coste della Florida.

La sua carriera di fuorilegge iniziò arruolandosi insieme a Williams nella ciurma del pirata BENJAMIN HORNIGOLD sulla nave Mary Anne, della quale prese poi il comando in seguito a un ammutinamento. Era il 1716.

Nell’arco di un anno riuscì a catturare una cinquantina di vascelli, tra i quali la Whydah che divenne la sua nave. Fu un pirata atipico, noto per la pietà nei confronti degli equipaggi delle navi depredate: un esempio eclatante della sua generosità fu la concessione della sua ammiraglia, la Sultana, al capitano della Whydah, dopo avergli sequestrato la nave.

Morì nei pressi di Wellfleet, Massachusetts, durante una tempesta che fece affondare tutta la sua flotta. Il relitto sommerso della Whydah fu recuperato dal cacciatore di tesori Barry Clifford nel 1984, il quale fondò poi a Provincetown (Massachusetts) il museo “Samuel Bellamy”.

MARY READ

Nacque a Plymouth (Inghilterra) intorno al 1690, e divenne famosa come una delle poche donne pirata della storia dei Caraibi. Fin da piccola venne abituata dalla madre a vestirsi da uomo, si narra che ciò servisse a ingannare la nonna paterna per questioni di eredità.

Di carattere indipendente, sfruttò il suo mascheramento per arruolarsi nell’esercito inglese, e sposò in seguito un soldato fiammingo. Alla morte del marito, indossò di nuovo panni maschili ed emigrò nei Caraibi. Divenne fuorilegge nel 1718 scegliendo di unirsi ai pirati che avevano assaltato il battello sul quale viaggiava: si trattava della banda del famoso JOHN “CALICO JACK” RACKHAM. Il destino volle che, caso più unico che raro, con Rackham prestasse già servizio un’altra celebre donna pirata, ANNE BONNY, la cui amicizia favorì l’integrazione di Mary Read nella ciurma, anche dopo che fu scoperto il suo sesso.

Nel 1720, l’intero equipaggio agli ordini di Rackham venne catturato dalle truppe inglesi comandate da Jonathan Barnet, e finì giustiziato. L’esecuzione di Mary Read e Anne Bonny venne sospesa, perché le due donne aspettavano un bambino. Mary Read morì tuttavia qualche mese più tardi, nell’aprile del 1721, probabilmente a causa di complicazioni seguite al parto.

EDWARD LOW

Nacque da genitori poveri a Westminster, Londra, intorno al 1690. Ancora giovane emigrò con la famiglia a Boston, nel Massachusetts, e cominciò a dedicarsi alla pirateria nel 1719, inizialmente in una piccola banda, poi affiliandosi al pirata GEORGE LOWTHER, e infine come capitano a bordo del Rebecca, la prima delle sue molte navi.

Operò nelle coste del New England, nelle Azzorre e nei Caraibi. Fu un pirata particolarmente crudele e violento: aveva l’abitudine di torturare le sue vittime prima di ucciderle.

Le circostanze della sua morte sono controverse. Alcune fonti indicano che morì in Brasile, altre che fu destituito durante un ammutinamento, e successivamente catturato e impiccato dai Francesi nella Martinica, nel 1724.

ANNE BONNY

Nacque a Cork in Irlanda, intorno al 1698, figlia illegittima di un avvocato, William Cormac, e della sua governante. La famiglia emigrò a Charleston, nella Carolina del Sud, dove il padre divenne mercante e proprietario terriero. Di carattere indipendente e audace, Anne sposò all’età di 16 anni un marinaio, James Bonny, e si trasferì nei Caraibi; lì iniziò la sua carriera di pirata unendosi − anche sentimentalmente − a JOHN “CALICO JACK” RACKHAM.

Fu amica di un’altra famosa donna pirata, MARY READ, la quale, inizialmente scambiata per un maschio, venne anch’essa arruolata nella banda di Calico Jack.

Nell’ottobre del 1720, il capitano Jonathan Barnet riuscì a catturare Rackham e la sua intera ciurma. Furono tutti condannati all’impiccagione, ma l’esecuzione di Anne Bonny e Mary Read venne sospesa perché entrambe le donne erano in stato di gravidanza. Le cronache riportano la morte in prigione di Mary, probabilmente per complicazioni seguite al parto, ma nulla dicono riguardo la sorte di Anne. Si ritiene che fu salvata dalla forca e liberata grazie all’influenza e alle manovre del padre, e che da quel momento riuscì a vivere da donna rispettabile.

CHRISTOPHER CONDENT

Si sa che era Inglese, ma poco altro riguardo la sua gioventù. Lasciò New Providence dopo la nomina a governatore di WOODES ROGERS nel 1717, facendo rotta verso l’Oceano Indiano. Compì atti di pirateria lungo le coste africane, ma il suo colpo più grosso lo mise a segno nei pressi di Bombay (India), depredando una nave araba della potente Compagnia delle Indie Orientali, che fruttò un bottino ingente. In seguito negoziò l’amnistia col governatore francese di Bourbon (l’odierna Isola della Riunione), ne sposò la sorella e si trasferì in Francia, dove divenne mercante e condusse una vita onesta fino alla sua morte, avvenuta nel 1770.

WILLIAM FLY

Nacque in Inghilterra intorno al 1700, e il suo primo atto di pirateria fu l’ammutinamento a bordo della Elizabeth, la nave su cui era imbarcato in viaggio dalla Giamaica all’Africa. Divenuto capitano del veliero − ribattezzato Fames’ Revenge − depredò cinque vascelli lungo le coste del New England e della Carolina del Nord. Finì poi catturato e impiccato a Boston quello stesso anno, il 12 luglio del 1726: la sua carriera di fuorilegge era durata pochi mesi.

SAMUEL MASON

Nacque nel 1739 a Norfolk, in Virginia, e divenne noto come il capo di una banda di pirati di fiume.

Dalla sua base di Cave-in-Rock, dal 1797 al 1799, fu il terrore dei battelli che navigavano le acque del fiume Ohio (Kentucky).

Mason e i suoi uomini furono arrestati da ufficiali spagnoli a New Madrid (Missouri) nel 1803, ma il pirata riuscì a fuggire insieme al complice JOHN SUTTON (in realtà Wiley “Little” Harpe, uno dei più noti fuorilegge e assassini di quel periodo) mentre stavano venendo tradotti presso il Governatore americano del Mississippi. Mason rimase ferito alla testa durante la fuga, e non è chiaro se morì per quella ferita o se venne in seguito ucciso proprio da Sutton. Quel che è certo è che Sutton e un altro uomo si presentarono a reclamare la taglia prontamente messa sulla testa del compagno, ma fu riconosciuto, arrestato e infine impiccato a Greenville (Mississippi) nel 1804.

JOHN PAUL JONES

Nacque nei pressi di Kirkbean, nella Scozia meridionale, nel 1747.

Dal 1759 al 1768 fu marinaio e poi ufficiale a bordo di navi mercantili e negriere. Nel 1768, in Giamaica, disgustato dalla tratta degli schiavi, cambiò il suo imbarco trovando un passaggio per la Scozia, da dove poi riprese il mare sul brigantino John, di cui assunse il comando dopo che il capitano e il primo ufficiale morirono di febbre gialla.

L’ottima reputazione che si era guadagnato subì un contraccolpo nel 1770, quando uno dei suoi marinai − che in seguito morì − lo accusò di crudeltà.

Durante i successivi diciotto mesi comandò il Betsy, fino a quando (nel 1773) non ritenne opportuno fuggire a Fredericksburg (Virginia) per evitare di comparire davanti alla Corte Marziale dopo aver ucciso − per legittima difesa, dichiarò in seguito − un membro della sua ciurma, a causa di una disputa riguardante l’ingaggio.

Nel 1775 fu accolto nella Marina Continentale (la futura Marina degli Stati Uniti); nel 1776 gli venne assegnato il comando della Providence, e subito dopo quello della Alfred, con la quale venne inviato a liberare i prigionieri americani impiegati dagli Inglesi nelle miniere di carbone della Nuova Scozia, missione che ebbe successo e si concluse con l’inattesa cattura del Mellish, un vascello di grande importanza per gli approvvigionamenti britannici.

Nel 1777, al comando della fregata Ranger, fu inviato in Francia a supportare la causa americana, e lì ebbe modo di stringere amicizia con Benjamin Franklin.

Il trattato di alleanza tra Francia e America fu firmato l’anno successivo, e John Paul Jones salpò allora dal porto di Brest per dirigersi verso le coste britanniche, iniziando una rapida e ardita spedizione corsara che si concluse con la cattura del vascello inglese Drake.

Nel 1779, assunse il comando del Bonhomme Richard, a bordo del quale guidò una piccola flotta in Inghilterra con l’incarico di creare un diversivo mentre una ben più imponente flotta franco-spagnola si stava avvicinando all’Isola. Compiendo raid in Irlanda e in Scozia, si trascinò all’inseguimento molte navi inglesi.

Il 23 settembre del 1779, nel Mar del Nord lungo le coste dello Yorkshire, la sua flotta si scontrò con due vascelli britannici che scortavano un convoglio mercantile, in quella che rimase nota come la Battaglia di Flamborough Head, e che fruttò a John Paul Jones onori e fama in America e in Francia (ma il titolo di “pirata” in Inghilterra).

Nel 1788, entrò al servizio dell’Imperatrice Caterina II di Russia e, al comando della Vladimir, partecipò a una campagna contro i Turchi nel Mar Nero.

Nel 1790 si trasferì a Parigi, dove morì nel 1792, poco dopo esser stato nominato console americano.

ROBERT SURCOUF

Nacque nel dicembre del 1773, a Binic in Bretagna (Francia), vicino a Saint-Malo; fu un corsaro francese, famoso per la sua galanteria, soprannominato “Re dei Corsari”.

All’età di tredici anni fuggì dalla scuola gesuita presso cui studiava, e all’età di quindici viaggiò in India.

Dopo essere stato imbarcato su navi negriere tra il 1789 e il 1791, nel 1792 partecipò come secondo ufficiale della fregata Cybelle alla difesa dell’Île de France (Mauritius) minacciata da due vascelli inglesi. Scoprì in quel momento la sua vocazione di corsaro, e successivamente riuscì a ottenere una lettera di marca.

Tra il 1798 e il 1800, come capitano della Clarisse e della Confiance, riuscì a catturare una quindicina di navi inglesi, prima nell’Atlantico e poi nell’Oceano Indiano.

Nel 1803 rifiutò il titolo di capitano e il comando di una flotta della marina francese nell’Oceano Indiano offertigli direttamente da Napoleone.

Nel 1804 si mise in proprio, armando una piccola flotta corsara nell’Oceano Indiano, che tuttavia procurò scarsi introiti.

Dopo alcuni anni di vita “tranquilla”, nel 1807 riprese il mare a bordo del veloce tre alberi Revenant, col quale catturò un’altra ventina di vascelli inglesi.

Nel 1809, Surcouf venne ricevuto da Napoleone che gli conferì il titolo di Barone dell’Impero.

Passò i restanti anni della sua vita come semplice armatore e uomo d’affari.

Morì l’8 luglio del 1827 in una sua tenuta di campagna nei pressi di Saint-Servan, e fu sepolto a Saint-Malo.

JEAN BAPTISTE LAFITTE

Nato intorno al 1776, non è chiaro se in Francia o in una delle colonie francesi delle Antille o del Nord America.

Praticò contrabbando, traffico di schiavi e pirateria nel Golfo del Messico; a New Orleans, insieme al fratello Pierre, aveva organizzato una società di corsari e negrieri, aprendo un negozio all’ingrosso per smistare i frutti del suo “commercio”.

Il 16 novembre del 1812, il governo distrettuale operò una pesante confisca nei depositi dei Lafitte, i quali continuarono poi ad avere guai legali che portarono all’arresto di Pierre. All’ingresso in guerra degli stati indipendenti contro l’Inghilterra, Lafitte negoziò con il generale Andrew Jackson (futuro presidente degli Stati Uniti) i propri servigi a favore degli Americani nella difesa della Louisiana, rifiutando le offerte concorrenti di re Giorgio III, e ottenendo in tal modo la revoca delle violazioni alle leggi fiscali che gli venivano contestate. Lettere di marca finirono anche a vari contrabbandieri che avevano lavorato con lui. L’apporto di Lafitte fu importante nella Battaglia di New Orleans, l’8 gennaio 1815.

Sul finire del 1815, i fratelli Lafitte accettarono di divenire spie per la Spagna durante la Guerra d’Indipendenza Messicana, e Jean si trasferì a Galveston in Texas − base del corsaro filo-messicano LOUIS-MICHEL AURY − dove riprese le sue attività di contrabbando.

Nel 1821, dopo l’attacco a un mercantile americano da parte di uno dei capitani di Lafitte, venne inviata a Galveston la USS Enterprise per rimuovere il contrabbandiere dal comando della colonia. Lafitte se ne andò senza opporre resistenza.

In seguito installò una sua piccola base a Isla Mujeres, poco al largo della costa dello Yucatán. Non si conoscono le sue imprese successive; alcune fonti indicano che morì nel 1826, a causa di una febbre contratta nel villaggio indiano di Teljas.

CHING SHIH

Conosciuta anche col nome di Zheng Yi Sao, fu la più celebre donna pirata dell’Asia.

Nacque intorno al 1785, e in giovane età fu prostituta presso un bordello cantonese, fino al suo matrimonio col cinese Zheng Yi, il quale, prima di morire nel 1807, riuscì a riunire una enorme coalizione di pirati che contava più di 400 navi, di cui Ching Shih divenne capo.

Sotto il suo comando, la flotta pirata si ampliò ulteriormente; Ching Shih riuscì ad acquisire il controllo di molti villaggi costieri, mantenendo la disciplina − sia nei possedimenti sia internamente alla flotta stessa − grazie all’introduzione di un rigido codice di condotta.

Nel 1808, il governo cinese tentò di porre un freno alle continue incursioni impegnando la flotta di Ching Shih in una serie di battaglie, perse, che servirono solo a rafforzare l’egemonia dei pirati offrendo anzi ulteriori vascelli da catturare.

Nel 1810, beneficiando di un’amnistia concessale dal governo, Ching Shih si ritirò aprendo una casa da gioco a Guangzhou, dove visse fino alla morte, avvenuta nel 1844.

LOUIS-MICHEL AURY

Nato a Parigi intorno al 1788, prestò servizio nella marina francese, prima di diventare corsaro.

Operò nel Golfo del Messico e nei Caraibi, appoggiando le colonie spagnole dell’America Latina nella guerra per l’indipendenza dalla Spagna.

Nell’aprile del 1813 risalì le coste della Carolina del Nord attaccando navi spagnole per conto della colonia del Venezuela. Operò anche per la colonia di Grenada (Colombia), e per Simón Bolívar.

Nel 1816 accettò la carica di Governatore del Texas per conto della giovane Repubblica del Messico, e stabilì la sua base corsara a Galveston, città che in sua assenza finì poi sotto il controllo del corsaro JEAN LAFITTE.

Nel 1817, Aury appoggiò l’avventuriero scozzese Gregor MacGregor in un attacco portato alla Florida spagnola.

Nel 1818 occupò Old Providence Island, nei Caraibi, dove − pare − morì assassinato nel 1821.